• Federica DRAGONI – María Zambrano. L’aurora mai compiuta della Storia

    Relatrice: Prof.ssa Federica Giardini
    Correlatrice: Prof.ssa Francesca Brezzi
    Università degli Studi Roma Tre
    Facoltà di Lettere e Filosofia
    Anno Accademico 2006/2007
    Tesi in FILOSOFIA DELLA CULTURA
    > Un estratto di questa tesi è stato pubblicato, su invito della redazione, su “DWF donnawomanfemme”, (2008, n. 2, pp. 59-67), con una presentazione della Prof.ssa Federica Giardini. L’articolo è stato inoltre pubblicato in versione integrale sul sito www.donneconoscenzastorica.it.
    mail: federica.dragoni(chiocciola)libero.it


    ABSTRACT

     

    Zambrano mostra in tutta la sua opera un vivo interesse per la Storia intesa come “ambito privilegiato di rivelazione dell’umano”, “alba interminabile” che deve continuare a compiersi nel tempo in un cammino di costante apertura alla Speranza.
    Il suo intento è quello di illustrare il rovescio di una storia completamente visibile, lineare, volta verso un continuo progresso, per tracciare così la storia delle entrañas, delle viscere, di tutto quello che è rimasto celato e inespresso, divorato dalla furia di una Ragione che non ammette ombre.

    INDICE

    Introduzione

     

    I – L’UOMO E LA STORIA

    Il Sacro e la nascita della Storia

    • «La notte oscura dell’umano»
    • Un tempo per l’uomo
    • Sapienza tragica e Filosofia

    La storia tragica. Edipo e il sogno del personaggio

    • Edipo
    • Storia e tragedia
    • Razionalismo e assolutismo

    Per una critica della storia europea. La speranza della democrazia

    • La violenza europea. Il Dio creatore
    • L’aurora mai compiuta della Storia. La democrazia

     

    II – ATTRAVERSARE LE VISCERE DELLA STORIA. L’AZIONE MEDIATRICE

    Trasformare la Storia

    • Le viscere della Storia
      – La pittura
    • Ragione materna, ragione mediatrice
    • Per una storia etica

    Amore, Memoria, Pietà

    • L’Amore
    • Dall’invidia alla Pietà
    • Memoria e Storia

    L’ora di Antigone

    • La Storia tra sangue ed acqua
    • L’agire pietoso di Antigone
    • Le voci deliranti della Storia

    III – DAR VITA ALL’ESISTENZA. LA DONNA E LA STORIA

    Continuare a nascere. La vita in cammino

    • L’esiliato
    • Verso un nuovo sapere
    • La danza di María

    Stare nella discontinuità. Per un metodo musicale

    • I chiari della Storia
      – Discontinuità e metodo
    • Confessione e conversione

    Le donne e la Storia. Figure al confine, figure aurorali

    • La donna nella Storia
      – La donna nel mondo galdosiano: Nina
    • La donna come aurora e speranza

     

    Conclusione

    Bibliografia

  • Eleonora MINEO – Il cibo come oggetto filosofico. Uno studio

    Relatrice: Prof.ssa Federica Giardini
    Correlatrice: Prof.ssa Francesca Brezzi
    Università degli Studi Roma Tre
    Facoltà di Lettere e Filosofia
    Anno accademico 2008/2009
    Tesi in FILOSOFIA POLITICA
    mail: eleonoramineo(chiocciola)iaphitalia.org

     


