• Ecofemminismi: letture, proposte, riflessioni

    Ecofemminismi: letture, proposte, riflessioni

     

    Il sistema capitalista, attraverso processi di egemonizzazione culturale fondati su dualismi  e gerarchie – cultura/natura- umano/non umano –  uomo/donna –  eterosessuale/queer – ragione/emozione – mente/corpo – civilizzato/primitivo –– universale/particolare – se stesso/l’altro –  ha relegato nel mondo del non valore tutto ciò che apparentemente non risultava funzionale al suo auto-sostentamento. A partire dalla dicotomia natura/cultura, invisibilità, sfruttamento e sottomissione sono state vissute tanto dalla natura, quanto dalle donne, oltre che da tanti soggetti “altri”, umani e non. Costruire una società economicamente sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, vorrà dire superare questi dualismi e decostruire i valori che gli stessi portano con sé.
    Le suggestioni ecofemministe possono contribuire alla costruzione di una miriade di relazioni altre, apportando una visione di genere e oltre il genere rispetto al rapporto umano/natura. La soluzione proposta non è quella di dnaturalizzare la donna bensì di rinaturalizzare l’umanità, attraverso la creazione di un sistema di valori basati sulla consapevolezza della nostra ecodipendenza e interdipendenza. Ciò non potrà che avvenire a partire dalla valorizzazione di modelli economici e sociali che pongano al centro la preservazione della vita, il lavoro riproduttivo, i saperi accumulati da secoli da donne e popoli originari, da sistemi che tutelano i beni comuni, promuovono la solidarietà inter e intra-specie e la presa di decisione collettiva.

    Françoise D’Eaubonne, Ecologie et féminisme. Révolution ou mutation? (1978), Libre & Solidaire, Paris,  2018

    Ideatrice negli anni Settanta del termine “ecofemminismo”, D’Eaubonne – che partecipa alla fondazione del Fuori! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) – intreccia critica al patriarcato, al capitalismo e all’eterosessualità. La sua opera viene ripresa oggi anche in riferimento al movimento della decrescita, quale antecedente della critica allo sviluppo illimitato. 

     

    – Carolyn Merchant, La morte della natura. Donne, ecologia e rivoluzione scientifica. Dalla natura come organismo alla natura come macchina, Garzanti, Milano, 1988

    E’ durante i primi anni Settanta, anni in cui si inizia a discutere sulla questione della produzione dei saperi, che Carolyn Merchant trova gli stimoli culturali e politici che la portano ad occuparsi della storia della scienza. Nel testo l’autrice indaga l’evolversi dei valori che sottendono la scienza occidentale e come questi siano funzionali al mutamento delle norme sociali. Questo testo non si pone di certo l’obiettivo di ristabilire la natura come madre del genere umano né di rivendicare la riassunzione da parte delle donne del ruolo di nutrici dettato dalla loro identità storica. L’obiettivo che l’autrice si pone è quello di esaminare i valori associati all’immagine della donna e a quelli della natura, in relazione alla formazione del mondo moderno e le loro implicazioni per le nostre vite. Un lavoro prezioso, che ha il merito di riuscire a ricostruire il processo attraverso cui si è formata quella visione del mondo che ha fatto sì che si concettualizzasse la realtà come macchina e non come organismo vivente e che sanzionò il dominio dell’uomo/umanità sulla natura. La “morte della natura” quindi, di una natura intesa come essere vivente, e l’inizio dello sfruttamento accelerato delle risorse umane e naturali in nome della cultura e del progresso.

     

    Carol J. Adams, Carne da macello. La politica sessuale della carne. Una teoria critica femminista vegetariana (1990) Vanda epublishing, 2020

    L’autrice esplora le molteplici forme di oppressione, fondate su sesso, razza e specie, che connotano la nostra cultura e determinano le nostre vite, rendendole visibili e connettendole tra loro. Secondo l’autrice, tanto le donne quanto gli animali non umani nelle società occidentali sono posizionati in una scala gerarchica inferiore rispetto all’uomo, e sono spesso rappresentati in maniera simile: come oggetti invece che soggetti. Riconoscere che il consumo di carne è per gli animali non umani ciò che il razzismo è per la popolazione nera, il sessismo per le donne, l’omofobia per gay e lesbiche, la transfobia per le persone trans, serve a comprendere come tutte queste forme di oppressione non agiscano in modo indipendente l’una dall’altra, ma siano l’espressione di un sistema fondato su gerarchie e rapporti di dominazione

     

    Vandana Shiva, Maria Mies, Ecofeminism, Zed Books, Londra, 1993

    Vandana Shiva e Maria Mies propongono un ecofemminismo che parta dalla messa in discussione dei concetti di proprietà, sviluppo, industrializzazione e crescita. Nel testo, mentre si muove una critica al paradigma sviluppista, capitalista e patriarcale, si cerca di formulare e promuovere un’alternativa: “a subsistence alternative”, un’alternativa fatta di pratiche quotidiane, un’alternativa che le autrici presentano come “un’utopia concreta”. Si esprime la necessità di immaginare un altro modello di società a partire dalla valorizzazione delle esperienze e conoscenze delle donne, in particolare delle donne dei Sud del mondo. Il loro è un invito a tornare a percepirci come parte della Madre Terra. Troncando con i falsi miti legati alla crescita economica, al libero commercio, al consumismo e alla competitività, si vuole immaginare e costruire insieme un “antropocene della democrazia della terra”. Quella che queste due autrici presentano è quindi l’esigenza di promuovere una prospettiva ecofemminista che riconosca la liberazione della donna come parte di un processo di lotta più ampio per la preservazione della vita su questo pianeta.

     

    – Val Plumwood, Feminism and the mastery of nature, Routledge, Oxford, 1993

    In Feminism and the mastery of nature Val Plumwood mira a diffondere le potenzialità di un “femminismo ecologico critico”. Un femminismo in grado di estendere l’analisi critica delle categorie di razza, classe e genere, anche a quella di natura. Nel testo l’autrice restituisce con chiarezza i processi attraverso cui la cultura occidentale ha costruito la relazione umano/natura in termini dualistici. L’invito non è quello di abbandonare ogni forma di ragione, scienza e individualità poiché costruite a partire dall’opposizione alla natura non umana, ma quello ridefinire e ricostruire la realtà in termini meno oppositivi e gerarchici. Convinta che la critica della dominazione umana sulla natura renda più completa la nostra critica ad ogni forma di gerarchia, Val Plumwood interpreta il dualismo umano/natura in termini politici: umani e non umani che non hanno potere all’interno del mercato, vengono sopraffatti dallo stesso.

     

    – Ariel Salleh, Ecofeminism as Politics. Nature, Marx and the Postmodern, Zed Books, Londra, 1997

    In Ecofeminism as Politics Ariel Salleh esprime il desiderio e l’urgenza di collegare, attraverso un’analisi critica, le teorie femministe, ecologiste, socialiste e post-coloniali. L’autrice trae spunti dalla sociologia, dalle proposte e dalle pratiche dei movimenti sociali e ne integra i contributi con le suggestioni proveniente dai campi d’indagine della filosofia, della psicoanalisi, dell’economia politica e della biologia. Creando ponti fra il materialismo storico e l’ecosocialismo, Salleh sostiene che le donne, come sottoproletario economico, saranno “sorprendentemente in grado di realizzare i cambiamenti sociali necessari per la rivoluzione ecologica”, non appena le stesse, come maggioranza globale, inizieranno a mettere in discussione le strutture produttive esistenti. Ecofeminism as Politics appunta quindi per un ecofemminismo basato sul “materialismo incarnato”, che mira a sovvertire la visione eurocentrica che pone l’uomo al di sopra della donna e della natura. Le esperienze dei “lavoratori/trici meta-industriali”, i cui lavori riproduttivi sostengono le basi materiali della vita, dovranno essere poste al centro del nostro modo di far politica, se vogliamo sovvertire il sistema capitalista.

