Author: valentina-riolo

  • “Femminismo e neoliberismo” – Per una via d’uscita dalla logica indebitante e colpevolizzante del capitalismo. Intervista a Elettra Stimilli.

    A cura di Valentina Riolo

    Elettra Stimilli è ricercatrice presso la Sapienza Università di Roma. È autrice di numerosi saggi incentrati attorno al rapporto tra religione e politica con particolare attenzione ai legami tra il pensiero italiano contemporaneo e alla più recente produzione filosofica francese e tedesca. I suoi scritti più recenti si concentrano sul nesso tra “debito” e “colpa” e su come concetti di natura economica abbiano anche una ricaduta fortemente morale.
    L’intervista qui di seguito fa riferimento proprio all’opera Debito e colpa (Ediesse, 2015) e nasce dalla lettura del testo in vista di un esame di filosofia morale, dall’incontro con l’autrice in occasione di una lezione tenutasi durante un corso di filosofia politica e dai vari riferimenti al femminismo e ai testi di autrici femministe presenti nello scritto in questione.
    Nella convinzione che i diversi ambiti della filosofia e i diversi femminismi possano creare un dialogo proficuo solo attraverso lo scambio, la condivisione e l’interazione: in poche parole, solo attraverso la messa in comune.

     

        Valentina: Sin dall’introduzione del testo, si può capire perché sia interessante leggere il suo lavoro con un approccio femminista. Infatti, fa riferimento all’importanza che hanno avuto le discussioni nate in occasione del seminario su “Femminismo e neoliberismo” tenutosi presso l’Università di Salerno nel 2013. Quali sono state quelle che più hanno contribuito a indirizzare le sue ricerche in vista della stesura di questo testo?

        Elettra: Quando, nel 2013, ho partecipato al seminario che si è svolto presso l’Università di Salerno, avevo già lavorato sul tema del debito per il libro Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo (Quodlibet, 2011). I curatori della Collana «Fondamenti» della casa editrice Ediesse mi avevano proposto di ritornare sul tema mettendo a fuoco il nesso tra «debito» e «colpa», come ho fatto nel libro a cui fa riferimento la sua domanda. Era il momento in cui la Grecia, insieme ad altri paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, si trovava a rischio di default. «Austerità» era la parola d’ordine che prevaleva nelle politiche economiche europee guidate dal «modello tedesco», promotore di una visione «colpevolizzante» dei paesi indebitati. Di qui il legame tra il «debito» e la «colpa» che veniva richiamato con grande naturalezza ogni giorno nei media e che mi veniva chiesto di indagare.
    Ho trovato interessante la proposta di partecipare al seminario di Salerno, anche perché le organizzatrici e poi curatrici del volume che è stato pubblicato (Femminismo e neoliberismo, Nathan edizioni, Benevento 2014), Tristana Dini e Stefania Tarantino, a partire dal lavoro di Angela Putino – pionieristico non solo in Italia – avevano avuto modo di approfondire, da una prospettiva femminista, i mutamenti radicali dei modi capitalistici di produzione e gli effetti sulle vite individuali delle politiche neoliberiste. Un confronto sulla crisi economica e sul tema del debito all’interno del dibattito femminista è risultato per me fondamentale per mettere maggiormente a fuoco le trasformazioni in atto (si pensi, ad esempio, al fenomeno della cosiddetta «femminilizzazione del lavoro»), nel tentativo di trovare trampolini di lancio per una critica al presente.
    Oltre agli interventi di Laura Bazzicalupo, Ida Dominijanni, Federica Giardini, che ho ripreso esplicitamente nel mio testo, ricordo in particolare la discussione finale, che è stata molto fertile per un confronto con l’attualità e la radicalità della pratica femminista. Credo che la prospettiva femminista, l’idea che «il privato è politico» trovi oggi un importante terreno di azione, nel momento in cui con le politiche neoliberiste si è imposta, come paradigma di governo, proprio una dimensione soggettiva, quella dell’imprenditore di sé, e sono state proprio nuove forme di indebitamento privato a generare in maniera inedita una crisi economica mondiale.

     

        Valentina: Nella parte in cui rende conto e commenta La fabbrica dell’uomo indebitato di Lazzarato, fa riferimento ad un’“asimmetrica relazione” tra le figure di “creditore” e “debitore” che starebbe alla base delle relazioni sociali: il rapporto che si instaura non è solo economico ma piuttosto morale e l’economia (capitalista) stessa è da intendersi come qualcosa che prevede la produzione e il controllo della soggettività e delle sue forme di vita. In questo senso, è possibile vedere al posto della coppia creditore/debitore quella di uomo/donna? Cerco di spiegarmi meglio: in riferimento agli stereotipi di genere, si può pensare alle donne come già “colpevoli” dalla nascita per il solo fatto di appartenere al genere femminile e per questo “in debito” perché devono colmare questo deficit nei più svariati modi (e penso alla pretesa del lavoro domestico, alla retribuzione minore a parità di ore e di lavoro svolto, alla presunta impossibilità di fare determinate cose “in quanto donne”, etc…), rispetto agli uomini che quindi nascono già avvantaggiati, “in credito” potremmo dire.

       Elettra: A mio parere, la crisi del debito ha definitivamente dimostrato come i rapporti di produzione, per acquistare valore, presuppongano e si collochino in un ambito più ampio: insieme al dominio della riproduzione e della cura, sono coinvolte relazioni etiche, morali, rapporti di forza e relazioni sociali che, pur appartenendo a pieno titolo al piano economico e politico, non si esauriscono nella sua dimensione materiale e strutturale. Allo stesso modo, dunque, possiamo dire che i rapporti subordinanti che si instaurano all’interno dell’economia materiale presuppongono le relazioni di genere, che a tutti gli effetti molto spesso prendono la forma di rapporti simili a quello tra debitore e creditore.

     

       Valentina: A p. 153 scrive: “il punto allora sta nel comprendere cosa implichi il fatto che un debito economico possa essere associato a una colpa […] una situazione difficilmente emendabile che, da un lato, si aspira a colmare, anche attraverso sacrifici, ma che, dall’altro, rappresenta il vincolo a cui sottostare come parte integrante di una comunità.”
    Restringendo il campo già alle sole dinamiche familiari e ai casi di violenza domestica supportati da una sorta di ricatto economico (per cui, ad esempio, una moglie che dipende economicamente dal marito deve sottostargli in tutto e per tutto fino a sentirsi in colpa ad ogni presunta mancanza e accettare eventuali violenze), le chiederei di commentare questa affermazione anche alla luce del Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere presentato da Non Una di Meno in vista della manifestazione del 25 novembre, nel quale, ad esempio, a p. 50 si legge, tra i vari punti proposti, che, per garantire efficaci percorsi di autonomia lavorativa, è necessario “prevedere il reddito di autodeterminazione per garantire un aiuto concreto che permetta una più veloce fuoriuscita dalla violenza e/o un’efficace prevenzione del rischio di recidiva di maltrattamenti”.

        Elettra: Credo che la richiesta di un salario minimo europeo e di reddito di base incondizionato e universale, proposta nel Piano femminista contro la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere, sia fondamentale non solo per garantire efficaci percorsi di autonomia lavorativa e quindi per riscattare i sensi di colpa e di dipendenza che spesso caratterizzano le relazioni di genere, ma anche per riconoscere valore sociale e politico alle forme di lavoro riproduttivo e di cura attualmente implicitamente immesse nei processi di valorizzazione capitalistici e, in questo senso, indebitamente sfruttate, perché fondamentalmente concepite come “debiti” che non è possibile ripagare.
    Le condizioni che hanno storicamente caratterizzato il lavoro femminile di cura e di amministrazione, il lavoro riproduttivo e domestico, investono, oggi, la quasi totalità della sfera produttiva. Nella trasformazione attuata dai nuovi modi capitalistici di produzione la «differenza» femminile è stata cooptata per nuove forme di prestazione lavorativa e contrattuale. Riconoscere valore a questa sfera in forma di salario, vuol dire allora non solo, come si legge in uno dei punti del Piano femminista, “garantire un aiuto concreto che permetta una più veloce fuoriuscita dalla violenza e/o un’efficace prevenzione del rischio di recidiva di maltrattamenti”, ma vuol dire anche innescare un mutamento fondamentale nei dispositivi di potere che investa, in più di un senso, la vita di tutte e di tutti.
    Si tratta dunque di una battaglia in molti modi generale quella che il movimento femminista sta portando avanti a partire dal coraggio di denunciare forme di violenza sulle donne, differenti eppure ripetute nei secoli della loro storia.

     

          Valentina: Proprio a proposito del movimento femminista, avrei una domanda in riferimento di quello degli anni Sessanta e Settanta. Nel paragrafo dedicato a femminismo e neoliberismo, fa riferimento alla tesi di Nancy Fraser per cui la seconda ondata del femminismo nella misura in cui si è opposta e ha criticato il capitalismo di prima maniera, ha in un certo senso prestato il fianco ed è diventata “ancella del capitalismo contemporaneo” e sostiene che questa tesi anche se criticabile sotto diversi aspetti, mette in luce un cambiamento di cui bisogna prendere atto. In cosa lei prende le distanze da Fraser e cosa invece ammette come mutamento e come dato di fatto su cui riflettere?

