Gineologia e confederalismo democratico

Introduzione

Questo articolo tratto dal libro di Lucha Y Siesta, rappresenta un primo contributo dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia sulla Gineologia, all’interno dell’incoraggiante progetto editoriale a cura della casa di donne autogestita, che mette insieme in modo inedito, in un libro a più voci, realtà di donne in lotta nel mondo. Si rimanda alla lettura per intero al volume di Lucha Y Siesta”Una mattina ci siam svegliate. Storie, pensieri e immagini da una casa delle donne autogestita,  Round Robin Editrice, 2016″. Il brano qui tratto dalla pubblicazione riprende e cita altri interventi sul tema della Gineologia, alcuni segnalati anche all’interno questa rassegna come quello di Gonul Kaya nella Jineoloji Conference a Colonia nel 2014


 

Gineologia, letteralmente significa scienza delle donne, o meglio conoscenza prodotta dalle donne. Jin è una parola kurda e significa donna; logia che deriva dalla parola greca logos, indica la conoscenza. Jin a sua volta viene dal termine kurdo Jiyan che vuol dire vita. Nel gruppo linguistico indoeuropeo e in Medioriente le parole Jin, Zin o Zen – che significano tutte donna – sono spesso sinonimi di vita e vitalità.

Nella lotta trentennale, portata avanti dalle donne nella regione del Kurdistan e che ha una dimensione intellettuale, culturale e poli­tica, la Gineologia viene anche descritta come la creazione di un paradigma delle donne. La costituzione di tale paradigma rappresenta una nuova fase nel processo rivoluzionario del movimento delle donne curde.

È una rivoluzione che investe tutti gli ambiti della società – in un percorso cominciato negli anni ’90 con la formazione di un partito delle donne e delle unità femminili di difesa del popolo in seno al movimento curdo, soprattutto in Nord Kurdistan – un lavoro paziente e sotterra­neo tra le famiglie, le studentesse, le lavoratrici, per riflettere sul ruolo delle donne e sulla loro oppressione nella società tradizionale curda.

“Abbiamo studiato e analizzato la posizione della donna nelle diverse epoche storiche e nei diversi luoghi, per scoprire che la donna cur­da subiva una doppia oppressione, come popolo e come genere. Questo lavoro ha portato a una presa di coscienza delle donne, che si sono sempre più impegnate in tutti i settori della società, fino a acquisire coraggio e fiducia in se stesse e ad assumere un ruolo attivo”.

È stato proprio questo processo di consapevolezza e di conseguente liberazione delle donne a costruire le premesse della radicale tra­sformazione del paradigma politico curdo per la definizione di una società democratica, ecologica ed egualitaria dal punto di vista di gene­re, che ha nel femminismo il proprio fulcro, dando vita al Confederalismo Democratico (Congresso del Popolo, 2003).

In questo contesto si è realizzata la creazione dei consigli delle donne, accademie e cooperative, focalizzate sulle economie alternative; delle case delle donne disseminate in ogni città. Le donne si sono prese il loro posto anche nel sistema rappresentativo: il modello dell’au­tonomia democratica, che è quello che oggi i curdi stanno cercando di realizzare in Turchia come in Siria, non prevede la riproposizione di un nuovo stato-nazione con il suo portato di schiavitù e oppressione, bensì la realizzazione di ciascuno con le sue peculiarità insieme agli al­tri, che siano gruppi etnico-linguistici, religiosi, politici e di genere. Da qui il meccanismo della co-presidenza di genere: ossia non un presi­dente e un vice, ma due presidenti di cui un uomo e una donna. In tutti gli organismi rappresentativi è praticata la Co-presidenza, non solo per quanto attiene al genere, ma anche per le diverse componenti della società, musulmani, zoroastriani, cristiani, ezidi, arabi, turcomanni.

A partire dal motto “La liberazione delle donne è la liberazione della società”, il movimento delle donne ha portato avanti contempo­raneamente sia un percorso di trasformazione concreta della condizione sociale delle donne sia la definizione di un Sapere, di connotazione storico e filosofico, che riguardasse l’intera società.

Nella cornice dell’unità tra teoria e pratica, la Gineologia non si limita, quindi, ad una cosiddetta questione femminile ma attraver­sa tutte le questioni fondamentali dell’umanità, tutte le relazioni ed attività che riguardano il vivente. Non ha lavorato solo per la trasfor­mazione del pensiero delle donne e della società ma ha anche cercato di portare avanti una critica sistemica all’eurocentrismo e alla domi­nazione patriarcale, per oltrepassare i modelli ed i ruoli imposti. Attraverso una produzione di sapere storico non egemonico e neutrale ha cercato di dare risposte a domande centrali tipo: “Chi è la donna? Da dove viene? Dove va? Come ha vissuto fino ad oggi? Come dovrebbe vi­vere? In che tipo di società?”.

Contemporaneamente, il movimento ha sviluppato anche una critica delle logiche sessiste e patriarcali nelle metodologie imperanti dell’arena scientifica, comprendente tutte le scienze sociali, criticandone la parcellizzazione ed i saperi funzionali al capitalismo. La Gineo­logia critica e analizza i nessi costituenti che, nell’implementazione delle scienze sociali e nei loro paradigmi dominanti, hanno portato alla perpetuazione dello status quo, alla normalizzazione, oltre che a fenomeni come la crescente militarizzazione con lo sviluppo di tecnologie belliche per il controllo delle società e degli individui, alla distruzione della natura, all’estremo individualismo e alle politiche sessiste. Quin­di, mentre si fa produzione di nuovo sapere radicale e dissidente, la Gineologia diviene anche critica e decostruzione dei paradigmi scienti­fici dominanti, nella loro pretesa di oggettività e neutralità.

