• Elena Pellegrini – M. Mies e V. Shiva, Introduzione a Ecofeminism. Una traduzione con apparato critico

    Tesi di Laurea Triennale

    Relatrice: Federica Giardini

    Anno Accademico 2023/2024 – Università degli Studi Roma Tre – Scienze della Comunicazione, Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo

    Abstract

    Gli ecofemminismi si prefiggono di individuare le analogie tra sistema economico capitalista e sistema sociale patriarcale e di proporre soluzioni adeguate a salvare dall’oppressione le minoranze e il nostro Pianeta, ma ancora oggi in Italia non disponiamo della traduzione ufficiale di uno dei testi cardini del movimento.

    Il lavoro qui presentato ha proprio lo scopo di metterne una piccola parte a disposizione di chiunque voglia approfondire la questione ecofemminista ed è strutturato in due sezioni principali: la traduzione del testo Preface to the critique influence change edition dal volume Ecofeminism di Maria Mies e Vandana Shiva nell’ edizione del 2014 e un apparato critico costituito da due insiemi di fonti, suddivisi in base alla pubblicazione cui fanno riferimento.

    Nella prima parte del progetto è stata eseguita una traduzione diretta dalla lingua inglese all’italiano, seguendo l’ordine cronologico originale dei paragrafi e riportandoli così come presentati dalle autrici per garantire maggiore coerenza di significato. La prefazione tradotta presenta separatamente i due interventi delle autrici, scritti a distanza di vent’anni dalla prima pubblicazione di Ecofeminism (1993). Shiva inizia con il contestualizzare le motivazioni dietro questa collaborazione e ciò che è cambiato nel corso degli anni riguardo ai temi trattati nell’edizione originale. Mies prosegue ammettendo che nessuno dei fenomeni analizzati appare migliorato e spiega perché tutt’oggi le loro teorie siano frutto di riflessioni ancora così attuali.

    La seconda parte della tesi è un lavoro di ricerca che nasce con lo scopo di ragionare sull’operato delle due filosofe, approfondendone alcuni contenuti e indagandone la metodologia di analisi. Mentre la prima parte si concentra sull’accoglienza e sulle critiche più comuni che sono state riservate all’edizione del 1993, la seconda sposta il focus sulla prefazione soggetta a traduzione, scritta nel 2013 e pubblicata nel 2014.

    Contatti
    elenaserena.pellegriniatgmail.com
    ele.pellegrniatstud.uniroma3.it

    Indice

    Indice

    Introduzione   

    Traduzione della prefazione del testo Ecofeminism di Maria Mies e Vandana Shiva, edizione 2014

    Prefazione all’edizione critique influence change 

    Vandana Shiva

    L’intensificazione della violenza contro le donne        

    L’Era dell’Antropocene: la scelta umana di essere distruttiva o creativa         

    Maria Mies       

    Cosa è ancora uguale al giorno d’oggi?             

    La violenza contro la natura e le donne             

    Violenza contro le donne e la biotecnologia   

    Cosa è diverso oggi?   

    Qual è l’alternativa?    

    Commento alla traduzione  

    Apparato critico: I Parte         

    1.            Accoglienza alla prima pubblicazione del testo           

    2.            Il cambio di prospettiva proposto da Mies e Shiva       

    3.            Dilemma tra identità femminile e identità etnica        

    4.            Il contesto indiano       

    Apparato critico: II Parte        

    1.            Accoglienza alla pubblicazione del 2014         

    2.            Convergenza con il Confederalismo Democratico curdo        

    3.            Ecofeminism come parte della letteratura nel contesto decoloniale

    4.            Un nuovo punto di vista sulla tesi marxista    

    Conclusione 

    Bibliografia     

    Sitografia         

  • Fabiana Cioni – Ricostruire con amore. Un approccio auto-determinato all’emergenza, Confederalismo Democratico in Kurdistan

    Tesi di dottorato

    https://air.iuav.it/handle/11578/306342?mode=complete

    Abstract
    La ricerca attraversa alcuni territori del Kurdistan, per valutare la portata della ‘ricostruzione’ fisica e sociale sperimentata con l’attuazione del confederalismo democratico (Öcalan 2011). La metodologia utilizzata comprende gli strumenti classici della ricerca quantitativa ma si caratterizza per la partecipazione diretta ai processi descritti e interpretati. Il concetto di emergenza è esplorato con l’aiuto della ecologia sociale (Bookchin 1988) per relazionare il vissuto con l’interpretazione, per costruire tensioni fra ipotesi ed evidenze. L’approccio trans-disciplinare è stato la bussola per attraversare territori che operano secondo direttrici tracciate da bisogni e ‘domande di vita’, questioni che non rientrano negli interessi della modernità capitalista (Öcalan 2015). Öcalan propone un approccio olistico in cui le donne sono ‘eliche’ del cambiamento, nel binomio corpo-territorio, il corpo della donna è l’inizio della colonizzazione e della schiavitù (Federici 2004; Mies 2014); questa evidenza attiva un cambiamento radicale non solo nel movimento curdo. Sulle montagne del Kurdistan le donne sperimentano in autonomia la condivisione e creano la prima accademia di Jineoloji in cui hanno iniziato a scrivere insieme la storia e dare forma alla scienza dalla prospettiva delle donne.
    I casi studio scelti per comprendere il funzionamento del Confederalismo democratico sono sono separati da un confine, che oggi ha la consistenza di un muro, ma si trovano alla stessa longitudine ed a meno di 200 chilometri di distanza. Diyarbakir metropoli di due milioni di abitanti nel sud-est della Turchia (Gambetti 2010; Kaya 2020), e Jinwar villaggio rurale di fondazione progettato costruito e gestito da donne nella AASNE (Knapp, Ayboga, e Flach 2016; Dirik et al. 2017). Il Villaggio delle Donne e Diyarbakir sono esplicativi delle potenzialità del sistema del confederalismo democratico e della flessibilità che caratterizza le strutture dell’autonomia, sia all’interno delle stesse che in relazione fra loro. Il comune denominatore dei casi studio è la diffusione della consapevolezza ecologica individuale e collettiva che richiede lo sforzo delle singole persone per trasformare le relazioni e riportarle all’interno della politica.

    Bio
    Architetto, PhD Architettura, città, design (IUAV), fotografa e attivista.
    Ricercatrice indipendente e docente nella scuola superiore di secondo grado. Vive e lavora in provincia di Livorno.

    Contatti
    fabiacioni[at]gmail.com

    Indice

    Nota introduttiva del tutor Prof. Domenico Patassini
    Elenco degli acronimi
    Introduzione
    L’Emergenza come condizione progettuale

    Capitolo 1
    Non abbiamo amici se non le montagne

    1.1 Danzare sulla terra
    1.2 La questione curda
    1.3 Evoluzione della «questione curda» in Siria
    1.4 Una bandiera, uno stato, un popolo. Nazionalismo turco
    1.4.1 Guerra a bassa intensità, stato d’emergenza a lungo termine
    1.5 Agli esseri umani crescono le ali soltanto sull’orlo dell’abisso

    Capitolo 2
    Ecologia Sociale, un’introduzione

    2.1 L’essere umano è la Natura che prende coscienza di se stessa
    2.2 Possibilità evolutive
    2.3 Principi etici del Comunalismo
    2.4 Comunalismo e confederalismo
    2.5 Conclusioni

    Capitolo 3
    Rivoluzione femminista

    3.1 Anni di crisi e trasformazione
    3.2 La verità è amore, l’amore è vita libera
    3.3 Confini per eterni conflitti
    3.4 Quando lo specchio si rompe
    3.5 Jineolojî
    3.5.1 Vita libera insieme
    3.5.2 Jineolojî e gli studi Matriarcali
    3.5.3 Società Naturali
    3.5.4 Clan familiare e città-stato
    3.5.5 Religioni monoteiste e sessismo
    3.6 Modernità democratica
    3.7 L’utopia concreta del confederalismo democratico