     ABSTRACT

    Mangiare è un universale e l’universale, si sa, piace alla filosofia. Ma allo stesso tempo ha a che fare con il corpo, che piace meno alla filosofia, se non come corpo pensato, astratto, che però non mangia. Così come la sessualità, altro universale incorporato che non a caso gli si accosta di frequente, il mangiare oltrepassa la questione biologica e si apre alla dimensione del senso. È un gesto carico di significati, ed il cibo è la materia di questo gesto.
    La filosofia, da Platone a Nietzsche, ha sempre fatto i conti con il cibo, inteso sia come bisogno primario del corpo, sia come metafora di ciò che nutre l’umano. Cionostante, ai loro scritti sul cibo è stata tendenzialmente accordata solo un’importanza marginale nel canone filosofico occidentale. L’ipotesi proposta è che questo apparente scarso interesse sia dovuto alla separazione tra corpo e ragione che ha segnato la filosofia fin dai suoi inizi, e che ha relegato in secondo piano tutti quegli aspetti della vita umana legati alla corporeità. Come le donne ben sanno, questa separazione non è senza conseguenze.
    La differenza tra uomini e donne ha un ruolo nella definizione di cos’è cibo e qual è il nostro modo di viverlo, non solo perché le donne sono state per lungo tempo nella storia le protagoniste della maggior parte delle attività che hanno reso possibile all’umanità il nutrimento quotidiano, ma anche perché questa esperienza le ha rese competenti in materia e ha permesso loro di acquisire un sapere che oggi conosce riformulazioni e redistribuzioni radicali. Inoltre, senza lo sguardo messo a disposizione dall’esperienza del femminismo della differenza, non sarebbe stato possibile pensare un’impresa come lo studio del cibo come oggetto filosofico.
    L’approccio filosofico ha permesso di interpretare il cibo attraverso l’utilizzo di alcune categorie – soggettività, relazione, natura – che appartengono alla storia del pensiero occidentale, gettando una luce del tutto particolare su un argomento apparentemente ordinario seguendo come filo conduttore la messa in gioco del confine.

    1. Il primo confine è quello che il soggetto cerca di stabilire tra sé e l’esterno: un confine che potremmo definire mobile, costantemente negoziato e rielaborato. Tramite l’atto alimentare, noi diventiamo ciò che mangiamo; assumendo il cibo assimiliamo il mondo e di conseguenza l’atto di mangiare «è sia banale, sia carico di conseguenze potenzialmente irreversibili» (1)
    2. L’analisi della soggettività fa emergere l’inevitabile presenza dell’altro all’interno della relazione con il cibo, a partire dal corpo materno fino alla comunità alimentare alla quale l’individuo sente di appartenere e che contribuisce a definire. Allo stesso tempo, in questo processo, si attuano dei processi di identificazione che spostano l’alterità ancora una volta verso l’esterno, istituendo nuovi confini.
    3. A minacciare lo statuto dell’umano è anche il confronto con l’animale, con il quale condividiamo l’esigenza del nutrimento: come in altri ambiti, anche in relazione al cibo l’umano si è costantemente impegnato nell’elaborazione di strategie e nella ricerca di alcuni elementi che potessero indicare in maniera definitiva il proprio specifico rispetto all’animale. La donna, la cui posizione nella storia ha spesso coinciso con quella dell’animale, si colloca in maniera del tutto peculiare nei confronti della questione, con effetti rilevanti dal punto di vista politico.

    Insomma, pare che la nostra relazione con il cibo sia complessa a sufficienza perché la filosofia possa occuparsene per trarne qualcosa di utile o di interessante. Come sostiene Derrida, infatti, la questione non è, né mai lo è stata, “mangiare o non mangiare, mangiare questo e non quello, il vivente o il non vivente, l’uomo o l’animale”, quanto – nella nostra relazione con il cibo, ma non solo – “la migliore maniera, la più rispettosa e la più riconoscente, la più adatta così a rapportarsi all’altro e a rapportare l’altro a sé.” (2)

    Note 
    1) C. Fischler, L’onnivoro. Il piacere di mangiare nella storia e nella scienza, Mondadori, Milano 1992, p. 279
    2) J. Derrida, Bisogna ben mangiare

    INDICE

    Introduzione

     

    Introduzione

    I – ALLE PRESE CON IL CORPO

    Il cibo e la filosofia, una questione di confine

    Ipse alimenta sibi

    • Il corpo conteso. Filosofia e medicina
    • Il corpo escluso. Filosofia come conoscenza
    • Il governo del corpo. Filosofia e politica

     

    II – SOGGETTIVITÁ

    Sul crinale del soggetto “carnofallologocentrico”

    • Il soggetto che mangia
      > Mancanza e desiderio
      > Incorporare
      > Cannibalismi
    • L’Altro

    III – RELAZIONI

    A partire dalla madre

    • Gravidanza. L’ospite atteso
    • Allattamento. Il latte e la lingua
    • Svezzamento. Civilizzare il barbaro

    Comunità

    • Comunità (alimentari) inventate
    • Radici e migrazioni
    • Minacce

    IV – CONFINI

    Umano/animale

    •  Barriere

    Cultura/natura

    • La parte del fuoco
      > Donne e uomini cuociono
    • Intermezzo. Non barriere ma soglie
      > L’intelligenza del corpo
      > Cielo, terra e Ren. Una cosmologia cinese
      > Uomini di mais. Una cosmologia planetaria

