• Bodymetrics. La misura dei corpi | Tre quaderni su eco/nomia/logia transfemminista

    Bodymetrics. La misura dei corpi | Tre quaderni su eco/nomia/logia transfemminista

     L’Atelier EcoPol è felice di annunciare la pubblicazione di Bodymetrics. La misura dei corpi, Tre Quaderni di ecologia ed economia politica transfemminista. Una nuova edizione digitale per i tipi di IAPh-Italia, liberamente scaricabile, che restituisce una parte significativa del percorso di ricercazione e autoformazione che ha coinvolto numeros* studios*, artist* e attivist*

    immagini di Eugenia Loli


    Quaderno Uno
    natura | cultura | artificio
    Un manifesto materialista
    EcoPol, Introduzione | Crocevia | Posizionamento | Tracciati
    Birgit Mara Kaiser e Kathrin Thiele, Diffrazione: onto-epistemologia, fisica quantistica e critica delle scienze umane
    Liana Borghi, Percorso per diffrazione
    Donatella Saroli, “If you could see what I’ve seen with your eyes”. Sguardi possibili offerti dalle pratiche artistiche
    Ilenia Caleo, Dentro le turbolenze espressive della materia
    Olivia Fiorilli, Biomedicina. Affari di donne
    Beatrice Busi, Luci e ombre della normalizzazione della critica femminista: il caso della biologia del sesso
    Norma Santi, FREE OUT | Opera Elementale #5
    STRUMENTI
    Laura Felline, Epistemologie femministe
    EcoPol e Sara Pierallini, Bibliografia ragionata
    Bionote delle autrici
    Indice generale

    SCARICA QUADERNO UNO


    Quaderno Due
    misura | valore | eccedenza
    Un manifesto materialista
    EcoPol, Introduzione | Crocevia | Posizionamento | Tracciati
    Federica Giardini, Valore. Topologia e dinamica della misura
    Federica Tomasello, Ecofemminismi. Economia dell’invisibile
    Pier Paolo Poggio, I ritardi della filosofia
    Gea Piccardi, Jiineoloji ed economia politica. Un’introduzione alla rivoluzione delle donne in Kurdistan
    Ilenia Caleo, Dear Data: un archivio affettivo che ridisegna la misura
    STRUMENTI
    Laura Felline, Epistemologie femministe
    EcoPol e Sara Pierallini, Bibliografia ragionata
    Bionote delle autrici
    Indice generale

    SCARICA QUADERNO DUE


    Quaderno Tre
    crisi | conflitto | alternativa
    Un manifesto materialista
    EcoPol, Introduzione | Crocevia | Posizionamento | Tracciati
    Isabella Pinto, Praticare l’autoformazione
    Mariaenrica Giannuzzi, Appartenenze femministe ed ecologia politica
    Alessia Dro, Apprendere pratiche alternative per sfidare la modernità capitalista
    Gea Piccardi intervista Silvia Federici, Neoliberismo, riproduzione e comunità. Un dialogo tra biografia, politica e pensiero
    Alessandra Masala intervista Donatella Saroli, Lettura diffrattiva di un’istituzione culturale. Pratiche di ricerca, curatoriali, relazioni, neomaterialismo
    Jasbir Puar, I would rather be a cyborg than a goddess
    STRUMENTI
    Laura Felline, Epistemologie femministe
    EcoPol e Sara Pierallini, Bibliografia ragionata
    Bionote delle autrici
    Indice generale

    SCARICA QUADERNO TRE


     

  • Femminismo ed Esperienza Giuridica. Gli abstract dei singoli saggi (Edizioni Efesto, 2017), a cura di Anna Simone e Ilaria Boiano

    Femminismo ed Esperienza Giuridica. Gli abstract dei singoli saggi (Edizioni Efesto, 2017), a cura di Anna Simone e Ilaria Boiano

    Capitolo 1

    Diritto/diritti/giustizia e pensiero femminista: breve storia di un rapporto controverso

    di Anna Simone

     

    Abstract

    In questo articolo delineerò i tratti principali che hanno attraversato il rapporto controverso, complesso e stratificato tra diritto/diritti/giustizia e femminismo sia sotto il profilo più strettamente giuridico sia sotto il profilo più sociologico e filosofico. L’ipotesi di fondo, che caratterizza anche la specificità innovativa di un indispensabile nuovo approccio epistemico al rapporto stesso, si dipanerà provando ad andare oltre la dicotomia dentro/fuori il diritto, per ripensare il femminismo stesso come limite dell’approccio positivista e, al contempo, come matrice rigenerativa, esperenziale della stessa prassi giuridica.

    Parole chiave: Diritto, Diritti, Giustizia, Femminismo, Simbolico, Conflitti, Esperienza.

     

    In this article I will outline the main traits that have gone through the controversial, complex and stratified relationship between law/rights/justice and feminism, both from a strictly legal point of view and from a sociological and philosophical point of view. The basic hypothesis, which also characterizes the innovative specificity of an indispensable new epistemic approach to the relationship itself, will unravel trying to go beyond the dichotomy inside/outside the law, to rethink feminism itself as the limit of the positivist approach and, at the at the same time, as a regenerative, experiential matrix of the same legal practice.

    Key words: Law, Rights, Justice, Feminism, Symbolic, Conflicts, Experience.

     

    Capitolo 2

    Femminismo ed esperienza giuridica. A proposito del ritorno di una antica regula juris [1]

    di Silvia Niccolai

     

    Abstract

    Come mai una antica regula juris come il principio mater semper certa è avvertita come utile e importante dalle femministe italiane di oggi? E che cosa ci dice questo riguardo al rapporto tra femminismo italiano e diritto?  Il saggio si avventura tra queste domande cercando di proporre una via d’uscita dall’alternativa usurata fra formalismo e anti-formalismo, e recuperando il valore dell’esperienza giuridica.

    Parole chiave: Uguaglianza, Diritto, Femminismo

     

    Why is an ancient regula juris as the principle Mater semper certa felt today as an useful and important tool by many feminists in Italy? And what does this tell us about the relationship between Italian Feminism and Law? This essay ventures among these questions trying to propose a way out of the worn alternative between formalism and anti-formalism, and recovering the value of Law as Experience.

    Key words: Equality, Law, Feminism

            

    Capitolo 3

    La pratica femminista del processo penale come strategia di difesa dei diritti delle donne vittime di violenza maschile

    di Teresa Manente

     

    Abstract

    In questo saggio a partire dalla mia esperienza professionale di avvocata penalista specializzata nell’assistenza legale a favore delle donne vittime di violenza maschile, traccio un quadro dell’approccio, degli strumenti e degli obiettivi della pratica femminista del processo, con un approfondimento in tema di reato di maltrattamenti in famiglia e sulla funzione giuridico-politica dell’atto di costituzione di parte civile delle associazioni femministe nei processi penali.