Tutto questo viene praticato e raccontato nelle accademie. Il nome non deve confondere: Le Accademie non hanno niente a che vedere con le università così come sono conosciute in Europa. In Kurdistan – nelle città, in montagna, nei villaggi, nei campi profughi – istituzioni iti­neranti di formazione alternativa son state fondate dalle donne con metodi di autorganizzazione. Ogni angolo di strada può diventare un’ac­cademia. Donne di ogni età ed estrazione sociale decidono insieme i programmi e partecipano ai dibattiti e a tutte le attività: non ci sono ruoli che separano chi insegna da chi impara, non c’è chi ricopre il ruolo di “insegnante” e di “studentessa”. L’assunto è che tutte le donne possiedono conoscenze ed esperienze che possono condividere e scambiare con le altre, in un apprendimento mutuo e continuo. Ovviamen­te le strutture della conoscenza per esplicitarsi richiedono una discussione libera.

Per ottenere una discussione libera però è necessario considerare la relazione che esiste tra conoscenza e potere. È utile ricordare che il termine Gineologia è stato concretamente usato per la prima volta dal rappresentante del popolo kurdo Abdullah Öcalan, nei suoi scritti del 2003 raccolti nel libro Sociologia della libertà, non edito in Italia. Nel testo Öcalan ha chiarito come le donne e tutti gli individui, le comu­nità ed i popoli che non riproducono né il potere né lo stato, devono sviluppare scienze sociali proprie e libere, che dovrebbero basarsi sulla Gineologia, dato che i movimenti che mirano ad una società libera, ugualitaria e democratica hanno un’estrema necessità della Gineologia.

È fondamentale ad esempio, per superare la distinzione tra soggetto e oggetto all’interno delle strutture sociali. Nelle strutture patriar­cali centrate sul potere, questa logica binaria è fondante. Essa è stata prima stabilita dalle scienze moderne nelle menti delle persone. Tale narrativa fittizia ha imposto nella società che l’uomo sia il soggetto e la donna sia l’oggetto, il padrone-soggetto e lo schiavo-oggetto, lo Sta­to-soggetto e la società-oggetto. Inoltre, nell’interpretazione moderna della conoscenza, il sé è costruito come un soggetto dominante che si separa dall’altra o dall’altro – anche dalla natura e dal femminile – mentre queste/i altre/i sono rese/i oggetti. Per queste ragioni l’altra/o è controllata/o e messa/o sotto un dominio tirannico. Inoltre, attraverso la Gineologia si rende palese come attraverso la critica dell’inter­pretazione mascolinizzata delle scienze, venga criticata l’esclusione dalla scienza e dalla filosofia di ogni elemento intuitivo ed empatico.

La Gineologia, attraverso una critica serrata fa emergere come la conoscenza e la produzione scientifica dominante siano fra le prime sfere-cardine del potere.

La Gineologia si propone di creare nuovi concetti oltre quelli dominanti e di portare avanti le sue proposte alternative in ogni sfera del­la vita. In particolar modo si è occupata anche di generare nuovi modelli economici che non siano basati sull’ottenimento del profitto, ma che creino altri valori oltre la produzione di plusvalore, che siano ecologici ed orientati dalle necessità. Emerge così una nuova definizione di lavoro, che include anche quello domestico e riproduttivo.

Allo stesso modo la rimozione della separazione tra la sfera pubblica e privata è tra i più importanti esiti, nel mettere in questione i te­mi dell’amore, della famiglia, delle relazioni, e del matrimonio nella lotta per l’autodeterminazione delle donne.

Ecco perché autorganizzazione e autodeterminazione delle donne diventano fondamentali per gettare le basi per una nuova società. At­traverso una critica urgente e radicale, per mezzo della creazione di nuove istituzioni dal basso, si può cogliere la dimensione dell’esisten­za in tutte le sue espressioni con un posizionamento critico che costruisca una nuova scienza sociale, per comprendere la quale è necessaria una piena trasformazione di noi stesse/i insieme al mondo in cui viviamo. Per riprendere le parole di Gonul Kaya, alla Jineology Conference del 2014 tenutasi in Germania, è importante far sapere che come donne kurde diciamo:

“Il ventunesimo secolo sarà il secolo della rivoluzione delle donne e dei popoli”.

Crediamo che la Gineologia, come nuova scienza sociale e Sociologia della libertà, come base delle nostre lotte sociali, giocherà un ruo­lo storico per la costituzione di una mentalità di liberazione, per le strutture etiche e politiche e per una società libera che metta al centro la liberazione delle donne.


*L’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia è stato fondato nel 1999, è un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale, nata dalla necessità di fornire informazioni e ricevere consenso e sostegno da parte dell’opinione pubblica italiana per il movimento kurdo, la questione kurda e il Kurdistan in gene­rale. www.uikionlus.com.

di A.D. UIKI Onlus*

[articolo tratto dal libro di Lucha Y Siesta, “Una mattina ci siam svegliate. Storie, pensieri e immagini da una casa delle donne autogestita,  ROUND ROBIN EDITRICE, 2016]