    Parte seconda Casi studio
    Capitolo 4
    Verso la modernità democratica in Turchia

    4.1 Potere duale in Bakur
    4.2 La città e il fiume
    4.3 Città e Potere. Diyarbakir nel XX secolo
    4.4 La politica dei corpi e diritto alla città
    4.5 La fortezza e i giardini sul Tigri, simboli di cittadinanza
    4.5.1 Oltre le mura
    4.6 Urbicidio. Conclusione forzata

    Capitolo 5
    Democrazia senza stato

    5.1. Costruzione del confederalismo democratico nella Siria del nord
    5.2 La forza innovativa del Contratto Sociale
    5.3 Ricostruire con amore. Jinwar l’eco-villaggio delle donne
    5.4 Terra, acqua e paglia
    5.5 Vita libera insieme
    5.6 Economia dei bisogni
    5.7 Conclusioni
    6. Finestre socchiuse
    Bibliografia

  • Arianna Pasquini – Riproduzione sociale e rigenerazione della natura: per una critica femminista dell’ecologia

    Tesi di Dottorato

    Tutor: Luca Scuccimarra

    Anno Accademico 2022/2023 – ‘La Sapienza’ Università di Roma – Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione, Dipartimento di Scienze Politiche

    Identificativo tesi: https://hdl.handle.net/11573/1667220

    Mail: arianna.pasquiniatuniroma1.it / aripasquiniatlibero.it

    Abstract

    Perché donna e natura? Una simile domanda posta oggi, alla luce delle crisi ecologiche e di cura che sconquassano gli equilibri del mondo contemporaneo, è concreta, materiale, tutt’altro che astratta. Tale quesito avoca a sé una serie di corollari che pongono il dilemma se la donna sia parte della natura, se l’essere umano sia parte della natura e come la società (o la cultura) interagisca con la natura. Calando poi questi quesiti in un contesto contemporaneo con uno sguardo globale, in quanto la crisi ecologica riguarda l’intero pianeta Terra, ma differenziato lungo le diagonali spaziali di razza, genere, classe e specie, scopriamo che vi sono molti rapporti possibili tra umano ed extra-umano. Allora bisogna chiedersi quale configurazione relazionale, tra i diversi rapporti possibili, abbia portato all’odierna precarietà rovinosa delle condizioni del ‘vivente’ sulla Terra e perché si sia posta in essere una tale relazione e non altre. Ripercorrere la storia della modernità, in intersezione con quella del patriarcato e del capitalismo come progetto di convergenza di forme di dominio e sfruttamento, per scoprire quale sia il punto di vista marginalizzato da cui sia più utile esplorare il problema, è stata la missione dei femminismi cosiddetti della ‘seconda ondata’ che si sono occupati della sfera della riproduzione sociale dalla seconda metà del Novecento e di molti femminismi ancora oggi. Secondo gli ecofemminismi, descrivere il ruolo della ‘donna’ nelle società moderne significa, in parte, anche descrivere il ruolo della ‘natura’ nelle stesse. L’ecologia politica contemporanea come disciplina multiforme cerca di spiegare il disastro climatico e di immaginare soluzioni di fuoriuscita dal paradigma produttivista di tipo capitalistico e, nel farlo, recupera più o meno esplicitamente, le teorie femministe ed ecofemministe della riproduzione sociale e della cura, rivelando ancora una volta il carattere profondamente significativo della relazione tra donna e natura (sia questa presunta, costruita socialmente, mistica o materiale).

    Indice

    Introduzione                             

    0. Prologo: dove nascono le idee. Origini diffratte

    0.1. Influenze

    I. La riproduzione sociale: teorie e prassi femministe

    I.1. Alcune note di metodo introduttive, per familiarizzare con un’etica femminista sul concetto di riproduzione

    I.2. Il conflitto tra produzione e riproduzione: introduzione

    I.2.1. Il conflitto originario: ciò che Marx non ha visto (o non poteva vedere?)

    I.2.2. Sul valore

    I.2.3. Critiche interne al femminismo sull’approccio dei gruppi per il salario al lavoro domestico

    I.2.4. Il conflitto con il marxismo e i movimenti operaisti

    I.2.5. Il conflitto interno ai femminismi

    I.2.6. Il movimento transfemminista

    I.3. Tra riproduzione e cura: un tentativo di definizione

    I.4. Femminilizzazione del lavoro

    II. Il rapporto contemporaneo tra umano ed extra-umano: il conflitto tra società e natura

    II.1. Umano, troppo umano

    II.1.1. Ricordo di una conversazione: introduzione al dibattito sul rapporto tra società e natura

    II.2. Il ‘problema’ natura

    II.2.1. Per un approccio critico al rapporto tra ‘crisi della natura’ e capitalismo

    II.2.2. Ecologia: nascita della biologia come relazione

    II.2.3. La dimensione politica dell’ecologia

    II.3. L’accumulazione originaria come atto disgregativo del rapporto umano-natura

    II.4. Il paradigma Antropocene

    III. Riproduzione sociale e rigenerazione della natura: il rapporto uomo – donna – natura

    III.1. Critica femminista dell’ecologia

    III.2. Ecofemminismo: un’introduzione

    III.2.1. Dalle radici dell’ecofemminismo agli scenari futuribili: uno sguardo situato sulla relazione tra ‘donna’ e ‘natura’

    III.3. Sul rapporto tra capitalismo e patriarcato

    Conclusione

    Fonti e riferimenti bibliografici

  • Valeria Venditti – Marginalization and Unspeakability: the Social and Linguistic Construction of Exclusion

    Valeria Venditti – Marginalization and Unspeakability: the Social and Linguistic Construction of Exclusion

    Tesi di Dottorato

    Relatore: Virginio Marzocchi

    Relatrice: Caterina Botti

    Anno Accademico 2015/2016 – ‘La Sapienza’ Università di Roma – Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali – Dipartimento di Filosofia

    Mail: valeria.venditti@gmail.com

    Pagina Academia: https://uniroma.academia.edu/ValeriaVenditti

     

    Abstract

    I cambiamenti sociali avvengono regolarmente, su base quotidiana, ma è difficile riconoscerne il valore, misurarne la forza progressista o conservatrice, presagirne le ripercussioni al di là della loro sfera di azione. Questo lavoro guarda alle ripercussioni dei cambiamenti promossi dalle istituzioni politico-giuridiche, nonché alle ricadute di quelle trasformazioni che si determinano a livello giuridico e che quindi lasciano l’orizzonte relazionale da cui erano scaturite per trovare nuova legittimazione attraverso un linguaggio istituzionale che conferisce loro legittimità e forza autoritativa. Il mio interesse si rivolge in particolare alle procedure di inclusione istituzionale quale strumento per offrire visibilità e riscatto alle situazioni di marginalizzazione sociale e politica.