    Norme/fatti

    • Considerazioni cosmo-politiche
      > Perdita di conoscenza
      > La sicurezza del cibo

    V – Il MONDO ALLA PROVA DEL CIBO

    • Sacra facere
    • Multiversum
    • Fame e digiuno
    • Una nuova soglia

    Conclusioni

    Bibliografia

  • Mara MONTANARO – Desiderio-Corpo- Riconoscimento nella produzione di Judith Butler

    Abstract Tesi di Laurea Specialistica in Filosofia e Studi teorico-critici

    Sessione estiva, Luglio 2009
    Candidata: Mara Montanaro
    Relatore: Paolo Vinci
    Correlatrice: Judith Revel
    Titolo tesi: Desiderio-Corpo- Riconoscimento nella produzione di Judith Butler
    Oggetti della mia ricerca sono le nozioni di desiderio, corpo, riconoscimento nella produzione di Judith Butler.
    Il Primo Capitolo: Tracce di desiderio è una ricostruzione dell’orizzonte teoretico in cui si inscrive  la nozione di desiderio in Butler.
    Inizio pertanto col render conto di una serie di riprese e dislocamenti di questo tropo filosofico che è il desiderio, lemma centrale nelle produzioni dei maìtres à penser coi quali l’autrice si confronta da Kojève a Lacan a Deleuze mostrando come il testo da cui parte e a cui torna è la Fenomenologia dello Spirito di Hegel.
    Mi soffermo poi sul rapporto tra desiderio e differenza sessuale declinata in Lacan, Sartre, Derrida  compiendo una prima incursione nei testi butleriani
    Il Secondo Capitolo: Per una fenomenologia del desiderio in Judith Butler è dedicato ad un’analisi puntuale dell’opera butleriana, mostrando come il desiderio sia sempre desiderio di riconoscimento e come la nozione di riconoscimento sia declinata in chiave politica e psicoanalitica.
    A tal proposito, opero un confronto con Jessica Benjamin, psicoanalista americana con cui Butler instaura un fitto dialogo in un saggio dal titolo: “Desiderio di Riconoscimento” contenuto in La disfatta del genere (Cfr. J. Butler, Undoing Gender, Routledge, New York, 2004; trad.it di P. Maffezzoli, La disfatta del genere, Meltemi, Roma, 2007) su cui analiticamente mi soffermo, al fine di evidenziarne le assonanze e i punti di rottura.
    Il Terzo Capitolo: Dal desiderio di Riconoscimento al Desiderio di Subjection: Il corpo in Judith Butler è invece dedicato alla storia dei corpi che la nostra autrice ha scritto, chiarendo cosa intende per  Subjection (È necessario sottolineare come in italiano non esiste un’adeguata traduzione del termine Subjection che l’autrice utilizza sia per indicare il processo passivo di subordinazione al potere, sia il processo attivo del divenire soggetto. Di conseguenza Subjection è stato tradotto di volta in volta in italiano con i termini assoggettamento e soggettivazione, a indicare l’aspetto passivo e  attivo) e per pratiche di resistenza, per genere e performatività di genere.
    Considero qui l’analisi di Zizek (Cfr. S.Zizek, Il soggetto scabroso, Milano, Cortina Editore, 2003) soprattutto a proposito de La vita psichica del potere.
    Cerco poi di chiarire il complesso  rapporto con Foucault i testi a cui, per far ciò, mi riferisco sono in particolar modo Scambi di genere. Identità, sesso e desiderio e Corpi che contano. I limiti discorsivi del sesso, testi in cui si coglie una torsione verso il filosofo francese, torsione che, cercherò di dimostrare, non mi appare compiuta fino in fondo.
    Indago allora i corpi precari, vulnerabili, desideranti, materiali e sovversivi che la filosofa americana descrive nel corso della sua produzione, mettendo in rilievo però come la sovversione sia una pratica di resistenza limitata e attraverso le riflessioni di Judith Revel cerco di metterne in questione il significato politico.
    Ciò che ho tentato di mostrare è che tutta la produzione butleriana  presenta  una co-implicazione e compresenza dello psichico e del sociale-simbolico e che questa co-implicazione è senza dubbio di matrice hegeliana.
    Si avverte, ed è questo appunto su cui ho focalizzato la mia attenzione, in tutti i suoi scritti una modalità dell’argomentazione che, sebbene affronti questioni legate al corpo, al genere e al sesso, e al desiderio, si muove su binari teorici che lei stessa problematizza come idealistici.
    Attraversando soltanto l’ultimo intervento in Italia: “Vulnerabilità, capacità di sopravvivenza” (J. Butler, “Vulnerabilità, capacità di sopravvivenza”, in Nudità, Kainos, rivista on-line, numero 8, 2009) che ben sintetizza gli interessi attuali dell’autrice, e tenendo presente la ricezione critica in Italia e in Francia del suo pensiero in due raccolte di saggi: Fare e Disfare. Otto saggi a partire da Judith Butler (Cfr. AA.VV, Fare e Disfare. Otto saggi a partire da Judith Butler, a cura di M. Pasquino e S. Plastina, Mimesis, Milano, 2008) e Judith Butler. Trouble dans le sujet, trouble dans le normes (Cfr. AA.VV, Judith Butler. Trouble dans le sujet, trouble dans les normes, a cura di F.Brugère e G.Le Blanc, Puf, Paris, 2009) ho tracciato i fuochi concettuali che percorrono la sua produzione evidenziando come, a mio avviso, resti legata al paradigma hegeliano del desiderio, del riconoscimento e della dialettica servo-padrone che emerge nella Fenomenologia dello Spirito. Concludo allora osservando come Butler esplicitamente ribadisce quanto il suo progetto filosofico resti all’interno dell’orbita definita da un preciso insieme di domande hegeliane:
    Qual è la relazione tra desiderio e riconoscimento?
    E com’è che la costituzione del soggetto comporta una radicale e costitutiva relazione con l’alterità?
    Esattamente questo la conduce a non sviluppare fino in fondo la nozione di desiderio nomade, queer che accenna in Disfatta di genere e riformulare, invece, il desiderio sempre come desiderio di riconoscimento.
    Allo stesso modo la nozione di un corpo resistente e rivoluzionario, riflessione che abbiamo analizzato in Scambi di genere e Corpi che contano e che ritorna nella produzione più recente con una particolare attenzione ai contorni ideali e quindi alla relazione con altri corpi, mostra che l’orizzonte hegeliano permane determinante: “Il soggetto è sempre fuori di sé, altro da sé, dal momento che la sua  relazione con l’altro è essenziale a ciò che esso è. (chiaramente, resto hegeliana a tutt’oggi, nel 2008)” ( Butler, “Vulnerabilità, capacità di sopravvivenza”, p. 15)
    Vorrei allora concludere con le sue stesse parole:
    Il servo indigna il padrone, si ricorderà, rispondendo al suo sguardo, rivelando una coscienza che non si supponeva che egli/ella avesse, mostrando quindi al padrone di essere diventato Altro da se stesso. Forse il signore perde il controllo; tuttavia, per Hegel, questa perdita di sé rappresenta l’inizio della comunità, e può essere che l’aporia nella quale oggi viviamo non faccia altro che portare la filosofia più vicina al proprio posto, come uno dei tanti fili che compongono il tessuto culturale.(J. Butler, La disfatta del genere, p. 280)
  • Livia PANICI – Verità e Riconciliazione in Sud Africa: la voce delle donne

