Rossana De Angelis ha conseguito un Dottorato di ricerca in cotutela in Filosofia del linguaggio (Università della Calabria) e Scienze del linguaggio: linguistica (Université Paris 3 Sorbonne Nouvelle). Si occupa di testi e testualità, di scrittura, di storia delle idee sulle lingue e il linguaggio. Un aggiornamento costante delle sue ricerche è disponibile sulla pagina http://unical.academia.edu/RossanaDeAngelis
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Cristina Morini – Il maternage delle istituzioni
da “Alfabeta2, n. 29
Quando c’è di mezzo una donna, anche con elevati incarichi di responsabilità, l’intero universo sembra organizzarsi a partire da categorie domestiche, semplici, docili, familiari. Lei conosce il linguaggio della cura. Lei sa usare – ovunque nel mondo e qualunque cosa faccia – il codice della riproduzione.
Femminile comunque convenzionale e obbligato, eternato, che abita l’inconscio collettivo, signora della natura ma anche angelo del focolare e vestale della città. Questa strumentazione culturale e valoriale viene sfruttata e reificata dal lavoro cognitivo-relazionale contemporaneo fondato su relazione e linguaggio. Il lavoro da sempre svolto dalle donne nelle case o negli ospedali diventa modello sul terreno della valorizzazione sociale. Ora, nell’approfondirsi della crisi generale di questi cupi inizi del secolo XXI, la costruzione del ruolo di cura incarnato dalla donna prevede un’altra funzione che approfondisce quella di «madre della patria», già ampiamente conosciuta. Nilde Jotti fu un’eccezione durata tredici anni, un riconoscimento per via femminile all’opposizione di un paese che si era rassegnato a morire democristiano. La giovane e severa Pivetti una meteora, simbolicamente uccisa dai maschi capi padani quando tentò di ribellarsi. Riapparve poi in televisione in versione dark, nerovestita, rasata, borchiata.
Le attuali rappresentanti femminili delle istituzioni incarnano la necessità di tradurre la materialità e la realtà all’interno di stremate e inferme «democrazie» pervertite dalla finzione, cioè completamente prive di veridicità. Una specie di «maternizzazione» della politica, un tentativo di confezionare un divenire umano della politica nel precipitare del senso collettivo dello Stato e della fiducia nella retorica abusata del «bene comune». Come si cura il distacco dalla rappresentanza, dalle istituzioni? Come si riempie il vuoto tra il palazzo e il popolo? Come si entra in contatto con gli esseri umani in carne e ossa, con i mercati rionali, le case popolari, la precarietà, gli sfratti, le cartelle Equitalia? Il governatore lombardo Roberto Maroni sceglie sette assessore donne. Nel Lazio, Nicola Zingaretti ne incarica sei su dieci in Giunta, stabilendo il record del primo sorpasso di genere. Si prova così, insomma, attraverso il maternage delle istituzioni.
La madre è il «contenitore autentico» cui ci si ispira. Donne che donano la propria capacità di rêverie (la cura degli stati di angoscia del neonato, nella dizione dello psicanalista Wilfred Bion) a fasce sociali di cittadini sempre più ampie che soffrono per il male di vivere contemporaneo. In realtà, come tutti i sistemi che accettano le diseguaglianze, «l’ordine neoliberale detesta le vittime», ha scritto Kajsa Ekis Ekman in L’être et la marchandise. Prostitution, maternité de substitution et dissociation de soi. Ma, pragmaticamente, nel taglio complessivo del sistema welfaristico, una buona mamma è ciò che possiamo mettere immediatamente a disposizione, ciò che ci possiamo permettere e che, come sempre, ci fa risparmiare. È noto che, nei secoli, sono state proprio le figure femminili del welfare familiare a mantenere in piedi il sistema.
Del resto, come ha sottolineato Wendy Brown nel saggio Moralism as Anti-politics, nel mezzo di catastrofi pubbliche come quella che stiamo vivendo in Italia, che portano con sé anche i segni dell’irrequietezza sociale, si amplifica la tendenza a personificare la politica, a legarla più strettamente a figure individuali che vengono singolarmente responsabilizzate per la situazione e per lo stato delle condizioni sociali. In questa fase di crisi avanzata e irreversibile delle democrazie capitaliste «è come se le figure dello Stato (o di altre istituzioni mainstream) non fossero portatrici di specifiche decisioni politiche o economiche, come se non fossero rappresentative delle varie codificazioni delle forme sociali del potere». Si nota, piuttosto, la tendenza a valutarle come figure umane, «genitori che, magari, momentaneamente sbagliano, dimenticando la loro promessa di trattare tutti i figli allo stesso modo». Mamma, papà, perché non mi volete bene?
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Nancy Fraser – Come il femminismo divenne ancella del capitalismo
Molte volte, in questi anni, ci siamo domandate se il femminismo non avesse finito per diventare un alleato (inconsapevole?) del biocapitalismo cognitivo-relazionale, un complice utile alla costruzione di discorso sul tema della precarizzazione cioè dei dispositivi organizzativi nella vita-lavoro imposti dai nuovi paradigmi di accumulazione. Le donne volevano giustamente uscire dalle cucine e dalle stanze dei bambini per emanciparsi nello spazio pubblico. Così sono state una preda facile per gli immaginari lavoristi e per il funesto e violento universo valoriale meritocratico del capitalismo contemporaneo.
Le analisi che notavano un asservimento delle differenze agli scopi del liberismo, ovvero un’integrazione delle donne all’interno delle logiche del mercato, non sono mancate anche da noi, in Italia. Così l’articolo di Nancy Fraser uscito su The Guardian, lo scorso 14 ottobre, ci è piaciuto e abbiamo deciso di tradurlo: riesce, in poche righe, dirette e folgoranti, a riassumere una serie di problemi di fronte ai quali ci troviamo e in ordine ai quali ci siamo a nostra volta, più volte, interrogate. Fraser è una femminista, filosofa e giurista statunitense, che ha particolarmente lavorato sul concetto di “giustizia” e, relativamente al tema, ha affrontato anche la questione della redistribuzione economica delle risorse, della partecipazione politica e delle forme della comunicazione. In questo articolo, che ha il pregio, tra l’altro, di essere immediatamente comprensibile, riprende proprio l’aspetto della diseguaglianza e delle istanze di giustizia sociale che il femminismo contemporaneo ha perso di vista.
Quali sono le complicità del femminismo con il potere contemporaneo, si domanda? La rottura degli schemi fordisti, cioè della divisione sessuale del lavoro e la lavorizzazione delle donne, sono state una vera forma di liberazione? Il declino della classe operaia ci ha fornito lo spunto per riflettere sulla crisi degli schemi identitari in generale, ma non si è tradotta, poi, più che in capacità immaginativa alternativa in una sorta di assolutizzazione, di sclerotizzazione della critica al sessismo culturale?
Noi pensiamo che la precarizzazione del lavoro, i processi di espropriazione della cooperazione sociale cioè della riproduzione sociale, il tema della povertà generale, della stanchezza collegata al troppo lavoro, al “tutto lavoro” che non risparmia tempo, il tema del rifiuto del modello lavorista maschile, siano tutti argomenti prioritari per il femminismo contemporaneo. Siamo compresse all’interno di organizzazioni sociali della vita e dentro regimi biopolitici che provano a stabilire che le nostre vite servono solo come “usa e getta”, sono irrilevanti. Vite che vengono deformate e distorte dagli imperativi della crisi permanente . E la malinconia di fronte alla quale il soggetto troppo spesso si trova, si spiega proprio con il cedere dei legami sociali, perché non possiamo sopravvivere senza forme sociali di vita. L’individualismo capitalista – questo lo hanno capito tutte, ormai – non riempie, non basta.
Ci domandiamo dunque, a partire dagli stimoli critici di Fraser, quali siano gli immaginari alternativi possibili.
Nelle sue brevi conclusioni, Fraser sembrerebbe evocare e rimpiangere il modello welfaristico affidato allo stato e ai poteri pubblici.
Noi non pensiamo che la soluzione possa ancora essere rappresentata da deleghe alla funzione regolante del potere dello stato. Piuttosto pensiamo che vada esplorato il tema della ri-appropriazione e dell’auto-valorizzazione di pratiche autonome di welfare e di cooperazione sociale produttiva.
Ecco, su questo ci piacerebbe aprire un dibattito. Apriamo la discussione, mettiamo in piedi un cantiere di idee.
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Come femminista ho sempre pensato che, combattendo per l’emancipazione delle donne, stavo anche costruendo un mondo migliore – più egualitario, più giusto, più libero. Ultimamente ho cominciato a temere che gli ideali ai quali le femministe hanno aperto la strada vengano utilizzati per scopi molto diversi. Mi preoccupa, in particolare, che la nostra critica del sessismo fornisca oggi giustificazione a nuove forme di disuguaglianza e di sfruttamento.
Quasi fosse un crudele scherzo del destino, il movimento per la liberazione delle donne sembra essersi avviluppato in una relazione pericolosa con gli sforzi neoliberisti nel costruire la società del libero mercato. Questo potrebbe spiegare perché una serie di idee femministe, che un tempo facevano parte di una visione del mondo radicale, oggi vengono utilizzate a fini individualistici. In passato, le femministe criticavano una società dove si promuoveva il carrierismo, adesso viene consigliato alle donne di “affidarsi”. Il movimento delle donne una volta aveva come priorità la solidarietà sociale, oggi festeggia le imprenditrici. La prospettiva di allora valorizzava la “cura” e l’interdipendenza umana, ora incoraggia il progresso individuale e la meritocrazia.
Ciò che si nasconde dietro tutto questo è un cambiamento di rotta del paradigma capitalista. Il capitalismo stato-assistito del dopoguerra ha lasciato il posto a una forma innovativa di capitalismo, “disorganizzato”, globalizzato, neoliberista. La seconda ondata del femminismo è emersa come critica al capitalismo di prima maniera, ma infine è diventata ancella del capitalismo contemporaneo.