     

    – Greta Gaard, Toward a Queer Ecofeminism, in Hypatia, 12, 1, 1997 

    Greta Gaard, attraverso questo breve ma intenso e quanto mai necessario contributo, mira a costruire ponti fra teorie e pratiche ecofemministe e queer. L’autrice nel testo tesse le fila del processo che storicamente, socialmente e culturalmente ha determinato la svalutazione delle donne, della natura e dell’erotismo e la contemporanea valorizzazione dell’uomo, della scienza e della ragione. Così facendo dimostra che, per essere veramente inclusiva, ogni teoria ecofemminista dovrebbe prendere in considerazione le suggestioni provenienti dalla “teoria” queer, così come la “teoria” queer dovrebbe prendere in considerazione le proposte e le analisi ecofemministe. Perché una società libera ed ecologica sarà necessariamente una società che valorizza le diversità sessuali e l’erotismo. Se è vero che il dominio dell’umano sull’umano e dell’uomo sulla donna sono legati al dominio della nostra specie sulle altre e sulla natura, dobbiamo riuscire a decostruire un’immaginario che vede corpi sessualizzati, razzializzati, animalizzati ed eroticizzati come qualcosa di altro, negativo e in virtù del trionfo di una ragione mascolinizzata, cattolicizzata ed eteronormata, resi invisibili se non condannati e repressi.

    – Stacy Alaimo, Exposed: Environmental Politics and Pleasures in Posthuman Times, Minneapolis, Londra, 2016

    Exposed restituisce pratiche “indisciplinate” di corpi umani e non umani disobbedienti, terreno di incontro fra posizioni ambientaliste e femministe. Teorie, prospettive, testi, opere d’arte, performance e modi di essere prodotti da coloro che non sono stati giudicati “adeguatamente umani”, apportano un contributo inestimabile ai critical animal studies, alle riflessioni sull’antropocene, agli environmental humanities, al post-umanesimo, all’In-Umanesimo e al neomaterialismo. Exposed ci racconta di femminismi e ambientalismi che tessono alleanze produttive e creano nuove possibilità, attraverso l’agire di corpi dissidenti che si riappropriano dello spazio circostante. L’invito è quindi quello di prestare attenzione a quei luoghi di ri-significazione che valorizzano la materialità dei corpi, la sostanza. Qui il piacere diventa centrale perché fluisce fra l’umano, il non-umano e crea connessioni trans-corporali fra persone e ambiente.

     

    – Alicia Puleo, Ecofemminismo para otro mundo posible, Ediciones Cátedra, Madrid, 2014

    Alicia Puleo insegna filosofia politica e morale presso l’Università di Valladolid. Promuove un ecofemminismo da lei definito “illuminato”, elaborando una riflessione etico-politica sulle relazioni fra umano e Natura intrisa di suggestioni ed eredità illuministe. Suggerisce un concetto di cittadinanza che abbia a cuore e includa la prospettiva ecologista, animalista e femminista. Per questo propone un ecofemminismo che ponga al centro le rivendicazioni femministe e combatta l’androcentrismo e l’antropocentrismo insiti nella nostra cultura occidentale. In questo lavoro, se da una parte si reinterpretano i paradigmi del pensiero della decrescita alla luce delle rivendicazioni femministe, dall’altra si sottolineano le potenzialità del pensiero ecologico e l’apporto teorico e pratico che questo potrebbe fornire al femminismo. In una prima parte del testo si costruisce una mappatura di quelle che, secondo la filosofa Puleo, sono le principali correnti ecofemministe: essenzialista, costruttivista, materialista e spriritualista Successivamente l’autrice si dedica all’elaborazione di una proposta propria, un ecofeminismo ilustrado, specchio di un pensiero e una prassi che si compromette con una trasformazione sociale.

    Su questi temi vedi anche:

    Stefania Barca, L’antropocene. Una narrazione politica 

    F. Giardini, S. Pierallini, F. Tomasello (a cura di), La natura dell’economia. Femminismi, economia politica, ecologia, Deriveapprodi, Roma, 2020

  • LIBERE DI (AUTO)FORMARCI E DI FORMARE. Costruire e condividere saperi contro la cultura della violenza

    LIBERE DI (AUTO)FORMARCI E DI FORMARE. Costruire e condividere saperi contro la cultura della violenza

    Per prevenire la violenza di genere è fondamentale mettere al centro un tipo di formazione permanente e multidisciplinare, che consenta di monitorare il fenomeno in tutte le sue sfaccettature e sui vari livelli di intervento per il sostegno alle donne.

    Formazione delle operatrici dei Centri Antiviolenza (CAV)
    Il sostegno alle donne che subiscono violenza deve rispettare i criteri individuati dal sapere acquisito dai movimenti delle donne e dalle dichiarazioni e raccomandazioni EU e ONU. Riteniamo quindi che la formazione debba essere gestita dai CAV che hanno una mission specifica basata sul diritto di scelta e consenso e sul riconoscimento e rafforzamento delle capacità della donna, e non sull’assistenzialismo e su misure riparatorie.
    Formazione di altre figure professionali coinvolte nel percorso di fuoriuscita dalla violenza delle donne
    È importante ampliare la rete di contatti tra le operatrici dei Centri Antiviolenza e le altre figure che vengono a contatto con le richieste di aiuto (insegnanti, educatori, istituzioni politiche, magistrati, avvocati, forze dell’ordine, consulenti, operatori socio-sanitari, etc.), conferendo pieno riconoscimento alla competenza specifica delle donne che lavorano nei CAV. L’attività di sensibilizzazione si propone quindi di formare tali figure al fine di renderle in grado di riconoscere la violenza (con particolare attenzione al consenso della vittima nei casi di violenza sessuale, tema che oggi necessita di una riaffermazione quale elemento fondante per la formazione della fattispecie di reato), di fornire una prima accoglienza alle donne e di indirizzarle ai servizi specializzati, attraverso la conoscenza delle risorse a disposizione e degli strumenti operativi della rete.

    Formazione nel mondo dei media e delle industrie culturali
    È necessario eliminare a monte le narrazioni tossiche, mirando a cambiare la cultura attraverso percorsi di formazione diffusi e capillari in tutti gli ambiti della comunicazione: dal giornalismo alla pubblicità, dalla comunicazione pubblica a quella artistica, la formazione deve iniziare nei percorsi scolastici e universitari, e proseguire nei corsi di specializzazione. Prevediamo nello specifico l’inserimento, nella formazione permanente obbligatoria per la professione giornalistica, di corsi sulla violenza maschile contro le donne e contro le persone LGBT*QIA+, sul linguaggio sessuato e razzista, sulla storia e sulla cultura delle donne, rivolti anche a figure professionali coinvolte in generi mediali “fictional”. In particolare, per l’audiovisivo e per le campagne di comunicazione, è fondamentale una formazione di genere anche sull’uso delle immagini. I corsi devono essere tenuti da esperte femministe competenti in materia.