    Relatrice: Prof.ssa Federica Giardini
    Correlatore: Prof. Giacomo Marramao
    Università degli Studi Roma Tre
    Facoltà di Lettere e Filosofia
    Anno Accademico 2005/2006
    Tesi in FILOSOFIA POLITICA

    > PREMIO MARIA GRAZIA ZERMAN 2009, dedicato a tesi di laurea riguardanti “La filosofia, la storia, la politica e la letteratura di donne nel passato e nel presente”.
    > Pubblicazione di un estratto della tesi su DWF “Storie e Controstorie”, n.4 (76) 2007, pp. 5 – 27

     


    INDICE

    Introduzione

    I – VERSO LA COMMISSIONE PER LA VERITA’ E LA RICONCILIAZIONE

    Dalla lotta per la liberazione al negoziato

    La storia

    • Il sistema dell’apartheid
    • La fase non violenta
    • Il periodo in esame
    • Le negoziazioni
    • La creazione della Commissione

    Il genere nella lotta per la liberazione

    • Genere e conflitto
    • La violenza subita dalle donne nel periodo in esame
    • La partecipazione femminile alla lotta
    • Il contributo delle bianche: il Black Sash e l’ECC

    I principi della Commissione  

    • Verità storica e memoria
    • Il processo di riconciliazione
    • Uno sguardo al futuro: riparazioni e raccomandazioni