Con il senno di poi, possiamo sostenere che il movimento di liberazione delle donne ha contemporaneamente puntato a due diversi futuri possibili. In un primo scenario, esso ha disegnato un mondo in cui l’emancipazione di genere andava di pari passo con la democrazia partecipativa e la solidarietà sociale; nel secondo , ha promesso nuove forme di liberalismo, in grado di garantire alle donne, così come agli uomini, i “beni” dell’autonomia individuale , un ampliamento delle scelte , l’avanzamento meritocratico . Il femminismo di “seconda generazione” è stato, insomma, ambiguo in questo senso. Compatibile con entrambe le rappresentazioni della società , dunque suscettibile di due diverse concezioni della storia.
A mio parere, questa ambivalenza del femminismo in questi ultimi anni si è risolta a favore della seconda impostazione, quella liberista-individualista. Ma non perché noi donne siamo state vittime passive di seduzioni neoliberiste. Al contrario, noi stesse abbiamo direttamente contribuito a far raggiungere al capitalismo questo stadio di sviluppo attraverso tre blocchi di idee importanti.
Il primo contributo è rappresentato dalla nostra critica al “salario familiare”: il modello del maschio breadwinner e della femmina casalinga è stato centrale per il capitalismo stato-assistito, così per come esso era organizzato. La critica femminista a quel modello ora aiuta a legittimare il “capitalismo flessibile”. Questa nuova forma organizzativa del capitale contemporaneo si basa molto sul lavoro femminile salariato, soprattutto a basso costo, nei servizi e nella manifattura , garantito non solo da giovani donne single , ma anche da donne sposate e donne con figli; non solo da donne razzializzate, ma da donne di tutte le nazionalità ed etnie. Le donne si sono riversate nel mercato del lavoro globalizzato e il modello del capitalismo stato-assistito basato sul “salario familiare” è stato sostituito da una nuova e più moderna “norma” – apparentemente approvata dal femminismo: quella di una famiglia con due percettori di reddito.
Non importa che la realtà che sta alla base di questo nuovo paradigma sia il basso livello dei salari, la riduzione della sicurezza del lavoro, il peggioramento degli standard di vita, un forte aumento del numero delle ore lavorate per garantire un reddito al ménage, l’allargamento di doppi – quando non tripli o quadrupli – ruoli e un aumento della povertà , sempre più concentrata sulle donne capofamiglia. Il neoliberismo trasforma un orecchio di scrofa in una borsa di seta, raccontandoci una storia di empowerment femminile. Si appella alla critica femminista del “salario familiare” per giustificare lo sfruttamento: sfrutta il sogno dell’emancipazione femminile come motore dell’accumulazione capitalistica.
Il femminismo ha anche fornito un secondo contributo all’ethos neoliberale . Nell’era del capitalismo di stato organizzato, abbiamo giustamente criticato una visione politica ristretta, così intensamente centrata sulla disuguaglianza di classe che non vi trovavano posto le ingiustizie “non economiche”, come per esempio la violenza domestica , la violenza sessuale e l’oppressione riproduttiva. Rifiutando l’economicismo e politicizzando “il personale” , le femministe hanno ampliato l’agenda politica generale, aggiungendo a essa il tema della costruzione gerarchica della differenza di genere. Il risultato avrebbe dovuto essere quello di espandere la lotta per la giustizia sociale, comprendendo sia gli elementi culturali che economici. Il risultato effettivo è stato invece una concentrazione estrema del femminismo sul tema dell’“identità di genere”, a scapito delle questioni che hanno a che vedere con il pane e con il burro. Vediamola peggio ancora: la svolta femminista verso una politica identitaria si è alleata fin troppo strettamente con un neoliberismo in crescita che non desiderava altro che reprimere ogni ricordo delle battaglie per l’uguaglianza sociale. In effetti , abbiamo assolutizzato la critica del sessismo culturale proprio nel momento in cui le circostanze avrebbero richiesto di raddoppiare l’attenzione intorno alla critica dell’economia politica.
Infine, il femminismo ha contribuito al neoliberismo con un terzo filone di pensiero: la critica al paternalismo dello stato sociale. Innegabilmente progressista nell’epoca del capitalismo di stato fordista, il giudizio negativo del femminismo è coinciso con la guerra del neoliberismo contro “lo stato balia” e i suoi più recenti cinici abbracci con le Ong. Un esempio significativo è rappresentato dal “microcredito” , il programma di piccoli prestiti bancari per le donne povere nel sud del mondo. Propagandato come un processo di potenziamento dal basso verso l’alto, alternativo a decisioni di vertice e alla burocrazia dei progetti statali, il microcredito è stato presentato come uno degli antidoti femministi alla povertà e alla sottomissione delle donne. In questo, ciò che è mancato è la consapevolezza di un’ulteriore coincidenza inquietante: il microcredito è fiorito proprio nel momento in cui gli stati abbandonavano gli impegni macro-strutturali per combattere la povertà, impegni che i prestiti su piccola scala non possono assolutamente sostituire. Anche in questo caso, quindi, l’ideale femminista è stato ripreso dal neoliberismo. Una prospettiva originariamente finalizzata a democratizzare lo stato, responsabilizzando i cittadini, viene impiegata ora per legittimare la mercificazione e il disgregarsi dello stato sociale.
In tutti questi casi, l’ambivalenza del femminismo si è risolta a favore di un (neo)individualismo liberista. Ma certamente l’altro lato di noi, cioè le prospettive rappresentate dal femminismo solidale, potrebbe essere ancora in vita. La crisi attuale offre la possibilità di ampliare ancora di più quell’impostazione, ricollegando il sogno di liberazione della donna con la visione di una società solidale. A tal fine, le femministe hanno bisogno di rompere la relazione pericolosa con il neoliberismo, recuperando ai propri fini i tre “contributi” di cui abbiamo parlato.
In primo luogo , si dovrebbe rompere il falso legame tra la nostra critica al “salario familiare” e ciò che sono diventati gli attuali approdi del capitalismo del lavoro precario, combattendo per una forma di vita che non metta al centro il lavoro di scambio ma valorizzi le attività che producono valore d’uso , tra cui – ma non solo – il lavoro di cura. In secondo luogo, dovremmo fermare lo scivolamento della critica all’economicismo verso una politica identitaria, implementando la lotta per trasformare l’ordine del discorso fondato su valori culturali patriarcali con la lotta per la giustizia economica. Infine, sarebbe necessario recidere il legame tra la critica alla statalizzazione e al fondamentalismo del libero mercato, recuperando il concetto di democrazia partecipativa come un mezzo per rafforzare i poteri pubblici necessari a vincolare il capitale a finalità di giustizia.
The Guardian, 14 ottobre 2013
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Chiara Zamboni – Su Sensibili guerriere
Quello che qui dirò di Sensibili guerriere. Sulla forza femminile (Iacobelli 2012, a cura di Federica Giardini) è frutto di diverse conversazioni sul tema del libro con altre, perciò ha un debito nei loro confronti. Lo so. I contesti di dialogo sono stati diversi. Una presentazione del libro assieme a quello di Luisa Muraro, Dio è violent (Nottetempo 2012) al Circolo della rosa di Verona, telefonate, lettere, incontri. Dopo di che ecco qui il filo di ragionamento che voglio presentare.
Parto innanzitutto dalla questione più scottante nel dibattito circolato in questi mesi, e cioè quanto si possa stare in rapporto alla forza senza che questa diventi violenza. Se sia possibile o meno una linea di demarcazione netta tra una esperienza e l’altra. Dico subito che questo non è il tema centrale del libro. Quando l’ho letto la prima volta avevo notato la posizione sostenuta: la forza può diventare violenza a volte, non preoccupiamoci troppo di questo, non leghiamoci le mani in anticipo. Era un’osservazione sorprendente per un certo senso comune genericamente non violento, ma un po’ a lato del testo. Anche perché il saggio di Federica Giardini, che è la curatrice del libro, inizia con questa affermazione: “È la forza che contrasta la violenza, parola di donna”, articolando da qui il suo ragionamento.
Ora, l’elemento dirompente del libro non è tanto che la forza possa diventare violenza in quanto non è possibile tracciare una linea di demarcazione tra un’esperienza e l’altra, ma che siano le donne a parlarne. Le donne protagoniste di un discorso sul proprio agire fondato sulla forza che può anche scivolare in violenza senza troppi sensi di colpa. È chiara l’inversione rispetto all’immaginario maschile: le donne – poverette – sottoposte storicamente a violenza maschile, portatrici per natura di pace e di non violenza nel mondo. Il che non significa che questa figura non sia in parte vera: le guerre sono terribili per le donne, come campo di violenza sregolata contro di loro. E anche: c’è violenza diffusa nei rapporti di coppia degli uomini contro le donne, oggi, perché la libertà femminile ha intaccato la loro virilità. Ma questa figura impedisce di ragionare sul fatto che le donne cha hanno portato misura nel mondo hanno agito la forza. Che parole vere hanno bisogno di forza. Che i conflitti perché una misura femminile abbia corso sono necessari. Che l’autorità femminile ha rapporto con essa. Allora la questione diventa piuttosto: come la forza e quali pratiche.
Infatti un punto di forza del libro – proprio così, punto di forza – è il fatto di non aver cercato fondamenti concettuali e strutturali per dare basi alla forza femminile, ma di aver scandagliato piuttosto una molteplicità di pratiche. Con un’attenzione alla processualità politica: sono importanti le sperimentazioni di pratiche nei diversi contesti per capire quando si intensifica la forza femminile. Con una e fondamentale avvertenza: la forza nasce da una conoscenza e accettazione della debolezza. Altrimenti diventa onnipotenza, rappresentazione di una situazione di tipo immaginario, fantastico.
Credo che questo tema sia centrale proprio ora che il femminismo della prima e della seconda ondata si sta trasformando in altro, in attività di gruppi di iniziative artistiche, di cooperazione, di scrittura, di lettura e studio in comune e in presenza, di autorganizzazione sociale, di blog e siti in rete. Iniziative tutte che nascono sotto il segno di una politicità esistenziale, una visibilità scelta, se pure con misura. Non a tutti i costi. In questo contesto è essenziale allora capire a partire da quali pratiche sorge la forza femminile.