    Formazione nel mondo del lavoro
    Molestie, violenze e discriminazioni di genere sono sempre più frequenti sui posti di lavoro. La precarietà dilagante, la distruzione dei diritti e delle tutele fondamentali attuata dalle ultime riforme del mercato del lavoro, l’impoverimento generale causato dalla crisi hanno aumentato a dismisura il livello di ricattabilità delle lavoratrici e delle soggettività LGBT*QIA+, esponendole una volta di più a queste forme di violenza. Pertanto individuiamo, tra le misure di prevenzione imprescindibili a tali fenomeni, la costruzione di corsi di formazione obbligatori nei luoghi di lavoro sulla violenza e le molestie a sfondo sessuale, sessismo, transomofobia e razzismo, che coinvolgano tutto il personale. Corsi costruiti dalle e per le donne e le soggettività LGBTQIA+, in rapporto anche con i Centri Antiviolenza – e in tal senso auspichiamo, non secondariamente, lo sviluppo di forme di raccordo virtuose tra questi ultimi e le associazioni sindacali -, con l’obiettivo di fornire strumenti di difesa e autodifesa adeguati ed efficaci.

  • LIBERE DI EDUCARCI. Il femminismo si fa (a) scuola

    LIBERE DI EDUCARCI. Il femminismo si fa (a) scuola

    Scuola e università come luoghi primari di contrasto alle violenze di genere

    Riteniamo che la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile contro le donne debbano passare attraverso un ripensamento strutturale del sistema educativo e formativo, perché la violenza sulle donne è un fenomeno sistemico che innerva la società nella sua interezza e interessa tutti i contesti educativi e formativi, dal nido all’università, fino alle scuole di alta formazione.
    Da femministe, pratichiamo e rivendichiamo un approccio pedagogico radicale, fondato su princìpi anticlassisti, antirazzisti, antifascisti, non etero-normati e aconfessionali, su uno sguardo interdisciplinare e intersezionale, capace di fornire strumenti immediati di trasformazione della realtà. Una lente che ci consenta di guardare l’insieme delle differenze che compongono le soggettività, riconoscendone l’azione combinata che opera sulla vita delle persone. Per questo parliamo di educazione a una pluralità, potenzialmente infinita, di differenze.
    Presupposto necessario dell’educazione alle differenze in ottica femminista è il superamento del binarismo di genere come categoria obbligata nella lettura e nell’interpretazione delle identità. Si tratta della griglia teorica più largamente condivisa a livello sociale che discerne i due sessi (maschile e femminile) in maniera fissa e dicotomica. Gli esseri umani si distinguerebbero, sulla base di un mero dato biologico, in due categorie differenti e complementari: ai maschi si lega l’attività, alle femmine la passività, ai maschi la ragione, alle femmine l’emozione, ai maschi la cultura, alle femmine la natura, e così via. Il binarismo di genere è direttamente legato all’eterosessualità e porta a considerare “anormali” e “innaturali” tutte le variazioni da questa classificazione. Al contrario, riteniamo necessaria un’educazione alle differenze che sappia parlare alle molteplici identità di genere e non costringa i destini affettivi e relazionali a seguire la norma costituita dei rapporti di coppia eterosessuali. Strumento cruciale di questo processo è il linguaggio: dobbiamo costruire una lingua non sessista che riconosca le differenze e non le silenzi nel maschile neutro e universale.
    Così concepita, l’educazione alle differenze non può che avvalersi di metodi e pratiche femministi, e dunque cooperativi, orizzontali e partecipati da chi vive i contesti educativi, scolastici e universitari.
    Ora, è evidente che tale prospettiva risulta essere nettamente in contrasto con il sistema educativo e formativo vigente. Riteniamo infatti che la Riforma del Sistema Nazionale di educazione e formazione, conosciuta come Buona Scuola (legge 107/15), abbia inferto un colpo mortale al nostro sistema scolastico: dietro i concetti chiave di innovazione, autonomia, inclusione e merito si cela in realtà una visione della scuola fortemente antidemocratica, che preclude la continuità lavorativa e didattica e rende impraticabile qualsiasi progetto pedagogico. La Riforma apre le porte delle scuole alla esternalizzazione e alla privatizzazione dei servizi attraverso diversi dispositivi che introducono pericolosamente le nozioni di profitto e di merito nel sistema di istruzione e formazione.
    Dal punto di vista del personale docente inoltre, l’introduzione del dispositivo del merito ha l’effetto di produrre un impatto sui salari: in luogo degli scatti di anzianità sono stati infatti istituiti dei meccanismi selettivi di aumento salariale a esclusivo appannaggio di chi ne dovrebbe essere “meritevole”. Dal punto di vista delle e degli studenti, l’introduzione massiccia dei programmi obbligatori di alternanza scuola-lavoro si traduce in forme di lavoro minorile gratuito, che nulla hanno a che vedere con un progetto formativo, ma che di fatto vanno a sostituire il lavoro salariato.
    Elemento centrale di una visione realmente trasformativa è l’introduzione dell’educazione alle differenze sin dalla primissima infanzia. Le linee guida del neo istituito segmento 0-6, in un contesto normativo di privatizzazioni e esternalizzazione non rispondono alle necessità di un servizio pubblico e di qualità. I nidi vanno considerati a tutti gli effetti parte integrante del sistema educativo nazionale e pertanto devono essere pubblici, gratuiti e accessibili a tutt@.Occorre invertire la tendenza indicata dalla Buona Scuola e iniziare a re-internalizzare le tante e i tanti che, in condizioni sempre più precarie vi lavorano.
    Altrettanto problematiche sono le condizioni in cui versa l’università pubblica, istituzione sempre più “maschilizzata”, che svolge un ruolo fondamentale nelle dinamiche di ristrutturazione neoliberale della società. Le università, riorganizzate come entità finanziarie e gestite in nome di logiche di mercato, sono luoghi di estrazione diretta di capitale umano, il quale viene addestrato a competere in un mondo
    del lavoro sempre più intermittente e privo di tutele. E così, anche il sapere da esse veicolato, risponde a logiche gerarchiche ed escludenti.
    In risposta alla quasi totale assenza di dipartimenti di “Studi di genere” in Italia, rivendichiamo l’autonomia e il riconoscimento di quest’ambito di ricerca e la valorizzazione di luoghi di diffusione di culture e pratiche femministe all’università – sia sul piano curricolare con la creazione di corsi specifici, sia introducendo la prospettiva di genere nei corsi già esistenti – che sappiano riconoscere la centralità dei soggetti in formazione e che siano in grado di contaminare altri saperi e dipartimenti.
    Vogliamo una scuola e un’università dove i processi di produzione e trasmissione dei saperi siano determinati da chi quotidianamente le vive, a partire dall’individuazione dei propri bisogni, desideri e necessità; dove si possa decidere di come gestire le risorse, creare reti mutualistiche territoriali assieme a consultori, Centri Antiviolenza (CAV), associazioni femministe di comprovata esperienza in ambito di prevenzione della violenza ed educazione alle differenze (i cui princìpi corrispondano a quelli prima esposti); dove si possa progettare in cooperazione metodi e pratiche didattiche e di ricerca.