    II – IL GENERE DELLA COMMISSIONE

    Tra narrazione e silenzio

    Il silenzio delle donne davanti alla TRC

    • L’approccio di genere: differenti strategie
    • La dimensione del genere maschile
    • La Commissione “Kleenex”: i dati del silenzio

    Obiettivi e limiti del mandato

    • La definizione di “grave violazione dei diritti umani”
    • Il mandato e il genere
    • La cultura della violenza

    La Verità delle donne alle udienze

    • La Verità è diventata Donna
    • La sfera domestica e il privato
    • La dimensione politica delle donne
    • La violazione dell’identità sessuale femminile

    La Riconciliazione al femminile

    • Dalla Verità personale alla Riconciliazione nazionale
    • Il senso di comunità e l’ubuntu
    • La riconciliazione individuale indotta
    • Riparazioni e raccomandazioni

    III – DIETRO LA COMMISSIONE

    Il contributo alla transizione sudafricana

    Le donne nel processo di pace

    • Dal paradigma dell’oppressione a quello dell’espressione
    • Angela King e la missione UNOMSA
    • Maternal thinking e Human Security
    • La riforma del settore della sicurezza in Sud Africa

    Il contributo femminile alla commissione sudafricana

    • L’interpretazione creativa del mandato
    • Sensibilità e istinto: il processo ‘victim-friendly’
    • Iniziative femminili legate alla TRC

    La risonanza del contributo delle donne alla TRC sudafricana in altre commissioni: alcuni esempi

    • Sierra Leone 2002 – 2007
    • Timor-Leste 2002 – 2005
    • Liberia 2006 – 2008
    Conclusione  
    Bibliografia
  • Maria Alessandra SOLETI – Un ‘processo’ ancora aperto. Margherita Porete, una donna a viso scoperto in uno spazio pubblico.

    Tesi di laurea di Maria Alessandra Soleti
    Titolo della tesi: Un ‘processo’ ancora aperto. Margherita Porete, una donna a viso scoperto in uno spazio pubblico.
    Relatrice: Professoressa Michela Pereira
    Correlatrice: Professoressa Maria Luisa Boccia
    Università degli Studi di Siena – Facoltà di Filosofia
    Tesi in Storia della Filosofia Medievale
    Anno Accademico 2005/2006
    Discussione della tesi: 14 febbraio 2007

     

    Abstract

     

    Un ‘processo’ ancora aperto tratteggia il pensiero di Margherita Porete, una donna vissuta in età tardo medievale, che venne arsa al rogo per non aver mai rinnegato le proprie idee. In un’epoca in cui i chierici erano i soli custodi del sapere, un numero crescente di mulieres religiosae fece sentire la propria voce, irrompendo sulla scena pubblica, anche se le tracce della loro esistenza sembrano perdersi nella storia. Circondata da tali “silenti presenze” femminili, costantemente richiamate nel testo a popolare il panorama dell’Europa tardo-medievale, la figura di Margherita resta avvolta dal mistero e la ricostruzione della sua vita si rivela un’impresa costellata d’ipotesi: in questo testo si è tentato di restituirle un volto a partire dalle scarne notizie sul suo conto. Per coglierne il senso e la profondità, si è cercato di mettersi in ascolto della sua voce, lasciando parlare anche il silenzio che lei scelse di mantenere davanti ai giudici e investigando sugli eventuali interessi politici che potevano celarsi dietro quel giudizio di condanna. Tra gli studiosi sembra ripetersi quel processo che condusse alla sua condanna ogniqualvolta si discute dell’ortodossia o eterodossia dell’autrice del Miroir des simples âmes. Eppure la lezione d’Amore di Margherita sfugge a qualsiasi classificazione, non a caso trova accoglienza fra donne diverse tra loro: da Margherita di Navarra a Simone Weil, fino a differenti figure di donne contemporanee. Il confronto fra le loro esperienze rimanda a significati inattesi, avendo tutte come guida e orizzonte una “semplicità” così lontana eppur così vicina.

     

    «… l’infelice Margherita…non una furia, né una invasata, sì una vittima, la vittima più chiara, d’un sogno che molti allora sognarono, quantunque non a occhi aperti come lei, soprattutto non come lei a viso aperto…» Romana Guarnieri, Il movimento del Libero Spirito.