Nel libro se ne parla. La forza, che nasce da una pratica, può divenire uno stile di vita. In questo senso viene dato un posto d’onore alla pratica descritta da Alessandra Chiricosta riguardo le arti marziali orientali quando è una donna a praticarle. Cosa significa in rapporto con il corpo, con la conoscenza dei punti di forza e debolezza dell’altra e propri, della situazione. Un’altra pratica è anche quella di dare ascolto ai sogni, per coglierne con lucidità durante la veglia le vie di orientamento che essi suggeriscono. Ne parla Federica Dragoni in rapporto a Marìa Zambrano, ma il discorso va molto oltre il riferimento alle posizioni di questa filosofa. Così anche lo scandagliare che pratica sia prendere parola in pubblico per una donna (Angela Lamboglia).
Ognuna di queste pratiche richiede analisi, comprensione, narrazione di esperienze. Tra esse ci sono somiglianze, non identità. Nascono, possono anche finire. Ma qui vengono privilegiate quelle che divengono stile di vita.
L’effetto di intensificazione della forza – quando avviene – è sia soggettivo sia evidente agli altri, quindi pubblico, visibile. Ad esempio la relazione tra due donne, vissuta come pratica politica, non solo dà una sensazione di forza a chi ne è parte, ma è guardata come elemento dinamico di cui tener conto, perché rappresenta un polo d’attrazione nella sua visibilità pubblica.
Giustamente Federica Giardini annota che la forza femminile non è proprietà della singola donna, è oltre l’io. Aggiungerei che la pratica, che la esprime, è una disposizione dei corpi, una connessione di circostanze a cui viene impresso un movimento. La disciplina soggettiva che una pratica richiede mette in ascolto di connessioni a cui partecipiamo, di movimenti che ci coinvolgono. Del resto possiamo usufruire di pratiche antiche, che altre hanno agito nel passato, come quelle monastiche, religiose, psicoanalitiche, filosofiche, e più semplicemente di organizzazione della casa. Pratiche che ereditiamo e così facendo reinventiamo.
L’effetto di trasformazione soggettiva e di visibilità pubblica è importante come segnale politico. La visibilità mostra come la forza che si intensifica non è proprietà personale, ma ha una circolazione di cui non possiamo controllare i passaggi, che vanno molto oltre noi stesse, proprio per il fatto che ne siamo parte in una visibilità affidata allo sguardo altrui. Pur avendo di frequente avviato in prima persona tali pratiche.
Per concludere, ritorno su di un punto che forse adesso posso articolare meglio. Nelle discussioni sulla forza ciò che lega le mani, che fa da non detto e da ostacolo, è lo sbarramento tra legale e illegale. Questo mi sembra molto più essenziale del possibile scivolamento della forza in violenza. Non sto dando una giustificazione all’illegalità. Tutt’altro. Sto solo dicendo che la legalità riporta l’agire a ciò che è possibile in quanto azione nell’ambito definito dalla norma, dalla legge, dallo stato. Questo dispositivo fa sì che la forza, nella sua qualità di esercizio eccezionale, sia delegata alle istituzioni statali. Viene delegittimato qualsiasi esercizio della forza al di fuori di tali norme. Questa quadrettatura, questi ritagli, ci riguardano in quanto cittadini di uno stato, ma noi siamo molto di più e di diverso da questo. L’orientamento di giustizia che avvertiamo è molto più profondo. È più grande e più reale della distinzione tra legale e illegale. Scriveva Simone Weil che sono auspicabili quegli ambienti, quelle istituzioni, quelle comunità che danno radici agli esseri umani, per avere energia in più per sradicarsi dalle comunità storiche e orientare l’energia verso la giustizia e la verità come poli indicibili. Giustizia sovrannaturale e comunità storiche non coincidono.
Una parte del movimento delle donne ha ragionato a lungo e in un modo molto ricco su questo. Anche perché il femminismo ha preso una posizione esorbitante rispetto ai codici portanti. Non contro la legge, ma alla ricerca di una misura e di un orientamento altro, da inventare, da scoprire. In un processo in divenire. È con questa misura che la forza femminile si confronta.
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Angela Balzano
Sono nata nel 1984 a Maddaloni. Sono cresciuta in quell’agglomerato urbano che si estende senza soluzione di continuità dalla Reggia al Vesuvio: a Caserta ho frequentato il liceo Classico, a Napoli il corso di laurea triennale in Filosofia alla Federico II. Qui mi sono laureata con Gianfranco Borrelli, con l’elaborato dal titolo “La categoria di Bio-politica in M. Foucault”.Ho frequentato poi il corso di laurea magistrale in Filosofia all’Alma mater di Bologna, dove ho discusso la mia tesi di laurea dal titolo “Genealogia di un’autonoma costituzione della soggettività” con la Prof.ssa Carla Faralli in cotutoraggio con Rosi Braidotti. Finiti gli esami a Bologna, ho poi avuto l’opportunità di studiare al Centre for the Humanities di Utrecht, dove grazie alla Direttrice, Rosi Braidotti, ho condotto la mia prima vera ricerca scientifica volta alla scrittura della tesi di laurea.Quest’inverno ho poi partecipato al concorso di dottorato in Diritto e Nuove Tecnologie, con un progetto di ricerca dal titolo “Normare la vita. Biocontrollo e nuove tecnologie”, presso il Cirsfid di Bologna, che ho vinto con borsa.Studiare, in modi diversi, rimane l’attività cui mi dedico più volentieri. Sono da sempre convinta, infatti, che per cambiare il mondo in meglio, abbiamo tutt@ molto da imparare.Dai libri, dai docenti, ai seminari, ma anche dalle relazioni, dagli incontri, dai luoghi.Nella mia formazione personale contano le lezioni all’università quanto le trasmissioni realizzate a Radio Kairòs, o le assemblee alla Biblioteca delle donne. I miei luoghi preferiti rimangono i centri sociali, a Bologna il Tpo, a Roma Esc, dove riesco a respirare libera socialità senza profitto, ma anche le aule autogestite o le università in lotta, o dovunque si faccia del sapere un bene comune.Amo il verde, gli spazi aperti, il mare pulito e rispettato, la mia autonomia.eterotopie(chiocciola)yahoo.it -
Gruppo di lavoro sui SERVIZI – LA VITA SIAMO NOI
21 Gennaio 2012
La vita siamo noi!
Assemblea nazionale sui consultori, i diritti e il corpoGRUPPO DI LAVORO SUI SERVIZI
(Testo in lavorazione a causa della formattazione danneggiata del documento originale)
I n t r o d u z i o ne a l t a v o l o: Pi n a A d o r n o e Sim o n a A m me r a t a
Res o c o n t o di q uesti d ue a n n i di ba t t a g lie c o n t r o l a Pl Ta r zi a ne l l a re gi o ne
Lazi o, l a c os t r u z i o ne di u n o spazi o a mpi o, f r u t t o de l l a c o mp re nsi o ne c he si
s tesse gi o c a n d o u n a pa r ti t a imp o r t a n te r i g u a r d a n te n o n s o l o l a dis t r u zi o ne
dei c o n s u l t o r i pubblici. Abbiam o t u t te c o n ve n u t o i n f a t ti c he i n re a l t à i n
gi o c o ci f o sse r o l a dem o c r a zi a e i di ri t ti, i l r u o l o t r a pubblic o e pri v a t o, e
s op r a t t u t t o l’a u t o de te r mi n a zi o ne de l le d o n ne i n t u t ti i c ampi de l l a vi t a
pubblic a e pri v a t a.
Pe r q uest o abbiam o decis o c he c’er a l a necessit à di a n a l iz z a re l a sit u a zi o ne a
l i ve l l o l o c a le s u u n pia n o n a zi o n a le, r ic o s t r ue n d o u n q u a d r o c o mplessiv o
per c o mp re n de re l’en ti t à de l l’a t t a cc o e i perc o r si s ui q u a l i si st a v a m u o ve n d o
l a c o n t r op a r te per c re a re le c o n di zi o n i di u n r a gi o n a me n t o c o m u ne e di u n a
pia t t a f o r m a c he te nesse i nsieme t u t te le ba t t a g lie e le ve r te n ze c he si st a v a n o
m u o ve n d o ne l le v a r ie ci t t à e re gi o n i, per a ve re g li st r u me n ti necessa ri per
impedi re c he l o scempi o de l c o n t r o l l o s ui c o rpi de l le d o n ne e l a l imit a zi o ne
dei di ri t ti e de l l a l ibe r t à di scel t a si c o n c re tiz z asse.
Ape r t u r a dei c o n t r ib u ti ne l t a v o l o Se r vizi:
- Pi n a A d o r n o –p resi de n te C o ns u l t a C o n s u l t o r i R o m a
La sit u a zi o ne dei CCFF a R o m a è sempre più a l l a r m a n te. Pe r o t temper a re
a l le esige n ze di dimi n u zi o ne de l l a spesa sa n i t a r i a, le A s l te n d o n o a d
a cc o rp a re sedi di se r vizi te r r i t o r i a li, misc h i a n d o spess o prest a zi o n i
i n c o mp a tibi li t r a l o r o e privi legi a n d o a t ti vi t à di sec o n d o l i ve l l o a
d a n n o di ser vizi di base c o me i c o n s u l t o r i. N e l l’u l tim o a n n o le èq uipe
c o n s u l t o r i a li h a n n o s ubìt o c o n sis te n ti c o n t r a zi o n i d o v u te a
pe nsi o n a me n ti e t r a s fe rime n ti, i n o l t re m o l ti ope r a t o r i ve n g o n o
impeg n a ti a n c he per a l t re a t t i vi t à c he s o t t r a g g o n o temp o e r is o r se a
q ue l le preve n ti ve dei c o n s u l t o r i (spo r te l li di seg re t a r i a t o s o ci a le,
a d o zi o n i,.. per u n t o t a le di ci r c a 5 0 0 o re/settim a n a l i). Sec o n d o l a
r i le v a zi o ne f a t t a d a l l a C o n s u l t a a fi ne 2 0 1 1 r is u l t a c he t r a l a fi ne de l
2 0 1 1 e l’i nizi o de l 2 0 1 2, nei 5 0 c o n s u l t o r i di R o m a s o n o ve n u ti a
m a n c a re ci rc a 5 0 ope r a t o r i appa r te ne n ti a l le di ve rse fig u re
Pr o fessi o n a l i, per u n t o t a le di o l t re 1.3 0 0 o re i n me n o dedic a te a l le
a t ti vi t à dei CCFF.