          Elettra: Per quanto criticabile, credo che la tesi di Nancy Fraser – che ha visto nella “seconda ondata del femminismo” “un’ancella del capitalismo contemporaneo” – sia stata utile a portare alla luce, da un punto di vista interno al femminismo, un mutamento di cui non si può non prendere atto.
    Secondo Fraser, le rivendicazioni femministe degli anni Sessanta e Settanta hanno sicuramente portato ad un aumento del numero delle donne nel mercato del lavoro, ma questo fenomeno non è coinciso con una loro adeguata valorizzazione. Non solo le donne che ricoprono posizioni precarie, risultano comunque la maggioranza e la disoccupazione femminile resta di gran lunga maggiore rispetto a quella maschile. Non solo, dunque, le disuguaglianze e le ingiustizie di genere non sono state ancora in alcun modo colmate. Ma soprattutto quella che viene da lei interpretata come l’ondata individualistica e meritocratica del femminismo degli anni Ottanta avrebbe contribuito ad un perverso processo di coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro, fondato sull’estensione di modalità comunque oppressive e frustranti, anche se non nettamente repressive.
    Forse, eccessivamente intenta a contrapporre un primo femminismo – solidarista, egualitario e anticapitalista – a un secondo – individualista, meritocratico e quindi ancillare rispetto al neoliberalismo – Fraser non prende atto fino in fondo del fatto che il nuovo processo di valorizzazione del capitale è in buona parte alimentato non tanto, o non soltanto da tendenze individualistiche e meritocratiche, quanto piuttosto dall’investimento sulle stesse capacità di cura e di valorizzazione della vita che caratterizzano il lavoro domestico. Come è stato molto bene evidenziato nel libro di Giovanna Zapperi e Alessandra Gribaldo, Lo schermo del potere (2012), la casalinga, la velina, la collaboratrice domestica immigrata o la lavoratrice della conoscenza sono tutte accomunate, oggi, dalla medesima attitudine a mettere a valore componenti soggettive, affettive e emotive.
    La prospettiva di Fraser, in definitiva, è quella di un femminismo emancipazionista, interno alle conquiste dello stato sociale, che credo siano oggi difficilmente riproducibili, vista la crisi irreversibile del progetto moderno in cui si iscrivono. Ma soprattutto credo che la sua posizione non sia condivisibile perché, nella critica al neoliberismo, Fraser finisce per depotenziare proprio gli elementi più innovativi del femminismo, vale a dire la forza delle pratiche femministe di politicizzare ambiti tradizionalmente considerati extrapolitici e extraeconomici, come il corpo, la dimensione personale e affettiva, l’ambito privato della vita domestica, oggi sempre più messi a valore e quindi, d’altro lato, potenzialmente fertili per nuove forme di resistenza.

     

         Valentina: Restando ancora su Fraser, nel suo libro fa riferimento al dialogo con Butler in cui Fraser sosteneva la differenza tra ambito economico e ambito culturale, mentre Butler sosteneva una “logica più complessa alla base della genesi culturale delle forme di potere”. Lei ritiene che Butler sia “più efficace per una lettura del presente”, ma invita anche a distinguere in questa complessità tra una “rete” in cui si potrebbe restare impigliati e delle effettive e nuove “attitudini emancipative”. Ad oggi, ritiene che ci troviamo sulla strada giusta per liberarci o rischiamo di restare impantanati in questa complessità?

          Elettra: Quello che mi ha sempre interessato nel lavoro di Judith Butler è il fatto che, pur presupponendo la rottura con la logica repressiva del potere patriarcale moderno, messa in atto dalle pratiche e dalle teorie femministe a lei precedenti, mette in discussione, secondo me in maniera molto fertile, la naturalità di genere e dell’identità sessuale, pure rivendicate da un certo femminismo, a favore di una ricerca volta a individuare un’origine culturale e una loro provenienza da pratiche sociali performative.
    Molto rilevanti sono stati per me i suoi lavori sul potere che, dalla metà degli anni novanta del secolo scorso, ha condotto in particolare sulle orme di Foucault. In questi lavori i processi di assoggettamento risultano intrinsecamente connessi alle tecniche di produzione dei soggetti. Ma mentre Foucault, agli occhi di Butler, appare interessato a individuare la materialità del potere nelle sue forme istituzionali, la sua attenzione è invece rivolta alla «vita psichica del potere», come recita il titolo di un suo famoso libro, su cui mi sono particolarmente concentrata nel mio lavoro.
    Se, da questa prospettiva, il potere non è solo ciò che reprime il soggetto, che lo domina e a cui questo si oppone, ma è anche ciò che gli dà vita e lo porta all’esistenza, oggi più che mai modalità non esclusivamente repressive vengono in primo piano attraverso il diffuso utilizzo sul piano economico e sociale di capacità creative e di cura, la cui valorizzazione, però, si fonda su un’autocritica costante che le impoverisce neutralizzandone le potenzialità e producendo nuovi forme di sensi di colpa.
    Ma se il soggetto, come sostiene Butler, è sempre condizione e strumento di ogni forma di potere, ciò implica anche la possibilità di una vulnerabilità implicita delle forme di dominio, di una critica costante, in grado di sperimentare differenti rapporti di forza, nuove pratiche di cooperazione sociale e un nuovo rapporto con il mondo e con le cose.

     

          Valentina: Come lei stessa sostiene, “è stato il pensiero femminista, negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, a segnare una definitiva discontinuità con l’ordine moderno, colpevolizzante e patriarcale” (p. 166) e da ciò ne sono conseguite teorie, ma anche e soprattutto pratiche, che hanno interessato non solo la “questione femminile”, ma hanno messo a fuoco una “questione ontologica” tra ciò che si considera o meno umano. Prendendo atto di questa ampiezza di campo su cui il femminismo riflette e in cui esso opera, ritiene che oggi il femminismo sia una delle possibili vie da percorrere non solo per distanziarsi, ma per sovvertire il capitalismo e per uscire dalla sua logica colpevolizzante e indebitante attraverso la produzione di proposte nuove e alternative?

          Elettra: Credo che gli attuali movimenti femministi che, in forme e contesti differenti, esistono sul piano internazionale, siano il fenomeno politico più importante e forse, per molti versi, anche il più temuto, viste le recenti reazioni dei media. Giornali e social network sono stati pronti a parlare e a dare risalto, per lo più in termini voyeuristici o meramente securitari, alle denunce di violenza sulle donne, ma sono stati anche pronti a tacere o a non prendere troppo sul serio i numeri e le forme politiche di protesta che si sono verificate negli ultimi mesi, come è successo, ad esempio, con lo sciopero generale delle donne dello scorso 8 marzo o come è accaduto con l’ultima importante manifestazione del 25 novembre in Italia, a cui, mi sembra, non è stato assolutamente dato il rilievo politico-mediatico che meritava.

  • Margaret MARUANI (cura) – Femmes, genre et sociétés. L’état des savoirs, Éditions La Découverte, Paris, 2005

    Margaret MARUANI (cura) – Femmes, genre et sociétés. L’état des savoirs, Éditions La Découverte, Paris, 2005

    di Valentina Riolo

    Quali sono stati gli eventi legati alla condizione femminile che hanno segnato la seconda metà del XX secolo? In che modo si è trasformata la relazione tra i generi? I cambiamenti del secolo passato hanno permesso di raggiungere l’uguaglianza? Di che tipo di uguaglianza si tratta? Come sono cambiate famiglia, economia, politica, società e mondo del lavoro in seguito a tali trasformazioni? Le questioni del passato si possono considerare risolte o sono ancora da considerare urgenze del nostro tempo? Ci sono nuove questioni che si pongono nello scenario contemporaneo?

    Queste sono solo alcune delle domande a cui il testo cerca di dare una risposta, attraverso un’analisi transdisciplinare che, sotto la direzione di Margaret Maruani, si avvale del lavoro di autori e autrici e fa il punto sullo “stato dei saperi”, partendo dalla situazione francese per confrontarsi poi con altri Paesi europei ed extra-europei.

    L’opera racchiude le testimonianza di varie personalità che hanno dato una lettura sessuata del genere, del modo in cui viene affrontato nella propria disciplina e di quali problemi sorgono in relazione a questa questione. Si passa dalla differenza tra sesso biologico e genere stereotipato (performatività del genere), al legame tra ontologia e politica dato dalla politicizzazione del privato, dal rapporto complesso tra femminismo e marxismo alla modalità con cui la differenza sessuale si inserisce nel discorso delle classi sociali.

    In un contesto in cui “le donne, gruppo sociale definito dal sesso biologico e dalla costruzione socio-culturale del femminile, continuano ad essere discriminate e svalorizzate”, si racconta del dibattito tra chi sostiene una filosofia della differenza sessuale che tiene in considerazione la dimensione corporea e chi invece supporta la teoria queer che insiste sulla fluidità del genere.

    In diverse parti dell’opera si analizza il fenomeno della dominazione maschile, dell’ordine sociale gerarchizzato, della differenza tra “natura” e “cultura”, privato e politico, di un ambiente adatto per le donne e un altro fatto per gli uomini, e di come tutto ciò si leghi al paradigma di riproduzione (femminile) e produzione (maschile). Nell’articolo di Jacqueline Laufer, ad esempio, si legge che “lo statuto dell’uomo si confonde con quello del cittadino, soggetto di diritto per eccellenza, la donna vede invece il suo definito dal Codice civile: moglie e madre”. Si sottolinea come anche la Rivoluzione francese sia stata in realtà una rivoluzione incompleta per quanto riguarda i diritti delle donne, perché se ha cercato di rendere uguali gli uomini, stessa cosa non ha fatto con le donne, prive di “libertà” e “uguaglianza”. Si ripercorrono, allora, alcune delle tappe principali delle lotte per i diritti delle donne nella seconda metà del ‘900.

    Tra queste ultime, senza dubbio, quella che riguarda la possibilità di vivere e disporre del proprio corpo nel modo in cui si ritiene più opportuno. Questa è la seconda macrotematica che viene trattata nel testo, in cui viene data attenzione alle varie fasi che hanno segnato la lotta per contraccezione e aborto: da quando, nella Francia degli anni ’20 si combatteva il calo demografico rendendo illegali tutte le tecniche contraccettive o abortive, alla diffusione della contraccezione medica nel 1967 e la legalizzazione dell’aborto nel 1975.  Parlando, poi, di procreazione, Delphine Gardey analizza lo stato di scienze e tecniche nel XX secolo ed evidenzia come attraverso le tecniche di riproduzione (fecondazione in vitro), “le scienze possono finalmente ottenere una nascita che sia una “immacolata concezione”, e come il corpo sia una questione fortemente politica e attuale. Grande importanza ha anche la violenza contro le donne, attraverso l’analisi dei tipi di violenza (verbale, fisica, sessuale…) e di come spesso sia difficile riconoscerla e denunciarla, dalla violenza coniugale e nel privato della famiglia al sessismo pubblico o sul posto di lavoro.