    Chi forma chi?
    Perché la scuola e l’università possano realmente adempiere al duplice compito di prevenire e contrastare la violenza di genere riteniamo innanzitutto necessario che insegnanti, educatori ed educatrici lavorino sulla decostruzione degli stereotipi interiorizzati che, spesso inconsapevolmente, riportano nella relazione educativa. Questo faticoso lavoro può nascere solo dal confronto e dalla relazione tra colleghe e colleghi in sinergia con specialiste e specialisti che abbiano maturato competenze in merito, e ha senso solo se pensato come accompagnamento e supporto per tutto il tempo della vita lavorativa.
    Per questo, riteniamo imprescindibile che la formazione in materia di prevenzione della violenza di genere, mediazione dei conflitti ed educazione alle differenze sia organizzata in percorsi organici, adeguatamente finanziati e presenti in maniera uniforme sul territorio nazionale. È altresì necessario che tali percorsi formativi siano fruibili anche dal personale precario e, soprattutto, che siano presenti nei corsi di abilitazione all’insegnamento. A tal proposito riteniamo che la formazione, obbligatoria e non retribuita, prevista dal Piano Nazionale Formazione Docenti, sia assolutamente inefficace poiché incentrata su temi rigidamente stabiliti dal Ministero, esternalizzando il servizio a Enti formatori accreditati. Il personale docente deve poter scegliere di quale formazione avvalersi e deve essere adeguatamente retribuito per il monte ore impiegato nei percorsi formativi.
    Da femministe riteniamo che la formazione continua di docenti e discenti debba essere affiancata, sostenuta e supportata dalla pratica dell’autoformazione per individuare le necessità e i desideri formativi di studenti e docenti. Un’autoformazione che, partendo dalla condivisione dei saperi acquisiti e dalla socializzazione di esperienze pregresse, produca una rielaborazione consapevole delle conoscenze, indispensabile al processo di insegnamento-apprendimento.
    È necessario dunque che, a partire dalle necessità individuate, siano i soggetti stessi (docenti e/o studenti) a fare rete con i servizi presenti sul territorio e che tali strutture vengano a loro volta finanziate adeguatamente per poter svolgere un’attività capillare ed efficace.

    Costruiamo altri luoghi e strumenti didattici
    Riteniamo sia fondamentale portare l’attenzione anche sulla questione degli spazi scolastici e degli strumenti didattici più diffusi, come ad esempio i libri di testo. Insufficienti e gerarchizzati i primi (cattedra e banchi disposti per la sola lezione frontale), inadeguati nella forma e nei contenuti i secondi, riteniamo che una didattica che metta al centro la pratica della relazione debba usufruire di luoghi e mezzi tutti da reinventare. Fondamentale è perciò la revisione dei manuali e del materiale didattico adottati nelle scuole di ogni ordine e grado e nei corsi universitari, attualmente divulgatori di una visione stereotipata e sessista dei generi e dei rapporti di potere tra essi. Allo stesso modo è necessario mettere in discussione i cosiddetti canoni dell’italianità, a partire dalla presunzione di “bianchezza”, rileggendo la storia coloniale italiana ed europea e il nesso tra razzializzazione, sessismo e sfruttamento, sottolineando il ruolo della violenza sui corpi delle donne nei processi storici di colonizzazione.

    Contro gli stereotipi di genere nei percorsi formativi
    Dalla riflessione sul ruolo delle lavoratrici nei contesti educativi e formativi emerge come le ultime riforme della scuola abbiano usato la retorica della missione e del sacrificio – che insieme alle capacità relazionali e di cura sono considerate pretestuosamente qualità femminili – allo scopo di precarizzare e impoverire sempre più. La conseguenza macroscopica di questo modo di intendere il lavoro di insegnanti ed educatrici, come fosse la prosecuzione di un ‘naturale istinto materno’ e non una professionalità acquisita in anni di studio e formazione, si misura su alcuni aspetti materiali, tra questi, ad esempio, la formazione dell’ormai noto soffitto di cristallo: un meccanismo capace di differenziare la carriera lavorativa lungo la linea di genere. Se da un lato l’80% della forza lavoro nei primi due cicli d’istruzione della scuola è donna, dall’altro, ai livelli più alti (secondo ciclo e università), si nota una netta diminuzione della presenza delle insegnanti e delle docenti. A questo si aggiunge, in ambito universitario, una segregazione occupazionale legata al genere, strettamente connessa al ciclo formativo, che vede una maggiore presenza di donne nelle facoltà umanistiche rispetto a quelle di carattere tecnico-scientifico che generalmente offrono sbocchi di carattere professionale meglio retribuiti.
    Pertanto pretendiamo:
    • Il finanziamento pubblico e strutturale del settore dell’educazione, della formazione e della ricerca, dal nido all’università, da destinarsi nello specifico a: retribuire le ore di formazione di docenti ed educatrici, sia per chi le eroga che per chi vi partecipa; attivare percorsi strutturati di prevenzione e contrasto della violenza di genere con realtà territoriali, che prevedano una retribuzione adeguata per le figure coinvolte, in opposizione alla logica di bandi una tantum; stabilizzare insegnanti, educatrici, ricercatrici e ricercatori precar@ e adeguarne gli stipendi alla media europea; garantire una ricerca slegata dalle logiche di mercato e che sappia mettere al centro la qualità e le esigenze della società;
    L’abolizione della Legge 107/15 e della riforma Gelmini che, alla – luce delle trasformazioni che hanno introdotto tanto sul piano dei processi educativi, quanto su quello dell’organizzazione del lavoro, riteniamo siano leggi irriformabili;
    • L’apertura di un processo dal basso di scrittura delle riforme di scuola e università che preveda anche la rimodulazione dei contenuti e dei programmi, seguendo i principi sopra esposti;
    • La possibilità di definire percorsi di formazione dal basso e di autoformazione, in contrasto con il nuovo Piano Nazionale Formazione Docenti, che si basino sui principi esposti e che coinvolgano realtà competenti nell’elaborazione e nella realizzazione di progetti formativi orientati alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere;
    • Una più equa distribuzione degli incarichi che rompa, una volta per tutte, il soffitto di cristallo;
    • Che gli scatti salariali per le e gli insegnanti siano legati esclusivamente all’anzianità di servizio;
    • Che la formazione e l’orientamento al lavoro, per le donne coinvolte nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, superino gli stereotipi sessisti, ossia non indirizzino l’occupazione delle donne su un arco ristretto e specificatamente “femminile” di opzioni. Per questo è opportuno implementare una rete di supporto che sia efficacemente collegata alle aziende, alle strutture istituzionali e agli enti territoriali e che preveda un percorso basato sul riconoscimento della centralità delle donne, sul rafforzamento dell’identità personale, sullo sviluppo della progettualità;
    • Che vengano semplificate le procedure di riconoscimento dei titoli di studio e le qualifiche professionali ottenuti nei paesi di provenienza, sia per consentire l’accesso al lavoro qualificato sia per favorire gli ingressi per studio o ricerca nelle università italiane.

  • Rojava: la rivoluzione delle donne nella federazione democratica della Siria del Nord

    a cura di Alessia Drò

    Ripartiamo da alcuni articoli già pubblicati su Iaph Italia, per aprire una nuova rassegna su quanto in elaborazione come pratiche politiche e portato teorico nell’esperienza del Rojava. Un’esperienza di democrazia senza stato e convivenza interculturale tra popoli all’avanguardia del XXI secolo, che interroga fortemente la storia dei processi di civilizzazione occidentali e che richiama  i femminismi e le lotte delle donne di tutto il mondo a rivedere le proprie categorie politiche, a pensare e agire nuove pratiche. In un momento storico come quello che viviamo oggi, diviene importante riflettere sullo scenario attuale della guerra mondiale in corso in Medio Oriente, a partire dai possibili sviluppi insurrezionali e confederali in Iran, dopo il grave esito dittatoriale delle elezioni in Turchia e dei suoi attacchi genocidi al movimento di liberazione curdo –oggi in una fase di strenua resistenza nel cantone di Afrin. In questa pagina troverete una raccolta organica di materiali e articoli tradotti e scelti per approfondire la conoscenza della sperimentazione politica della lotta del movimento di liberazione delle donne in Kurdistan con riferimento particolare al Rojava e a quell’esperienza sociale e politica oggi sotto attacco della Federazione Democratica della Siria del Nord, nata e cresciuta all’interno del nuovo paradigma politico del confederalismo democratico, basato sull’autogoverno, sull’ecologia, sull’autodifesa e sulla liberazione delle donne e la Gineologia, la scienza delle donne. Questa sezione è pensata dalla redazione Iaph Italia non solo come  raccordo di materiali, ma  anche come punto d’incontro per nuove relazioni e contributi: per qualsiasi proposta di ulteriore condivisione, per segnalare articoli o richieste specifiche di approfondimento sul tema, dubbi e domande. Articoli, saggi, notizie, iniziative si trovano aggiornati quotidianamente sul sito www.uikionlus.com a cui si fa riferimento, insieme ai Comitati della Jineoloji in Europa, rispetto ad ogni approfondimento e incontro sui temi che proponiamo.