V a le r i a R o ssi Be r l u t i, o s te t r ic a de l c o n s u l t o r i o d i Fa n o, M a r c he.
N e l 2 0 0 6 a ge n zi a re gi o n a le c o n s u l t o r i pr o d u ce u n a r ice rc a d a c ui
emer ge: 1) a n a lisi q u a n t i t a ti v a: sit u a zi o ne dis o m o ge ne a ne l l a re gi o ne,
n u me r o ope r a t r ici sc a r se, fi g u re pr o fessi o n a li n o n h a n n o più a deg u a t a
f o r m a zi o ne per l a v o r a re nei c o n s u l t o r i. 2) a n a l isi q u a l i t a ti v a: se r vizi
s o n o di bu o n l i ve l l o m a s o t t o stim a ti poic hé “pubblici” e q u i n d i g r a t u i ti
ne l l a c o n cezi o ne pop o l a re è pass a t o u n idea c u l t u r a le c he se è g a r t u i t o
n o n è di bu o n a q u a li t à, i n o l t re c’è c o m u n q ue l a c ri ticit à d a t a d a l
ticket e d a l le l u n g he a t tese ( per c a re n z a di o r g a n ic o) q u i n di m o l te
d o n ne v a n n o nei c o n s u l t o r i priv a ti c he per a l t r o boic o t t a n o i n m o l t i
m o di i c o n s u l t o r i pubblici.
Q ues ti o ne P o mi: …..
Applic a zi o ne de l l a 1 9 4 ne l le M a r c he: c’è i l ce n t r o sx m a n o n o s t a n te ci ò
è s t a t o permess o i l vi a l ibe r a a l l’i nse rime n t o de l m o v ime n t o de l l a vi t a
nei c o n s u l t o r i. Pr op o s t a: de libe r a re gi o n a le per a ccess o escl u si v o de l le
a ss o ci a zi o n i de l le d o n ne nei c o n s u l t o r i.
Lis a Ca n i t a n o g i nec o l o g a A ss. V i t a d i D o n n a – R o m a
C o n siste n te per di t a de l l a f re q ue n t a zi o ne de l le d o n ne nei c o n s u l t o r i
pubblici evide n zi a de l le c ri tici t à di v a r i a n a t u r a. De l res t o i l d a t o
r ispet t o a n c he a l perc o r s o n a s ci t a l a dice l u n g a, i l 4 5 % a R o m a e i l 6 0 %
a N ap o l i dei pa r ti ve n g o n o f a t ti c o n t a g li o ces a re o e q ues t o a cc a de
perc hé l a m a g gi o r pa r te de l le d o n ne si f a n n o seg ui re d a s a n i t à priv a t a.
L a u r a Pi re t t i – U d i M o de n a.
A f r o n te de l le c ri ticit à o cc o r re a n c he r ipe ns a re i c o n s u l t o r i:
A c cess o d i re t t o ( se n z a pre n o t a zi o n i)
D o n n a o f a m i g l i a ? Ripe ns a re i c o n s u l t o r i c o me l u o g h i de l le/per le
d o n ne, s o t t o l i ne a n d o l’aspett o psic o-fisic o de l se r vizi o.
R app o r t o pubb lic o-p ri v a t o : i n d a g a re i c ri te ri c u l t u r a l i c he re g o l a n o
q ues t o r app o r t o. L’imp os t a zi o ne po li tic a passa t a i n Emi li a R o m a g n a è
c he i c o n s u l t o r i pubb lici s o n o c o n si de r a ti ab o r tis ti e l a ici e q uest a è
s t a t a l a gi us tific azi o ne per l’aper t u r a di q ue l li priv a ti e c a t t o l ici, per es.
i l C o n s u l t o r i o di o ces a n o d o ve c’è il gi nec o l o g o n o st op, e n o n o s t a n te
sia pri v a t o vie ne fi n a n zi a t o c o n s o l di pubblici.
R app o r t o c o n l a pa r tecip a zi o ne de l le d o n n e: c’è u n a c ri ticit à evide n te,
i l c o n s u l t o r i o è di ve n u t o u n a a zie n d a e le a zie n de si s a, n o n
permet t o n o l a pa r tecipazi o ne.
D a n ie l a Fa n t i n i, g i nec o l o g a c o ns u l t o r i o, s n o q – M i l a n o.
C o n s u l t o r i di M i l a n o n o n f a n n o più ed uc a zi o ne sess u a le perc hé è st a t o
viet a t o d a l l’imp os t a zi o ne s a n i t a r i a l o mb a r d a, né f a n n o più
preve n zi o ne s u ab usi e m a l t r a t t a me n ti. Si pa g a i l se r vizi o m a s o l o
a l c u ne c ose, tip o visite gi nec o l o g ic he specific he, n o n si pa g a né per l a
c o n t r a ccezi o ne né per I VG. N o n ci s o n o r app o r t i t r a c o n s u l t o r i e
o sped a li e q ues t a è u n a g r a n de c ri ticit à per il se r vizi o e q u i n d i per le
d o n ne. Pr op o s t a per a ge v o l a re e dife n de re i c o n s u l t o r i è q ue l l a di
bypass a re le re gi o n i e r ic o r re re di ret t a me n te a l l’e n te s uperi o re ci oè a l
C o n si g li o s upe ri o re de l l a Sa n i t à.
N ei c o n s u l t o r i poic hé l’access o è pl u r a le si c re a n o re l a zi o n i t r a d o n ne
mig r a n ti e it a li a ne, pr o m u o ve n d o l’i n teg r a zi o ne i n m o d o ve r o e
c o n c re t o, perc hé i l c o n s u l t o r i o seg ue le d o n ne d a l l’a d o lesce n z a a l l a
me n op a us a.
C o r i n a M a r i a R i t a, g i nec o l o g a A g i te, M a te r a.
Pe rc o r s o n a scit a f a v o r isce c o n o sce n z a s oci a li t à e sc ambi o t r a le d o n ne.
Pr op o s te: c o n s u l t o r i f u o r i d ai dipa r time n ti o sped a lie ri, c o n u n
r app o r t o più di ret t o e vici n o a i te r ri t o r i, r ip re n de re i n m a n o le
c o mpete n ze s oci li c o n u n l a v o r o più i n di ri z z a t o a l le po li tic he di
we l f a re; libe r o a ccess o se n z a pre n o t a zi o n i.
Emm a A v a l l o ne, cen t r o d o n n a l i s a – r o m a.
R a gi o n a re app r o f o n di t a me n te s u l tip o di r app o r t o c he deve
i n te rc o r re re t r a i c o n s u l t o r i e le d o n ne.
M a u r a C oss u t t a, medic o S a n C a mi l l o, R o m a .
Bis o g n a a r r i v a re a d a ve re c o me i n te r l o c u t r ice r ispet t o a l le po li tic he
pubblic he c o n mi n is t r o Fo r ne r o. R a gi o n a re s u s ussidi a r iet à e
pa r tecipazi o ne: c o n q u a l i o biet ti vi e fi n a l i t à? rec upe r a re i pu n ti di f o r z a
de l c o n s u l t o r i o pubblic o: l a l a icit à e l a dem o c r a zi a. E’ necess a ri o a l t resì
c os t r u i re de l le a l le a n ze si a c o n le istit u zi o n i e c he c o n i si n d a c a ti , i n
primis c o n le c o mmissi o n i de l le elet te.
Ga r a n ti re Lea, c o s t r u i re u n a c o m missi o ne s u l l a s a l u te de l le d o n n e: 1)
perc o r s o n a scit a 2) sess u a l i t à e sa l u te r ip r o d u t ti v a.
Imp o r re u n a c o n fe re n z a s t a t o-r e gi o ne per i l po te n zi a me n t o dei se r vizi
per le d o n ne.
S a n d r a B a r i ce l l i, c o n s u l t o r i a a u t o ges ti t a, M i l a n o.
N e l l a c o n s u l t o r i a si f a f o r m a zi o ne e i n f o r m a zi o ne, c o n i n vi o mi r a t o
a l le st r u t t u re c he f u n zi o n a n o o c o n c ui si h a n n o dei r app o r t i.
F o r mi g o n i h a dest r u t t u r a t o l a s a n i t à e i c o n s u l t o r i, eq uipa r a n d o
pubblic o a pri v a t o, s o l o c he i c o n s u l t o r i priv a ti n o n applic a n o l a 1 9 4
i n de r o g a a l l a n o r m a t i v a n a zi o n a le, c os a o v v i a me n te” i l leg a le” d a u n
pu n t o di vis t a le gis l a ti v o. N e g li o sped a li c’è u n n u me r o c h i u s o per le I v g,
mi semb r a 1 a l gi o r n o . N o d o d i t u t t o è l’ obiezi o ne d i c o s cie n z a: l a
p r op o s t a è t r o v a re s t r u me n t i, le gis l a t i v i/si n d a c a l i etc pe r c ui de ve
esse re sc o m o d o f a re o bie t t o re.
E li n a C o l o n g o, a ss. M e de a, g i nec o l o g a c o n s u l t o r i o, To r i n o.
I l c o n s u l t o r i o i n q uesti u l t imi 2 0 a n n i è c ambia t o m o l t o, si a per c o me
f u n zi o n a sia per c o me vie ne percepit o, d a u n pu n t o di vis t a de l se r vizi o
s o n o r i d o t ti ne l n u me r o c o mp lessiv o, r i d o t ti ne l pers o n a le a
disp osizi o ne o c o n pers o n a le n o n a deg u a t o d a u n pu n t o di vis t a di
f o r m a zi o ne;d a u n pu n t o di vis t a este r n o n o n h a più u n a penet r a zi o ne
te r r i t o r i a le f o r n i t a d a l l a pa r tecipazi o ne, a d o g gi i l c o n s u l t o r i o d a
r i v o l u zi o n a r i o è di ve n u t o u n d a t o “n o r m a li z z a n te”. U n pr ob lem a è
d a t o appu n t o a n c he d a l n u o v o pers o n a le, perc hé appu n t o n o n h a u n a
f o r m a zi o ne a deg u a t a a l tip o di se r vizi o r ic h iest o s o ci o-sa n i t a r i o,
i n o l t re l a ges ti o ne a t t u a le n o n permet te di f a re q ue l l a v o r o s oci a le e
di re l a zi o ne, s u l l a sess u a li t à e ed uc a zi o ne c he è i l n o d o f o n d a n te de l
c o n s u l t o r i o e ci ò c he diffe re n zi a v a i l c o n s u l t o r i o d a t u t ti g li a l t r i
se r vizi.