    Questo apre alle altre due macrotematiche strettamente legate che sono, appunto, la famiglia e il mercato del lavoro.

    Per quanto riguarda le coppie omosessuali e le famiglie omoparentali, si ripercorrono gli anni in cui i vari Stati hanno approvato leggi a favore delle unioni civili: tra i primi, negli anni ’90, i paesi scandinavi, poi Francia, Paesi Bassi, Belgio. La Spagna si apprestava ad approvarle quando il testo stava per essere pubblicato, dell’Italia non se ne fa menzione, per ovvi motivi. Negli Stati Uniti la situazione si è sviluppata in modo diverso nei diversi Stati, sia per le unioni civili che per adozioni e procreazione medicalmente assistita.

    L’analisi della “famiglia tradizionale” in cui ad una differenza dei sessi si associa un diverso ruolo (l’uomo è il capo che lavora fuori casa e provvede al mantenimento della famiglia e la donna è moglie e madre che si occupa della casa e dei figli) evidenzia come la situazione sia cambiata a partire dagli anni ’70: da allora inizia, infatti, una “politica di conciliazione” in favore della “madre che lavora”, tesa a creare le condizioni per aiutare le donne a conciliare lavoro e famiglia. Si capì che le donne dovevano essere incoraggiate e supportate a far parte del mercato del lavoro in modo da mantenersi autonomamente. Finalmente erano le donne a scegliere liberamente se voler lavorare, restare in casa ad occuparsi dei figli, o fare entrambe le cose. Ma resta ancora una questione fondamentale: la “non-divisione” del lavoro domestico. In uno scenario in cui molte donne lavorano dentro e fuori casa, ci si chiede come sia possibile che il lavoro domestico “invisibile, gratuito e non produttore di ricchezza” sia soltanto compito delle donne.

    Il lavoro, nell’articolo di Danièle Kergoat, è il punto fondamentale dei rapporti sociali: la divisione sessuale del lavoro si basa sul principio di “separazione” per cui esisterebbero lavori “da uomini” e lavori “da donne”, e sul principio di “gerarchizzazione” per cui il lavoro svolto dall’uomo “vale” più di quello fatto dalla donna.  E allora come non parlare di scarto di salario tra uomini e donne per lo stesso lavoro svolto, del lavoro a “tempo parziale” ritenuto più adatto per le donne così da potersi occupare della famiglia e della casa, dei tassi di disoccupazione e del paradosso apparso a partire dagli anni ’80 sul rapporto tra tasso di occupazione femminile e nuove nascite: nei paesi sviluppati, più era forte la partecipazione femminile al mercato del lavoro, più alto era il tasso di fecondità; al contrario, questo era più basso nei paesi in cui le donne non lavoravano.

    Ma da dove partire per risanare le ingiustizie di cui le donne sono state, e per molti versi sono ancora, oggetto? Dalla sfera pubblica, dal sociale, dalla politica, dalle manifestazioni  fatte per ottenere condizioni e possibilità di vita e di lavoro più giuste. Quella stessa politica da cui le donne sono state per molto tempo escluse. La stessa Francia, avanguardia nell’accordare il suffragio universale maschile (1848), è arrivata molto tardi a riconoscere il suffragio femminile (1946). Si rende conto della differenza di partecipazione alla vita politica tra uomini e donne e di come questa sia cambiata nel corso degli anni, attraverso le mobilitazioni sociali e sindacali e le leggi approvate per rendere la situazione più egualitaria.

    Tra gli altri temi sociali trattati, molte sono le questioni contemporanee agli anni in cui veniva pubblicato il testo, e che aprono a quello emergente, quindi dei nostri giorni: la presenza massiccia di donne migranti vittime di abusi e violenze; la prostituzione ed il dibattito tra l’abolizione della prostituzione come schiavitù ed il riconoscimento della prostituzione come mestiere; differenze e disuguaglianze tra donne del Nord e del Sud; la presenza femminile nella produzione artistica e letteraria e, più in generale, nella fruizione culturale.

    La parte finale dell’opera presenta una serie di annali statistici riferiti alla posizione di uomini e donne nella società organizzati in tre sezioni: demografia, famiglia e sanità; attività, lavoro e disoccupazione; voto e partecipazione politica.

    Dunque, non una sola testa che pensa e che racconta, non una sola disciplina da cui partire, non un unico punto di vista da proporre, non un solo tema da sviluppare, non un solo sapere da conoscere. Femmes, genre et sociétés è un’opera all’insegna della molteplicità e della pluralità, è il luogo in cui i pensieri, le analisi, le ricerche di 58 studiose e studiosi di antropologia, sociologia, filosofia, economia, storia, statistica, giurisprudenza, si incontrano e danno vita a 49 articoli sui concetti e le problematiche di base, sulla libertà di disporre del proprio corpo, sui rapporti di famiglia, sui progressi della presenza femminile nel mercato del lavoro, sulla partecipazione delle donne alla vita politica, sulle questioni contemporanee e le tematiche emergenti.

  • Hannah Arendt – Socrate , Raffaello Cortina Editore, Milano 2015

    Hannah Arendt – Socrate , Raffaello Cortina Editore, Milano 2015

    di Valentina Riolo

    « È giunto ormai il tempo di andare, o giudici, io per morire, voi per continuare a vivere. Chi di noi vada verso una sorte migliore, è oscuro a tutti, tranne che al Dio. »

    Con queste parole si conclude l’ Apologia di Socrate, dialogo in cui Platone tratta del processo e della condanna a morte del suo maestro. Era il 399 a.C. quando Atene, la più democratica delle città greche, mandò a morte il suo uomo più giusto con le accuse di empietà nei confronti degli dèi venerati in città e di corruzione dei giovani attraverso dottrine che causavano disordine sociale.

    Socrate è una figura centrale dell’opera arendtiana e, in questo testo, l’autrice prende le mosse dal momento in cui si crea una profonda spaccatura tra filosofia e politica. La polis, luogo in cui Socrate viveva e operava non in privato e dietro compenso, ma pubblicamente e gratuitamente, lo rinnega, lo processa e lo condanna a morte. La città “non sa cosa farsene” di quest’uomo a cui viene attribuito l’aggettivo “atopos”, colui che non ha luogo, che non può essere rinchiuso in uno schema predefinito, che non vive isolato ma che non ricopre nemmeno una carica istituzionale. Frequenta l’agorà e si ferma a parlare con chiunque incontri, non per dare insegnamenti dogmatici, ma per insegnare a liberarsene: non si deve accettare il già dato come verità assoluta e certa, l’obbiettività sta nel fatto che lo stesso mondo si apre a ciascuno in maniera diversa. La verità si può comprendere solo se conosco “ciò che appare a me” e, d’altra parte, posso conoscere la verità della mia opinione solo se la relaziono con la verità degli altri, solo attraverso quell’ “essere-nel-mondo” che per Arendt corrisponde all’ “essere-nel-mondo con gli altri”.

    Nel testo è presente anche un’analisi del rapporto antitetico che si crea tra Socrate e Platone: il primo visto come iniziatore della pratica filosofica e politica, il secondo come colui che ha aperto alla metafisica come via di fuga dalla scena politica, e, dunque, reo di aver tradito l’insegnamento del maestro. Platone non tenterà si sanare la spaccatura creatasi con la condanna a morte di Socrate, ma anzi, aprirà una prospettiva del tutto nuova. Se per Socrate il filosofo, come un tafano, doveva pungere i cittadini ponendo domande affinché ciascuno fosse in grado di raggiungere la verità attraverso la propria opinione, per Platone il compito del filosofo era quello di governare la città e la verità derivava da criteri assoluti.

    “So di non sapere” significa, quindi, non poter avere una verità che sia valida per tutti e per ciascuno, la sapienza consiste nell’accettare questo limite: ognuno svilupperà un logos personale e soggettivo attraverso un continuo dialogo interiore, infatti, come si legge nel testo di Arendt, “anche se dovessi vivere completamente da solo, vivrei, per tutto l’arco della mia vita, nella condizione della pluralità; dovrei pur sempre stare con me stesso, e non c’è luogo in cui questo “io-con-me-stesso” si mostri così chiaramente come si mostra nel puro pensiero, che è sempre un dialogo tra i due che io sono”. Si mette in evidenza l’importanza cruciale del rapporto del sé con se stesso come condizione necessaria affinché si possa vivere con gli altri. L’ “essere-insieme” si sviluppa, quindi, su un doppio asse: “l’essere-insieme con gli altri uomini e con i propri pari, da cui scaturisce l’azione, e l’essere-insieme con il proprio Sé, cui corrisponde l’attività del pensare”. Tuttavia, proprio da quest’ultima attività deriva un pericolo di scissione dell’io: ognuno, essendo due-in-uno, è destinato a convivere con la propria coscienza, dunque è meglio “essere in contraddizione col mondo intero piuttosto che con se stessi”.

    Proprio per questo, come sottolineano i saggi di Adriana Cavarero e Simona Forti presenti alla fine del volume, è interessante mettere a confronto Socrate con un altro personaggio fortemente presente nelle opere di Arendt: Adolf Eichmann, funzionario tedesco processato a Gerusalemme nel 1961. Due figure opposte, due estremi: da una parte, chi vuole vivere e convivere con la propria coscienza fino al punto di accettare la morte pur di non tradirla e di non tradirsi (Socrate), dall’altra, chi vuole sopravvivere a tutti i costi, non curandosi della voce interiore e di dover passare il resto dei suoi giorni con un assassino (Eichmann). Contro la “banalità del male”, Socrate diventa paradigma di onestà e giustizia. Ma “perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. Che si cambi in esempio.” Allora è necessario che Socrate muoia affinché le sue idee vivano: condannando un uomo, non si uccide, insieme a lui, l’idea che ha creato e portato in atto.