    A partire da una riflessione sullo statuto dell’inclusione (intesa perlopiù come riconoscimento e integrazione di specifici gruppi sociali), analizzo come differenti modalità inclusive mettano al centro il soggetto vittima dell’emarginazione restringendo la prospettiva inclusiva a una questione “posizionale”: dentro o fuori (cap.1). In questo senso, le istituzioni prese in esame mobilitano uno spettro semantico binario e naturalizzante, che se da un lato concepisce come unica modalità inclusiva l’assimilazione (il portar dentro come sola controparte dell’esser fuori), dall’altro tende a classificare i soggetti che riconosce come membri di categorie identitarie totalizzanti. Queste ultime fanno il loro ingresso nel sociale e vi si impongono, divenendo parte integrante non solo del gergo giuridico-istituzionale ma anche di più ampie pratiche relazionali, politiche e sociali. Per mappare questi meccanismi inclusivi e le modalità con cui si fanno produttori di soggettività esamino in primo luogo il modo in cui il linguaggio delle istituzioni permette l’articolazione di determinate forme di vita a discapito di altre – studio che non può essere condotto in astratto, ma deve tenere conto della relazione particolare e contingente che intercorre tra la sfera politica e quella giuridica nei vari contesti geo-storici. Pertanto, nella prima parte della mia tesi viene proposta una tipologia delle pratiche inclusive secondo tre paradigmi fondamentali: politiche orientate alle opportunità, tese a garantire l’inclusione mediante la partecipazione di ogni cittadino alla sfera pubblica (cap. 2); politiche basate sulle capacità, che insistono sulle condizioni per la conduzione di una buona e soddisfacente vita privata per ogni essere umano (cap. 3); e politiche di protezione delle categorie, che si concentrano sulle possibilità di accesso a eguali diritti o a speciali protezioni per membri di categorie a rischio discriminazione (cap. 4). Il mio argomento è che, a dispetto delle reciproche differenze, questi modelli pongono in essere lo stesso movimento di naturalizzazione e assimilazione delle categorie discriminate (cap. 4). Essi infatti procedono dapprima delineando soggetti di diritto monolitici e coerenti (nel primo i cittadini; nel secondo l’essere umano; nel terzo specifiche identità discriminate, come la donna, la madre, la prostituta, la persona disabile, la persona di colore, la lesbica…), fortemente connotati e dotati di grande potere normativo, e quindi ne promuovono l’integrazione mediante la pretesa– esplicita o implicita – che tali soggetti di adattarsi a determinate piattaforme semantiche e valoriali.

    Nella seconda parte del lavoro mostro come questo doppio movimento, di ritaglio e unificazione del tessuto sociale, sia connaturato al sistema inclusivo basato sui diritti – gergo specifico della contemporaneità. Se dapprima i diritti erano intesi come umani, cioè collegati a una natura stabile da taluni ritenuta egualitaria, il nuovo millennio apre alla specializzazione di tale forma legale, che viene a imporsi (anche in relazione all’accresciuta importanza di istituzioni sovra-nazionali e alla crisi dello stato-nazione) quale vettore di agibilità politica per certe categorie umane (cap. 5). La tesi si concentra quindi su come questi diritti producano identità sociali naturalizzate, capaci di imporsi non solo quali strumenti giuridici, ma anche in quanto portatori di modelli sociali, entità normative che si spogliano della loro tecnicità per sedimentarsi nel linguaggio ordinario (cap. 6). In questo senso, le politiche inclusive finiscono per marcare nuovi profili dell’intelligibile: attraverso la creazione di nuove condotte legittimate, la lotta all’emarginazione combattuta a suon di diritti si riduce a una dislocazione costante dei margini dell’accettabile, del dicibile, così da creare una cortina sempre più spessa tra le forme di vita codificate e quelle che rimangono fuori dal dicibile (cap. 7). La tesi si conclude indicando come proprio questa consapevolezza possa costituire il primo passo verso forme di riconoscimento basate sulle relazioni anziché sull’imposizione di standard di adeguatezza sociale delle proprie scelte di vita – ancorché caotiche, stratificate, parziali e contingenti.

     

    Contents

     

    Part I

    INTRODUCTION

    1 – INCLUSIVE POLITICS AND THE DE-SPATIALIZATION OF EXCLUSION

    1.1. The new shape of exclusion: de-spatialization and diffusion

    2 – OPPORTUNITY-ORIENTED APPROACH AND THE PRIVATE GAP

    2.1. Hit the scene: aims and drawbacks of a liberal feminism trajectory

    2.2. Private vs. public

    3 – ALL TOO HUMAN? CAPABILITIES AND THE ERASURE OF ALTERNATIVES

    3.1. Capabilities-based approaches: differences and flaws of two perspectives

    3.2. A critical analysis of the capability-based approach

    3.3. The trouble with disability: An excursus

    3.4. Some examples of legal inclusion inspired by the capability approach

    4 – LANGUAGE AND THE LAW: THE CONUNDRUM OF CATEGORIZATION

    4.1. Law and categories: An Italian case study

    4.2. The shortcomings of category-protecting policies

    Part II

    5 – MILLENNIAL RIGHTS: A POLITICAL REVOLUTION FROM THE COURTS

    5.1. A new species of rights

    5.2. The dominance of the pre-juridical and the inflation of rights

    5.3. Fundamental rights and the inflation of rights talk

    5.4. Identification as essentialization: the last frontier of millennial rights

    5.5. On the overall implications of rights essentialization

    6 – LOOPING EFFECT AND LEGAL IMPACT

    6.1. Self-ascription: categorization from within

    6.2. A preliminary question: juridification and the loop

    6.3. Strategic self-ascription: empowerment through compulsion

    6.4. The hidden link between juridification and marginalization

    7 – GOVERNANCE OF GOVERNANCE AND THE LIMITS OF THE INTELLIGIBLE

    7.1. Governing techniques

    7.2. Governance of governance and the limits of speakability

    7.3. Difference dissimulated: politics of marginalities

    CONCLUSION

    References

  • Irene Manfredini – Le donne guerriere nel poema cavalleresco del rinascimento: dalle amazzoni a Clorinda.

    Relatore: Prof. Francesco Ferretti
    Correlatore: Prof. Bruno Capaci
    Corso di laurea specialistica in: Lettere Moderne
    Facoltà: Italianistica e Scienze Linguistiche
    Ateneo: Università di Bologna
    Anno accademico: 2014/2015

    mail: iuene[chiocciola]hotmail.it

    Introduzione dell’autrice: Le donne guerriere sono personaggi leggendari che hanno attraversato la storia a partire dalle antichissime civiltà matriarcali dell’Asia e dell’Africa sino ad arrivare a noi. Moltissimi autori e storici si sono occupati di raccontare le loro gesta attraverso alcuni dei momenti fondamentali della letteratura italiana (e non solo). Basti pensare che, tutt’oggi, personaggi televisivi come Xena e Brienne di Tarth (quest’ultima appartiene alla fortunata saga americana del ‘Trono di Spade’) si sono basati profondamente su figure antiche come le amazzoni o su principesse mascherate da cavalieri come le eroine boiardesche, ariostesche e via dicendo senza, naturalmente, coglierne lo spessore psicologico e l’innovazione sociale attraverso cui gli autori più antichi le avevano rappresentate.
    In Italia la proliferazione di questi personaggi femminili è avvenuta principalmente tra ‘400 e ‘500 a seguito del successo e della traduzione dei romanzi francesi che avevano narrato le gesta di alcune famose mogli armate in difesa della propria patria. Il topos della donna guerriera ha così avuto modo di diffondersi rapidamente, soprattutto grazie all’alto gradimento del pubblico andando a costruire personaggi sempre più definiti, complessi e affascinanti.
    Per riuscire a dare al lettore un’idea più completa e dettagliata dell’argomento ho lasciato al primo capitolo la maggior parte della contestualizzazione storica riguardante l’antichissimo mito greco delle amazzoni (da cui, effettivamente, ha avuto inizio il topos della battaglia tra donna guerriera ed eroe come ripristino dell’equilibrio della poleis), la storia della vergine Camilla quale prima eroina epica della letteratura e modello di riferimento per numerosissimi autori ed, infine, un ultimo paragrafo sulle figure di donne guerriere realmente esistite come Matilde di Canossa ed Elisabetta I; in modo da poter avere un raffronto diretto con l’epoca Medievale e Rinascimentale sulla quale mi sono poi maggiormente concentrata nel resto dell’elaborato.
    Nel secondo capitolo ho infatti lasciato ampio spazio allo sviluppo delle maggiori eroine guerriere dei poemi cavallereschi scritti tra inizio ‘400 e metà ‘500: nel primo paragrafo mi sono occupata di Luigi Pulci e delle sue più conosciute guerriere Antea e Meridiana, nel secondo mi sono invece concentrata sulla Bradamante e sulla Marfisa boiardesche per poi, in quello successivo, evidenziarne sviluppi e diversità attraverso la ripresa del poema di Ariosto. Nel quarto e nel quinto paragrafo ho invece affrontato due autori minori, per fama, ma fondamentali per l’introduzione dei personaggi femminili di Torquato Tasso: la Nicandra del Trissino e la Mirinda di Bernardo Tasso, entrambe guerriere ed entrambe fondamentali alla costruzione del carattere della vergine Clorinda e alla struttura del duello contro Tancredi.
    Infine, il terzo capitolo, ho voluto interamente dedicarlo alla splendida eroina tassiana, lasciandole così abbastanza spazio per coglierne i graduali cambiamenti e i rispettivi confronti con le guerriere precedenti (o interne all’opera stessa della Liberata): nella prima parte del capitolo ho introdotto la principessa etiope e analizzato ciò che riguarda la sua introduzione nel poema, il suo rapporto con l’esercito, le sue azioni in battaglia e, infine, lo svelamento di Arsete e la predestinazione alla morte. Nella parte centrale del capitolo ho invece isolato il momento fondamentale del duello di Clorinda e Tancredi e della metamorfosi della guerriera in donna spiritualmente elevata ad un contesto cristiano di salvezza. Infine, l’ultima parte ho deciso di dedicarla ai confronti diretti con i testi dei maggiori autori precedenti (nominati precedentemente nella presentazione del secondo capitolo) andando ad evidenziare quelli che furono i modelli principali e le grandi innovazioni del Tasso rispetto all’eroina della Liberata.
    So bene che ci sarebbe stato molto altro da dire e che, per una questione di spazi e tempi, ho dovuto fare una scelta di testi nonostante numerosi autori, soprattutto dopo Ariosto, avessero sviluppato le vicende di donne guerriere come Marfisa e Bradamante. In ogni caso, l’evoluzione di questo topos mi ha affascinata moltissimo e mi ha fatto capire che poco si conosce e molto ancora sarebbe da scoprire riguardo a queste figure di eroine, soprattutto tenendo conto di quanto esse si siano mostrate moderne rispetto ai tempi in cui si trovarono ad essere rappresentate.