Se re n a F re d d a, i n f o sex – esc, R o m a .
U n a q uesti o ne c he v a seg n a l a t a è il tem a de l l’a u t o s tim a de l le d o n ne,
u n f a t t o c u l t u r a le e di ed uc a zi o ne. Si r ic o n o s ce u n dis am o re de l le
d o n ne nei c o n f r o n t i dei c o n s u l t o r i. I c o n s u l t o r i si s o n o t r a sf o r m a ti: è
necess a ri o r ip o r t a re l’a u t o gesti o ne nei c o n s u l t o r i, u n ser vizi o c he
d o v rebbe esse re de te rmi n a t o n o n d a c hi l o tie ne m a d a c h i l o u s a. Pe r
f a re q uest o s a rebbe opp o r t u n o c os t r u i re e l a v o r a re s u l m a n te nime n t o
di re ti f o r m a l i ( c o n a l t r i en ti pubblici s a n i t a r i e s o ci a li) e i n f o r m a li
( a u t o gesti ti). La c risi st a t r a s f o r m a n d o i n c o n s u m o i di ri t ti, c o n
abbass ame n t o de l li ve l l o di c o n s apev o lezz a. Obiett o r i: è necessa ri a
c a mpa g n a n a zi o n a le ed u n i t a r i a, o r a m ai l’ 8 0 % dei medici s o n o
o biet t o r i.
Eu ge ni a Tr o v a l u sci, a s s. S os te g n o D o n n a, F r a sc a t i (R o m a).
Le ope r a t r ici dei c o n s u l t o r i s o n o c os t re t te a l a v o r a re i n v a r i posti
c o n temp o r a ne a me n te, e c o m u n q ue le n u o ve ope r a t r ici n o n h a n n o
c o n o sce n z a de l se r vizi o e deg li o biet ti vi s oci o-s a n i t a r i. E r o si o ne dei
di ri t ti: u n o dei pr ob lemi è l’access o a l l a c o n t r a ccezi o ne e q u i n di
l’ed uc a zi o ne a l l a sessu a l i t à, preve n zi o ne e c o n o sce n z a m a l a t tie sess u a l i
etc. u n a de l le c ri tici t à è l a c o n t r a ccezi o ne per le mi n o re n n i, a v o l te si
i n c o n t r a n o a n c he gi u dici t u te l a r i o biet t o r i!
M a r i n a To sc h i, g i nec o l o g a A g i te, U mb r i a.
Eu r op a – Ced a w e O r g a n ism o M o n d i a le s a n i t à s o n o st r u me n ti d a
u t i liz z a re. La f o r m a zi o ne e l’a g gi o r n a me n t o deg li ope r a t o r i ne l l a
s a n i t à è q u a n t o me n o l a c u n o s a. La q uesti o ne de l l a c u l t u r a e de l l a
sess u a li t à è i l n o d o ce n t r a le, n o n si poss o n o f a re disc ussi o n i specific he
se n z a svisce r a re q ues ti d ue m ac r o temi. C o n s u l t o r i o: n o n si pu ò
dec o dific a re l a d o m a n d a, i n o l t re ci s o n o ope r a t r ici c he n o n l a v o r a n o
be ne per v a r i m o t i vi.
Stef a n i a F r i g ge r i, I n i zi a t i v a L aic a, Reg g i o Emi l i a .
Tem a imp resci n dibi le è l’obiezi o ne di c oscie n z a., l a 1 9 4 prevede l’obiezi o ne
s o l o per c a t t o lici pr a tic a n ti. La pr o v o c a zi o ne d a l a n ci a re è se sei
c a t t o lic o c o n vi n t o n o n f a re i l gi nec o l o g o!
I v g semp re più dif fici le, n o n ci s o n o pos ti e n o n ci s o n o ope r a t r ici e
gi nec o l o g he c he l a f a n n o. N o n si ab o lisce m a si sv u o t a d a de n t r o
a t t r a ve rs o le le g gi re gi o n a l i. E’ necessa r i o c re a re u n a m ass a d’u r t o,
c o me si f a? Pr op os t a: Sit o web d o ve ci si i n c o n t r a, d o ve si a g g i o r n a
c o n ti n u a me n te il m a te ri a le, d o ve ci si c o n f r o n t a e si d a spazi o a l
diba t t it o.
I l peric o l o più g r a n de è r app rese n t a t o d a l le priv a ti zz a zi o n i.
Ses ti n a S a n t a re l l i, c o n s u l t o r i o To r Pi g n a t t a r a, R o m a.
N o n h a se ns o a t t r ib ui re i pr ob lemi a t t u a li ci rc a l’a u t o de te r mi n a zi o ne
de l le d o n ne a g li ope r a t o r i dei CCFF c he, a f r o n te di en o r mi dif fic o l t à e
r i d u zi o n i di r is o r se u m a ne ed ec o n o mic he, r iesc o n o c o m u n q ue a d a re
r isp os te di g n i t o se a l le d o n ne. I pr ob lemi st a n n o a l t r o ve, m a bis o g n a
ce rc a re di mig li o r a re a n c o r a le a t ti vi t à dei CCFF e s tim o l a re
n u o v a me n te l a pa r tecipazi o ne de l le o pe r a t r ici c he l a v o r a n o nei
c o n s u l t o r i i nsieme a l le d o n ne c he l o u t i liz z a n o.
Si l v a n a A g a t o ne, g i nec o l o g a L ai g a.
A v v o c a ti L o mba r di a h a n n o vi n t o r ic o r s o c o n t r o Legge F o r mig o n i c he
pu n t a v a a r i d u r re il n u me r o de l le set tim a ne di gest a zi o ne per
c o n se n ti re l’ab o r t o te r apeu tic o. Pr op os t a di Pe rc o r s o
gi u ri dic o/gi u dizi a r i o: r ic o r s o c o n t r o o biet t o r i c he r i fi u t a n o di eseg ui re
ab o r t o te r apeu tic o ( d a a mp li a re i n seg ui t o a a l t r i tipi) Pass a g gi o
s uccessiv o è l a C o r te C os ti t u zi o n a le.
Li l l i M i c he l i, c o m i t a t o d o n ne X M u n icipi o, R o m a.
M o n i t o r a g gi o più a t te n t o per sape re c o me ve n g o n o desti n a t i i f o n di
re gi o n a l i per i c o n s u l t o r i.
O cc o r re u n a c o n nessi o ne t r a c o n s u l t o r i e Ce n t ri A n t i vi o le n z a.
Luci a n a Bi o n d i, C o mi t a t o D o n ne 1 0 0 ce l le e d i n t o r n i, R o m a.
È necess a ri o l a v o r a re m a g gi o r me n te s u l l’i n f o r m a zi o ne e l’i n teg r a zi o ne
s o ci o-s a n i t a r i a.
M a r i n a To sc h i, g i nec o l o g a A g i te, U mb r i a.
V a l o r iz z a re i pu n t i di f o r z a: 7 pu n ti di R o m a, 1 0 pu n ti di Fazi o, 1 9 4 etc.
Rip re n de s o l lecit a zi o ne gi à u scit a: “gi nec o l o g o c ambia mestie re se n o n
v u o i applic a re 1 9 4”. È imp o r t a n te en t r a re ne l le u n i ve rsi t à e i nse ri re i l
perc o r s o de l l a 1 9 4 ne l c o r s o di st u di.
C o n nessi o ne t r a c o n s u l t o r i o e o sped a le: l i nee prefe re n zi a li.
M i g l i o r a re l a f o r m a zi o ne de l le ope r a t r ici e deg li ope r a t o r i s a n i t a r i c he
m a g a r i poss o n o a n d a re a f a re f o r m a zi o ne ai medici di base, ne l le a s l etc.
Ca r t a dei se r vizi: v a i n se ri t a l a pa r tecipazi o ne de l le u te n ti a l se r vizi o,
pa r tecipazi o ne c he pu ò esprime re i n dic a zi o n i s ui ser vizi d a mig li o r a re e
s u l l o r o ope r a t o.
Lis a Ca n i t a n o, g i nec o l o g a, R o m a.
Campa g n a o biet t o r i necessa ri a, t r a poc o temp o n o n ci sa r à più ness u n a
c he po t r à a ccede re a l l’Iv g. N o r le v o c o me f a r m a c o d a ba n c o; imp o r t a n te
i n te r ve ni re ne l l’u n i ve rsi t à di medici n a per i n f o r m a re e f o r m a re l a
n u o v a ge ne r a zi o ne di medici, r ipe ns a re i c o n s u l t o r i sig n ific a
v a l o r i z z a r l i e r ic o s t r u i re l a l o r o pecu li a r i t à. Leggi di bi l a n ci o: c h iede re
c o n t o di d o ve s o n o a n d a t i a fi ni re i f o n di, c o n t r o l l o di
i n di riz z o.
- Ci s o n o st a ti a n c he testim o n i a n ze di d o n ne pr o t a g o n is te de l le
ba t t a g l ie per i c o n s u l t o r i e per l a 1 9 4, per l’affe rm a zi o ne
de l l’a u t o dete r mi n a zi o ne de l l a d o n n a.
N e l l’u l tim a f ase si a cces o il dib a t ti t o s u a l c u ne q ues ti o n i, i n pa r tic o l a re
s u u n a de l le pr op o s te u scite, e ci oè s u l l a pil l o l a de l gi o r n o d op o,
N o r le v o, c o me f a r m a c o d a ba n c o. V o ci diss o n a n t i di c h i a f a v o re di c h i
c o n t r a r i o, u n a de l le c ri ticit à po r t a te d a a l c u ne c o mpa g ne c o n t r a r ie
a l l a pr op os t a è c he esse n d o i l l i ve l l o di ed uc a zi o ne sess u a le a i mi n imi
te rmi ni, i n t r o d u r re l a pil l o l a de l gi o r n o d op o c o me f a r m a c o d a ba n c o
a v rebbe d a t o s op r a t t u t t o a l le gi o v a n i u n a idea s upe rfici a le de l l a
preve n zi o ne e de l l a c o n t r a ccezi o ne; a l c o n t r a r i o a l c u ne a f fe rm a v a n o
c he l a pil l o l a de l gi o r n o d op o è u n di ri t t o e c he a t t r a ve rs o q ues ti
s t r u me n ti si esercit a c o n t r o l l o s u l pr op ri o c o rp o . I l d ib a t t i t o s u q ues t a
q ues ti o ne è a n c o r a ape r t o.