  • Lia Cigarini

    È nata nel 1937 a Milano dove svolge l’attività di avvocata in parallelo al lavoro di giurista.

    Lia Cigarini è stata una delle protagoniste del femminismo italiano. Ha abbandonato la politica nell’ambito della sinistra (Pci, “il manifesto”, Udi) per entrare a far parte, nel 1966, del primo gruppo in Italia di sole donne, il “Demau” (Demifisticazione Autoritarismo Patriarcale). Nel 1975 ha fondato, insieme ad altre, la Libreria delle donne di Milano. Si è impegnata, tra l’altro, nello studio di quella pratica psicoanalitica definita “autocoscienza femminile” e della dialettica conflittualità-relazione mediatrice tra i due sessi. Nel 2006 ha partecipato al Simposio Internazionale delle Filosofe (IAPH) tenutosi nell’Università Roma Tre.

     

    Bibliografia

    C’è una bella differenza. Un dialogo, con L. Cavaliere, et al. edizioni, Milano 2013.

    “La posta era definire la sfida del femminismo radicale nel cuore della politica.” Paestum, ottobre 2012: tre giorni di confronto, non imprigionato da alcuna ritualità, sui temi del lavoro, la precarietà, il rapporto fra le differenti generazioni, la politica, l’autorevolezza, l’efficacia, la rappresentanza, la pratica della relazione, il desiderio di essere nei contesti e di segnarli con la propria presenza. Il dialogo tra Luisa Cavaliere e Lia Cigarini racconta l’evento, restituendone anche la bellezza e l’emozione, e soffermandosi sui nodi emersi, le questioni aperte, la traccia per il presente e per il futuro.

    La dimora ritrovata. Un’esperienza d’accoglienza della donna immigrata, con L. Sanicola, Liguori, Milano 2003.

    Questo volume costituisce un punto di osservazione sulla immigrazione femminile in Italia, a partire dall’esperienza di una Associazione che ha realizzato delle case di accoglienza, delle dimore, dove donne sole, in maternità o con bambini, sono accolte, aiutate ed orientate verso una vita umanamente degna, ed ove ci sia posto per gli affetti e per il lavoro.

    La politica del desiderio, Pratiche, Parma 1995.

    Politica delle donne, pensiero della differenza: questo stupendo libro spiega tutto ciò senza ombra di fraintendimenti. Sono articoli e riflessioni sull’arco di una ventina d’anni, su argomenti specifici come il dibattito sull’aborto o la fine della scala mobile; relazioni di convegni e incontri di donne; approfondimenti. Linguaggio attento e rigoroso, ma scorrevole.

    Non credere di avere dei diritti, Rosenberg & Sellier, Torino 1987.

    Tema di questo libro è la necessità di dare senso, esaltare, rappresentare in parole e immagini il rapporto di una donna con una sua simile. Se mettere in parole una pratica politica è uguale a fare teoria, allora questo è un libro di teoria perché i rapporti fra donne sono la sostanza della nostra politica. E’ un libro di teoria, dunque, ma misto di racconti.

     

    Elenco dei link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

    http://www.women.it/cms/magazine-mainmenu-46/rassegna-stampa-mainmenu-81/1318-via-dogana-il-ritorno-del-rimosso-lia-cigarini-giordana-masotto-lea-melandri.html

    http://criticamarxistaonline.files.wordpress.com/2013/06/6_2006cigarini.pdf

    http://transform-network.net/journal/issue-022008/news/detail/Journal/on-a-feminist-conception-of-work.html

    http://www.url.it/donnestoria/testi/deperini/img/lcdirittoa.htm

    http://www.inchiestaonline.it/author/lia-cigarini/

     

    Link

    Collegamento alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, luogo storico del femminismo, centro studi e luogo di incontro.

    Collegamento alla Libreria delle donne di Milano, luogo storico del femminismo, casa editrice, centro studi.

    Collegamento al sito di Paestum 2012.

     

    Iniziative

    Attualmente fa parte del Gruppo Lavoro della Libreria delle donne di Milano. È stata una delle promotrici di Paestum 2012.

    Scheda curata da Federica Voci e Nicoletta Stellino

  • Patrizia Caraffi

    emailButton (1) Mail: patrizia.caraffi@unibo.it

    Docente presso l’Università di Bologna insegna Filologia ibero-romanza nel corso di laurea in Lingue e letterature straniere. Le sue aree di interesse sono la Letteratura medievale francese e provenzale, spagnola e catalana. A lei si deve la traduzione in italiano del libro di Christine de Pizan La città delle dame, molti dei suoi studi si concentrano sulla figura della scrittrice italo-francese. Fa parte di diversi comitati scientifici ed è socia di associazioni italiane e straniere.

    Bibliografia e sitografia

    • Ecrire, dit-elle. Scrivere, lei disse, (a cura di), Bologna, Odoya, Libri di Emil, 2014

    Nei saggi raccolti in questo volume studiose e studiosi di tre paesi, Italia, Francia, Québec, presentano da una prospettiva interdisciplinare e comparata – letteratura, cinema, storia, filosofia, sociologia – , e in un arco temporale molto ampio, varie forme di voci e scrittura al femminile: la corrispondenza privata, la scrittura della memoria, l’autobiografia, gli autoritratti cinematografici, le opere sperimentali della contemporaneità.

    • Christine de Pizan, Giovanna d’Arco, Le Lettere, Firenze 2013 (traduzione dell’opera originale: Christine de Pizan, Ditié de Jehanne d’Arc)

    Si tratta di un testo straordinario, poema della luce e della gioia dedicato alla vergine guerriera al culmine del trionfo; la scrittrice interviene con le parole della politica nelle travagliate vicende di un paese devastato dalla guerra, affidando le sue speranze di pace alla figura luminosa di Giovanna d’Arco, incarnazione di quella forza e autorità delle donne, centrale in tutta l’opera di Christine de Pizan.

    Cuori mangiati, corpi smembrati, in Corpo e cuore, Odoya Libri di Emil, Bologna 2012, pp. 9-39 e introduzione;

    Medée dans l’oeuvre de Christine de Pizan, “Le Paon d’Héra” n. 3, 2010, pp. 85-104;

    • (trad.), E. J. Richards, Il corpo della Vergine come modello del potere politico femminile (X-XV sec.), Odoya Libri di Emil, Bologna 2012, pp. 109-126;

    • Christine de Pizan, La Città delle Dame, introduzione, traduzione e note a cura di Patrizia Caraffi, edizione originale a fronte di Earl Jeffrey Richards, Luni Editrice, Milano 1997, pp. 526 (ristampa, Carocci, Roma 2004).

    Sotto la guida di Ragione, Rettitudine e Giustizia, sorge una visionaria città fortificata, abitata solo da donne: regine, guerriere, poetesse, indovine, scienziate, martiri, sante. Se i segni del dominio maschile sono presenti nel martirio delle vergini, nel destino di Lucrezia, di Griselda, nella città prevalgono le figure fondatrici- Carmenta romana, che inventò l’alfabeto, Minerva e Aracne, che fecero del tessere un’arte – e le grandi regine, Didone, Medea, Semiramide, Pentesilea, a sfidare, orgogliosamente, una secolare tradizione misogina.

    Figure femminili del sapere (XII-XV secolo), Carocci, Roma 2003.

    Dalle Mille e una Notte al Medioevo castigliano e francese, ecco una serie di studi intorno alle immagini femminili del sapere. Dalle fanciulle fragili nel corpo, ma forti nell’animo, alla regina Medea che, rappresentata da Euripide in poi come una terribile maga, qui recupera tratti di grandezza e autorità femminili.

    Il libro e la città: metafore architettoniche e costruzione di una genealogia femminile in Christine de Pizan. Una città per sé, (a cura di), Carocci, Roma 2003, pp. 19-31.

    I saggi compresi in questo volume affrontano alcuni aspetti fondamentali della scrittura di Christine de Pizan: l’esperienza di crescita intellettuale, da un sentirsi inferiore come auctor alla piena consapevolezza di sè; la conquista della scrittura – anche quella per tradizione estranea al mondo femminile – intorno alla storia, alla filosofia, alla politica, alla guerra; le strategie di autorappresentazione nelle miniature e la costruzione di una memoria di sè;  l’ideazione di una città concepita come spazio nuovo tutto al femminile.

     

    Articoli e varie

    • Christine e le altre. Narratrici contro la morte, in H.U. Gumbrecht, J. Ferrante, K. Green, C. Reno, A. Rieger, D.W. Pike e altri, De Christine de Pizan à Hans Robert Jauss. Etudes offertes à Earl Jeffrey Richards par ses collègues et amis, Amiens, Presses du “Centre d’Etudes Médiévales de Picardie” (MEDIEVALES 63), 2017, pp. 79 – 88;

    • Christine de Pizan lettrice di Boccaccio. Lisabetta, immobile e in silenzio, in: Boccaccio Veneto. Settecento anni di incroci mediterranei a Venezia. Atti del Convegno Internazionale (Venezia, Wake Forest University-Casa Artom: 20-22 giugno 2013), ROMA, ARACNE, 2015, 1, pp. 77 – 88

    • Sirene e altri ibridi “mostruosamente” femminili, in: Dark Tales – Fiabe di paura e racconti del terrore, Roma, Aracne, 2013, pp. 157 – 177

    Il “Sendebar” e l’arte degli inganni delle donne, “Rivista di studi indo-mediterranei”, 2012, 2, pp. 1-17;

    Sirene e altri ibridi “mostruosamente” femminili, in Dark Tales – Fiabe di paura e racconti del terrore, Aracne, Roma 2012, pp. 157 – 177 (atti di: Primo convegno di studi sul folklore e il fantastico, Dark tales – Fiabe di paura e racconti del terrore, Genova, 21-22 novembre 2009).