    Indice

    Introduzione

    Capitolo 1. ORIGINI E SVILUPPO DELLE DONNE GUERRIERE TRA STORIA, MITO E LETTERATURA

    1.1 LA LEGGENDA DELLE AMAZZONI

    1.2 CAMILLA: PRIMA EROINA EPICA DELLA LETTERATURA

    1.3 ESEMPI DI DONNE GUERRIERE TRA MEDIOEVO E RINASCIMENTO: MATILDE DI CANOSSA ED ELISABETTA I

    Capitolo 2. IL TOPOS DELLE GUERRIERE ATTRAVERSO I MAGGIORI POEMI CAVALLERESCHI DEL XV E XVI SECOLO

    2.1 ANTEA E MERIDIANA NEL MORGANTE DI PULCI

    2.2 MARFISA E BRADAMANTE NELL’ORLANDO INNAMORATO DI MATTEO MARIA BOIARDO

    2.3 LO SVILUPPO DELLE GUERRIERE BOIARDESCHE NELL’ORLANDO FURIOSO DI LUDOVICO ARIOSTO

    2.4 LE ANTICHE ORIGINI DELLA GUERRIERA NICANDRA IN GIANGIORGIO TRISSINO

    2.5 MIRINDA EROINA DELL’AMADIGI DI BERNARDO TASSO

    Capitolo 3. IL TOPOS DELLE GUERRIERE NEL POEMA EPICO-CAVALLERESCO DEL XVI SECOLO E IL SUO APICE: CLORINDA

    3.1 LA VERGINE GUERRIERA DELLA GERUSALEMME LIBERATA

    3.2 IL DUELLO TRA CLORINDA E TANCREDI: EVOLUZIONE E COMPIMENTO DEL PERSONAGGIO

    3.3 LA COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO: MODELLI DI RIFERIMENTO TRA

    SOMIGLIANZE E DIFFERENZE

    Conclusioni

    Apparato Iconografico

    Bibliografia

  • Eleonora Cappuccilli – Tra Dio e la sfera pubblica. Mary Astell nella storia costituzionale inglese

    Tesi di dottorato in Storia delle dottrine politiche
    Dottorato in Politica, Istituzioni e Storia, presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Università di Bologna

    Tutor: Maurizio Ricciardi

    Anno accademico 2015/2016

    mail: eleonora.cappuccilli@gmail.com

     

    La tesi indaga la vita e le opere di Mary Astell (1666-1731), pensatrice politica, filosofa e teologa inglese. Il lavoro mostra come la riflessione di Astell costituisca un capitolo essenziale ma poco esplorato della storia costituzionale e del pensiero politico inglese. La dissertazione offre una dettagliata contestualizzazione dell’opera di Astell, letta anche come un episodio tutt’altro che secondario nella protostoria del pensiero politico femminista.
    A partire dall’analisi di trattati giuridici, manuali di condotta, petizioni e profezie femminili del XVII e inizio XVIII secolo, viene ricomposto il contesto giuridico e sociale in cui si colloca l’opera di Astell. Da questa ricostruzione, che fa leva su più registri disciplinari, emerge una finora trascurata presenza femminile nell’economia e nel diritto del Seicento inglese, che si lega allo strutturarsi di una sfera pubblica a cui le donne, con la loro irruzione imprevista a ridosso della rivoluzione del 1640, contribuiscono a dare forma sin dall’inizio. Grande attenzione è dedicata al rapporto con i protagonisti della scena intellettuale dell’epoca, tra cui John Locke, John Norris e George Hickes, e alla relazione con donne notevoli quali la leveller Katherine Chidley, Margaret Cavendish e l’allieva di Locke Damaris Masham.
    La tesi attraversa il dibattito politico-religioso del secolo delle due rivoluzioni inglesi, che vede lo scontro tra un conservatorismo d’impronta anglicana ortodossa, di cui Astell è esponente originale, e un nascente liberalismo tollerante e in linea con l’individualismo possessivo di Locke e dei contrattualisti. Un ulteriore nodo concettuale è costituito dalla teologia politica di Astell, nella quale il nucleo religioso dei concetti, delle idee, delle scelte alla base della costruzione dello Stato è costantemente messo a nudo. La sua teologia politica implica una critica delle politiche di tolleranza e il tentativo di riscrittura della storia: individuando un filo rosso che congiunge la great rebellion e la Glorious Revolution, Astell teorizza la necessità di un ordine in cui tutto il potere sia nelle mani di Dio e quindi del re, suo vicario sulla terra. L’autorità divina assoluta consente di pensare, così, un’eguaglianza radicale delle anime davanti a Dio. A partire da questa uguaglianza Astell può quindi affermare l’impossibile subordinazione delle donne agli uomini.
    Questa rivendicazione dell’uguaglianza e dell’autonomia delle donne emerge con forza nel dibattito sull’educazione, in cui Astell interviene proponendo la creazione di un ritiro filosofico-religioso femminile che dovrebbe condurre a una sfera pubblica separata in grado di preparare le donne alla società degli uomini. Tanto la teoria educativa di Astell quanto quella politica sono lette come modo di mettere la soggettività femminile al centro della sfera pubblica, della religione e dello Stato moderno, come presenza che squaderna e allo stesso tempo riassesta il quadro costituzionale inglese.
    INDICE

    INTRODUZIONE

    CAPITOLO I
    RISCRIVERE LA STORIA

    1.1
    DISSENSO E ORTODOSSIA
    1.1.1 Le sette
    1.2 TOLLERANZA, CONFORMITÀ OCCASIONALE, ENTUSIASMO
    1.2.1 L’entusiasmo alla prova della ragione
    1.3 DIRITTO PUBBLICO, RIVOLUZIONE, COSTITUZIONE
    1.3.1 Tra antichi ideali e rivoluzione
    1.3.2 Un’indagine imparziale sulla Grande Ribellione
    1.3.3La Gloriosa Rivoluzione e la nascita dell’ordine giuridico patriarcale
    1.4 L’ORDINE GIURIDICO PATRIARCALE
    1.4.1 Istituti di diritto privato tra coverture ed equità
    1.5 IL PATRIARCALISMO QUALE FATTORE COSTITUZIONALE
    1.5.1 Il patriarca di Filmer
    1.5.2 Prima della Rivoluzione
    1.5.3 Dopo le Rivoluzioni. Nichols e la storia costituzionale patriarcale