    Parole chiave: Pratica Femminista Del Processo, Violenza Maschile contro le Donne, Violenza Domestica, Affidamento, Sorellanza

     

    In this essay, taking as starting point my professional experience as criminal lawyer specialised in legal assistance of women victims of male violence, I suggest a framework of approaches, tools and goals for a feminist practice of the criminal trial, with a focus on the crime of domestic violence and on the juridico-political function of the participation of feminist associations to the criminal trials as civil part.

    Key words: Feminist Practice of the Trial, Male Violence Against Women, Domestic Violence, Trust, Sisterhood

     

    Capitolo 4

    Femminismo giuridico tra pratica forense e teoria. Caso di studio: la violenza sessuale nei conflitti dinanzi alle corti regionali per i diritti umani

     di Ilaria Boiano

               

    Abstract

    Definita una prima traccia metodologica della critica femminista del diritto, in questo contributo si sondano le potenzialità del femminismo giuridico inteso come limite esterno del diritto positivo e del contenzioso a partire da casi decisi dalle corti regionali di tutela dei diritti umani (Corte EDU e Corte Interamericana) sul tema della violenza sessuale commessa nel corso di conflitti interni e internazionali. In chiusura si offre una prima riflessione sull’approccio femminista alla giustizia invocato dal Tribunale delle donne in Sarajevo, che trova sua fonte e regola a partire dall’esperienza e attraverso la convalidazione di quest’ultima come fonte primaria di sapere.

    Parola chiave: Femminismo Giuridico, Diritto Internazionale, Violenza sessuale in situazioni di conflitto, Esperienza Giuridica, Giustizia Femminista

     

    In this essay I will suggest a first methodological trace of legal feminism and I will explore its potentialities as external limit of the law and litigation through the analysis of cases decided by the regional human rights courts (ECtHR and IACtHR) dealing with the issue of conflict-related sexual violence. In the end, I will offer a first picture of the feminist approach to justice invoked by the Women’s Court in Sarajevo, which identifies its source and rule with experience and through the validation of the latter as the primary source of knowledge.

     

    Key words: Legal feminism, International Law, Conflict-related Sexual Violence, Legal Experience, Feminist Justice

     

    Capitolo 5

    Umanità come percorso individuativo

    Diritto, esperienza, differenza

    di Angela Condello e Benedetta Rinaldi Ferri

     

    Abstract

    Il principio di uguaglianza presuppone i valori della dignità e dell’autonomia. L’autonomia implica che ciascuno sia in grado di determinare la propria esistenza attraverso una serie successiva di scelte tra diverse opzioni. Questo percorso è reso possibile dai diritti fondamentali che, se intesi come spazio di evoluzione, garantiscono spazi di autodeterminazione nei rapporti giuridici privati. A partire dall’analisi di due casi di discriminazione religiosa sul lavoro e delle sentenze della Corte di Giustizia europea, individuiamo un approccio interpretativo coerente con la logica di bilanciamento propria di questi diritti e delineiamo un quadro teorico utile a fare dei diritti universali non un esercizio di definizione, ma una possibilità di individuazione.

    Parole chiave: Autonomia, Diritti Fondamentali, Differenze, Differenza, Individuazione, Esperienza.

     

     

    The principle of equality presupposes the values of dignity and autonomy. Autonomy implies that everyone is able to determine his or her existence through a series of choices among different options. This path is enabled by fundamental rights which guarantee, when understood as a space of evolution, spaces of self-determination in private legal relations. The analysis starts from the exam of two cases of religious discrimination. By discussing the judgments of the European Court of Justice, we outline an interpretive approach consistent with the balancing logic of these rights and we build a theoretical framework that could be useful to transfomr universal rights into a possibility of individuation.

    Keywords: Autonomy, Fundamental Rights, Differences, Difference, Individuation, Experience.

     

    Capitolo 6

    La violenza economica sulle donne come paradigma della violenza conservatrice.

    Un punto di vista sulla sentenza di Cassazione n. 11504 del 10 maggio 2017, in tema di assegno divorzile

    di Chiara Colasurdo

     

    Abstract

    Intercettate le direttrici filosofiche e sociali della configurabilità di una violenza contro le donne anche in termini economici, e disvelato il panorama di una tendenza a conservare la subalternità cui le donne sono state storicamente relegate, il testo procede con una breve analisi del lavoro svolto dalle donne nell’ambito della produzione e della riproduzione sociale. Il contributo critica una recente sentenza di Cassazione che ha inteso mutare i criteri di determinazione del diritto all’assegno divorzile. Ci si interroga sulla conciliabilità di un diritto che trova nell’esperienza la propria fonte con il rendere giustizia attraverso le pronunce giurisdizionali utilizzando l’approccio decostruzionista del femminismo giuridico.

    Parole chiave: Femminismo Giuridico, Solidarietà Economica, Lavoro, Assegno Divorzile, Violenza Conservatrice, Giustizia Sociale, Esperienza Giuridica.

     

    Intercepted the philosophical and social guidelines about the configurability of economic violence against women and unveiled the panorama of a tendency to preserve the subalternity in which women have been historically relegated, the essay proceeds with a brief analysis of the women’s work in the field of production and social reproduction. The contribution criticizes a recent judgement of Italian Cassation Court that intended to change the criteria for determining the right to divorce allowance. Using the deconstructive approach of the legal feminism, it is questioned the compatibility of a right that is rooted in the experience with the possibility of doing justice through judicial pronouncements, using the legal feminism deconstructive approach.

    Key words: Legal Feminism, Economic Solidarity, Work, Divorce Allowance, Conservative Violence, Social Justice, Legal Experience.

     

    Capitolo 7

    Vulnerabilitá, vittime e diritti

    di Chiara Federica Pedace

    Abstract

    Il concetto di vulnerabilità ha progressivamente assunto una rilevanza centrale, tanto nel dibattito filosofico-politico, quanto nel discorso giuridico. L’impulso derivante soprattutto dalla normativa sovranazionale alla tutela delle vittime di reato ha attribuito rilevanza giuridica a tale concetto, e contribuito allo sviluppo di una riflessione criminologica sulla posizione della vittima nello studio della devianza, tanto da determinare la nascita di una nuova disciplina quale la vittimologia. Il contributo si propone di analizzare la centralità assunta dalla vittima nel diritto penale e nel dibattito criminologico. Questa ricostruzione consentirà di illuminare il significato che la vulnerabilità assume nell’ambito della tutela delle vittime fornita dalla normativa e giurisprudenza interna e sovranazionale. Attraverso gli strumenti concettuali offerti dalla criminologia critica e dalla critica femminista al diritto, saranno evidenziate le criticità connesse all’uso di tale concetto sia nell’accezione utilizzata in ambito giurisprudenziale e legislativo che in quella fatta propria dalla vittimologia.