    ***ULTIMI AGGIORNAMENTI:

     

    Irene Anais Poletto (a cura) The Revolution in the making: la conferenza delle donne a Francoforte

    Il 6 e 7 Ottobre 2018 si è svolta a Francoforte la conferenza internazionale delle donne dal titolo “The revolution in the making”. La conferenza è stata organizzata dal Network Women Weaving Future e ha visto la partecipazione di piú di 500 donne proveniente dal mondo intero.
    L’idea della conferenza nasce dall’incontro attraverso seminari, formazioni e azioni di solidarietá degli ultimi 5 anni tra il movimento delle donne kurde e donne di diverse parti del mondo impegnate nella lotta contro l’oppressione patriarcale (continua)

    1. Claudia Korol, Pañuelos en Rebeldia, Argentina – Il collasso del XXI secolo: sfide e opportunità delle donne
      Provengo dal sud di Abya Yala.  Cosi chiamiamo, con un termine preso dal popolo Kuna –originario di Panama e della Colombia -, il territorio che gli invasori europei denominarono America, in onore a uno dei loro, il commerciante e navigatore fiorentino Amerigo Vespucci. Scoprì che quelle terre, in cui era arrivato Cristoforo Colombo, non erano le Indie, ma un continente sconosciuto agli europei fino a quel momento.
      Abya Yala significa “sangue che scorre libero” o “terra di sangue vitale”. Da Abya Yala – dal nostro sangue che vuole correre libero e senza frontiere (continua)
    2. Rita Segato, Brasile – Pensando in conversazione
      Ho cambiato tre volte il testo del mio intervento. Sono molto riconoscente di essere stata invitata a questo evento, che è assolutamente unico. Sono inoltre molto stupita della quantità di cose che abbiamo in comune, molte più di quante mi aspettassi (continua)

    3. Risoluzione finale della Prima Conferenza Internazionale delle Donne “Revolution in the Making”
      Siamo consapevoli del fatto che il patriarcato sta conducendo una guerra globale contro le donne. Abbiamo lottato contro il patriarcato per migliaia di anni in forme diverse. Questa nuova ondata di guerra globale contro le donne è rivolta contro di noi per via di ciò che abbiamo conquistato e per il fatto che abbiamo fatto crescere strumenti per immaginare e realizzare sempre di più una vita uguale e libera; in tutte le parti del mondo (continua).

     

    CALL:

    Tribunale Permanente dei Popoli 15-16 Marzo 2018:   Sotto richiesta di diffusione dalla Rappresentanza  Internazionale del Movimento delle donne curde e da UIKI-Onlus condividiamo la chiamata rivolta anche a organizzazioni femministe, collettivi e associazioni di donne, giuriste, avvocate, accademiche, giornaliste per la partecipazione il 15 e 16 Marzo 2018 alla Sessione del Tribunale Permanente dei Popoli,  a Parigi. 

    vedi l’articolo 

    Da Parigi al mondo intero: la lotta in cammino di Sakine Cansiz Fidan Dogan e Leyla Saylemez. 6 Gennaio, Parigi. Oltre ventimila persone. Provengono da ogni parte dell’Europa e del mondo. Si incontrano dal mattino presto, nello spiazzo così pieno da togliere il fiato a Gare du Nord (continua)

    CONFLITTI GLOBALI E MOVIMENTI

    Appello: dall’ Ufficio Relazioni Donne Kurde, Rise up for Afrin! Let’s defend the Women’s Revolution in Rojava!

    vedi l’articolo: 

    Dilar Dirik- Una chiamata alla solidarietà: difendere Afrin è difendere l’umanità

     

     

    ARTICOLI

    Silvia Federici – Contributi femministi alle scienze sociali. La tesi che voglio presentare in questo scritto è che il femminismo, a partire dai primi anni ’70, ha completamente rivoluzionato il campo delle scienze sociali in un modo che ha pochi precedenti nella storia (continua)

    Rahila Gupta – Come i consigli delle donne del Rojava hanno dato ispirazione diffondendosi in Europa. Potrebbe questo sistema poco conosciuto dei consigli delle donne offrire un metodo… (continua)

    Dilar DirikL’esperienza di liberazione delle donne curde. La Marcia Mondiale delle Donne di quest’anno è partita al confine tra il nord e… (continua)

    Franscesca La Bella – Le radici del movimento delle donne curde. «Le donne curde, da un lato, sono state meno soggette alle politiche di assimilazione degli Stati… (continua)

    Dilar Dirik – La rivoluzione delle donne in Rojava. Sconfiggere il fascismo costruendo una società alternativa. La resistenza a Kobanê contro lo Stato islamico ha aperto gli occhi al mondo...(continua)

    Dilar Dirik- L’autodifesa radicale delle donne curde, armata e politica. La resistenza delle donne curde opera senza gerarchia né dominazione ed è parte della più ampia trasformazione…(continua)

    ANFWorkshop Donne e Difesa nel Rojava. Il workshop su Donne e Difesa con il motto “La vera forza delle donne è la sicurezza in una società libera” è iniziato a Kobanê…(continua)

    Dilar Dirik- Pacifismo femminista o “passiv-ismo”? L’autodifesa femminista alternativa del Rojava.  L’8 marzo è la Giornata internazionale della donna. Di fronte all’aumento di femminicidi… (continua)

    JINHA- Rojava, le donne che tessevano la rivoluzione. Un’analisi oltre la censura. Il Rojava si prepara a celebrare quattro anni di rivoluzione identificata come la rivoluzione delle donne… (continua)

    Dilar Dirik- Sfidare il privilegio: solidarietà e autoriflessione. La solidarietà non è carità a senso unico praticata da attivisti privilegiati … (continua)

    Dilar Dirk- Turchia: la guerra di Erdoğan contro le donne “Resisteremo e resisteremo fino a quando vinceremo!” grida Sebahat Tuncel prima che la sua bocca venga chiusa con la forza…(continua)

     

     

    JINEOLOJI

    Gonul Kaya- Gineologia, un paradigma postvittimista per la liberazione Perché la Gineologia? Ricostruire le scienze per una vita libera e comunitaria… (continua)

    UIKI ONLUS- Gineologia e confederalismo democratico. Gineologia, letteralmente significa scienza delle donne, o meglio conoscenza… (continua)

    Dilar Dirik -Immaginare un mondo nuovo con l’esempio della Gineologia. Ci sono molte donne nel nord del Kurdistan, così come in Rojava… (continua)

    InStereotype– Gineologia, la nuova scienza che libera le donne Gineologia? Mai sentita. Cos’è, un refuso? Perché anche a cercare su internet… (continua)