     

    Breve profilo bio-bibliografico

     

    Maria Alessandra Soleti, nata nel 1974, si è laureata in Filosofia all’Università di Siena, con la tesi Un processo ancora aperto. Una donna a viso scoperto in uno spazio pubblico, poi vincitrice nel 2009 del Premio “Grazia Zerman”.
    Ha conseguito un Master in Traduzione letteraria e editing dei testi all’Università di Siena, in quell’occasione ha collaborato come redattrice presso la casa editrice Baldini Castoldi Dalai. Nel 2008 ha pubblicato un saggio per la rivista «Storia delle donne» di Firenze dal titolo Antigoni allo specchio: la lezione d’amore di Margherita Porete.
    Attualmente è impegnata in un dottorato di ricerca, il cui progetto si concentra sugli aspetti profetici in una parte della produzione in prosa di Christine de Pizan.

     

    Indice

     

    Introduzione

     

    Capitolo primo: La mistica femminile nel Miroir des simples âmes

     

    1. Eclissi del “discepolato di uguali”
    2. La “mistica femminile” all’origine della letteratura religiosa in lingua volgare
    3. Soggettività mancanti di biografia: frammenti di vita per Margherita Porete
    3.1 Il mistero di un’esistenza costellata d’ipotesi: “quaedam pseudo-mulier de Hannonia, nomine Margaretha, dicta Porrette”
    4. Le Miroir des simples âmes: un’autobiografia che tracta materia spirituale
    4.1 Intento mistagogico d’una ‘confessione’

     

    Capitolo secondo: Risonanza politica d’una voce mistica

     

    1. Il Miroir: un fiume d’idee nel mare della spiritualità europea
    1.1 Dalle prime beghine ai grandi beghinaggi
    1.2 Aderenza fra dottrina e vita negli scritti mistici delle semi-religiose
    1.3 L’autrice del Miroir: una ‘filosofa’ a confronto con beghinaggi e scolastica
    2. Un processo politico
    2.1 Il caso dell’ “Angelo di Filadelfia”
    2.2 Dal Concilio di Vienne ad oggi: un processo ancora aperto
    3. Il carisma femminile alle prese con l’istituzione gerarchica maschile
    3.1 Due leggi governano due Chiese
    3.2 Il ‘potere salvifico’ della gnosi: ipotesi sull’origine gnostica della dottrina delle due Chiese
    3.3 Annuncio d’una novitas: “la laicità dell’Assoluto”
    4. Un’anima semplice riconoscibile dalla sua pratica di vita
    4.1 L’usage come manifestazione pratica dell’essere: tangibilità e accadimento dell’invisibile
    4.2 Oltre ogni distanza temporale e culturale: un audace confronto fra l’usage dell’anima annientata e la pratica politica del ‘partire da sé’

     

    Capitolo terzo: La lezione d’Amore: una preziosa e tormentata eredità

     

    1. Dal rogo una ‘pericolosa’ scintilla divampa in un incendio di dimensioni europee: l’eco del Miroir
    2. Un’Antigone allo specchio: Simone Weil
    3. Una conclusione ancora aperta: due contemporanee alle prese con Dio

     

    Bibliografia
  • Nicoletta STELLINO – Auctoritas. Uno studio contemporaneo sul rapporto tra politica e potere

    Relatrice: Prof.ssa Federica Giardini
    Correlatore: Prof. Giacomo Marramao

    Università degli Studi Roma Tre
    Tesi di laurea in Filosofia politica

    a.a. 2011/2012

     

    Abstract

    Se la storia del Novecento ha mancato nel dare una considerazione positiva al concetto di autorità, portando l’attenzione sulla degenerazione del concetto e facendolo coincidere con l’autoritarismo, concepito come fonte verticale di legittimazione del potere assoluto, oggi si offrono studi che iscrivono il termine in una tradizione di democrazia sostanziale, proponendo una riconsiderazione positiva dell’autorità come leva che mette in movimento il mondo per un cambiamento radicale, e, in particolare, come viene sottolineato nella tesi, come superamento di quella crisi che ha investito più ambiti della società contemporanea.