    Parole chiave: Vulnerabilità, Vittima, Vittimologia, Criminologia, Critica Femminista del Diritto

     

    The concept of vulnerability is beginning to take on significance both in philosophical debate and in legal field. The protection of victim of criminal offences provided by European law is giving legal form to this concept. These forms of protection, furthermore, are contributing to the development of criminological studies about the status of the victim. This stimulus has led to the birth of a new branch of criminology called victimology. The paper aims to examine the centrality of the victim in criminal law and in the criminological debate. This reconstruction makes it possible to explore the meaning of vulnerability in the field of the protection of victims provided by European and national law. Through conceptual tools offered by critical criminology and feminist critique, the paper highlights critical issues relating to the use of this concept both in legal framework and in victimology.

    Key words: Vulnerability, Victim, Victimology, Criminology, Feminist Critics of Law

     

    Capitolo 8

    «Non nel mio nome!» Sicurezza, sessismo e autodeterminazione nelle parole dei collettivi femministi contemporanei italiani

    di Caterina Peroni

     

    Abstract

    In questo contributo si analizzano i documenti femministi pubblicati sul sito «Controviolenzadonne.org» in occasione della manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne «Non nel mio nome» del Novembre 2007. Oggetto della critica femminista è la strumentalizzazione politico-mediatica in chiave securitaria della violenza di genere in Italia, avvenuta in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani nell’Ottobre 2007 per mano di un cittadino romeno, all’interno di un frame ancora profondamente sessista, patriarcale ed eteronormativo che, secondo le campagne analizzate, lede la libertà femminile. Dai comunicati proposti si analizzano le forme di autodeterminazione e di autonomia delle donne, proposti da questi collettivi e movimenti come unici strumenti utili per combattere la violenza di genere.

    Parole chiave: Violenza di Genere, Movimenti Femministi, Giovanna Reggiani, Frame Sicuritario, Norma Eterosessuale, Autodeterminazione

     

    This paper analyzes the feminist documents published on the website «Controviolenzadonne.org» for the national demonstration against male violence on women «Not in my name» of November 2007. The target of feminist criticism is the political-media exploitation of gender-based violence in Italy occurred after the murder of Giovanna Reggiani in October 2007 at the hands of a Romanian citizen, within a still deeply sexist, patriarchal and heteronormative frame that undermines women’s freedom. In the press releases, the feminist groups organizing the demonstration claim the self-determination and autonomy of women as the only useful tools to radically combat gender-based violence.

    Key words: Gender-Based Violence, Violence Against Women, Giovanna Reggiani, Security frame, Heterosexual Norm, Self Determination, Italian Feminist Movements.

     

     

     

    [1] Testo scritto a partire dalla Lectio Magistralis tenuta per inaugurare il modulo ‘Diritto/Diritti/Giustizia’ coordinato da Anna Simone, Ilaria Boiano, Angela Condello all’interno del Master in Studi e Politiche di Genere diretto dalla prof.ssa Federica Giardini, Università di Roma 3.

  • Biblioteca Fumi di Orvieto – Sezione Eloisa Manciati

    Biblioteca Fumi di Orvieto – Sezione Eloisa Manciati

    Una nuova sezione di genere, la Sezione Eloisa Manciati – femminismi, genere, differenza è stata inaugurata il 23 novembre presso la Nuova Biblioteca Pubblica Luigi Fumi di Orvieto. All’iniziativa, organizzata in collaborazione con Il Filo di Eloisa – associazione culturale Eloisa Manciati, hanno partecipato Maria Palazzesi di ARCHIVIA, Archivi Biblioteche Centri documentazione delle donne; Anna Maria Crispino, Direttora di Leggendaria, Rivista di libri letture linguaggi.

    Il fondo librario, costituito dalla biblioteca personale di Eloisa, è stato donato in un primo momento dalla famiglia Manciati all’associazione culturale nata, subito dopo la morte prematura dell’intellettuale orvietana, per raccogliere e portare avanti i frutti del suo instancabile lavoro e del suo impegno politico. Per alcuni anni il fondo è stato custodito dall’Associazione in uno spazio pubblico, dove venivano anche organizzate riunioni e iniziative; quando lo spazio è stato destinato ad altre attività l’Associazione ha donato l’intera raccolta al Comune di Orvieto. Il fondo si compone di circa 2500 volumi, più alcune annate di riviste di cultura delle donne (Memoria, DWF, Tuttestorie Via Dogana ecc.) ed altri argomenti di attualità, educazione, filosofia ecc. Contiene inoltre dispense e documentazione fotografica riguardante alcune delle attività educative organizzate da Eloisa per il settore cultura del Comune di Orvieto. E’ stato interamente catalogato e riordinato, grazie a un progetto triennale finanziato dal Comune e dalla Regione Umbria, dallo Studio Associato InFolio, tre giovani professioniste che si occupano di servizi bibliotecari. Pertanto utti i titoli sono presenti negli Opac nazionale e regionale, aspetto particolarmente interessante per chi si occupa di queste tematiche perché la raccolta contiene diversi volumi ormai introvabili, fuori catalogo, esauriti ecc. A questo proposito sarà interessante attivare collaborazioni con Università per tirocini, tesi di laurea, ricerche. La nostra intenzione, condivisa dal Filo di Eloisa, è quella di ampliare la sezione con ulteriori acquisizioni, frutto di donazioni, acquisti, scambi.

    Un luogo, uno spazio fisico che accoglie pensiero e cultura delle donne, a partire dal lascito materiale e simbolico di Eloisa: la stanza tutta per noi, declinazione plurale collettiva del richiamo di Virginia Woolf.

  • Luisa Muraro

    Mail: info[at]libreriadelledonne.it

    Incontra il femminismo dopo la collaborazione con Elvio Fachinelli in un progetto di scuola antiautoritaria, da cui nasce la rivista Erba voglio. Nel 1975 è tra le fondatrici della Libreria delle donne di Milano e della rivista di pratica politica Via Dogana. Nel 1984 fonda insieme ad altre la comunità filosofica di Diotima di Verona, città nella cui università ha insegnato filosofia teoretica dal 1976 al 2006. Collabora con il Centro di ricerca delle donne dell’Università di Barcellona Duoda e con la rivista Giudizio Universale. Il suo approccio – nella politica come nell’elaborazione teorica – è sempre volto alla questione della libertà femminile e ad una sua elaborazione nei termini della differenza sessuale. Tra i suoi temi privilegiati, la ricostruzione di figure femminili della mistica cristiana, nella prospettiva della rilevanza del pensiero mistico per la filosofia contemporanea.