     

    INTERVISTE

    Sakine Cansiz- Resistenza e utopie vissute. Dialogo con Sakine Cansiz sulle montagne di Qandil L’inizio è stata l’organizzazione come unione delle donne YAJK… (continua)

    Dilar Dirik- Quando parliamo di tentare di destabilizzare un sistema. La Gineologia come alternativa Quando parliamo di tentare di destabilizzare un sistema, cosa che sarebbe… (continua)

    Quaderni Gialli Radio Onda Rossa-  All’accademia del diritto in Rojava: nuovi modelli di giustizia oltre lo Stato-Nazione. Nell’accademia lavorano sei persone come amministratrici, poi ci sono 26 componenti… (continua)

    Radio Onda d’Urto- Intervista alle compagne del Rojava. Tutto il mondo trae ispirazione, ormai da due anni… (continua)

     

    REPORT/APPROFONDIMENTI

    Alessia Drò – Apprendere pratiche alternative per sfidare la modernità capitalista. Nel nesso inscindibile tra la libertà delle donne nella lotta della liberazione curda e la costruzione di un sistema di democrazia radicale antimonopolistico e senza stato… (continua)

    Alessia Drò – Sulla questione curda tra genocidio diaspora e resistenza Un report della Conferenza “L’Unione Europea, la Turchia, il Medio Oriente : vecchie crisi, nuove soluzioni” Alcune importanti coordinate interpretative di una questione decisiva per gli assetti democratici dell’area (continua)

    Alessia Drò – Cosa sta succedendo in Turchia? Genealogia di un fascismo. Tra governamentalità, nazionalismo e colonialità del potere In pericolose visioni normalizzanti rispetto alla guerra mondiale in corso in Siria, il punto d’inizio delle analisi che vengono diffuse sul Medio Oriente è spesso mediaticamente rappresentato in ambito occidentale da una linea…(continua)

    Alessia Drò – Da Parigi al mondo intero: la lotta in cammino di Sakine Cansiz, Fidan Dogan, Leyla Saylemez 6 Gennaio, Parigi. Oltre ventimila persone. Provengono da ogni parte dell’Europa e del mondo. Si incontrano dal mattino presto, nello spiazzo così pieno da togliere il fiato a Gare du Nord… (continua)

    Alessia Drò – Dwf- Europa, Ragioni e Sentimenti – C0nversazione con le donne di Kobane  La lotta delle donne qui a Kobane non è una lotta separata dalle altre lotte politiche delle donne del mondo… (continua)

    UIKI – Kairos moti contemporanei-  Etica ed Estetica nel confederalismo democratico -L’etica e l’estetica non sono per noi dei campi separati dalla politica e dalla società in cui viviamo. Per noi è importante far vivere questi concetti, concretamente…(continua)

    INTERVENTI- CONFERENZE

    David Graeber- Nuove misure dall’economia politica del Rojava: l’eccezione di un approccio femminista. All’inizio di dicembre ho fatto parte di una delegazione in visita a un centro di riabilitazione per i combattenti feriti… (continua)

    Janet Biehl – Sulle assemblee cittadine: dalla Nuova Inghilterra al Rojava. E’ da qualche centinaio di anni che le assemblee cittadine hanno avuto la funzione di governi locali nel Nord del New England, incluso il Vermont, dove io vivo… (continua)

    Radha D’Souza – Per una politica alternativa. Analisi su Industrialismo, Legge, Scienza e Imperialismo. Propongo di porre tre domande che ritengo essere la chiave per una nuova politica alternativa che chiamerò “resistenza con rigenerazione”… (continua)

    Nazan Üstündağ – Relazioni di Potere, Stato e Famiglia. Nuovi modelli di intimità e amicizia nella liberazione Uno degli elementi chiave del dibattito di Öcalan sulla modernità capitalistica e la civiltà è la sua analisi critica sulla famiglia moderna e…(continua)

    Meral Çiçek – Analizzare il genocidio contro il popolo curdo dal punto di vista delle donne. Il 20° secolo in Kurdistan è caratterizzato da attacchi genocidi, assimilazione e resistenza per l‘autodeterminazione… (continua)

    Ozlem Tanrikulu, Silvia Baraldini, Ebru Gunay – SAKINE CANSIZ, “Tutta la mia vita è stata una lotta”. INTERVENTI sul libro  Questa iniziativa che abbiamo lanciato come prima presentazione del libro di Sakine… (ascolta l’audio)

     

    MATERIALI

    Carta del Contratto Sociale del Rojava: Il testo e gli aggiornamenti   (leggi per intero)

    La legislazione sulla parità di genere in Rojava: Introduzione e testo (leggi per intero)

    APPELLO delle donne in sostegno al Rojava contro l’invasione della Turchia in Siria L’esperienza democratica di successo che donne e uomini stanno da tre anni costruendo in Rojava è oggi a rischio (continua)

    APPELLO per la democrazia femminista in Rojava In sostegno delle donne curde e dell’esperienza politica della Rojava, avanguardia della democrazia, e delle docenti turche arrestate per aver firmato un appello a loro favore: Care Accademiche e Scenziate Italiane, Cari Accademici e Scenziati Italiani…(continua)

     

    BIBLIOGRAFIA 

    Bibliografia essenziale

     

    RECENSIONI

    Emanuela Irace – Sakine, che ha lottato tutta la vita. Per la libertà. Esce il secondo volume dell’autobiografia di Sakine Cansiz: “Tutta la mia vita è stata una lotta”, fondatrice del Pkk, imprigionata e torturata per dieci anni, morta in un attentato il 9 Gennaio del 2013 nel cuore di Parigi… (continua)

     

     

    SITI WEB

    www.uikionlus.com

    EN:

    https://cooperativeeconomy.info/

    The Evolution and Mechanics of Slot Machines

    http://www.networkaq.net/

    komnews.org

    ESP:

    http://kurdistanamericalatina.org/category/jineoloji/

    IT blog:

    https://dakobaneanoi.noblogs.org/

  • LABORATORI PER LA FORMAZIONE E L’AUTOFORMAZIONE

    Lea Melandri – Corso di formazione per insegnanti: Educazione di genere e scrittura di esperienza

    La separazione tra vita privata e relazioni sociali, tra mondo interno e mondo esterno oggi sembra decisamente venir meno per l’invadenza di una cultura di massa che ha a disposizione mezzi potenti, come la televisione, la pubblicità, i consumi. Storie…
  • Natura e politica

    Natura e politica

    Il pensiero delle donne sulla natura è un pensiero recente che parte da una prospettiva dichiaratamente incarnata nei corpi e per questo parziale. Proprio intorno al concetto di parzialità ruota il contributo di tutte le scienziate, filosofe e attiviste che a partire dalla prima metà degli anni ’70 hanno messo in pratica una rilettura “situata” della storia della scienza e quindi della cultura della natura. A queste donne va riconosciuto il merito di aver trattato la natura e la scienza come fatti sociali, quindi come costrutti particolarmente vulnerabili all’influenza di ideologie e stereotipi. In questo sovvertimento, in questa rottura dell’ordine precostituito, sta la valenza politica del pensiero femminista sulla natura, un pensiero che, pur nelle sue molteplici istanze, ha posto al centro la critica di quella “neutralità” per secoli chiamata in causa a legittimare strategie di dominio sul “naturale”. Il lavoro delle pensatrici della natura è coinciso quindi, da una parte, con un lungo processo di ricerca sul simbolico che ha smantellato le metafore sessuali e sessiste di cui il paradigma scientifico dominante faceva ampio uso, e ha esplorato nuovi concetti di alterità muovendosi oltre il dualismo maschile-femminile; dall’altra, con l’elaborazione di pratiche e strategie politiche. Si tratta di un processo ancora in corso, che negli ultimi anni ha manifestato soprattutto l’esigenza di dare spazio a nuove figurazioni per rappresentare la natura e il rapporto tra corpi, ambienti e tecnologie. Purtroppo, il pensiero politico delle donne sulla natura non ha ancora trovato il giusto spazio in Italia, e più in generale nel vecchio continente. Possiamo dire invece che il dibattito è fervido in America, Asia e Australia, terre di conquista nelle stagioni del colonialismo, ma anche paesi che in modi differenti hanno ancora esperienza diretta della natura intesa come wildness. In questo senso, la testimonianza delle pensatrici asiatiche, americane, australiane, incarna sicuramente un pensiero radicato nell’esperienza. Qui di seguito proponiamo alcune letture scelte per un’introduzione all’argomento.