    CAPITOLO II
    L’IRRUZIONE NELLA SFERA PUBBLICA

    2.1
    UNA GUERRA COMBATTUTA CON ARMI E PAROLE
    2.1.1 In pubblico disaccordo: la stampa
    2.1.2 Petizioni pericolose

    2.2 ALL’ALTEZZA DEL LORO SESSO. PETITIONERS, PREDICATRICI, PROFETESSE
    2.2.1 Più coraggiose degli uomini: le petitioners
    2.2.2 Profetesse e predicatrici
    2.3 KATHERINE CHIDLEY, LEADER INDIPENDENTE
    2.4 MARGARET CAVENDISH, UNA «COMPLICATED ROYALIST»
    2.4.1 Una vita al servizio del re
    2.4.2 Tra contratto e dominio
    2.4.3 L’utopia di un mondo alla rovescia
    2.5 LA PAROLA FEMMINILE E L’EGUAGLIANZA
    2.5.1 La profezia femminile nell’età post-profetica
    2.5.2 Le godly women dissenzienti e la naturale eguaglianza
    2.5.3 Una proposta educativa tra il pubblico e il privato

    CAPITOLO III
    TRA CONSENSO E LEGITTIMITÀ. LA CRITICA A JOHN LOCKE

    3.1
    LA DIVINA OCCASIONE E L’AMORE DI DIO
    3.2 IN DIALOGO CON DAMARIS MASHAM
    3.2.1 Discourse concerning the Love of God
    3.2.2 Occasional Thoughts in Reference to a Vertuous or Christian Life
    3.3 LA RELIGIONE CRISTIANA, O L’INTOLLERANZA DEL CRISTIANESIMO
    3.4 TRUMPETERS OF REBELLION. DEL MATRIMONIO E DEL GOVERNO

    CAPITOLO IV
    IL RIFUGIO DALL’IGNORANZA E DALLA TIRANNIA DEL COSTUME

    4.1
    IL PROGETTO EDUCATIVO
    4.2 MANUALI DI ISTRUZIONI PATRIARCALI
    4.3 UN METODO PER L’AUTOAPPRENDIMENTO
    4.4 UNA NUOVA TEORIA DELLA CONOSCENZA

    FONTI E LETTERATURA

  • Federica D’Andrea – Il feto, prodotto semiotico della tecnica, e l’espropriazione del corpo femminile

    Tesi in: Dinamiche interculturali e Mediazione linguistica
    Relatrice: prof.ssa Marisa Forcina
     Facoltà di Lettere, Filosofia, Lingue e Beni Culturali
    Università del Salento
    Anno accademico 2013/2014
    Oggetto di questa ricerca è quello spazio d’intersezione rintracciabile lungo e intorno ai concetti di Bio-potere, quale amministrazione dei corpi e gestione calcolatrice della vita, di soggetto-Feto, la cui fenomenologia di natura mediata/tecnica e il controllo esterno del corpo femminile da esso derivante ne fanno una delle produzioni semiotiche meglio riuscite dell’ultimo secolo, e di critica del soggetto nella tradizione filosofica ed epistemologica occidentale, delle forze di dominazione, subordinazione, inclusione/esclusione che agiscono su di esso nell’ambito della sua stessa definizione, produzione di pensiero, rapporto con l’altro, come originalmente e creativamente proposta dal pensiero femminista. All’interno di questi spazio si cercherà di tessere un reticolato nel quale scorgere e osservare la presenza e le relative coordinate di effetti, relazioni, associazioni e conseguenze di una nuova riconcettualizzazione dell’umano a partire da una radicale e a tutti gli effetti epocale trasformazione dell’esperienza cardine dell’umanità: la riproduzione della specie.
    Lo slittamento di significati in essa operati, da percezione e gestione unicamente interna e unicamente individuale, per millenni dominata dalla percezione tattile e dall’invisibilità fino al momento di effettiva messa in atto della vita, fino a tematizzazione collettiva e consacrazione della stessa come immediato effetto dello status di soggetto accordatole per effetto di media, rappresentazioni discorsive ed argomentazioni di natura prettamente scientifica elevate a livello di bioetica, dimostrano che tale esperienza è stata oggetto, negli ultimi due secoli e soprattutto con una folle e polverosa accelerata negli ultimi 50 anni, di speculazione, manipolazione, di processi di ribaltamento concettuale, nei suoi stessi termini di significanza, affermazione e validità sociale, da parte della scienza e della tecnica. L’ossessione di retaggio illuminista del vedere illimitatamente, soprattutto del considerare vero solo ciò che può essere visto, ha fatto di questa visibilità la condizione necessaria e sufficiente per il battesimo di un nuovo essere, mai prima d’allora visto, dunque eticamente e giuridicamente talmente soggettivato, che pur paradossalmente non essendo ancora è di fatto, come risultato dell’abbattimento di un’imponente colonna d’Ercole del conoscibile, ma dalla consistenza ormai indiscutibile a livello etico, giuridico, semiotico e sociale.
    Non solo, l’essere umano scopre attraverso il discorso di riconoscersi in questo feticcio, che in quanto massiccia rielaborazione dell’esperienza della gravidanza serba una rimessa in discussione a partire da un’analisi del serrato controllo a cui è sottoposto il corpo quale superficie politico discorsiva dove effetti di potere agiscono, analisi che investe termini e agenti del discorso essenziali, come la soggettività stessa, il suo status e rapporto di subordinazione alla normatività, la sottomissione ai processi di normalizzazione, il suo inquadramento in un’episteme dominata dal potere-sapere, problematiche al centro di questioni fondamentali della nostra epoca riguardanti, tra le tante numerose possibili diramazioni, il potere delle istituzioni di influenzare o determinare la vita egli individui.
    Un potere sulla vita, e sul corpo, resosi indispensabile per lo sviluppo del capitalismo liberista, per il quale essenziale, primaria, vitale fonte di senso e capitale è la massa di individui, dunque di corpi e di loro ri-produzione, a cui non lasciare altra sorte che l’assoggettamento e assorbimento nel suo sistema di pratiche e conoscenze. Michel Foucault, genio del post-strutturalismo e padre della bio-politica, Rosi Braidotti, filosofa di livello mondiale e punto di riferimento del pensiero femminista contemporaneo, e Barbara Duden, appassionata storica del corpo femminile, costituiranno i saldi attracchi di partenza di questa rete che si cercherà di esplorare, percorrere con equilibrio funambolico, nel tentativo di individuare sostanza e consistenza di concetti e loro composti in forma di nodi, sovrapposizioni, vuoti, convergenze e divergenze, riconoscibili al suo interno.