    Bibliografia minima*

    *La bibliografia completa (1963-2021) degli scritti di Luisa Muraro, a cura di Clara Jourdan, si può richiedere a info@libreriadelledonne.it. Verrà inviata gratuitamente in un documento pdf. 

    Le amiche di Dio. Scritti di mistica femminile, D’Auria, Napoli 2001. Seconda edizione Le amiche di Dio. Margherita e le altre, Orthotes, Napoli 2014

    I testi della mistica possono essere letti e studiati da più punti di vista ma non c’è comprensione adeguata della mistica femminile se non si prende in considerazione quello che le donne, identificate con il nome di «amiche di Dio», sono riuscite a fare a partire dalla relazione con il divino in modo da realizzare la loro personale risorsa di libertà. La mistica conserva la peculiarità di scienza divina ma il suo percorso prende impulso dalle necessità di un’avventura amorosa in relazione con un altro da sé. È in questi termini che vanno interpretati gli scritti delle mistiche, come una filosofia pratica dell’amore libero e intelligente?

    Autorità, Rosemberg & Sellier, Torino 2013

    Si tratta di uno fra i temi più controversi dei tempi moderni, oggi che il principio d’autorità è stato minato dalle verità scientifiche e dalla valorizzazione delle competenze. Intorno all’autorità ruotano timori e malintesi, ma anche appelli e nostalgie. Secondo l’autrice si tratta di conseguenza della tenace confusione esistente tra autorità e potere, che è necessario superare per trovare una chiave di lettura più autentica. La ricerca avviene attraverso la lingua, l’arte, la scienza, le istituzioni, i costumi e i legami familiari, a partire dal sapere del movimento femminista italiano.

    Il lavoro della creatura piccola. Continuare l’opera della madre, Mimesis, Milano 2013

    Un dialogo denso e serrato con Luisa Muraro sui temi più profondi della maternità. Questo libro nasce in viva voce dal confronto tra una figura di riferimento per il pensiero femminile e le educatrici di nidi famiglia. Tra pratica, teoria e poesia del materno si snodano gli interrogativi più inquieti del mestiere di mamma. Un lavoro difficile che corrisponde con la vita. Un lavoro enorme, ma che si fa in due: genitore e figlio. Per diventare madri ci vuole un lavoro simbolico. «Il grosso di questo lavoro simbolico, che è un lavoro creativo, lo fa la creatura piccola, lo fa il bambino, la bambina. La donna che diventa madre lo diventa in rispondenza a qualcosa che fa la creatura già nel ventre materno con la sua semplice presenza. La donna che diventa madre lo diventa per questa potente domanda della sua creatura».

    Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli, con F. Cardini, Lindau, Torino 2012

    Nessuna strategia politica, nessuna battaglia sociale è riuscita finora a realizzare la giustizia su questa terra. Ovunque nel mondo uomini e donne patiscono l’iniquità e vengono perseguitati se lottano contro di essa. Della giustizia, nella sua dimensione alta, non nell’accezione banalizzante di «legalità» oggi di moda, si occupano lo storico Franco Cardini e la filosofa Luisa Muraro in questo volume dedicato all’ottava Beatitudine. Cardini ne considera soprattutto le varie declinazioni valoriali espresse nella tradizione biblica e cristiana dell’Antico e del Nuovo Testamento, e nel pensiero occidentale non solo cristiano (da Aristotele a sant’Agostino), nonché il suo tormentato percorso storico; Luisa Muraro ne prende in esame, in particolare, i riflessi, per così dire «intimi», nelle scelte esistenziali delle persone. Il discorso sviluppato dai due studiosi, al tempo stesso teologico, filosofico e storico-sociale, mette in evidenza il carattere rivoluzionario del tipo di giustizia predicato da Gesù, per il quale i «giusti» non sono quelli che si limitano a osservare esteriormente la legge, ma quanti dimostrano il loro amore per Dio attraverso quello nei confronti del loro prossimo. Per questo sono perseguitati. Profonda meditazione a due voci, questo libro è anche un invito alla speranza.

    Dio è violent, Nottetempo, Roma 2012

    «Un’analisi sull’uso della violenza in una società in cui è venuta meno la narrazione salvifica del contratto sociale. E un invito a finirla con la politica inefficace davanti ai problemi e impotente davanti ai prepotenti. Ci accusano di antipolitica: nossignori. La libera disponibilità di tutta la propria forza è il principio di un sapere necessario a vivere e ad agire oggi in vista di domani. Andare fino in fondo alla propria forza di resistenza e di opposizione, fa bene alle persone e all’umanità. Un pamphlet incendiario sul perché e sul come si può combattere senza odiare, disfare senza distruggere, lottare senza farsi distruggere».

    Seconda edizione Il dio delle donne, Il Margine, Trento 2012

    Otto anni dopo la prima pubblicazione, ritorna – con un’appassionata prefazione di Grazia Villa, presidente della Rosa bianca – un testo fondamentale del femminismo filosofico e teologico. Un libro che «scandalizza» i custodi dei sacri poteri maschili attraverso la radicale differenza di genere e di sguardo delle donne che pensano e amano Dio. Forse solo le mistiche sanno vibrare del vento rivoluzionario del Dio che ama gli uomini e le donne. Un testo che disfa ad ogni rilettura tutte le immagini di Dio, anzi dello «Sgrammaticato» come lo definisce Muraro, senza mai distruggerne il Volto Santo, l’Assoluto, l’Immanente, proprio perché il Dio delle donne, è Colui/Colei che è raccontato in lingua materna, è l’indicibile delle mistiche, è il non pensato della teologia favolosa delle donne, quella teologia fondata proprio sulla loro relazione unica, libera e personale con il loro Dio. Da Margherita Porete a Simone Weil, da Angela da Foligno a Etty Hillesum, da Giuliana di Norwich a Cristina Campo. Il Dio di queste donne era un Dio che conoscevano con l’esperienza diretta dell’incontro, ma anche attraverso l’accesso libero alla Scrittura Sacra (almeno finché la gerarchia ecclesiastica non intervenne a proibire questa «scuola divina» non autorizzata). Con sferzante ironia l’autrice commenta: «Ben prima della borghesia progressista fu Dio, dunque, che s’incaricò di alfabetizzare le donne, o almeno le sue amiche preferite!».