CRITICITA’ , PUNTI DI FORZA E PROPOSTE
C r i t ici t à:
Disomogeneità nell’assetto dei CCFF (Rossi Be r l u t i, Fa n o), snaturamento
dell’identità del servizio c he i n m o l te re a l t à h a a ss u n t o l a fisi o n o mi a
a mb u l a t o r i a le (Pi ret ti, M o de n a e a l t r i),
A M i l a n o, cit t à i n c ui l a prese n z a dei c o n s u l t o r i priv a ti è u n a re a l t à
o r m ai c o n s o l i d a t a e ne l l a q u a le c o n i l pr o get t o N a s k o si s o n o
a g gi u n ti i Ce n t ri di A i u t o a l l a Vi t a (C AV), a l c u ne prestazioni sono a
pagamento e rece n teme n te è st a t o vietato ai CCFF pubblici di effettuare
interventi di educazione sessuale nelle scuole(Fa n ti n i, M i l a n o).
Costante riduzione di personale e del numero dei CCFF (Ad o r n o, R o m a) e vie ne
s o t t o l i ne a t o i l ruolo ”normalizzante”c he ne l temp o h a n n o a ss u n t o i CCFF,
a n c he per l’assenza dei movimenti c he h a n n o d a t o vi t a a i CCFF e a l l a
1 9 4/7 8 (Co l o n g o, To r i n o).
A l t r i eleme n ti di c ri tici t à emersi i n m o l ti i n te r ve n ti h a n n o r i g u a r d a t o
l a mancanza di partecipazione de l le d o n ne si n g o le e o r g a n i z z a te i n g r uppi e
m o vime n ti po li tici e l a scarsa affluenza delle donne giovani n ei CCFF, m a
s op r a t t u t t o l a presenza degli obiettori c he pen a liz z a n o i c o l le g h i c he, i n
c o n s u l t o r i o e i n o sped a le, dev o n o f a r si c a r ic o di u n l a v o r o a g gi u n t i v o
e le d o n ne per le q u a l i si a l l u n g a n o i tempi di a t tes a.
P u n t i d i f o r z a:
N ecessit à di r ic re a re u n nesso tra la normativa nazionale e le applicazioni a livello
locale. In pa r tic o l a re è sta t a s o t t o l i ne a t a l’imp o r t a n z a de l l a
n o r m a t i v a a n c o r a i n vi g o re e m ai de l t u t t o app lic a t a: i l POMI (dec re t o
mi niste ri a le 2 4/4/2 0 0 0) e i LEA (Dec ret o de l Preside n te de l C o n sig li o dei
M i n is t r i de l 2 9 n o vemb re 2 0 0 1, r i defi ni t o c o n il dec ret o de l Preside n te
de l C o n sig li o dei M i n is t ri de l 2 3 ap ri le 2 0 0 8 ), i 7 punti di Roma (Co n veg n o
n a zi o n a le “I C o n s u l t o r i Fami li a r i ed i l Pr o get t o Obiet ti v o M a te r n o
I n f a n t i le – gi u g n o 2 0 0 7) e i 10 punti di Fazio(A cc o r d o a i se nsi de l l’a r t. 4 de l
dec ret o legis l a ti v o 2 8 a g o s t o 1 9 9 7, n. 2 8 1, t r a il G o ve r n o, le Regi o n i e le
Pr o v i n ce a u t o n o me di Tre n t o e B o l z a n o s u l d o c u me n t o rec a n te ”Linee di
i n di riz z o per l a pr o m o zi o ne ed i l mi g li o r a me n t o de l l a q u a li t à, de l l a
sic u rezz a e de l l’app r op ri a tez z a deg li i n te r ve n ti a ssis te n zi a li ne l perc o r s o
n a scit a e per l a r i d u zi o ne de l t a g l i o cesa re o”).
Pe r i l pr ob lem a de l l’obiezi o ne di c o scie n z a l’Europa pu ò essere u n a
r is o r s a imp o r t a n te d a app r o f o n d i re.
P r o p o s te:
Pe r q u a n t o r i g u a r d a l a d i fes a e l a r i q u a l i fic a z i o n e dei CCFF :
– el ab o r a zi o ne di u n pr o ge t t o di costruzione e pubblicizzazione della rete di
servizi per la donna c he c o mp re n d a CCFF, ce n t r i di P.S. o sped a lie ri c o n t r o l a
vi o le n z a, ce n t r i A n t i vi o le n z a,
– l a creazione di consultori autogestiti, o esperime n ti di c o l l ab o r a zi o ne t r a
c o n s u l t o r i e re a l t à a u t o ges tite
– s o r veg li a re s u l l a desti n a zi o ne e s u l l’impeg n o dei f o n d i per i CCFF
– C a r t a dei ser vizi ne l l’ambit o de l r app o r t o o sped a le/ter ri t o r i o
– r i ve n dic a re l’applic azi o ne di n o r me e d o c u me n ti n a zi o n a l i e
i n te r n a zi o n a l i i n vi g o re, costruendo alleanze con i movimenti, partiti, sindacati.
Pe r c o n t r a s t a re l’ obiezi o ne d i c o s cie n z a:
– i nse ri re l’IVG ne l c o r s o di st u di di M e dici n a,
– pe n a l iz z a re l’obiezi o ne i n t r o d u ce n d o sv a n t a g gi ne l l a c a r r ie r a per g li
o biet t o r i,
– c re a re u n a l is t a pubblic a deg li o biet t o r i
– f a re appel l o a l l’Eu r op a per ema n a zi o ne di di ret ti ve c he c o n t r a s ti n o
l’obiezi o ne;
– r ispet t o a l l’ab o r t o te r apeu tic o, s t abi li re c he c h i n o n effet t u a t a li
i n te r ve n ti n o n poss a ope r a re ne l c amp o de l l a di a g n o si pre n a t a le.
Pe r l a c o m u n i c a z i o ne a l l’i n te r n o de l m o v i me n t o :crea re s u l web u n a
re te de l le d o n ne, c o l n o me “La vi t a siam o n o i”
Ci s o n o d u n q u e temi c he s o n o eme r si i n m o d o c o m u ne:
1- Sess u a l i t à: ed u c a zi o n e i n f o r m a z i o n e e r i app r op r i a z i o ne.
2- A u t o de te r mi n a z i o n e e c o n t r o l l o, f a ci l i t à d i a c cess o
a l l a c o n t r a c cezi o ne, a i f a r m a c i ( pi l l o l a g i o r n o d op o,
dei 5 g g etc). A c cess o a l l’ab o r t o f a r m a c o l o g i c o: R u 4 8 6.
3- C a mp a g n a o b ie t t o r i d i c o s cie n z a: – l i s t a pubb lic a
c o n s u l t abi le dei me dici o bie t t o r i; – i n te r ve n i re s u l l a
c a r r ie r a; – e n t r a r e n e l l a u n i ve r si t à ( c o l l a b o r a z i o n i e
i n c o n t r i, f o r m a z i o n e e i n f o r m a z i o ne).
4- R app o r t o p ubb lic o – p ri v a t o; c o n t r o l l o d i i n d i r i z z o s u i
f o n d i.
5- C o n s u l t o r i o n ei te r r i t o r i: a u me n t a re i l l i ve l l o d i
pa r tecip a zi o n e c o n le r e a l t à f o r m a l i e i n f o r m a l i,
spe ri me n t a re f o r m a d i a u t o ges ti o ne e c o l l a b o r a z i o n i
i n u s u a l i.
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Gruppo di lavoro sui DIRITTI – LA VITA SIAMO NOI
Roma 21 gennaio
LA VITA SIAMO NOI
Assemblea nazionale sui consultori, i diritti e il corpoGRUPPO DI LAVORO SUI DIRITTI
È difficile sintetizzare e riportare interventi di tante donne, anche molto diverse tra loro.
È importante sottolineare la grande partecipazione al tavolo e il numero altissimo di interventi, i quali anche se molto diversi tra loro, hanno tutti però espresso la necessità di un’elaborazione su cosa si intende per diritti e su quale sia il significato profondo della libertà delle donne ad autodeterminarsi.
Abbiamo potuto riscontrare una sostanziale condivisione dell’analisi fatta nella relazione introduttiva di Carlotta Sorrentino (collettivo StregheperSempre) circa l’esistenza di un profilo di genere nella crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo: le donne di questo paese, native e migranti, già socialmente ed economicamente svantaggiate sono le prime vittime del continuo e violento attacco ai diritti del lavoro, al Welfare e in generale ai diritti e alle garanzie sociali, faticosamente conquistate in decenni di lotte.
Tutti gli interventi hanno sottolineato come, passando attraverso una generale precarizzazione della vita, venga minata la libertà di scelta delle donne, sia nella partecipazione alla vita pubblica del paese, sia nella sfera privata.
Molto interessante l’intervento del Collettivo Medea di Torino, che esponeva i risultati di un lavoro d’inchiesta, che mostrano chiaramente come ci sia un collegamento molto stretto tra la lotta per la difesa dei consultori e della 194, con quella più generale per l’affermazione e l’estensione di diritti e tutele, anche nell’ambito lavorativo. È infatti noto come siano prevalentemente le donne appartenenti alle classi sociali più deboli a rivolgersi ai consultori e ad usufruire dei servizi che vengono offerti.
In diversi interventi è stata inoltre sottolineata come le nostre battaglie siano trasversali a tutte le generazioni. Basti pensare ai problemi che incontrano le donne tra i 50 e i 60 anni, che spesso si vedono rispondere che “non c’è spazio per loro e per la loro salute”, anche negli stessi consultori, e questo non perché ci sia un protocollo che lo impedisce, ma semplicemente perché gli stessi operatori, costretti a lavorare in una situazione di continui tagli alle risorse, sono obbligati a darsi delle priorità e a fare delle scelte.