    Indice:

    INTRODUZIONE

    Cap. 1. DONNE (E) SOGGETTE

    1.1 Caduta del Soggetto e Fenomenologia del Soggetto Molteplice e Plurale

    1.2 Femminismo radicale

    1. 3 L’eredità di Foucault

    Cap. 2. IL CORPO

    2.1 Spinoza, iniziatore del materialismo

    2.2 Foucault: corpo e biopotere

    2.3 Il Femminismo e il corpo

    Cap. 3. IL FETO CONTEMPORANEO E L’ESPROPRIAZIONE DEL CORPO FEMMINILE

    3.1 Dal tatto alla vista mediata

    3.2 Il feto contemporaneo: prodotto e icona della scienza e dei media

    3.3 Tecnica e medicalizzazione: Effetti sulla soggettualità ed espropriazione del corpo

    3.4 Normatività biologica e Capitalismo biogenetico

    CONCLUSIONE

  • Sara Del Bello – Esperienza, politica e antropologia in María Zambrano

    tesi dottorale di Sara Del Bello

    Dipartimento di Scienze Politiche della “Sapienza”

     

    Questo lavoro, che si sviluppa lungo i principali nodi del pensiero zambraniano, vale a dire il dato esperienziale, il punto di vista antropologico e l’analisi storico-politica, prende forma intorno al concetto fulcro di persona, nell’ambito di una prospettiva per un verso di tipo esistenziale e per un altro di tipo cristiano, dove il sentire originario, il sapere dell’anima, le viscere acquistano piena centralità. L’umano è, dunque, l’aspetto fondamentale, che guida la filosofia di Zambrano, dal principio alla fine della sua riflessione, assolutamente circolare e fuori dai cardini di ogni visione di carattere sistemico.

    La prima parte è incentrata sull’analisi del contesto storico-filosofico, nel quale il pensiero di María Zambrano viene progressivamente alla luce. In particolare, di fronte ad un’Europa brutalmente segnata dalla violenza, lo sguardo della filosofa, influenzato soprattutto dai punti di vista di Unamuno – di cui recepisce la prospettiva esistenziale e la dimensione fortemente ispanica, nonché mistico-spirituale – e di Ortega – del quale accoglie, invece, il punto di vista storico-politico – si rivolge alla necessità di dare forma ad una nuova dimensione europea, recuperando quanto di prezioso l’uomo europeo è riuscito a costruire nel tempo. Muovendo da tale presupposto, è possibile addentrarsi nella sfera antropologica zambraniana, che prende corpo modellandosi attraverso un percorso di tipo autocoscienziale, rivolto al superamento dell’individualismo, per arrivare invece ad accogliere gli elementi della trascendenza, dell’ordo amoris, della pietas, della speranza, dell’apertura all’altro, della nascita. L’accento, in questa seconda parte, si sposta sull’idea chiave di persona, di cui vengono sviscerate tutte le componenti costitutive, attraverso una serie di confronti con il pensiero di filosofi quali Scheler, Agostino, Mounier. Nella prospettiva zambraniana, la persona, progetto di vita trascendente, punto di incontro tra interiorità ed esteriorità, è prima di tutto un essere creaturale e relazionale che, in ragione della sua incompiutezza, è chiamato a nascere continuamente, giorno per giorno, con la responsabilità di essere al tempo stesso soggetto e oggetto di sguardo altrui. La filosofia zambraniana trova, inoltre, un interessante punto di incontro nella riflessione filosofica di pensatrici a lei contemporanee, quali Arendt, Weil, Stein, tutte testimoni di uno stesso momento storico e personalmente toccate, in diversa misura, dalla tragica esperienza della Seconda Guerra mondiale, dei regimi e dell’esilio. Nell’ambito di prospettive assolutamente peculiari e differenti, queste filosofe sono accomunate dalla volontà di ripensare l’umano a partire da un punto di vista relazionale e scambievole, proprio muovendo dalla dolorosa constatazione di un’Europa che ha, invece, dato forma ad una realtà distruttiva e impietosa. È, inoltre, importante sottolineare come, pur dichiarandosi femminile e non femminista, Zambrano finisca per toccare questioni, che diverranno centrali nell’ambito della riflessione femminista contemporanea, svolgendo in questo senso un ruolo, per molti versi, anticipatore. Del resto, la sua stessa condizione femminile, in un periodo e in un Paese dove l’elemento maschile è nettamente egemonico, acquista già in sé grande rilevanza. L’essere, infatti, una donna filosofa in una Spagna, che Zambrano stessa definisce culturalmente arretrata, in modo particolare con riferimento al rapporto uomo-donna, si configura come uno dei tratti più originali della sua riflessione. Segue, a questo punto, la parte dedicata all’analisi di carattere storico-politico, imperniata sulla contrapposizione tra una storia tragica-sacrificale-violenta e una storia etica-umana. Muovendo da una lettura storica, fondata sulla chiave interpretativa del rapporto umano-divino, Zambrano considera la storia dell’Europa come l’espressione del sofferto rapporto esistente tra l’uomo europeo e il messaggio cristiano. La critica zambraniana è rivolta a quello che ella definisce assolutismo, termine con cui intende la volontà di assolutizzazione dell’io, che distrugge lo spazio dell’incontro e della relazione e di cui il personaggio di Edipo costituisce la rappresentazione più esemplificativa. Alla maschera edipica fa da contraltare la figura di Antigone – di grande rilevanza nel pensiero zambraniano – la quale incarna, invece, un modello di tipo relazionale, espressione di chi sceglie di dar luce alla propria identità grazie all’altro e al dialogo che con quest’ultimo è capace di instaurare, accettando di vedere e di esporsi allo sguardo altrui.

    Comprendere María Zambrano significa, infine, muovere dal punto di vista di chi, come lei, ha conosciuto l’esperienza dell’esilio, che acquista una duplicità di significati, politico, per un verso ed esistenziale, per un altro; positivo, da un lato e negativo, dall’altro. È l’esistenza stessa ad essere concepita e vissuta come esilio, come quel cammino che bisogna percorrere per recuperare l’origine, la condizione di comunanza perduta con ciascun essere umano. L’ambivalenza dell’esperienza da esule trova, infine, un riflesso anche nello stile zambraniano, nel suo linguaggio fluido e circolare, ben incarnato dall’idea di razón poética. La ragione materna e poetica delineata da Zambrano è al centro della parte conclusiva di questo lavoro. Grazie ad un rapido confronto con la ragione di Ortega, con le radure di Heidegger e con l’aurora nietzscheana, emerge un altro aspetto essenziale del pensiero zambraniano: plasmare una ragione capace di addentrarsi sino alle zone viscerali dell’esistenza, in contrapposizione a quella ragione auto-referenziale e assoluta tipica, secondo Zambrano, del pensiero filosofico moderno.

    Prendendo le mosse dalla realtà storico-politica in cui si trova a vivere e profondamente condizionata dall’elemento esperienziale, la filosofa spagnola tratteggia, dunque, un pensiero in cui si realizzi quell’abbraccio tra dimensione speculativa e dato vitale, a suo giudizio, necessario a comprendere pienamente l’essenza dell’uomo. La sua riflessione filosofico-politica – in cui le figure femminili acquistano un ruolo di assoluta centralità – delinea un sentiero che, passando attraverso i temi della coscienza e dell’auto-coscienza, della responsabilità, della relazione, dell’accettazione della molteplice varietà di cui consta la realtà, arrivi a riscoprire una società più umana ed effettivamente democratica.

     

    Indice

    Introduzione

    1   La penombra toccata dall’allegria: cenni biografici

    2   La Spagna e l’Europa

    2.1   Il punto di vista spagnolo: Unamuno e Ortega

    2.2   Il dibattito europeo: il contributo di Husserl

    2.3   L’umanesimo europeo di María Zambrano

    3   La prospettiva antropologica: la meditazione sull’uomo

    3.1   La persona

    3.1.1    Da individuo a persona

    3.1.2    Ordo amoris, trascendenza, relazione

    3.1.3    Il sogno

    3.2   Nascere e dis-nascere

    3.3   La vita tra speranza e nostalgia

    3.4   Antigone

    3.5   La piedad di Zambrano e l’amor mundi di Arendt

    3.6   In conclusione: la socialità umana

    4   Il punto di vista storico-politico

    4.1   La storia sacrificale

    4.1.1    Il legame tra umano e divino

    4.1.2    La logica sacrificale e l’«assolutismo»

    4.1.3    In cammino verso la storia etica

    4.2   La politica

    4.2.1    Per una nuova idea di liberalismo

    4.2.2    Il valore della democrazia: il popolo e la massa

    4.3   L’esilio

    4.3.1    Un viaggio iniziatico

    5   Oltre la politica: brevi cenni alla razón poética

    5.1   Dalla ragion storica e vitale di Ortega alla parola viscerale di Zambrano

    5.2   Verso i chiari del bosco

    Conclusioni

    Bibliografia

     