    Non è da tutti. L’indicibile fortuna di nascere donna, Carocci, Roma 2011

    «Peggio di voi non potremmo fare», fu la replica sferzante di Angela Cingolani, democristiana eletta nella Costituente italiana (1946), ai commenti maschilisti che accolsero l’entrata in aula dello sparuto gruppo delle donne. Ci sono momenti nella storia, come nella vita di tutti i giorni, in cui donne e uomini si dividono fra loro e si confrontano. Il confronto è inesauribile e parrebbe senza senso, eppure quelli sono momenti significativi. Da un momento così è nato questo libro, ultimo di un filone di pensiero politico che percorre l’Europa moderna, a cominciare da Cristina de Pizan. In passato, si trattava di testi che mettevano sottosopra l’ordinata gerarchia dei sessi, primo e secondo. Ai nostri giorni, la parola d’ordine è «parità», che significa, nei rapporti fra i sessi, un confronto unilaterale di lei con lui, senza scintille né sorprese. Anche questo un ordine da disfare, un orizzonte da aprire, sostiene Luisa Muraro, così da sconfiggere la miseria di un protagonismo maschile a tutti i costi. Come? Affermando l’eccellenza femminile, da mettere in gioco nella vita pubblica e personale. Con quale risultato? Amare le nostre differenze, maschile e femminile, entrare in relazione con gli altri, imparare a confliggere. Chi sa confliggere non fa guerre e non compra l’amore con i soldi. Il titolo di questo libro si ispira al grido di battaglia di Irina, cittadina d’Europa immigrata.

    Tre lezioni sulla differenza sessuale e altri scritti, Orthotes, Napoli 2011

    «L’uomo non esiste», scrive Luisa Muraro, «esistono uomini e donne». Questo, tra l’altro, significa che prescindere da tale differenza non è così facile come spesso si crede quando si accetta di guardare gli altri o se stessi solo come individui o solo come cittadini. Una delle idee di questo libro è che non si riesce ad essere fedeli a se stessi e anche alla realtà a cui, per vivere, si deve rispondere, se non si offre un giusto posto simbolico al proprio essere donna o uomo in un mondo di donne e uomini. La crisi dell’interpretazione tradizionale del significato e del ruolo della differenza sessuale non porta da sola con sé la libertà agli uomini e alle donne: occorre la tessitura di un nuovo ordine simbolico. Molte donne hanno pensato e lavorato in questo senso e Muraro mostra la forza e la ricchezza dei loro guadagni: la mostra anche agli uomini disponendosi in attesa di quella ricerca da parte loro che oggi, da alcuni, è stata cominciata.

    Al mercato della felicità. La forza irrinunciabile del desiderio, Mondadori, Milano 2009

    Narra un antico testo persiano che quando Giuseppe fu messo in vendita dai suoi fratelli si presentarono molti compratori, tra cui una vecchia che stringeva alcuni gomitoli di lana. «Anima semplice» le disse il sensale «come puoi comprare un simile gioiello di schiavo con i tuoi gomitoli?»  «Lo so che non potrò comprarlo» rispose la vecchia «mi sono messa in fila perché amici e nemici possano dire: anche lei ci ha provato». La vecchia, spiega Luisa Muraro nelle prime pagine del suo libro, è un esempio dell’anelito di chi cerca e, pur sapendo che non potrà mai raggiungere lo scopo, non rinuncia ad avvicinarsi. Cosa sarebbe, infatti, la vita senza grandi desideri? Nella cultura che cambia senza andare avanti, in un’economia che si espande ma non fa crescere né la gioia né il senso di sicurezza, nella vita che sembra tutta un mercato, con l’umanità stretta fra il troppo ed il troppo poco, traspare l’intuizione che il reale non è indifferente al desiderio e non assiste indifferente alla passione del desiderare, nonostante ci capiti spesso di fare l’esperienza di una loro apparente, reciproca estraneità. Come per la vecchia della lana, ci sono tanti modi di «andare al mercato», scrive Luisa Muraro, contro la parzialità della ragione e a difesa delle «illusioni» che la poesia e la religione ci aiutano ad intrattenere oltrepassando il livello del conformismo, forti nella certezza di essere destinati a qualcosa di grande.

    Il posto vuoto di Dio, a cura di Luisa Muraro e Adriana Sbrogiò, Marietti, Genova 2006

    A partire dall’idea lanciata da Muraro riguardo al «posto vuoto» da lasciare libero, da non occupare con altro quando la parola-pensiero quando «Dio» non ha più circolazione, nasce il dibattito che risulta centrale in questo saggio.

    Sia nel corso del dibattito sia nelle lettere e negli interventi individuali raccolti nella seconda parte del libro, i partecipanti all’associazione Identità e differenza di Spinea raccontano la propria esperienza religiosa, le eventuali crisi ed i conflitti con la Chiesa istituzionale. Emergono presto differenze tra il pensiero delle donne e quello degli uomini. Negli interventi delle donne, Dio è strettamente associato all’amore, quando non è addirittura un suo sinonimo.

    L’ordine simbolico della madre, Roma, Editori Riuniti, 1991, Nuova edizione 2006 (tradotto in tedesco, in spagnolo e in francese)

    La storia della filosofia contribuisce a rianimare la rivalità con l’autorità della madre. È il caso del racconto simbolico di Platone, metafora palese di una seconda nascita, che servirà al filosofo ateniese per sovvertire ciò che egli chiama «il regno della generazione», ingiusto ed ingannevole. L’operazione della seconda nascita, concezione tipicamente politica del giusto e del vero, sarà ripetuta talmente tante volte che arriverà a confondersi con la più comune delle figure retoriche: la metafora. Si trasferiscono in essa gli attributi della potenza e dell’opera della madre alla produzione culturale (per esempio la scienza, il diritto, la religione), riducendo la genitrice ad una figura da dominare. Si attua un vero e proprio matricidio che è all’origine della nostra cultura. Attraverso il riconoscimento dell’autorità materna sarà possibile, per le donne, la creazione di un nuovo ordine simbolico.

    La signora del gioco. La caccia alle streghe interpretata dalle sue vittime, Milano, La Tartaruga, 2006. Prima edizione: La signora del gioco, episodi di caccia alle streghe, Feltrinelli, Milano 1976

    La caccia alle streghe continua a essere un capitolo difficile della storia europea e questo libro è un nuovo tentativo di leggerla, dando ascolto a quello che le vittime tentano di dirci. Molti storici pensano che non sia possibile conoscere il punto di vista delle vittime, che si tratti della caccia alle streghe o di altre persecuzioni. Posizione discutibile. C’è un legame che non si può rompere tra il persecutore e la vittima, e quando il primo afferma il proprio punto di vista, tira dentro anche la seconda.
    Basta avere la pazienza di seguire il filo esile e intermittente di questa presenza seconda. Seguendolo, indietro nel tempo, di processo in processo, il libro ci fa incontrare le donne accusate di essere streghe, in realtà spesso donne dedite alla medicina e alla divinazione, tutte diverse tra loro. Perdenti in partenza, per l’enorme disparità di potere, le vittime si difesero con tutti i mezzi che avevano a loro disposizione, con la fuga, con la sincerità, con la fantasia, con la ragione, con la religione, con il silenzio, con la malattia mentale, con la morte.