    D’Eaubonne Francois (1974), Le feminisme ou la mort, Pierre Horay, Paris

    In questo testo compare per la prima volta il termine ecofemminismo, spiegato come l’incontro tra pensiero femminista ed ecologia. Si tratta di un pensiero “nuovo” che stabilisce una relazione politica tra la figura femminile e la Terra: le donne e l’ambiente si trovano ad essere categorie oppresse e destinate allo sfruttamento, all’interno del medesimo paradigma patriarcale dominante. Si tratta di una versione ingenua di ecofemminismo che tende soprattutto a sottolineare il nesso tra la violenza maschile esercitata sull’ambiente, e quella esercitata sui corpi delle donne.

    Merchant Carolyn, (1980) The death of nature: women, ecology and the scientific revolution, ed.it. La morte della natura, Milano, Garzanti, 1988

    E’ considerato uno dei testi chiave dell’ecofemminismo. Qui l’autrice teorizza la transizione dalle società pre-moderne a quelle moderne come il passaggio da una concezione del mondo come organismo vivo a una concezione del mondo come macchina inerte. Un passaggio avvenuto in corrispondenza della Rivoluzione scientifica, e segnato dal graduale abbandono dell’ordine simbolico del materno, largamente diffuso nelle società arcaiche per rappresentare la natura e, più in generale, la Terra. La natura come nutrice, la terra come madre, il mondo come organismo di parti tra loro interconnesse e cooperanti, sono tutti tasselli appartenenti a quell’immaginario olistico che precede le società basate sullo Stato nazione, l’illuminismo scientifico, il capitalismo economico. L’edizione italiana contiene anche una presentazione di Elisabetta Donini, docente universitaria in Fisica fino al 2004, da anni attiva all’interno del dibattito su donne e scienza.

    Fox Keller Evelyn, (1985) Reflections on gender and science, ed.it Sul genere e la scienza, Milano, Garzanti, 1987

    In questo volume la fisica e femminista statunitense pone apertamente la questione del genere all’interno del discorso scientifico, partendo dalla individuazione degli stereotipi sessisti presenti nella cultura della scienza patriarcale. Una voce interna al contesto scientifico dichiara esplicitamente che teorie, modelli e descrizioni della natura non sono qualcosa di universale e imparziale, bensì costrutti socioculturali altamente influenzati dal modo di pensare di una determinata comunità storica, quella dei maschi, bianchi, occidentali. Nonostante il lavoro di Keller abbia fatto discutere le femministe – soprattutto per la sua reticenza nel riconoscere l’esistenza di uno specifico punto di vista femminile sulla natura – il contributo principale del testo è stato proprio quello di riportare la testimonianza di un’addetta ai lavori. L’edizione italiana include una presentazione di Paola Manacorda, matematica ed esperta di grandi sistemi informatici.

    Harding Sandra, (1986) The Science Question in Feminism, Cornell University Press

    Testo cardine per il dibattito femminista sulla scienza, pone al centro la questione dell’obiettività. L’autrice, filosofa della scienza americana, mette a confronto le diverse critiche che l’epistemologia femminista ha fatto all’obiettività così come intesa dalla scienza moderna patriarcale, ponendo in relazione empiricismo femminista e teoria del punto di vista femmnista (standpoint theory). Una riflessione che la porterà più tardi ad elaborare la sua nozione di “obiettività forte”.

    Irigaray Luce, (1986) Sessi e Genealogie, Milano, Baldini Castoldi Dalai, in particolare i saggi L’universale come mediazione, pp. 145-171, e Una possibilità di vivere. Limiti al concetto di neutro e universale nelle scienze e nei saperi, pp.205-231

    Iin questi interventi tenuti entrambi nel 1986, il primo a Zurigo e il secondo a Tirrenia, Irigaray esplora le connessioni tra matriarcato e natura, e articola una critica al concetto di neutralità scientifica partendo dalla catastrofe di Cernobyl.

    Shiva Vandana, (1988) Staying alive: women, ecology and survival in India, ed.it Terra madre. Sopravvivere allo sviluppo, Torino, UTET, 2002

    E’ il manifesto politico della fisica e ambientalista indiana Vandana Shiva, famosa per le sue battaglie al fianco delle donne del Sud. Una critica all’Occidente e alla cultura patriarcale che rende visibile il ruolo delle donne del Sud per il pianeta, descrivendo dettagliatamente la rete di saperi femminili elaborata nei millenni all’interno del sistema natura: dalla catena alimentare agli ecosistemi forestali, dalle lotte per i beni comuni alla gestione dell’acqua. Della stessa autrice consigliamo anche Il bene comune della terra, Milano, Feltrinelli, 2006

    Duden Barbara, (1991) Der Frauenleib als öffentlicher Ort, ed.it. Il corpo della donna come luogo pubblico, Torino, Bollati Boringhieri, 1994

    Uno sguardo storico sui corpi, una ricostruzione puntuale del processo di pubblicizzazione/espropriazione del corpo della donna e delle sue funzioni, parallelamente all’avanzare della tecnica e della medicalizzazione maschili. Della stessa autrice segnaliamo anche Il gene in testa e il feto nel grembo, Torino, Bollati Boringhieri, 2006.

    Haraway Donna J., (1991) Simians, Cyborgs and Women: The Reinvention of Nature, ed.it Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Milano, Feltrinelli, 1995

    Il volume include il famoso “Manifesto” di Haraway, che teorizza un nuovo soggetto politico: il cyborg, organismo composto di carne e silicio, natura e tecnologia. Una figurazione material-simbolica del tutto originale che ha ispirato tutta la riflessione cyberfemminista successiva, e da cui prende le mosse il progetto di una tecnoscienza femmnista. L’edizione italiana è curata da Liana Borghi e include un’introduzione di Rosi Braidotti. Della stessa autrice segnaliamo anche Testimone modesta@FemaleMan©_incontra_OncoTopo™, Milano, Feltrinelli, 2000.

    Plumwood Val, (1993) Feminism and the mastery of nature, New York, Routledge

    Una delle maggiori teoriche dell’ecofemminismo spiega la relazione donne-natura come il nesso culturale che ha storicamente legittimato una serie di colonizzazioni a più livelli, quello che Plumwood chiama il “modello dominante”. In questo testo la teorica australiana smaschera i dualismi sottesi alla rete di dominio in cui spesso donne e natura si sono trovate a svolgere lo stesso ruolo, quello di subalterne.