Ma non finisce qui. Proprio queste stesse donne rappresentano un’ ampia fetta di precariato, e sono quindi costrette “a tornare a casa”, sostituendo così, nel lavoro riproduttivo e di cura, donne più giovani, le quali a loro volta svolgono un lavoro precario, spesso privo di quelle tutele, che consentirebbero loro di conciliare la vita professionale e quella privata.
Tutto questo rappresenta perfettamente un quadro drammatico di riduzione di quei diritti e di quegli spazi di libertà che, nel corso della storia del nostro paese le donne avevano a caro prezzo conquistato.
Negli ultimi anni abbiamo infatti assistito a politiche che, a partire dalla riforma del titolo V della Costituzione,hanno privilegiato il privato al pubblico. Privato che sempre più spesso torna ad essere rappresentato dalla famiglia, che viene di nuovo individuata come luogo unico della solidarietà materiale, favorendo in questo modo rapporti iniqui tra i sessi, sia nella sfera pubblica che in quella privata.
Negli interventi di tutte le partecipanti, abbiamo potuto riscontrare la volontà di lottare affinché le donne non siano, ad un tempo, vittime della crisi e strumento per risolverla: non vogliamo essere noi il welfare mancante di questo paese, bensì le sue destinatarie.
Ormai da decenni le donne hanno deciso di non essere “il secondo sesso”, ma individui in grado di autodeterminarsi. Ed è proprio questo che gli attacchi reiterati ai consultori, alla 194, e in generale a tutte quelle tutele che ci hanno permesso di diventare uniche titolari delle nostre scelte, vogliono ribaltare.
Vogliono che le donne tornino ad essere un “esercito di leva”, vogliono che esse siano di nuovo la risorsa per avere un welfare a costo zero, che non solo rende le donne vittime sacrificali della crisi e dei tentativi di uscirne, ma che le rende ancora una volta i soggetti socialmente più deboli, non solo ricattabili da datori di lavoro senza scrupoli ma anche, sempre più spesso, dipendenti da uomini violenti.
È proprio questo che dobbiamo mirare a scardinare. È indispensabile che le donne tornino ad essere protagoniste di una nuova stagione di lotte per la difesa dei diritti acquisiti e la conquista di nuovi spazi di libertà. Una delle esigenze che maggiormente è stata espressa durante il nostro dibattito, è la necessità di trovare momenti collettivi di riflessione, che siano in grado di elaborare campagne concrete, che rivendichino diritti e tutele nell’ottica di quella giustizia sociale, invocata dalla nostra Costituzione, ma che in nome del profitto non è più nell’agenda della politica che conta.
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Gruppo di lavoro sul CORPO – LA VITA SIAMO NOI
21 Gennaio 2012
La vita siamo noi!
Assemblea nazionale sui consultori, i diritti e il corpoGRUPPO DI LAVORO SUL CORPO
La famiglia non ha una forza endogena, è retta dal desiderio femminile. S. Noce.
Il punto centrale che ha caratterizzato la maggior parte degli interventi proposti nel tavolo sul corpo è la questione dell’autodeterminazione femminile. La posta in gioco che è stata sollevata nel dibattito su sessualità, obiezione di coscienza, maternità e pillole, è stata proprio la libertà di scelta femminile, pratica e affermativa. L’autodeterminazione per noi non è solo un diritto, ma un modo di stare al mondo. La discussione è stata molto piena e ricca. Proponiamo una sintesi che prova a declinare la questione dell’autodeterminazione in tre punti, per indicare di volta in volta le proposte pratiche e politiche, che partano da mobilitazioni dal basso, agite direttamente dalle donne.
1. Sessualità. Siamo partite da un’interrogazione che ha provato definire come si è modificata la percezione del proprio corpo e del sé. Ci siamo domandate quale è il livello di informazione rispetto alla sessualità, ai consultori e ai servizi. Partendo dalle inchieste concrete e dalle esperienze in presa diretta ciò che si osserva è che rispetto alla sessualità e al corpo la confusione e la disinformazione sono i tratti che caratterizzano tutta una fascia generazionale che comprende non solo le adolescenti, ma anche donne più adulte. In Italia c’è una contraddizione tra la liberalizzazione sessuale e la paura della sessualità della donna. La sessuomania nasconde in realtà una profonda fobia del sesso e della sessualità, che produce forte disorientamento e solitudine nelle donne. Il potere ci propone la figura di una donna, madre, lavoratrice perfetta, identificando così il problema della salute con quello del benessere e del fitness, modello a cui tutte le donne si devono adeguare. Serve un nuovo immaginario delle donne e della vita che siamo! Dobbiamo opporre alla rappresentazione, il nostro corpo e la nostra sessualità! Occorre continuare e implementare il lavoro di informazione e di controinformazione, facendo delle inchieste e delle assemblee dentro i consultori, ma anche dentro le scuole e tutti i luoghi di socialità. Infine bisogna guardare alle nuove forme di vita e di sessualità: In Italia ogni anno si vendono 380.000 confezioni di Norlevo, la pillola del giorno dopo. Vogliamo lanciare una campagna e una raccolta di firme che richieda la pillola del giorno dopo come farmaco da banco, così come già avviene nel resto dell’Europa.
2. Consultori, Salute, Obiezione di Coscienza.L’autodeterminazione è fortemente legata con la lotta contro le attuali proposte di legge sui consultori, perché la forma di servizio che ci vogliono proporre –spesso ridotta ad una funzione poliambulatoriale– non corrisponde ai nostri bisogni e ai nostri desideri. Al centro del discorso politico viene posta la famiglia e la difesa del feto. Ma i modelli che ci vengono assegnati, sia quelli femminili, che quelli relazionali, non ci corrispondono più. Occorre fare delle vere e proprie campagne sulla riappropriazione del corpo e della soggettività. Il consultorio, che negli ultimi anni, viene utilizzato solo come servizio di emergenza deve recuperare la sua funzione di prevenzione. Più in generale: non dobbiamo fare la guardia a dei bidoni vuoti. I consultori devono essere reinventati! Dobbiamo continuare a difendere la legge 194, riattualizzandola e problematizzando il ruolo sempre più diffuso obiettori di coscienza. Cominciamo con il dire che l’obiezione è sospensione volontaria del lavoro, che viene utilizzata sistematicamente nelle università e negli ospedali per garantire la carriera dei medici. Vogliamo lanciare una campagna contro l’obiezione di coscienza, fatta di azioni, informazione e manifestazioni, che attraversi i consultori e gli ospedali.
3. Medicalizzazione e Maternità. Mentre la famiglia è al centro di tutti i discorsi politici che riguardano la salute, la maternità, molto spesso non viene garantita e salvaguardata come desiderio e libera scelta femminile. Il femminismo storico ci ha spiegato perché slegare sessualità e maternità, affermando autonomia e consapevolezza. Questa indicazione importante deve essere ripresa e anche attualizzata. La sconfitta rispetto alla legge 40 sulla fecondazione assistita ha segnato una battuta d’arresto per tutto il movimento delle donne. La fecondazione assistita è maternità senza sessualità. Questo fatto indica una trasformazione avvenuta nel contemporaneo. Quando si parla di maternità, di parto e di aborto, dovremmo pensare come si torna ai modi di sentire concreti, fuori dagli schemi di medicalizzazione che ci vengono imposti e senza alcuna delega.