    Guglielma e Maifreda. Storia di un’eresia femminista, Milano, La Tartaruga, 1985, 2003 (tradotto in tedesco e in spagnolo)

    Saggio scritto con un linguaggio che non fa pensare al rigore della ricerca scientifica, «Guglielma e Maifreda» racconta la nascita di una comunità religiosa di uomini e donne, popolani, borghesi, mercanti e aristocratici, riuniti attorno alla figura di Guglielma, attiva a Milano nella seconda metà del duecento e sepolta a Chiaravalle come una santa. La comunità prosperò poi sotto la guida di Maifreda da Pirovano, ma terminò con un processo dell’Inquisizione e roghi accesi in Piazza della Vetra.

    Il Dio delle donne, Milano, Mondadori, Milano 2003 (tradotto in francese, spagnolo e tedesco)

    Alla fine del Medioevo, all’alba dell’Europa moderna, prese avvio un pensiero che arriva fino ai nostri giorni per vie solo in parte conosciute, pensiero di donne che avevano (e hanno) con Dio un rapporto di confidenza e grande libertà. Si chiama mistica femminile, o meglio teologia in lingua materna.

    Maglia o uncinetto. Racconto linguistico-politico sulla inimicizia tra metafora e metonimia, Milano, Feltrinelli, 1981. Seconda edizione Roma, Manifestolibri, 1998

    L’autrice analizza in questo testo- che è stato un punto di riferimento teorico decisivo per il pensiero della differenza- il rapporto tra corpo e linguaggio, nonché il conflitto fra le figure retoriche della metafora e della metonimia, riconsiderando, da un punto di vista radicalmente nuovo autori come Saussurre, Lacan, Nietzsche, Jacobson.

    Lingua e verità in Emily Dickinson, Teresa di Lisieux, Ivy Compton-Burnett, Luisa Muraro e le/gli studenti del corso dell’Università di Verona, 1995

    Il titolo Lingua e verità viene dal corso di ermeneutica filosofica che Luisa Muraro ha tenuto nel 1994-1995 all’Università di Verona. Il Quaderno, nato dall’ «l’entrata in filosofia» delle circa venticinque tra studentesse e studenti che l’hanno seguito, è dedicato a Emily Dickinson, Teresa di Lisieux, Ivy Compton-Burnett.

    Si tratta di tre maestre del «lavoro linguistico per la dicibilità dell’essere», in cui consiste, per Luisa Muraro, l’impegno filosofico. Colpisce, in questo lavoro, che la santa venga accostata a una miscredente come Ivy Compton-Burnett. Non ci sono più appartenenze alle grandi formazioni storiche della cultura italiana, a causa dell’unica differenza che non si intende annullare, la differenza femminile. Lingua e verità invita a farsi giocatrici più che commentatrici della realtà e del mondo in cui viviamo, dando significato innanzitutto a ciò che siamo.

    Lingua materna, scienza divina. Scritti sulla filosofia mistica di Margherita Porete, Napoli, D’Auria, 1995

    Luisa Muraro racconta lo stupore provato di fronte alla lettura dello Specchio delle anime semplici di Margherite Porete. Stupore dovuto al riconoscimento di una lingua scritta che incarna quella materna.

    Porete fu accusata di aver scritto e propagandato un libro eretico. Per questo fu condannata al rogo nel 1310. La peculiarità del suo libro si trova nell’uso diffuso e deliberato del femminile e nell’esposizione umile al giudizio di altre donne, riconoscendo così un’autorità femminile.

    Per raggiungere il suo obiettivo, quello di realizzare il ritratto dell’amore divino affinché gli altri trovino Dio, l’autrice non si appella direttamente a Dio o alle Sacre Scritture, ma espone l’essere e l’usage (pratica di vita) delle anime annientate: quelle persone che, avendo raggiunto la perfezione in questa vita, rappresentano Dio.

    La posizione isterica e la necessità della mediazione, a cura di M. Ferrante, Donne Acqua Liquida e Udi, Palermo 1993

    Nella nostra cultura l’attaccamento femminile alla madre senza sostituti possibili, non avendo traduzione simbolica, mette molte in un rapporto difficile tra il loro corpo e quello della madre. L’isteria, prima ancora di essere sofferenza e disordine, è un attaccamento intero alla figura materna. L’accettazione della sostituzione della madre, e di conseguenza il riconoscimento che in realtà si tratta di una restituzione, rende possibile l’accesso all’ordine simbolico). La lingua, probabilmente, è la sola possibile sostituta per l’isterica, così come il parlare è l’attività che meglio di ogni altra sembra render conto della relazione tipicamente femminile con la madre. A sostegno di questa tesi, la «talking cure» di Anna O., di cui hanno trattato Breuer e Freud, e la politica dell’autocoscienza del movimento politico femminile.

    Seconda edizione in Italia per un lavoro che ora ha perso: “Siamo donne, non è da tutti!”.

    Amare le differenze è alla base di questo saggio di Muraro. A parlare è una giovane cittadina europea, Irina, che in Italia ha perso il lavoro. Le donne esistono per se stesse, non essendo né seconde né tantomeno complementari agli uomini. A partire da questa presa di coscienza è avvenuto un doppio cambiamento nell’autrice e nel mondo. Il mondo ha cominciato a popolarsi di donne. Luisa Muraro riprende così le vicende di alcune donne memorabili, oscurate dalla storia poiché donne (da Paolina Leopardi a Cristina de Pizan).

     

    Pubblicazioni in opere collettanee

    Introduzione di una idea, in Diotima, Potere e politica non sono la stessa cosa, Liguori, Napoli 2009.

    La schivata, in Diotima, Immaginazione e politica. La rischiosa vicinanza fra reale e irreale, Liguori, Napoli 2009.

    Introduzione, in Iris Murdoch, Esistenzialisti e mistici. Scritti di filosofia e letteratura, a cura di P. Conradi, Il Saggiatore, Milano 2006.

    Introduzione, in Diotima, La magica forza del negativo, Liguori, Napoli 2005.

    La differenza sessuale da scoprire e da produrre, con altre, in Diotima, Il pensiero della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1987, Nuova edizione 2003.

    La maestra di Socrate e mia, in Diotima, Approfittare dell’assenza. Punti di avvistamento sulla tradizione, Liguori, Napoli 2002.

    Fare compagnia alla mente inferma. All’incrocio di altro, in Diotima, Il profumo della maestra. Nei laboratori della vita quotidiana, Liguori, Napoli 1999.

    Lettere dall’università, a cura di L. Muraro e P. A. Rovatti, Filema, Napoli 1996.