    Donne travestite e transessuali nella letteratura francese medievale in Corrispondenza d’amorosi sensi. L’omoerotismo nella letteratura medievale, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2008, pp. 235-249 (atti di: Corrispondenze d’amorosi sensi, Genova, 27-28 maggio 2005) [atti di convegno-relazione];

    Medea sapiente e amorosa: da Euripide a Christine de Pizan in Actes du IIIème Colloque International «Christine de Pizan» (Lausanne, 19-22 juillet 1998), Slatkine-Champion, 2000, pp. 133-147;

    Christine de Pizan e la scrittura di genere, in “Medioevo Romanzo”, XXIV, gennaio-aprile 2000, pp. 141-148;

    “Entre les deus out grant amour”: alleanze femminili nei “Lais” di Maria di Francia in “L’Immagine Riflessa”, 2, 1993, pp. 233-249.

     

    Elenco dei link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

    http://www.sifr.it/segnalazioni/2008/appel_pizan_bologna.pdf

     

    Link

    Collegamento alla pagina dell’autrice sul sito dell’Università di Bologna:

    Collegamento alla pagina dell’autrice su Academia.edu

    Iniziative

    Fa parte della Società Italiana di Filologia Romanza ed è stata vicepresidente della Société Internationale Christine de Pizan dal 2009 al 2012. Nel 2012 (21 marzo ‒ 15 maggio) a Bologna ha curato, insieme a P.Pirillo, il ciclo di conferenze “Corpo e cuore” ed è stata organizzatrice del Congresso Internazionale della associazione “ Christine de Pizan” a Bologna nel settembre del 2009. Ha organizzato convegni e conferenze in varie università italiane e straniere.

    Scheda curata da Federica Voci e Nicoletta Stellino

  • Judith Butler

    Nata a Cleveland nel 1956 ha ottenuto il suo Ph.D. in filosofia all’Università di Yale nel 1984 con una dissertazione intitolata Hegelian Reflections in XX Century France.

    Alla fine degli anni ottanta ha imboccato la corrente post-strutturalista attraverso le teorie femministe sulla questione dei “termini presupposizionali”. Ha dato dei contribuiti nei campi del femminismo, della teoria queer, della filosofia politica e dell’etica. Attualmente è professoressa presso il dipartimento di Retorica e letterature comparate e co-direttrice del Program of Critical Theory all’Università della California, Berkeley.

     

    Bibliografia (in italiano)

    • L’ alleanza dei corpi. Note per una teoria performativa dell’azione collettiva, Nottetempo, 2017, a cura di Federico Zappino

    l radunarsi di corpi fisici, gli assembramenti negli spazi pubblici, hanno una dimensione espressiva ed emotiva che non può essere ridotta al mero linguaggio, poiché questi corpi che si radunano “parlano” e “interpellano”. Butler sostiene che, nelle lotte contemporanee, tali assembramenti esprimono una persistenza e una resistenza che si attuano mediante forme di democrazia e di solidarietà radicali, dalle quali si leva una nuova idea di “popolo”.

    • Fare e disfare il genere, Mimesis, 2014, a cura di Federico Zappino

    Cosa resta del genere? Quali spazi per articolare criticamente un discorso sulla norma eterosessuale, sul femminismo, sulla parentela, sulle unioni tra persone dello stesso sesso, sul corpo, sull’identità di genere e i suoi presunti “disturbi”? E in che modo l’articolazione critica di un discorso sul genere sollecita, e veicola, motivi di ripensamento del riconoscimento intersoggettivo, dell’interdipendenza, della vulnerabilità, del desiderio – e dell’autodeterminazione? Questi i nodi trattati tra le pagine di Fare e disfare il genere, che costituisce la riflessione più matura – e vibrante – di Judith Butler sui temi che nei primi anni Novanta furono al centro del fondamentale, e tuttora discusso, Gender Trouble.

    • Strade che divergono. Ebraicità e critica del sionismo, Raffaello Cortina, 2013

    Judith Butler assume le posizioni filosofiche dell’ebraismo per elaborare una critica del sionismo politico e delle sue pratiche di violenza di stato illegittima. Nella sua definizione di una nuova etica politica, si confronta con pensatori come Hannah Arendt, Emmanuel Lévinas, Primo Levi, Walter Benjamin. Butler contesta la caratteristica accusa di odio antisemita che spesso viene lanciata agli ebrei critici verso Israele e sostiene una soluzione che preveda un unico stato per i due popoli, ebrei e palestinesi. Secondo l’autrice, l’etica ebraica non solo implica una critica del sionismo ma dovrebbe realizzare gli ideali politici di convivenza in una forma radicale di democrazia.

    • La vita psichica del potere. Teorie del soggetto, Mimesis, 2013, a cura di Federico Zappino; con un dialogo in appendice tra Lorenzo Bernini e Federico Zappino, Quale futuro per il soggetto queer?

    Ognuno di noi contribuisce attivamente a creare i meccanismi di quel potere che poi subisce. Questa l’idea che guida “La vita psichica del potere”. Voce autorevole degli studi che, sulla linea di Foucault, indagano i dispositivi del potere sociale, Judith Butler ricostruisce scrupolosamente il modo in cui ogni soggetto è sempre compromesso con il potere che lo assoggetta.

    • Vite precarie. I poteri del lutto e della violenza, Postmedia Books, 2013, a cura di Olivia Guaraldo

    Il testo declina in modo innovativo le riflessioni relative al gender, alla sessualità, alla vivibilità di corpi e desideri, intrecciando il lessico della riflessione femminista e queer con quello proprio della riflessione politica mainstream. Guerra e violenza, in altre parole, sono interrogate a partire dall’insolita prospettiva del dolore e della perdita.

    • A chi spetta una buona vita?, Nottetempo, 2013, a cura di Nicola Perugini

    In occasione del Premio Adorno 2012, Judith Butler affronta l’interrogativo morale “è possibile vivere una vita buona in una vita cattiva?” e denuncia il modo in cui le forme del potere contemporaneo organizzano le vite umane, assegnando loro un valore variabile e istituzionalizzando le disuguaglianze. Cosa significa aspirare a una vita buona quando si vive nella vulnerabilità di una vita cattiva, come quella che il sistema neoliberista o la violenza israeliana di Stato può imporre?

    • Questione di genere. Il femminismo e la sovversione dell’identità, Laterza, 2013

    Il libro che ha segnato un punto di svolta del femminismo internazionale e che è divenuto un classico del pensiero di genere. Judith Butler argomenta perché il corpo sessuato non è un dato biologico ma una costruzione culturale.

    • Parole che provocano. Per una politica del performativo, Raffaello Cortina, 2010

    Offese razziste, insulti a sfondo sessuale, ingiurie che feriscono minoranze e soggetti deboli: si tratta di parole che provocano e che sfuggono facilmente al controllo. Come rispondere a parole come queste? Basta fare appello alla censura per renderle innocue e poterle contenere? Secondo Judith Butler, non serve a nulla cadere nella trappola di una limitazione della libertà di parola e di espressione. Conta invece rivendicare una diversa possibilità di intervento politico.

    • Dialoghi sulla Sinistra. Contingenza, egemonia, universalità, con Ernesto Laclau e Slavoj Žižek, Laterza, 2010, a cura di Laura Bazzicalupo

    Tre grandi intellettuali del nostro tempo discutono la crisi di identità della sinistra. Perché è così difficile proporre oggi politiche di emancipazione? Quali temi sono stati tralasciati dal dibattito? È possibile un soggetto politico di sinistra quando proliferano esigenze di frammentazione e di chiusura nelle proprie identità? L’urgenza di questi quesiti è data dal tracollo delle utopie di emancipazione e dalla pervasività del sistema economico e dell’immaginario capitalista che oggi, dopo quest’ultima grande crisi, si riafferma a livello planetario.

    • Soggetti di desiderio, Laterza, 2009

    Il desiderio ha messo in evidenza la disperazione della filosofia, l’impossibilità dell’ordine, la nausea necessaria dell’appetito. L’obiettivo è quello di descrivere l’ultimo stadio della disputa tra la filosofia e la vita dell’impulsività, lo sforzo filosofico di addomesticare il desiderio, la lotta per venire a patti con il desiderio come principio della dissonanza psichica.

    • Che fine ha fatto lo stato-nazione? con Gayatri Chakravorty Spivak, Meltemi Editore, Roma 2009

    Da quando i confini tra gli stati sono diventati molto più fluidi, lo stato stesso ha cambiato fisionomia, acquisendo connotati più mobili, più plurali, più aperti. Le migrazioni dei popoli, gli spostamenti dei singoli, i cambiamenti culturali, economici e militari lo hanno reso un luogo più “provvisorio” e i suoi abitanti possono sempre più definirsi “senza stato”.

    • Critica della violenza etica, Feltrinelli, Milano 2006

    Butler focalizza l’attenzione sulla questione del ‟rendere conto di sé”, cercando di mostrare come proprio l’esperienza dell’impossibilità di rendere pienamente conto di sé, esperienza che comporta il riconoscimento di un debito inestinguibile verso l’altro, possa diventare la base di una nuova nozione di responsabilità morale che ponga al centro dell’etica la modestia e la generosità (in contrapposizione appunto a quelle concezioni ‟violente” che pretendono di fondare i propri principi sulla concezione di un io sovrano e autotrasparente).

    • La disfatta del genere, Meltemi Editore, Roma 2006

    La sua critica delle regole relative al genere è chiaramente situata entro il quadro della persistenza e sopravvivenza umana: cosa potrebbe significare per l’individuo “sciogliere” quelle concezioni normativamente restrittive sul sesso e il genere? Talvolta tali concezioni possono annullare la persona, minandone la capacità di avere un’esistenza vivibile. Altre volte la loro dissolvenza può tuttavia far franare terreni lungamente sedimentati.

    • La vita psichica del potere. Teorie della soggettazione e dell’assoggettamento, Meltemi Editore, Roma 2005
    • Vite precarie. Contro l’uso della violenza in risposta al lutto collettivo, Meltemi Editore, Roma 2004
    • Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio, Sansoni, Firenze 2004

    Che cosa vuol dire appartenere al genere femminile o maschile? È davvero così facile distinguere un uomo da una donna? Judith Butler è convinta del contrario e in questo libro affronta i luoghi comuni che si nascondono dietro la presunzione di poter assegnare un’identità in base al sesso biologico. Come riconoscere, allora, il proprio genere? La scommessa è di trovare un”posto tutto per sé” fra maschile e femminile, ai margini delle rigide classificazioni prodotte dalla psicoanalisi, dalla filosofia, dalla biologia e dalla linguistica.