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Pina Galeazzi
Psicologa analista, è membro dell’AIPA e del LAI (Laboratorio Analitico delle Immagini). Collabora con lo Spazio di consultazione attivo all’Aipa. Partecipa da anni al gruppo “Psicologia
analitica e spiritualità” e al gruppo sulla relazione tra psiche e politica. Autrice di numerosi articoli sui temi dell’autolesionismo, della relazione corpo/psiche, del ritmo, dell’identità di genere, della
creatività femminile, pubblicati su “Studi junghiani” e sulla “Rivista di Psicologia Analitica” (di cui è anche redattrice). Coautrice di volumi collettanei: Psiche e guerra, Il gesto che racconta, Paradossi di maternità. Ha recentemente curato, con Giuseppe Andreetto, il volume, Mondi in un rettangolo. Il gioco della sabbia: aperture sul limite nel
setting analitico. Vive e lavora a Roma. -
Marina Della Giusta – Le diverse misure dell’economia (bozza)
Negli ultimi trent’anni sono cambiati sia sistemi produttivi che di previdenza sociale ed è conseguentemente cambiato sia il lavoro (pagato e non) che il ruolo che riveste nella realizzazione personale ed economica. Le categorie occupazionali diventano sempre piu’ importanti nel definire diritti e ruoli, mentre le priorita’ di politica pubblica si vanno orientando verso definizioni meno materialistiche del concetto di benessere, proprio mentre vanno togliendo sicurezza nella spesa sociale. Nella presentazione si discuterà dei ruoli di uomini e donne nel sistema attuale e di come questi si riflettano nel loro benessere e nel modo in cui lo definiscono, concentrandosi sulle diverse responsabilità e uso del tempo e discutendo del ruolo delle norme sociali nelle scelte individuali e collettive, della loro persistenza nel tempo, e delle difficoltà di realizzare un modello di famiglia in cui sia uomini che donne condividano e apprezzino sia lavoro pagato che lavoro di cura.——————————————Nel corso degli ultimi trent’anni l’ineguaglianza tra ricchi e poveri e’ andata aumentando nella maggior parte dei paesi industrializzati (www.inequality.org).Questo e’ dovuto all’effetto combinato di una serie di fattori: la riorganizzazione delle catene produttive grazie alla liberalizzazione dei mercati; la diffusione di mercati in cui il vincitore prende tutto che ha creato una elite transnazionale che beneficia soprattutto di spropositate rendite da capitale da fonti non sempre lecite e in gran maggioranza esentasse; e infine la progressiva rinuncia da parte di molti governi occidentali al progetto di redistribuzione del reddito che era stato fondamentale per la creazione dello stato sociale e che non e’ sopravvissuto alle crisi petrolifere e all’avvento dell’ideologia liberista degli anni ottanta (Stiglitz, Globalization and its discontents; Frank and Cook, The Winner-Take All Society; Heine and Thakur, The Dark Side of Globalisation; Neckerman, Social Inequality; Razin and Sadka,The Decline of the Welfare State).I sistemi di sicurezza sociale, che erano stati ‘disegnati’ sulla base di una divisione in classi di lavoratori che andava progressivamente scomparendo, hanno anche dovuto far fronte al radicale cambiamento nei rischi per i quali dovevano provvedere una assicurazione sociale: i lavoratori che erano tradizionalmente sottoposti a rischi contingenti e idiosincatici (stress occupazionali o malattia) sono risultati invece sempre piu’ esposti a rischi di tipo sistemico (crisi finanziarie, cambiamenti strutturali dell’economia) (Standing, Work After Globalization).Per quanto riguarda il lavoro, Guy Standing sostiene che il modello globalizzato significhi che l’occupazione (pagata o non pagata) sia sempre più importante nel definire sia l’identità che la cittadinanza.Simultaneamente le relazioni di lavoro sono sempre più commodificate (incluse quelle all’interno della famiglia e nell’istruzione) e questo consiste per molti nella progressiva perdita della parte del lavoro che consiste nella realizzazione di ambizioni sociali ed etiche a favore di una visione del lavoro come fonte di reddito e, dove possibile, status.Sulla base dei dati dell’ ILO Standing individua quattro categorie di lavoratori pagati, alle quali si devono naturalmente aggiungere i lavoratori del settore informale e coloro che non vengono retribuiti per il proprio lavoro (categoria cui appartengono soprattutto donne sia nei paesi in via di sviluppo che, proporzionalmente di più, in quelli industrializzati):– l’elite globale, staccata dai sistemi regolatori e di previdenza nazionali, a bassa o nulla contribuzione fiscale e con poco attaccamento psicologico e investimento nel mantenimento dei sistemi di previdenza sociale;
– il salariato, categoria privilegiata con lavoro stabile e meno commodificato e previdenza (dipendenti statali, parastatali, impiegati in multinazionali);– i proficiani, gruppo di lavoratori istruiti indipendenti (contractors e consulenti);– la classe operaia, sempre piu’ ristretta in numero;
– il precariato, che comprende il maggior numero di lavoratori in assoluto e soffre sia di basse retribuzioni che impiego incerto.I dati sull’uso del tempo e il mercato del lavoro indicano che nei paesi industrializzati le ore di lavoro sono aumentate per gli uomini più pagati e diminute per quelli pagati meno. Anche le donne che partecipano sempre più alla forza lavoro (tranne qualche sorprendente caso di regresso…) lavorano piu’ ore, indipendentemente dal reddito. Studi condotti in Inghilterra da Tania Burchardt alla London School of Economics ilustrano come il 66 per cento dei bambini viva in famiglie che sono povere di reddito, di tempo o di entrambe le cose simultaneamente. Studi attitudinali condotti con studenti delle scuole medie e superiori indicano che i maschi sono piu’ interessati a soldi e carriera che ai figli fin dall’adolescenza, ma anche loro dichiarano di soffrire per la scarsita’ di tempo trascorso in famiglia. Le donne invece desiderano una divisione del tempo piu’ bilanciata ma faticano ad ottenerla date le pressioni combinate del mercato del lavoro e delle ristrette opzioni per la cura dei figli, cosicché il comportamento tipico è una uscita dal mercato del lavoro mentre i figli sono in eta’ prescolare e un progressivo reinserimento successivo spesso in lavori meno qualificati che danno non solo meno soddisfazione e reddito, ma anche pensione.La ricerca sul benessere mostra una caduta progressiva nei livelli di felicita’ delle donne dei paesi industrializzati dagli anni 70 in poi (Betsey Stevenson and Justin Wolfers, 2009), sia in termini assoluti che relativamente agli uomini. E’ possibile che questo sia risultato di una serie di fattori: un aumento delle aspirazioni in varie aree (alcune delle quali confliggenti), un cambiamento dei gruppi di riferimento rispetto ai quali le donne si confrontano (colleghi maschi e magari mamme casalinghe simultaneamente); e fattori sociali piu’ generali quali il declino nella coesione sociale, l’aumento di ansie e neurosi documentato dall’organizzazione mondiale della sanita’, e l’aumentato rischio di disgregazione familiare.Le economiste femministe sono di solito molto scettiche rispetto all’uso degli indicatori di felicita’ per misurare il benessere, e non senza ragione: come ben discusso da Amartya Sen e’ del tutto possibile che le donne si adattino alle proprie circostanze e si dichiarino felici anche in assenza delle piu’ elementari forme di diritti, risorse e capacita’ di agire. Occorre pero’ considerare sia le capacita’ ma anche il risultato cui portano: donne con molte risorse ma molto infelici non possono essere un obiettivo di una agenda che ne vuole accrescere il benessere, e le loro voci vanno ascoltate!Inoltre visto l’impeto crescente per l’inclusione di queste misure nei conti nazionali (commissione Stiglitz in Francia, nuovi indicatori raccolti anche dall’ISTAT) sembra molto importante contribuire unaprospettiva femminista a questo tipo di analisi, soprattutto vista la possibilita’ che indicatori di felicita’ vengano usati per giustificare interventi di politica sociale. I risultati di uno studio sulla felicita’ condotto in Inghilterra (riassunti qui) indicano che uomini e donne sono influenzati da fattori diversi e anche che hanno diversi concetti di felicita’, dando diverso peso alle stesse componenti della vita (lavoro, reddito, casa, amici, salute, e famiglia).Venendo all’uso del tempo piu’ in generale, uno sguardo ai dati sul lavoro non retribuito in Italia (volontariato, lavoro di cura di figli e anziani, lavoro domestico, shopping) mette le donne italiane nella poco invidiabile posizione di coloro che fanno di più sia in assoluto (per quanto in particolare riguarda il lavoro domestico) che relativamente agli uomini in tutta l’OCSE, fatta eccezione per il Portogallo.La partecipazione femminile al lavoro pagato in Italia e’ tra le piu’ basse tra i paesi sviluppati e per converso sia la quantita’ complessiva che la proporzione di lavoro domestico tra le piu’ elevate. Questo ha ovviamente implicazioni sia per la produttivita’ che per la crescita del paese, e certo non da’ aspirazioni e ambizioni professionali e di autonomia alle piu’ giovani (ad eccezione della ormai diffusissima ambizione a emigrare).L’indagine OCSE presenta un riassunto internazionale del tempo speso in lavoro pagato e non pagato da uomini e donne, analizzando sia le quantita’ totali che la relazione che esiste tra partecipazione femminile nel lavoro retribuito e la proporzione di lavoro domestico svolta da uomini e donne.I dati mostrano un fatto noto tra coloro che si occupano di genere, uso del tempo e mercati del lavoro: la partecipazione femminile alla forza lavoro retribuita e’ associata ad un calo del lavoro femminile non retribuito ed un aumento, anche se non direttamente proporzionale, di quello maschile. Paesi con piu’ alto livello di impiego femminile hanno una divisione piu’ equa del tempo tra uomini e donne.Osservando l’andamento dei redditi da lavoro nelle coppie in vari paesi del mondo si riscontra inoltre l’ effetto importante del differenziale salariale: più lei guadagna quanto lui, meno fa in casa e ciò che lei non va viene fatto in parte da lui e in parte da servizi esterni alla coppia che vengono acquistati o forniti dallo stato (come illustrato dall’articolo pubblicato da James Feyrer, Bruno Sacerdote e Ariel Dora Stern del Darmouth College nel New Hampshire).Come si spiega questo fenomeno? I lavori di economia della famiglia fanno uso del concetto di potere contrattuale nella coppia per spiegare questo risultato: man mano che le donne aumentano il loro potere economico aumentano anche il loro potere contrattuale nella divisione del lavoro non pagato che avviene in ogni famiglia e che nei sistemi tradizionali e’ appannaggio esclusivo e non retribuito delle donne.E fin qui la spiegazione delle cause della ripartizione del lavoro non pagato: l’Italia purtroppo anziché progredire negli indicatori di sviluppo di genere negli ultimi anni e’ andata peggiorando, e la partecipazione femminile alla forza lavoro pagata non fa eccezione a questo trend.Ma veniamo alla quantità di lavoro domestico che in Italia risulta anche complessivamente molto alta rispetto a paesi di simile livello di sviluppo economico. Perché le donne Italiane fanno così tanto più degli uomini ma anche così tanto in generale?E qui torna in gioco la struttura del potere contrattuale che nella famiglia tradizionale veniva esercitato dalle donne controllando la sfera privata e che, forse perché spinte fuori da quella pubblica, le donne italiane hanno ripreso a esercitare riversando la propria ambizione nell’essere supermamme e supercasalinghe. Cosi’ le donne italiane lavorano si’ molte ore, ma non in compiti che accrescono la loro indipendenza economica o complessiva, e il paese va a ritroso (pulitissimo, pero’).E qui entrano in gioco le norme sociali e la pressione che suggeriscono alle donne italiane (complici una serie di modelli culturali riproposti dai media e dalla politica retrivi eppure resistenti, si vedano le infinite pubblicità infarcite di casalinghe e mamme perfette proposte dalla televisione italiana), capaci e motivate quanto le loro corrispondenti straniere di riversare le loro ambizioni ed energie preziose in attività che non servono ad accrescere il loro potere complessivo ne’ il loro controllo sull’unica risorsa che e’ uguale per tutti: il tempo.Le norme sociali hanno elevata persistenza: studi sull’evoluzione delle norme condotti in vari paesi suggeriscono che ci vogliono generazioni a cambiarle (Blau dimostra come negli Stati Uniti il comportamento delle donne nel mercato del lavoro e persino la loro fertilita’ siano influenzati significativamente dalla cultura dei loro genitori immigrati, a parita’ di livello di istruzione). Forse e’ qui che le donne dovrebbero concentrare sforzi maggiori dato che sono ancora, volenti o nolenti, responsabili per la cosiddetta ‘socializzazione primaria’, a maggior ragione in paesi in cui sono spesso le nonne ad occuparsi dei bambini data la scarsa diffusione di strutture pubbliche o private con personale qualificato (e magari piu’ giovane).