    Braidotti Rosi, (2005) Madri, mostri, macchine, Roma, Manifestolibri

    Un volume che raccoglie tre saggi sulla riflessione post-moderna intorno ai corpi femminili e alle loro connessioni con il mostruoso ed il macchinico. Una voce, quella di Braidotti, attenta a contribuire in modo originale al discorso sulle metamorfosi e sulle ibridazioni in corso nell’era delle nuove tecnologie informatiche e biologiche, dove i confini tra natura e tecnica sono sempre più permeabili. Della stessa autrice segnaliamo anche In metamorfosi. Verso una teoria materialista del divenire, Milano, Feltrinelli, 2002, in particolare i capitoli 3, 4 e 5.

  • Pina Caporaso – Bomba libera tutti (video)

    Pina Caporaso – Bomba libera tutti (video)

    Pina Caporaso insegna nella scuola primaria Galilei di Pistoia.  Molto attenta alle tematiche della differenza, ha svolto un’esperienza con i bambini della scuola elementare, documentando il lavoro svolto, le risposte dei bambini da un video che è stato prodotto all’interno del progetto promosso dal comune, con il patrocinio della provincia e della commissione provinciale pari opportunità.

     

    Il video:

  • Lea Melandri – Corso di formazione per insegnanti: Educazione di genere e scrittura di esperienza

    La separazione tra vita privata e relazioni sociali, tra mondo interno e mondo esterno oggi sembra decisamente venir meno per l’invadenza di una cultura di massa che ha a disposizione mezzi potenti, come la televisione, la pubblicità, i consumi. Storie personali, amori, drammi famigliari, vicende intime diventano un alimento indispensabile per il quotidiano intrattenimento di milioni di spettatori. Caduta la barriera del pudore, molti sono disposti a “narrare” in pubblico fatti e sentimenti taciuti persino ai famigliari. Dietro questa “sovraesposizione” di sé appare evidente il bisogno di condividere e confrontare con altri esperienze che finora sono state vissute in solitudine, come destino, inadeguatezza o disagio personale.

    Nasce tuttavia il dubbio che la valanga di “vita intima” che si rovescia su di noi dall’esterno, anziché produrre maggiore conoscenza di sé e del mondo, amplifichi il senso di vuoto e di isolamento, oltre che una perdita progressiva della padronanza sui nostri pensieri, emozioni e affetti.

    Tra le vicende che rimangono, nonostante tutto, oscure e sempre uguali nel tempo, ci sono senza dubbio la relazione tra i sessi, le identità e i ruoli di genere, il corpo e l’immaginario sessuale.

    Per addentrarsi in questi territori, vicini alla memoria del corpo, ai sogni e ai desideri più nascosti, una guida sorprendente è la scrittura di esperienza, lettere, diari, autobiografie, note sparse, che appartengono soprattutto alle donne, per quella collocazione storica, scambiata per “destino naturale”, che le ha identificate con la casa, la generazione e la cura dei figli, l’amore, la sessualità, ma che sono presenti anche nella vita e nelle scritture degli uomini.

    Il corso di formazione, rivolto agli insegnanti, si propone di affrontare questi temi, sia attraverso la lettura di pagine scelte, di autori e autrici noti e meno noti, che attraverso le scritture, anche frammentarie, che ne nasceranno, come pensieri mossi da altri pensieri, vite che si riconoscono in altre vite, narrazioni di sé capaci di “farsi e disfarsi” nell’incontro con gli sguardi e le consapevolezze di altri.

     

     

    Lea Melandri

     

    Nata a Fusignano (Ravenna) nel 1941, vive a Milano dal 1967. Ha insegnato in vari ordini di scuole e nei corsi per adulti. Tiene attualmente corsi presso l’Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano, di cui è stata promotrice insieme ad altre fin dal 1987 e di cui oggi è presidente.

    Nel 1971 diventa redattrice, insieme allo psicanalista Elvio Fachinelli, della rivista omonima (1971-1978), di cui ha curato recentemente un’antologia: L’erba voglio. Il desiderio dissidente, Baldini & Castoldi 1998.

    Prende parte attiva al movimento delle donne negli anni ’70. Di questa ricerca sulla problematica dei sessi, che continua fino ad oggi, sono testimonianza le pubblicazioni:

    L’infamia originaria, edizioni L’erba voglio 1977 (Manifestolibri 1997); Come nasce il sogno d’amore, Rizzoli 1988 ( ristampato da Bollati Boringhieri, 2002); Lo strabismo della memoria, La Tartaruga edizioni 1991; La mappa del cuore, Rubbettino 1992; Migliaia di foglietti, Moby Dick 1996; Una visceralità indicibile. La pratica dell’inconscio nel movimento delle donne degli anni Settanta, Fondazione Badaracco, Franco Angeli 2000; Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia, Bollati Boringhieri 2001;Preistorie. Di cronaca e d’altro, Filema 2004; lettura a M. Fraire, R. Rossanda, La perdita,Bollati Boringhieri, 2008; Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà, Bollati Boringhieri 2011.

    Ha tenuto rubriche di posta su diversi giornali e ha diretto, dal 1987 al 1997, la rivista “Lapis. Percorsi della riflessione femminile”, di cui ha curato, insieme ad altre, l’antologia Lapis. Sezione aurea di una rivista, Manifestolibri 1998. Collaboratrice dal 2000 al 2004 del mensile “Carnet”, e attualmente del settimanale “Gli Altri”, del Corriere della sera e del Blog 27esima ora (corriere.it), del sitowww.zeroviolenzadonne.it, della rivista “Alfabeta” e di altre testate.

  • Laura Nanni – I linguaggi del corpo: Immagine-gesto-movimento-creatività

    Non posso che creare danzando

    Ed ecco che diviene danza…

    Camminando e danzando, ho elaborato una filosofia del corpo che danza in cui la tecnica ha la funzione di dare coscienza e consapevolezza dell’ordine naturale del corpo. Si tratta di…dare al senso interno, alle emozioni, la possibilità di divenire visibili; di esercitare l’attenzione e la percezione di quello che tocca i nostri sensi nella percezione attiva o passiva, e che, passando attraverso il corpo, utilizzando tutto ciò che riesce ad armonizzare l’insieme, crea qualcosa del tutto personale.

    Ci possono essere tanti linguaggi autentici in danza quante sono le persone che danzano.

    Credo che il linguaggio del corpo conservi sempre un suo mistero e che non si riveli completamente ad una mente solo analitica, perché porta alla luce contenuti pre-verbali, disegna ciò che è invisibile, significando in ogni suo minimo gesto.

    E «l’espressione simbolica è la rappresentazione più chiara e caratteristica che si possa enunciare, per il momento, di una cosa relativamente sconosciuta»(Jung).

    L’emergere di un segno concreto, però, non significa che sia subito necessaria una “traduzione” verbale, perché molto spesso tradurre un’immagine, un segno, in parole, può tradirne il senso.

    Il programma di danza-movimento creativo, è pensato per adeguarsi sempre ai desideri e alle esigenze delle persone che incontro. Ogni volta è un nuovo itinerario per un percorso tutto da costruire e scoprire insieme. Ogni gruppo ha un suo percorso. Estrema attenzione è posta alla percezione di sé relativamente all’espressività, ma anche alla scoperta delle proprie specifiche “qualità” nel movimento.

    È necessario uno spazio adeguato, la possibilità di riprodurre musica e di poter disporre di altri oggetti, secondo la necessità del momento specifico che si va costruendo insieme.

    Ambiti di riferimento di questa attività: formazione all’espressione corporea e sviluppo della creatività; sviluppo dell’attitudine a osservare e comprendere le possibilità di coesistenza delle differenze nella società e  delle differenze presenti in ognuna-o.