    • La rivendicazione di Antigone. La parentela tra la vita e la morte, Bollati Boringhieri, Torino 2003

    “Cominciai a riflettere su Antigone anni addietro, quando mi domandavo cosa ne fosse dei tentativi delle femministe di confrontarsi con lo Stato e di sfidarlo. Mi pareva che Antigone potesse contrapporsi alla tendenza a cercare l’appoggio e l’autorità dello Stato per realizzare gli scopi politici del femminismo per i quali le nuove femministe lottavano.”

    • Come pregare perché scenda il cielo sulla terra, Uomini Nuovi, 2000
    • Corpi che contano. I limiti discorsivi del “Sesso”, Feltrinelli, Milano 1996

    La prospettiva eterosessuale dominante nel fondare il modello di ciò che è “normale” e “naturale”, esclude ciò che è “diverso”, “innaturale”, e lo relega nella sfera dell’abietto. Ma in questa “norma” eterosessuale possono aprirsi fratture o verificarsi slittamenti che consentono risignificazioni impreviste, non solo del maschile e femminile, dell’eterosessuale e omosessuale, ma anche delle appartenenze etniche e razziali, attivando un riassetto più dinamico, libero e democratico delle identità.

     

    Elenco dei link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

    Federica Castelli – “Cosa possono fare i corpi insieme?” Intervista con Judith Butler

    http://www.ildialogo.org/donna/but30032008.htm

    http://dailymotion.virgilio.it/video/x16n0r_judith-butler-emission-arte_events

    http://femminismo-a-sud.noblogs.org/search/butler

     

    Link

    Collegamento al sito della Università di Berkeley (CA)

     

    Iniziative

    Al momento sta preparando dei testi sui conflitti in corso, indagando la relazione tra la violenza, la non/violenza, le politiche sessuali e le relative forme di resistenza. Presto dovrebbe riuscire a scrivere un libro su Kafka.

    How to read Kafka ‒ Judith Butler (2011)

     

    Scheda curata da Federica Voci e Nicoletta Stellino

  • Ida Dominijanni

    Nata a Catanzaro, vive a Roma, si è laureata in Filosofia nell’Università di Firenze e ha collaborato ad alcuni seminari di filosofia politica e di filosofia del linguaggio presso l’Università di Verona e l’Università di Siena. È stata docente a contratto di Filosofia Sociale all’Università Roma Tre. È autrice di numerosi saggi di teoria della differenza sessuale pubblicati sulle riviste «Reti. Pratiche e saperi di donne», «Via Dogana», «democrazia e diritto», «DWF», «Sofia», «Noidonne» e in alcuni volumi collettanei. Su «il Manifesto» ha seguito la vicenda della politica delle donne negli ultimi vent’anni nel contesto della vicenda politica nazionale. Nel 2006 ha partecipato al Simposio Internazionale delle Filosofe (IAPH) svoltosi all’Università Roma Tre.

     

    Bibliografia

    • Il trucco – Sessualità e biopolitica nella fine di Berlusconi, Ediesse, 2014

    Contro la riduzione ricorrente del cosiddetto sexgate a fatto di colore o episodio criminale, questo libro lo considera il momento rivelatore del trucco costitutivo del berlusconismo e l’evento decisivo del suo tramonto. Facendo la spola fra cronaca e filosofia e smarcandosi dagli schieramenti politici e culturali mainstream, l’autrice rilancia alcuni nodi del dibattito attorno agli “scandali sessuali” troppo rapidamente archiviati, ma tuttora sul campo.

    • Si può. Procreazione assistita. Norme, soggetti, poste in gioco, con S. Bonsignori, S. Giorgi (a cura di), Manifestolibri, 2005

    Nelle pagine del libro, si vuole portare alla luce e alla discussione quello che di solito resta opaco o non detto nel discorso pubblico, facendo parlare l’esperienza femminile e quella maschile su un insieme di temi che riguardano al tempo stesso la politica e la vita.

    • Motivi di libertà, (a cura di), Franco Angeli, 2001

    Rispetto alle tendenze prevalenti negli anni Novanta, unilateralmente ferme alla registrazione della débacle della libertà nel campo comunista, qui lo sguardo si sposta sullo scacco della libertà nel campo delle democrazie occidentali, sempre più pesantemente segnate dalla contraddizione fra il quadro di garanzie delle libertà inscritto nel costituzionalismo e la deriva verso la dipendenza, le ansie e il conformismo inscritte nella vita quotidiana dell’ homo democraticus.

    • Peccati d’amicizia, AA.VV., Manifestolibri, 2000

    L’amicizia è la via più lunga per arrivare all’omicidio o la via più breve per evitare una travolgente passione? E’ un modo astuto per offrirsi un lungo erotismo, o un calcolato risparmio di energie? E le amicizie intellettuali, sono un sodalizio tra due vampiri o un gioioso brandello di utopia, che rende più energetiche le nostre spente giornate? Purtroppo nessuno finora, nemmeno Alberoni, il sociologo, è riuscito a definire l’amicizia, come nessuno finora è riuscito a definire l’elettricità.

    • La parola del contatto, introduzione a Maglia o uncinetto di Luisa Muraro, Manifestolibri, Roma, 1999.
    • Il desiderio di politica, introduzione a Politica del desiderio di Lia Cigarini, Pratiche, Parma, 1995.

     

    Articoli on-line

    http://www.huffingtonpost.it/news/ida-dominijanni/

    https://www.internazionale.it/tag/autori/ida-dominijanni

    https://www.alfabeta2.it/tag/ida-dominijanni/

    Sulla ricezione di Butler in Italia e lo stato del femminismo italiano

    L’autrice intervista Judith Butler, 2008

     

    Elenco dei link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

    http://idadominijanni.com/

    http://www.ilmanifesto.it/

    http://www.bibliotecadigitaledelledonne.it/648/

    http://www.archiviostampa.it/it/nomi/nom.aspx?id=10

    http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/swif_rs.htm

    http://www.diotimafilosofe.it/riv_mat.php

    http://www.girodivite.it/Dopo-la-caduta-di-Ida-Dominijanni.html

    http://www.centroriformastato.it/crs/mercurio/ida_dominijanni

     

    Link

    Collegamento al sito della comunità filosofica femminile di Diotima collegata all’Università di Verona:

    Collegamento alla libreria delle donne di Milano, luogo storico del femminismo, casa editrice, centro studi:

    Collegamento alla rivista internazionale nata nel 1975 DonnaWomenFemme:

    Collegamento al centro di studi e iniziative per la riforma dello stato, fondato da Terracini nel 1972:

    Collegamento al sito della Associazione Antigone attiva per i diritti e le garanzie del sistema penale:

    Iniziative

    Fa parte della direzione del Centro di Studi per la Riforma dello Stato e del Comitato Scientifico dell’Associazione Antigone.

    Scheda curata da Federica Voci e Valeria Mercandino

  • Tristana Dini

    tristana.dini[at]libero.it

    Dottoressa di ricerca in Filosofia, Tristana Dini ha studiato presso le Università di Napoli, Berlino, Bochum e Messina. La sua attività di ricerca viene a concentrarsi sul dibattito filosofico attorno ai temi della biopolitica, ambito su cui per anni ha svolto attività di ricerca guidata da Angela Putino. Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze politiche, sociali e della comunicazione Università degli studi di Salerno, lavora al progetto “Donne, democrazia e crisi della politica”. Fa parte del collettivo di redazione di “Adateoriafemminista”, rivista online che si occupa di filosofia, psicanalisi e comunicazione, fondata da Angela Putino e Lucia Mastrodomenico.

     

    Opere dell’autrice

     – La materiale vita. Biopolitica, vita sacra, differenza sessuale, Mimesis, Roma 2016

    «Le teorie e le pratiche femministe offrono un punto di avvistamento privilegiato sull’orizzonte biopolitico che viviamo. Da due secoli al centro dell’area di attrito tra biopolitica e democrazia, il femminismo – nelle sue numerose varianti – ha messo a nudo il carattere contraddittorio di categorie della teoria politica classica come uguaglianza, democrazia, individuo, diritto, cittadinanza. […] Nel momento in cui le nuove tecnologie portano il capitalismo al cuore della vita, della sessualità, della riproduzione e i corpi delle donne risultano frammentati, oggettivati, investiti dal biopotere, si fa urgente una “politica della vita materiale” in grado di disegnare nuovi modi di abitare la contraddizione tra bíos e zoé».

    – (con S. Tarantino), (a cura di), Femminismo e neoliberismo. Libertà femminile versus imprenditoria di sé e precarietà, Mimesis, Roma 2014

    Ci vuole del coraggio ad affiancare due parole potenti come  femminismo e neoliberismo , con l’intento di ottenere uno schizzo della soggettività femminile scritta e riscritta dell’avvento di quella immensa forma di governo delle vite, che va appunto sotto il nome di neoliberismo. Dalla recensione di Eleonora De Majo su Iaph Italia.

     – La rosa di nessuno/ La rose de personne – Le rivolte metropolitane. Potere destituente/Les Révoltes métropolitaines. Pouvoir desituant, Mimesis, Milano 2008

    Terzo numero della rivista «La rosa di nessuno» che raccoglie i contributi di alcuni dei più significativi filosofi della politica francesi ed italiani attorno al concetto di “potere destituente”. Momento di avvio delle riflessioni è la rilettura delle rivolte delle banlieues francesi del 2005 «come l’apice dell’emersione metropolitana (Los Angeles, Seattle, Genova) di un potere di rifiuto che sembra svincolarsi dal confronto dialettico tra un potere costituente e un potere costituito».