  • Matilde Ciolli – Potere, soggetto e genere. Da Michel Foucault a Judith Butler

    Tesi in: Etica
    Relatrice: Claudia Mancina
    Corso di laurea triennale in: filosofia
    Facoltà: Lettere e filosofia
    Ateneo: Sapienza di Roma
    Anno accademico: 2014/2015

    mail: matilde.ciolli@gmail.com

    Le analisi filosofiche di Michel Foucault e Judith Butler hanno investito, complessivamente, oggetti differenti. Eppure molte sono le strutture metodologiche e concettuali che accomunano i loro testi. Il presente studio si propone di indagare quali strumenti teorici foucaultiani siano stati utilizzati da Butler e in che modo il loro impiego selettivo e creativo abbia portato a risultati del tutto inediti rispetto a quanto era stato previsto da Foucault. Tenendo come riferimento fondamentale da un lato l’Histoire de la sexualité e ai Dits et écrits IV di Foucault e dall’altro Gender Trouble e Bodies that matter di Butler, il mio lavoro si è incentrato sui meccanismi di assoggettamento/soggettivazione e sulle strategie di resistenza e contro-discorso sviluppate dal soggetto all’interno delle relazioni di potere. In un primo momento si analizzano gli elementi dell’apparato teorico foucaultiano necessari per comprendere l’utilizzo che ne è stata fatto da Butler. In un secondo momento, si prendono in esame i nodi centrali del post-strutturalismo, su cui i lavori di entrambi fanno perno e si fornisce una panoramica dell’impiego e delle critiche che alcune teoriche femministe hanno fatto di Foucault. Infine, si propone un’indagine del modo in cui Butler ha elaborato i nuclei concettuali di Foucault e li ha fatti dialogare con altri studi, per dar luogo alla teoria del genere performativo, a un quadro teorico inclusivo delle identità sessuali rifiutate dal paradigma eteronormativo e alla definizione di pratiche di resistenza che reiterano parodicamente e contro-citano le norme di genere per mostrare l’infondatezza che ne è alla base.

    Butler si serve degli strumenti foucaultiani per arrivare là dove Foucault non è arrivato. Le sue analisi mantengono tanto la concezione produttiva del potere, quanto le pratiche normalizzanti attraverso cui esso è esercitato per applicarle al funzionamento delle norme di genere. La dimensione discorsiva della costruzione del soggetto, esplicitata da Foucault nella proprietà performativa degli atti di confessione da lui studiati, viene ripresa da Butler e dislocata in un’episteme istituita entro i limiti dettati dal paradigma eterosessuale e fallogocentrico. Riprendendo esplicitamente Foucault, Butler ritiene che il sesso e il genere siano prodotti discorsivi di un dispositivo di sessualità che suppone arbitrariamente una relazione causale tra di essi, imponendola come criterio d’intelligibilità del soggetto. Tanto in Foucault, quanto in Butler la norma si costituisce e si rigenera attraverso la produzione e il respingimento delle devianze nella sfera dell’abiezione. Se in Foucault determinati dispositivi di sapere-potere producono l’anormalità, le patologie e le perversioni e le rendono categorie d’identificazione degli individui, in Butler l’assoggettamento/soggettivazione della persona in quanto “abietta” viene prodotta dal disciplinamento dei corpi su cui si fonda l’eteronormatività e il binarismo sessuale. In ultima analisi, gli studi di Foucault sulle tecniche del sé, la concettualizzazione di una resistenza sempre interna alle relazioni di potere e soprattutto la teorizzazione del “discorso inverso” come pratica di sovversione, costituiscono elementi fondamentali per l’elaborazione delle strategie di resistenza di Butler. La ripetizione parodica delle norme di genere attraverso una performance che sovrappone identità sessuali ritenute incompatibili, mostra l’inconsistenza del presunto legame ontologico fra sesso, genere e orientamento sessuale e permette la riappropriazione e la risignificazione di tali norme.

     

    INDICE

     

    Potere, soggetto e genere. Da Michel Foucault a Judith Butler

     

    Introduzione…………………………………………………… p.4

    1. Michel Foucault: dall’assoggettamento alla soggettivazione
    2. Una nuova concezione di potere…………………………………….. p. 13
    3. Il dispositivo di sapere-potere: un’inestricabile relazione fra conoscibilità e disciplinarizzazione dei corpi……………………………………….. p. 15
    4. Il potere pastorale e la produzione della verità sul sesso……………. p. 18
    5. Il dispositivo di sessualità…………………………………………….p. 22
    6. Divenir soggetto……………………………………………………… p. 25
    7. Morale sessuale……………………………………………………… p. 28
    8. Stilizzazione della condotta sessuale…………………………………..p. 31
    9. La cura di sé……………………………………………………………p. 34
    10. Omosessualità e resistenza…………………………………………… p. 37
    11. Butler e Foucault a confronto: dalle norme di genere alla loro sovversione performativa
    12. Postmodernismo e femminismo………………………………………p. 41
    13. Soggettività postmoderna…………………………………………….. p. 43
    14. Foucault e il femminismo……………………………………………. p. 46
    15. Foucault, il corpo e la riflessione sul genere………………………….p. 49
    16. Dalle pratiche di sé alla performance di genere……………………… p. 55
    17. Queer theory: tra Foucault e Butler…………………………………… 61

    Bibliografia…………………………………………………………….p. 71

     

     

     

     

  • Maria Golinelli – Del corpo che resiste. Per un archivio della performatività nelle pratiche di protesta sociale