    Partire da sé e non farsi trovare…, in Diotima, La sapienza di partire da sé, Liguori, Napoli 1996.

    Oltre l’uguaglianza, in Diotima, Oltre l’uguaglianza. Le radici femminili dell’autorità, Liguori, Napoli 1994.

    L’orientamento della riconoscenza, in Diotima, Il cielo stellato dentro di noi. L’ordine simbolico della madre, La Tartaruga, Milano 1992.

    La nostra comune capacità d’infinito, in Diotima, Mettere al mondo il mondo. Oggetto e oggettività alla luce della differenza sessuale, La Tartaruga, Milano 1990.

    Non credere di avere dei diritti. La generazione della libertà femminile nell’idea e nelle vicende di un gruppo di donne, firma collettiva Libreria delle donne di Milano, Rosenberg & Sellier, Torino 1987.

    L’erba voglio. Pratica non autoritaria nella scuola, a cura di E. Fachinelli, L. Muraro e G. Sartori, Einaudi, Torino 1971.

    Articoli e varie

    Ha pubblicato articoli su diversi quotidiani e riviste, tra cui Via Dogana, DWF, Duoda, Micromega, Il manifesto, L’Unità, Bailamme, Critica marxista, aut aut, Rinascita, Quaderni piacentini, L’erba voglio, Rivista di filosofia neo-scolastica, Giudizio universale.

    Al limite, la violenza, Via dogana, n. 100, marzo 2012

    L’accusa di razzismo scorciatoia mentale, esonero morale, errore politico, Via Dogana, n. 92, marzo 2010

    Le donne c’entrano, Via Dogana, n. 88, marzo 2009

    È venuto il momento ed è questo, Via Dogana, n. 90, settembre 2009

    Vivere in un mondo che sembra all’oscuro della nostra libertà, Via Dogana, n. 86, settembre 2008

    Preti e femministe, Via Dogana, n. 83, dicembre 2007

    Con Debora Spadaccini, Scrittura politica e scrittura mistica in Carla Lonzi, DWF, 1999, n. 42-43, pp. 56-75

    Con Antonia De Vita, Margherita Porete “beguine moult suffisant” e il movimento beghino del XIII secolo, DWF, 1997, n. 33, pp. 51-78

    Una speciale contraddizione, DWF, 1997, n. 34-35, pp. 69-73

    Con Francesca Doria, Percorsi d’amore nel pensiero di Luce Irigaray, DWF, 1995, n. 28, pp. 61-70

    Commento alla “Passione secondo G.H”, DWF, 1987, n. 5-6, pp. 65-78

    Link dove compaiono interventi dell’autrice

    Intervista per la Repubblica on-line
    http://www.repubblica.it/cultura/2014/05/12/news/luisa_muraro_ho_lottato_con_amore_per_le_donne_ma_l_egoismo_la_mia_vera_forza-85907256/

    Ciclo di lezioni sul tema della violenza tenuti nel 2013 presso la Libreria delle donne di Milano su stimolo di Ida Farè, Rossella Bertolozzi e Sandra Bonfiglioli.

    Tiratevi su, si torna a combattere. Prima lezione
    http://www.youtube.com/watch?v=U3pXUFk9tC8

    Con il piede in due staffe. Seconda lezione
    http://www.youtube.com/watch?v=snophSOfqB0

    Possiamo veramente evitare di tagliar teste e bruciare castelli?
    http://www.youtube.com/watch?v=tNZGzRCK5ZQ

    Luisa Muraro su Dio è violent
    http://www.filosofia.rai.it/articoli/luisa-muraro-dio-%C3%A8-violent/16197/default.aspx

    Interventi dell’autrice trasmessi dall’emittente radiofonica Radio Radicale
    http://www.radioradicale.it/soggetti/luisa-muraro

    Intervento dell’autrice sulla politica secondo Margherita Porete
    http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/misticacristiana/piume.htm

    La verità in democrazia (con Massimo Adinolfi)
    http://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/

    Intervento su Jeanne Hersch
    http://www.phenomenologylab.eu/index.php/2010/03/luisa-muraro-jeanne-hersch/

    Intervista di Ida Dominijanni a Luisa Muraro
    http://www.libreriadelledonne.it/_oldsite/news/articoli/contrib120709_muraro.htm

    Intervista di Bia Sarasini a Luisa Muraro
    http://www.libreriadelledonne.it/news/articoli/contrib190304.htm

    Intervista di Simonetta Robiony a Luisa Muraro

    http://www.libreriadelledonne.it/luisa-muraro-tra-uomo-e-donna-manca-il-senso-libero-della-differenza/

    Link

    Sito della Comunità filosofica Diotima
    http://www.diotimafilosofe.it

    Sito della Libreria delle donne di Milano
    http://www.libreriadelledonne.it/

    Sito del Centro di Ricerca delle donne Duoda dell’Università di Barcellona
    http://www.ub.edu/duoda

    Sito della rivista Giudizio Universale
    http://www.giudiziouniversale.it/d/

    Iniziative

    Master “Studi della libertà femminile” presso il Centro di ricerca Duoda di Barcellona
    http://www.ub.edu/duoda/web/es/cursos/6/

  • Laura Nanni – Germogliare e manifestarsi

    Laura Nanni – Germogliare e manifestarsi

    Introduzione

     

    Quando affrontiamo i temi che riguardano la formazione e l’istruzione, pensiamo inizialmente a coloro che se ne occupano professionalmente, o naturalmente, in quanto genitori. In questo senso, per ognuno è fondamentale essere consapevole del nesso inscindibile che lega pedagogia e politica, quando per pedagogia si intenda una visione meta-pedagogica organica alla vita di una società, al ruolo della scuola pubblica e delle altre istituzioni formative.

    Quando formiamo, educhiamo, dovremmo avere in mente qual è il tipo di società che vogliamo costruire, quali sono gli elementi fondamentali che questa debba non solo rispecchiare, ma incarnare, affinché sia possibile realizzare i diritti fondamentali: la vita, la dignità, la (ricerca della) felicità. Una società in cui esseri “differenti”, uomini e donne, siano una ricchezza, un’opportunità di conoscenza, relazione e maturazione, le une e gli uni per le altre e gli altri.

    È proprio questo approccio alla formazione, quello che educa al rispetto e alla comprensione, quello dell’“educazione alla differenza”, a non essere sempre presente nei luoghi in cui avviene gran parte della formazione, e questo è il problema.

     

    Una parte importante della formazione, però, è quella autonoma, l’auto-formazione, che, nell’organicità dello sviluppo personale, ha spazio e tempo diffusi; così ho cercato di dare parola ad una visione della persona che cresce e si sviluppa, assumendo come luogo di osservazione il centro del soggetto in crescita, nel suo viaggio attraversato da incontri, a contatto con le cose esistenti intorno a lui o presenti nel suo mondo interiore.