    Partendo dal concetto di autorità lo studio indaga, nella sua prima parte, attraverso importanti riflessioni di autori e autrici che hanno animato il dibattito filosofico sulla sovranità e sull’autorità, il rapporto spesso ambiguo e problematico che queste intrattengono con il concetto di diritto e di forza, e si concentra, sul modo in cui questo rapporto si è tradotto all’interno dei governi dei paesi che oggi vengono chiamati democrazie.
    Nello scenario attuale la democrazia ha alterato le proprie caratteristiche allontanandosi da quella che può essere definita la sua forma ideale e favorendo la nascita di nuove democrazie attraverso meccanismi esterni al processo democratico e sempre più influenzati da meccanismi tipici del neoliberalismo che hanno determinato una profonda crisi in termini di sovranità.
    La mancata mediazione tra cittadino e sfera pubblica, che un tempo era esercitata dai partiti, ha alimentato e aumentato il disinteresse dei cittadini verso il pubblico, determinando l’estromissione degli stessi da ogni processo decisionale e una conseguente crisi di rappresentanza politica che ha limitato la partecipazione dei cittadini al momento del voto, svuotando il senso stesso del concetto di cittadinanza.

    Le democrazie neoliberali, caratterizzata – come afferma Donatella Della Porta – da un «passaggio di potere dallo Stato al mercato», ha ridotto la politica e gli scambi sociali a pura governance, mettendo tra parentesi la relazione tra soggetti e favorendo logiche individualiste.
    L’avvento dell’homo oeconomicus ha inoltre determinato il predominio di una razionalità calcolante in una società che concepisce l’altro solo come oggetto in funzione della propria sopravvivenza.

    Dopo aver esaminato le varie forme di democrazia su cui oggi la ricerca si è concentrata, la tesi mostra come il concetto di democrazia sia impossibile da definire se non nella sua fattualità e nella sua infinita apertura, in particolare attraverso le teorie di Jean-Luc Nancy e Jacques Rancière, per cui la democrazia non è né una forma di società né una forma di governo, ma implica una certa relazione tra chi governa e chi è governato.
    Il rapporto tra governati e governanti è stato al centro di molte analisi, ma la prospettiva che la tesi privilegia è quella per cui, a partire dalle teorie di Michel Foucault, l’ordinamento democratico agisce in maniera diretta sul rapporto tra politica e potere, e lo fa anche attraverso legami di dominio che si manifestano sul piano intrapsichico.

    Una parte importante della tesi è dedicata, ancora, al concetto di cittadinanza a cui rimandano immancabilmente tutte le questioni fin qui trattate. Democrazia e cittadinanza sono, infatti, due nozioni profondamente legate l’una con l’altra tanto che la problematicità del concetto di democrazia rende altrettanto problematica l’istituzione della cittadinanza, secondo quanto afferma, nei suoi studi di riferimento, Étienne Balibar. Ma parlare di cittadinanza significa anche parlare dell’esclusione delle donne in quanto donne, a partire da quel contratto sessuo-sociale, come lo chiama Carole Pateman, che proprio su quell’esclusione ha fondato il diritto politico.

    In questo contesto infine si fa riferimento alla specifica elaborazione delle autrici del “pensiero della differenza” che hanno fatto della ridefinizione positiva del concetto di autorità la direzione privilegiata per il superamento della crisi in cui la contemporaneità si è imbattuta. Alcune autrici hanno cercato di ridefinire il concetto di autorità, recuperandone un senso libero che, sulla scia delle teorie di Hannah Arendt, si distingue dall’idea di autoritarismo e di gerarchia perché non implica la subordinazione cieca al potere, ma una relazione di reciproco riconoscimento e come soggetti, aprendo una nuova modalità di approccio e di responsabilità al mondo.

    Se nell’età moderna l’autorità veniva riconosciuta allo Stato, adesso è «l’autorità privata» a rappresentare un nuovo ordine normativo i cui elementi entrano nella sfera pubblica diventando parte della politica pubblica.
    Anche oggi la logica del dominio maschile viene confermata e continua a essere veicolata attraverso l’ideale culturale di individualità e razionalità, sopravvivendo nonostante il declino dell’autorità paterna.
    Oggi si vanno delineando nuove forme di patriarcato, o neopatriarcato, che non riguardano più processi di esclusione della donna dalla vita pubblica, bensì ciò che Anna Simone ha chiamato inclusione differenziante, ovvero quel processo in cui i corpi femminili vengono oggettivati e strumentalizzati dalle democrazie neoliberali attraverso la costruzione di nuovi stereotipi per mezzo dei quali si influenza e si controlla la società.