     – Il «filo storico» della verità. La storia della filosofia secondo Friedrich Heinrich Jacobi, Rubbettino, Cosenza 2005

    Riflessione sull’importanza che Jacobi restituisce al “filo storico” dei problemi filosofici e come esso risulti tratto essenziale della critica jacobiana alla filosofia speculativa.

     

    Saggi in volume

     – Per una politica della vita materiale. Il femminismo alla prova del neoliberalismo, in Femminismo e neoliberalismo (a cura di T. Dini e S. Tarantino), Natan Edizioni, Roma 2014, pp. 22-35

     – Fili-azioni. La politica tra eredità e nascita, in M. Forcina (a cura di), Diamo corpo al futuro, Milella, Lecce 2013, pp. 63-73

     – Dispotismo e libertà. Religione e politica negli scritti di F. H. Jacobi, in T.Dini e S. Principe (a cura di), Jacobi in discussione, Franco Angeli, Milano 2012, pp. 15-30

     – Desiderio di teoria, desiderio di vita, in M. Forcina (a cura di), La vita, il limite e le leggi: tutela, controllo, fiducia, Milella, Lecce 2010, pp. 225-229

     – Femminismo e biopolitica. Note sul pensiero di Angela Putino, in S. Tarantino e G. Borrello (a cura di), Esercizi di composizione per Angela Putino. Filosofia, differenza sessuale e politica, Liguori, Napoli 2010, pp. 31-36

     – From self-preservation of the individual to regulation of the species. Biopolitics and teleology, in F. Michelini, L. Illetterati (a cura di), Teleology between Mind and Nature, Ontos Verlag Frankfurt, pp. 113-134

     – «L’Altro nel cuore di una totalità». Alterità, corpo e differenza sessuale nel pensiero di Simone de Beauvoir, in N. Pirillo (a cura di), Sartre e la filosofia del suo tempo, Università degli Studi di Trento, pp. 229-242

     – È già politica. Democrazia, biopolitica e singolarità sessuata, in A. Vinale (a cura di), Biopolitica e democrazia, Mimesis, Milano 2007

     – «E’ già politica». Democrazia, biopolitica e singolarità sessuate, in A. Vinale (a cura di) Biopolitica e democrazia, Mimesis, Milano 2006, pp. 169-198

     

    Articoli su rivista

     – «Cercare la forma della ragione in quella universale delle cose». Jacobi contra Kant, in «Il Cannocchiale», XXXVIII, 1, 2013, pp. 97-113

     – L’ambiguità del sacro nell’epoca della biopolitica, in «Fenomenologia e società», 1 (2009), pp. 99-112

     – Eine Stimme im italienischen Feminismus, in «Feministische Studien», 2 (2008), pp. 239-247

     – Estasi metropolitane, in «La rosa di nessuno/La rose de personne», 3 (2008), Mimesis, pp. 113-124

     – Ist das Persönliche (bio-)politisch?, in «Feministische Studien», 1 (2007), pp. 8-24

     – Adateoriafemminista, in «DWF», 1(73), 2007, pp. 4-5

     – Sistema e fine del patriarcato, in «Adateoriafemminista», n. 2, gennaio 2007

     – Tra “bíos” e “zoé”: teorie femministe della biopolitica, in «Annali di Studi religiosi», 7 (2006), pp. 29-52

     – Religione e politica negli scritti di F. H. Jacobi (1773-1796), in «Annali di studi religiosi», 5 (2004), pp. 193-227

     – Croce interprete di Jacobi, in «Croce filosofo. Atti del Convegno Internazionale di studi in occasione del 50° anniversario della morte», Rubbettino, Cosenza 2003, vol. II, pp. 320-331

     – In dialogo col fantasma. Il confronto di Jacobi con la filosofia di Spinoza, in «Archivio di storia della cultura», Anno XV – 2002, pp. 195-231

     

    Link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

    L’evoluzionismo che visse due volte, in “Qt”, n. 6, 25 marzo 2006

    Sensata o sessuata esperienza? Epistemologia femminista e biopolitica, XII IAph Symposium

    Santità versus salute, in “Adateoriafemminista”, n. 31, gennaio 2008

     

    Link

    Collegamento alla pagina personale sul sito dell’Università degli studi di Salerno

     

    Iniziative

    Maggio 2009 – Pensiero e giustizia in Simone Weil. Giornate di studio per il centenario della nascita di Simone Weil;

    Agosto – Settembre 2006, Roma – XII IAph Symposium.

    Gennaio 2006-2009 – progetto: il futuro della natura umana, con P. Costa e F. Michelino.

     

     

  • Adriana Cavarero

    Mail: cavarero(chiocciola)yahoo.it

    Adriana Cavarero nasce a Bra (in provincia di Cuneo) nel 1947. Trascorre la sua adolescenza a Torino e, successivamente, a Verona. Si laurea in Filosofia e lavora all’Università di Padova sino al 1984 e poi a Verona, dove fonda con altre la Comunità filosofica femminile Diotima – da cui si allontana nel 1990. Negli anni Novanta intensifica i rapporti con il pensiero femminista internazionale, tenendo vari corsi universitari in Inghilterra e negli Stati Uniti. Attualmente è docente ordinaria dell’Università degli Studi di Verona, dove insegna Filosofia politica e, tra le varie attività, coordina il dottorato in Scienze Umane e filosofia ed è Presidentessa del Centro di ricerca Politesse – Politica e teorie della sessualità.

    Bibliografia e sitografia

    • Inclinazioni. Critica della rettitudine, Cortina Editore, Milano 2013;

    Una fra le più autorevoli filosofe italiane si interroga sul significato morale e politico della postura verticale del soggetto e propone di ripensare la soggettività in termini di inclinazione. Si tratta di due geometrie, di due costruzioni ontologiche. Mentre nella classica figura dell’uomo retto e nei vari dispositivi rettificanti della tradizione filosofica si annida un io egoistico, chiuso in sé, autosufficiente e autoreferenziale, nella figura dell’inclinazione prende invece forma un sé altruistico, aperto e spinto a uscire dal suo asse per sporgersi sull’altro.

    • Nonostante Platone. Figure femminili nella filosofia antica, Ombre Corte, Verona 2009 (ristampa);

    Pubblicato per la prima volta nel 1990, e subito tradotto in molte lingue, il libro è tutt’ora al centro del dibattito internazionale sulla filosofia della differenza sessuale, sulla teoria politica di stampo radicale e sugli studi culturali e di genere. Nessuna categoria della tradizione si salva dal furto speculativo di Cavarero, che finge di interrogare il pensiero antico per porre questioni decisive – sul corpo, la sessualità, l’identità e il potere – che riguardano sempre più da vicino il nostro presente. Dopo aver letto “Nonostante Platone”, qualcuno ha detto che l’autrice agisce come Robin Hood: ruba figure agli uomini per darle alle donne.

    • Orrorismo, ovvero della violenza sull’inerme, Feltrinelli, Milano 2007;

    Gli attentati suicidi, le stragi di civili, i massacri delle guerre contemporanee: la violenza potenziata che rinnova il nostro raccapriccio quasi quotidianamente è violenza sugli inermi. Il femminile ha fatto irruzione anche sulla scena contemporanea. Donne, talvolta madri, si contano ormai tra le attentatrici suicide come tra le aguzzine di Abu Ghraib e la loro entrata in scena aumenta la ripugnanza e l’effetto si moltiplica. Quasi che l’orrore, come già sapeva il mito, avesse bisogno del femminile per rivelare la sua autentica radice.

    • Il femminile negato. La radice greca della violenza occidentale, Pazzini, 2007;

    Questo libro, partendo dai miti e dalla filosofia dei greci, ne mostra l’influsso sul pensiero e sulla politica dell’Occidente come cultura “omosessuale”, cioè esclusivamente maschile. Una cultura che genera inevitabilmente violenza, in quanto sotto forme e con intensità diverse produce quell’individualismo possessivo che nega la relazione essenziale con l’altro.

    • A più voci. Filosofia dell’espressione vocale, Feltrinelli, Milano 2003;

    La voce non inganna. Le sue inflessioni, il suo timbro, perfino le sue pause e i suoi silenzi ci parlano del suo possessore, e ci permettono di riconoscerlo e conoscerne le intenzioni, cioè di riconoscere il senso di un discorso là dove la parola scritta deve arrestarsi al solo significato. A partire da qui è possibile rileggere la storia della voce come rovescio dei grandi temi che hanno attraversato la filosofia fin dalle sue origini.

    • Tu che mi guardi, tu che mi racconti. Filosofia della narrazione, Feltrinelli, Milano 2001;

    In una prospettiva femminista, Cavarero utilizza l’unicità per polemizzare contro due posizioni della filosofia contemporanea. Ogni essere umano, nella sua unicità, desidera ricevere da un altro il racconto della propria storia. Solo gli altri possono scorgere il disegno di un’identità nel corso della sua esistenza e raccontarla in presa diretta, in sua presenza.

    • Corpo in figure. Filosofia e politica della corporeità, Feltrinelli, Milano 2001;

    I rapporti fra la politica e il corpo alludono a un conflitto sessuale. Attraverso la prospettiva del femminismo critico, incrociata con moduli foucaultiani e schmittiani, si indagano gli strani rapporti fra la politica e il corpo, che giungono a sintetizzarsi, a partire dalle figure di Antigone e di Ofelia e dal pensiero di Platone e di Hobbes, nella metafora del corpo politico.

    • Le filosofie femministe, (a cura di), con Franco Restaino, Paravia, Torino 1999;

    Un’originale raccolta di testi che consente un primo approccio diretto alla varietà e ricchezza del pensiero femminista. Temi e figure principali vengono presentati seguendo un itinerario storico-tematico e suddivisi per aree culturali, tenendo conto degli specifici contributi teorici delle singole aree: denuncia del patriarcalismo, dicotomia sesso-genere, lesbofemminismo e femminismo etnico negli Stati Uniti; femminismo socialista integrato dalla psicoanalisi in Gran Bretagna: teoria della differenza sessuale e scrittura femminile in Francia: differenza e pensiero sessuato in Italia.