    Tesi di laurea in Gender Studies
    Relatrice: prof.ssa Cristina Demaria
    Correlatore: prof. Manlio Iofrida
    Corso di laurea magistrale in Scienze Filosofiche
    Alma Mater Studiorum – Bologna
    Scuola di Lettere e Beni Culturali
    Anno accademico 2013/2014
    Se provassimo a cercare su un dizionario della lingua italiana la parola dissenso troveremmo definizioni che parlano di disapprovazione, di opposizione nei confronti di qualcosa o qualcuno, di divergenza di opinioni, di manifestazione di un pensiero dissenziente. Dal Vocabolario Treccani, per esempio, si legge: «mancanza di consenso, di accordo; diversità di parere, di sentimento», e ancora «critica vivace e serrata, operata dall’interno (ma che può talora risolversi in decisa opposizione) alle strutture di partiti, di organizzazioni sociali, politiche o religiose, per profonde divergenze circa le posizioni teoriche e ideologiche, le direttive, le linee d’azione sia in generale sia riguardo a problemi particolari». Il dissenso, concetto complesso e multiforme, va spiegato e ridefinito ad ogni occorrenza e circostanza d’uso, e regola se stesso e la pratica di pensiero o di azione che ne deriva secondo il contesto da cui prende esistenza.
    Questo lavoro di ricerca mira a comprendere la pratica attraverso la quale si costruisce il corpo nella protesta: l’obiettivo è di esplorare alcune possibili connessioni e sistemi teorici adeguati a comprendere cosa significa per un corpo ritrovarsi in piazza a occupare, a protestare, a lottare, incarnare il dissenso in una presenza fisica e materiale.
    Quella dell’occorrenza del corpo nelle nuove ondate di protesta rappresenta un tema di stringente attualità: occupazioni e movimenti organizzati, flash-mob, manifestazioni, rivolte semi-spontanee, cortei fanno spesso ricorso, sia pur in misura differenziale, alla presenza e all’utilizzo del corpo fisico come materia di denuncia sociale e politica. Un singolare esempio di ostentazione e caratterizzazione del corpo si trova nel gruppo ucraino di Femen che negli ultimi anni si è fatto conoscere su scala globale per i controversi eventi di manifestazione in cui le attiviste mettono in mostra il proprio seno per comunicare un messaggio preciso. Le Femen indicano nell’esibizione della corporeità il segno della propria protesta, lo strumento di senso per una battaglia contro la retorica culturale che avvolge l’immagine della donna. Da qui nasce l’imminente necessità di studiare il corpo dotato di potenzialità espanse, come strumento di (ri)significazione.
    Un movimento sociale non è facilmente riducibile a un fenomeno empirico definito e osservabile sul campo etnografico. Si tratta di un’espressione che indica particolari processi fondati sulla condivisione di credenze e di azioni strategiche orientate alla trasformazione degli assetti istituzionali di una data società.
    In questo particolare ambito non può essere discussa unicamente l’agency dei soggetti e la loro possibilità di determinare la realtà che li circonda. Parlare di movimenti sociali implica sempre riflettere sulle strutture enunciative e narratologiche che sostengono le posizioni in campo: i segni intorno a cui la protesta viene costruita e ordinata ne condizionano l’interpretazione, gli effetti pragmatici e, più in generale, il senso complessivo. Di fatto, il dissenso è strettamente connesso con le forme stesse della sua rappresentazione, forme che necessariamente devono evidenziare una certa criticità di contenuti.
    Uno studio volto a cogliere il corpo nelle sue soglie di apparizione si fonda sul bisogno di costruire e formalizzare un metodo di ricerca adeguato e coerente, non conclusivo o risolutivo, ma in grado di approfondire problemi, possibilità, direzioni. Cercherò dunque di strutturare un percorso di ricerca attraverso il confronto tra campi disciplinari e linguaggi differenti: seguendo una proposta di integrazione teorica sarà possibile revisionare le categorie classiche di movimento, espressione, partecipazione, militanza, protesta per riflettere sullo statuto del corpo e sui processi attraverso cui si produce il senso e le modalità che lo mettono in circolazione in determinati contesti. Ritengo, in particolare, che il campo di applicazione del concetto di pratica performativa possa essere esteso e applicato in maniera funzionale alla sociologia dei movimenti sociali, costituendo, con le sue molteplici sfaccettature, una feconda chiave di lettura per spiegare le dinamiche di azione ed enunciazione e cogliere la sostanza della protesta, contribuendo a definirne un’immagine unitaria senza celarne gli aspetti processuali e interattivi.
    Nel primo capitolo farò riferimento alla trattazione di Michel Foucault che, mettendo in primo piano le categorie di potere, sapere e sessualità – categorie con le quali, secondo il filosofo francese, nei secoli si è tentato di normativizzare i corpi e i piaceri e di costituire le identità –, ha sviluppato strumenti analitici utili a dare conto delle interrelazioni tra corpo e società. Descrivere i meccanismi di soggettivazione e assoggettamento permetterà di comprendere la presa in carico delle forme di vita da parte del potere: il corpo materiale emergerà così superficie di discorso incessantemente significata da un complesso gioco di forze.
    Pensare attraverso Foucault permetterà di astrarre le premesse per porre in essere una corporeità agente e identificare possibili strategie di discontinuità attraverso cui riconfigurare la pratica politica. Mi confronterò a questo punto con diversi ambiti teorici, dal postanarchismo al materialismo femminista, così come alcuni spunti offerti dalla teoria queer in riferimento al tentativo di decostruzione delle identità sessuali e di genere. Il soggetto barbaro di Hardt e Negri, il corpo nomade di Rosi Braidotti, il cyborg di Donna Haraway si presenteranno mappature di posizioni situate in cui cercare i temi della frammentazione, della diacronia, della relazionalità, profili soggettivi da porre alla base dell’idea di resistenza al potere come restrizione (potestas) e come rafforzamento e affermazione (potentia). Si noterà nel dettaglio come queste differenti singolarità in divenire, restituendo un corpo decentrato attraversato da conflitti e contraddizioni, disponibile a essere trasformato, reinventato, riscritto, riflettano la stessa esigenza di fondo: dotare il pensiero critico di una dimensione fattiva, elaborare una rinnovata microconflittualità sociale che risponda creativamente alle forme codificate di rappresentazione.
    A partire da un preliminare inquadramento degli enunciati performativi e della dimensione pragmatica del linguaggio, nel secondo capitolo si procederà trattando delle performance culturali, rilevandone l’immanente funzionalità sociale che alcuni studi antropologici, in particolare quelli condotti da Victor Turner, hanno portato in luce. Gli antecedenti teorici per comprendere la performance quale pratica decostruttiva saranno invece rintracciati nell’ambito dei performance studies, ma è soprattutto la teoria queer di Judith Butler a dimostrare la stretta portata trasformativa che una performance di genere, in quanto ripetizione stilizzata di norme, permette. Procederà dunque una considerazione approfondita della parodia drag come pratica dissacrante delle epistemologie culturali, capace di creare una resistenza alla definizione, un decentramento, una trasformazione.
    Infine, il terzo capitolo approfondisce il caso di Femen attraverso un’analisi critica volta a rintracciare le caratteristiche e le qualità performative delle manifestazioni collettive di protesta. Confinando alla nudità l’iniziativa politica, è evidente che tutto il senso della protesta di Femen è proteso alla caratterizzazione del corpo femminile e all’esibizione del seno. Questo marcato effetto sulla presenza fisica mira a mettere in crisi, a mutare di segno: considerando la relazione con gli spettatori e la dimensione pubblica dello spazio performativo, si renderà possibile valutare l’uso del corpo sessuato non solamente come veicolo espressivo articolante la scena, ma al tempo stesso come prodotto articolato, come potenziale unità operatrice di risignificazione.
    Lungo il discorso resterà in primo piano la definizione di pratica semiotica in quanto articolazione processuale significante. I problemi della descrivibilità e interpretabilità delle pratiche in semiotica rappresentano i nodi di una controversa indagine che mette continuamente alla prova la capacità di individuare e circoscrivere con precisione l’oggetto. Una profonda comprensione della pratica quale fenomeno semiotico rafforzerà la categoria di performatività per rendere conto del ruolo del corpo, e specificatamente della natura segnica del seno, entro un sistema strutturato di comunicazione. In questo senso, cercherò di fornire degli spunti per una lettura della protesta di Femen come pratica insorgente militante che, in base a determinate caratteristiche performative, si confronta con i sistemi di rappresentazione che dominano la contemporaneità.
    Indice:
    Introduzione
    Cap. 1 – Elementi per una genealogia della resistenza
    1.1. Il corpo nella dialettica tra potere e resistenza
    1.2. «Evacuazione dai Luoghi del Potere». In attesa dei barbari
    1.2.1. Statuti di negatività contro il corpo sociale
    1.2.2. Ontologia del postumano: la favola cyborg
    1.2.3. Disgiunzione anarchica nomade
    1.2.4. Verso una moltitudine incarnata
    1.3. La resilienza della materia
    Cap. 2 – Corpi in movimento: la prassi performativa
    2.1. La performatività del linguaggio
    2.2. Performance culturali: uno sguardo antropologico
    2.2.1. Spazio liminale e funzionalità sociale
    2.3. La performance come comportamento recuperato
    2.4. Pratiche di genere: soggettività performativa
    2.4.1. Rovesciamento parodico e performatività istituente
    Cap. 3 – Costruzione di un linguaggio della protesta
    3.1. Sul concetto di pratica: premesse metodologiche
    3.1.1. Testualizzazione della pratica performativa
    3.2. Analisi di una protesta sociale: le performance del gruppo Femen
    3.2.1. Artificializzazione del corpo performer
    3.2.2. Strutture valoriali, linguaggi, testi della comunicazione di Femen
    3.2.3. Soggetto e spazio urbano
    3.2.4. La partecipazione del pubblico
    3.2.5. Estetica e funzione dell’oggetto performativo: il seno come segno
    Conclusioni
    Bibliografia
    Apparato iconografico