    In questa prospettiva la genealogia del potere può mostrare larazionalità politica costituita da logiche discorsive che legittimano tutti i regimi di potere, configurandosi come pratica per l’effettiva realizzazione di una politica democratica, che non abbia bisogno di alcuna subordinazione forzata ma che sia alimentata da relazioni libere dal potere.
    Nel prendere parola le donne hanno ritrovato il proprio atto di resistenzacontro l’oppressione: la parola è infatti una forza che lotta, è, ancora, azione, atto di responsabilità; essa è politica.
    Ripensare al rapporto tra politica e potere potrebbe rivelarsi una strada da percorrere per ri-fare il mondo, ri-crearlo in un altro modo.
    La democrazia, come, a ragione, afferma Nancy, non è in nessun luogo, ma impegna l’uomo in quanto «chance» di se stesso: essa è possibile laddove la politica diventa scambio tra esseri umani nella prospettiva del reale vivere-in-comune.

    Indice
     
       Introduzione

    1.     Crisi del potere statuale
    1.1  Legittimazione, autorizzazione, crisi del potere sovrano
    1.2  Crisi della democrazia e della rappresentanza
    1.3  Democrazia. Tra teoria e pratica

    2.     Governo e dominio. Sulla diffusione del potere e sulle sue implicazioni psichiche
    2.1  Governo, dominio e governamentalità
    2.2  Quel conflitto interno che genera sottomissione
    2.3  Una critica all’ordine liberale delle identità

    3.     Che cosa resta
    3.1  Autorità non è autoritarismo
    3.2  Una strada da percorrere. Il pensiero femminista e il senso libero dell’autorità
    3.3  Sulla cittadinanza
    3.4  L’autorità tra desiderio di politica e libertà nella differenza femminile

    Conclusione

    Bibliografia

  • Chiara TUROZZI – Finzioni della caverna platonica

    Relatrice: Adriana Cavarero
    Correlatrice: Chiara Zamboni
    Università degli Studi di Verona
    Facoltà di Lettere e Filosofia
    Anno accademico 2002-2003
    Tesi in Filosofia Politica

     

    Sintesi
    Platone e Donna Haraway a prima vista non hanno niente in comune se non il fatto, più volte sostenuto dalle cyberfemministe, che la figura del cyborg sarebbe una liquidazione dell’economia binaria e della metafisica platonica in genere. La mia tesi smentisce questa affermazione mostrando come il pensiero di Haraway sia ancora tutto interno agli schemi di Platone, dei quali finisce addirittura per rafforzare la strategia matricida. Si tratta di un’operazione critica articolata da un punto di vista tanto filosofico quanto filologico.

     

    Indice

     

    INTRODUZIONE

     

    PARTE PRIMA / MYTHOS

     

    Capitolo primo – La paidèia prospettica

     

    Politéia
    Pianificazione della filosofia
    Una strategia pedagogica
    L’educazione platonica

     

    Capitolo secondo – Voltare le spalle al luogo della nascita

     

    Il mito della caverna
    L’ordine simbolico del padre: il fallo-logo-centrismo
    L’imperativo della periagoghé

     

    Capitolo terzo – Il mito della ghènesis

     

    Timeo

     

    Capitolo quarto – Lo stratagemma mimetico del capostipite

     

    La ghènesis del cosmo
    L’espressione procreativa omosessuale: il patèr.

     

    Capitolo quinto – Paradigma simbolico: la struttura omosessuale maschile

     

    La ghènesis divina
    La potenza generativa dell’anèr
    La genesi del prototipo maschile e la sua mìmesis difettosa

     

    Capitolo sesto – Paradigma reale: il corpo della madre

     

    Il moto ciclico dell’identico
    Lontano da quel corpo

     

    Capitolo settimo – La struttura eterosessuale: sanzione simbolica dei ruoli

     

    La chòra: il luogo della ghènesis
    Una famiglia cosmica
    L’espressione procreativa eterosessuale: lògos e chòra
    Il deturpamento simbolico del corpo materno

     

    PARTE SECONDA / SCIENCE FICTION

     

    Capitolo ottavo – Il cyborg: una genesi fantascientifica

     

    La storia del dottor Frankenstein: nascita di un mostro
    L’anèr, l’ànthropos, l’androide
    La periagoghè: un atto cibernetico
    La genesi artificiale: i replicanti di Philip Dick

     

    Capitolo nono – Replicando la paidèia prospettica

     

    L’ultimo discendente della stirpe paterna
    Un’ambigua creatura: il cyborg secondo Donna Haraway
    L’ingombrante patrimonio simbolico
    Dalla chòra all’utero meccanico

     

    CONCLUSIONE / NELLA CAVERNA

     

    Riferimenti bibliografici