    • Parricidio o matricidio simbolico?, in Al crepuscolo del padre, Graziano Martignoni (a cura di), Edizioni Alice, Comano 1994, pp.75-85;
    • Dire la nascita, in AA.VV., Diotima. Mettere al mondo il mondo, La Tartaruga, Milano 1990, pp. 96-131;
    • Per una teoria della differenza sessuale, in AA.VV., Diotima. Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1987, pp. 43-79.

    Articoli e varie

    • Condizione umana contro “natura”, con Judith Butler, in “MicroMega”, Almanacco di Filosofia 4 (2005), pp. 135-146.
    • Maria Zambrano e Antigone, in “Il segnale”, 41 (1995), pp. 25-30;
    • La passione della differenza, in AA.VV., Storia delle passioni, Laterza, Roma-Bari 1995, pp. 279-313;
    • La figura dell’amore nel pensiero di Luce Irigaray, in “Segni e comprensione”, 22 (1994), pp. 34-39;
    • Il tramonto del soggetto e l’alba della soggettività femminile, con Rosi Braidotti in “DWF” n. 20, 1993, pp. 69-90;
    • Le donne di Gulliver, con Mirella Agorni, in “DWF” n. 17, 1993, pp. 33-39;
    • Essere presso di sé. Noi che non fummo ad Itaca, in “DWF” n. 4, 1986, pp. 11-16;

    Elenco dei link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

    Intervista su “Uncò”

    I significati del concetto di cura, da una lezione di Adriana Cavarero

    Lezioni su Rai Cultura

    Link

    Collegamento al sito dell’Università di Verona

    Collegamento al sito della comunità filosofica femminile di Diotima collegata all’Università di Verona

    Collegamento al sito personale della pensatrice

    Collegamento alla libreria delle donne di Milano, luogo storico del femminismo, casa editrice, centro studi

     

    Iniziative
    Collabora con la rivista “Micromega”, è nel comitato di redazione di alcune riviste e nel comitato scientifico di alcuni istituti (Il Centauro, Filosofia Politica, Iride, Istituto Gramsci Veneto, The Finnish Yearbook for Political Thought, Centro per il lessico politico europeo, il cui direttore è Nicola Matteucci, Università di Bologna). Responsabile italiana nel coordinamento scientifico della Society for European Philosophy (direttore Andrew Benjamin, Università di Warwick). Direttrice del gruppo di Studi arendtiani presso l’Università di Verona.

    Scheda curata da Federica Voci e Nicoletta Stellino

  • Patrizia Caporossi

    Mail: latuffatrice(chiocciola)virgilio.it

    Patrizia Caporossi è docente di Filosofia e Storia al Liceo classico Rinaldini di Ancona ed è stata docente alla Ssis dell’Università di Macerata. Intellettuale femminista, saggista, il suo ambito specifico di ricerca, sin dagli anni Sessanta, è venuto a concentrarsi attorno ai temi della filosofia e storia delle donne.

    In passato già dirigente dell’Unione Donne Italiane di Modena (1976-1978) e socia sin dalla fondazione della Società delle Storiche Italiane (dal 1989), è stata inoltre presidente provinciale dell’Istituto di Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche di Ancona (1985-1986) e commissaria della prima Commissione delle Pari Opportunità della Regione Marche. Ha promosso numerosi dei Seminari Magistrali del Centro studi di genere Joyce Lussu di Ancona. Attualmente, oltre all’attività di ricerca e di insegnamento, Patrizia Caporossi si occupa di corsi di formazione sulla comunicazione e sulla pratica della relazione, relativi alle esperienze e alle metodiche maturate nell’ambito del movimento delle donne, legati anche ad ambienti politici, sindacali e istituzionali, professionali, oltre che scolastici.

    Bibliografia

    • L’invidia di Aristotele ovvero della vir-tù (femminile), Affinità Elettive Edizioni, Ancona 2016;

    Il pensiero femminile nella filosofia occidentale, a partire da Aristotele, emblema di quella logica del senso dell’essere, di cui le donne risultano (una) mera funzione. Nel fare e disfare continuo quel tessuto connettivo pensante di cui si è naturalmente dotati, è possibile cogliere e maturare un’ottica, non tanto eversiva in sé, ma soprattutto capace di mostrarne le ragioni e i limiti, anche tramite i contributi di una tradizione femminile che si mostra con una propria analitica alternativa, capace di scardinare l’impalcatura strutturale, presunta neutra.

    • L’impegno politico tra le donne, Affinità Elettive Edizioni, Ancona 2014;
    • Mia piccola libertà, Guasco, Ancona 2014;

    Il volume raccoglie pensieri declinati in bozzetti e in testualità sospese tra poesia e prosa dove parole, segni, spazi bianchi tracciano nuovi sensi e possibili interpretazioni per ogni lettura. L’autrice “racconta vivendo” la realtà e “la percepisce”, rendendola con tratti impressionistici, alla ricerca della casa interna che alberga nel sé umano.

    • La figura del docente, Ancona 2013;
    • Poesia e Filosofia, Bologna, 2013;
    • Avere 150 anni, Napoli 2012;
    • Joyce Lussu e le nuove generazioni, Bologna, 2012;
    • Teti in mare. Un tuffo rinascimentale, Robin Edizioni, Roma 2011;

    Lei. Lui. Ancona. Ottobre. La fine di una stagione anche politica apre a uno sguardo inatteso sul quotidiano. “E può in un attimo risvegliarci. Dal torpore maledetto. Dal timore maledetto. Dall’abitudine soffocante. Dalla rabbia tarpata. Come una poesia.” E un tuffo in mare o sulla nuda terra, un tuffo di fine secolo: per riprendersi la libertà. Per rinascere.

    • Il corpo di Diotima. La passione filosofica e la libertà femminile, Quodlibet, Macerata 2009;

    La figura di Diotima emblematicamente appare come il corpo politico del pensiero femminile sull’orizzonte della cultura occidentale e getta il suo sguardo privilegiato sul mondo. Tra visibilità e invisibilità, si staglia così il Movimento delle donne, che può e deve essere protagonista del presente. Grazie alle fondate e documentate ricostruzioni qui proposte, la passione filosofica femminile si fa sostanza politica e, nel nome e nella pratica della libertà femminile, porta tutti i segni del suo vissuto fin dalle origini.

    • Corpi e figure femminili tra visibile e invisibile: le ragioni di una storia, Continente Donna, Falconara 2005;
    • Il giardino filosofico. Verso il luogo della presenza/assenza dell’identità di genere, Unitre, Falconara 2005;
    • Joyce Lussu e la storia, Cuec, Cagliari 2003;
    • Joyce Lussu: le donne e la passione politica, Qcr, Firenze 2002;
    • Donne e scienza: il pensiero occidentale e l’episteme, Cnm, Ancona 2000;
    • Seminare per fare politica al femminile, Coop Com, Ancona, 2000;
    • Tina Modotti, intellettuale organica, Città Futura, Ancona 1998;
    • Identità di genere nel processo di formazione, Provveditorato agli studi, Ancona 1996;
    • Il tramite. Un percorso di libertà femminile, LibroLibero, Milano 1992;
    • Biografia e autobiografia nella storia delle donne, Istituto Gramsci delle Marche, Ancona 1992;
    • La soggettività condivisa in percorso e l’autobiografia, Clueb, Bologna 1992;
    • Le donne nell’anconetano e le loro organizzazioni nel secondo dopoguerra (1943-1959), Il Lavoro Editoriale, Ancona 1985;
    • Le regole ovvero la legislazione per le donne vista dalle donne, Edizioni delle Autonomie, Ancona 1984.

    Articoli e varie

    • Joyce Lusse e le nuove generazioni, in “CarteSensibili”, Sasso Marconi 2012;
    • Donne e Risorgimento: una questione storiografica, Ancona 2011;
    • La matrice del Sé, Bologna 2011;
    • Simone Weil, l’indomabile, Napoli 2011;
    • Vedere con gli occhi del cuore, Parma 2011;
    • Il dono della libertà femminile, in AA.VV. (a cura di Giovanna Providenti), La nonviolenza delle donne, “Quaderni Satyagraha”, Libreria Editrice Fiorentina, Pisa-Firenze 2006.

    Link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

    Il corpo di Diotima. La passione filosofica femminile e la libertà femminile

    http://www.youtube.com/watch?v=l9Ic92sod1A

    Donne e scienza

    http://www.caffe360.it/matfor/donneescienza.pdf

    Genere e prospettive di metodo in “CarteSensibili”

    http://cartesensibili.wordpress.com/2012/05/07/genere-e-prospettive-di-metodo-di-patrizia-caporossi/

    La soggettività di genere come contributo alla biografia del Sé

    http://www.caffe360.it/matfor/soggettivita.pdf

    Sui Seminari Magistrali di genere Joyce Lussu di Ancona

    http://www.mlmagazine.it/seminari-magistrali-di-genere-%E2%80%9Cjoyce-lussu%E2%80%9D-ancona-patrizia-caporossi-ci-racconta-l%E2%80%99anima-di-questa-eccellenza-al-femminile/

    Link

    Profilo in rete

    Blog personale dell’autrice

    Scheda a cura dell’Enciclopedia delle Donne

    Scheda a cura della Società Italiana delle Storiche

    Scheda a cura del Dizionario Treccani

    Iniziative

    • Novembre – dicembre 2008, Ancona – Metodo Effe.
    • Aprile 2008, Sasso Marconi – Joyce Lussu e l’impegno politico delle donne.
    • Novembre 2006, Ancona – Epistemologia Femminista, in Ancona città della filosofia.
    • 2006 – 2007, Senigallia – Donne di pace. Pratiche e politiche di relazione.
    • Giugno 2005, Ancona – Donne tra forza e maledizione.
    • Aprile 2005, Falconara Marittima – Streghe: storia e folklore.
    • Marzo 2005, Macerata – “…ma la divisa di un altro colore”. Dialoghi su nonviolenza e differenza.
    • Aprile 2003, Falconara – Joyce Lussu, la partigiana.

     

    Scheda curata da Federica Castelli e Nicoletta Stellino