    Il processo di crescita e soggettivazione al femminile è più problematico; la donna incontra un gran numero di ostacoli sulla strada che la porterà alla consapevolezza, spesso non riesce neppure ad arrivare alla porta da aprire per uscire allo scoperto, per cominciare il suo cammino. E questo stato di cose è variabile, essendo vincolato alla situazione geo-sociale-economica. Guardando al mio contesto di riferimento, ho verificato come la tenacia e la caparbietà siano necessarie per non essere sopraffatte; a noi viene richiesto molto di più per esserci, e sempre di più nella conoscenza delle “scienze della vita”, quelle per le quali non ci sono docenti. Le donne che desiderano realizzare le proprie competenze, che lavorano, si trovano nella condizione di dover lavorare il doppio, nel caso in cui abbiano intenzione di avere figli. In Italia le forme di sostegno alle donne lavoratrici non sono adeguate alle esigenze reali. Inoltre, le diffidenze nei nostri confronti sono ancora presenti nella forma di pregiudizi diffusi.

    Questa è una strada che potrebbe essere di ogni persona, di chi vuole trovarsi percorrendola, di chi ricerca la propria singolarità identitaria.

     

     

    Arriva il momento in cui senti che lì (nella scuola o in altro luogo in cui ti trovi alla ricerca di saperi) nessuno ha più nulla da darti, che nessuno sa di che cosa hai bisogno, che le tue richieste non vengono ascoltate e che il tuo desiderio di conoscere, di costruire, di sapere va oltre… Ti si chiede di ascoltare e seguire ciò che ti impedisce di essere e di esprimere ciò che senti di essere e di dire.

    Allora ti guardi intorno e il mondo è lì con tutto ciò che è visibile e tutto ciò che è invisibile agli occhi… Gli autori, i nomi, i testi di cui sei alla ricerca non bastano, i tuoi sensi istituiscono altri itinerari su cui si aprono varchi da esplorare.

    Senti innanzi tutto che quello che sei, ancora non si manifesta e che quello che sai, non è abbastanza per rispondere alle domande sull’esistenza, sul senso e sul tuo esserci ora e non in un altro momento.

    La vita che genera altra vita è sempre lì e le cose che esistono da secoli anche, le cose fatte dalle mani e dalle menti di uomini e donne sono a disposizione, racchiudono saperi e storie che non sai e che vuoi conoscere.

    Le cose raccontano solo a chi le sa spogliare della sola apparenza.

    È tempo di viaggiare, di guardarsi intorno, di parlare con le persone che hanno vite diverse; di ricercare tutto ciò che potrebbe aprire un nuovo percorso di pensiero, che potrebbe darti un punto di vista diverso per completare la tua visione d’insieme.

    È sempre deludente accorgersi che qualcuno non abbia compreso le tue domande o che tu non abbia compreso le sue risposte, magari, più avanti, ciò diverrà chiaro.

    E poi ci sono le emozioni dell’anima che si avverano o traboccano nel corpo, il tuo proprio corpo, spesso trascurato nei periodi di studio e istruzione,  sai che questo è il tuo stesso stare al mondo.

    Esistiamo, siamo su questa terra, veniamo al mondo nella concretezza che è il nostro corpo, da una madre terrena. Un miracolo che si compie spesso nell’indifferenza.

    È attraverso i nostri sensi fisici che entriamo in contatto con le cose, con le persone di questo nostro mondo e poi ce li rappresentiamo nella mente; così conosciamo e comprendiamo tutto ciò che è altro da noi; solo a poco a poco ce ne differenziamo. Diventiamo una persona, un io, e acquisiamo autonomia così come impariamo a camminare.

    Noi siamo il nostro corpo proprio e spesso non ne siamo consapevoli. Siamo immersi nella concretezza del mondo, lo viviamo dall’interno, e allo stesso tempo lo osserviamo; siamo in grado di comprendere, riflettere su noi stessi e sul mondo col quale siamo in relazione: le cose della natura che ci sono sempre state, quelle prodotte dal lavoro umano, gli artefatti,  e gli altri esseri viventi.

    È proprio la dimensione corporea, nella sua sensibilità, come una sentinella, quella più recettiva, che ci avverte e ci avvisa quando c’è un pericolo… succede già da quando non siamo ancora immersi nel liquido amniotico.

    E la paura? L’emozione non ci fa venire la pelle d’oca? Una morsa che chiude lo stomaco? I sintomi fisici non riguardano solo il corpo considerato come “involucro”, se solo ce ne rendessimo conto. L’augurio della buona salute, non è forse il primo da fare e che si ha piacere di ricevere?

    Come posso dimostrare che esisto, che amo e che soffro? Basta osservare bambini e bambine che agiscono spontaneamente, mentre giocano, quando sono in relazione con gli altri e con gli oggetti. Per ogni bambino è naturale esprimersi con il corpo.

    Poi l’artificiosità delle convenzioni e le maschere che la società offre ai suoi membri, spengono e coprono la spontaneità e così la sincerità. L’eros soffoca strangolato dalla mercificazione dei corpi in ogni forma e relazione.

    Cresciamo e ci sviluppiamo nell’esperienza, nell’interazione con l’ambiente e con gli altri, la formazione e la completezza del loro sviluppo hanno molto a che fare con il tipo di interazioni sociali e ambientali in cui sono situati, nei diversi contesti: famiglia, paese, quartiere, scuola, classe, amicizie, ambiente professionale, ambiente di studio, ambiente geografico, ricordando i principali. Ci sono situazioni che non si possono scegliere, in cui ci si trova, e spesso è in questi contesti che emergono squilibri nello sviluppo della persona, quando non si hanno gli strumenti per affrontarli, né il sostegno per difendersi da sopraffazione e mancanza di cura.

    Non è da tutti essere sorretti dall’istinto dell’ordine del cuore nella vita e poi dalla ragione, dall’esigenza di comprendere il senso della situazione in cui si è situati.

    Nello stesso tempo, ci sono contesti che si possono scegliere, relazioni che si possono costruire, altrimenti non esisterebbero la volontà, il desiderio, la possibilità di costruire e ricostruire secondo il proprio senso interiore oltre che la ragione. Ci sono, esisto, posso ridare significato e senso al mio esserci, contrastando quanto è lontano dal mio sentire, dalla mia vitale essenza.

    È in questo spazio-tempo che abbiamo la possibilità di cambiare ciò che è sbagliato per noi, per l’armonico sviluppo che stiamo cercando. Ed è anche lo spazio di azione per chi vuole formare in un’interazione costruttiva in grado di incidere nel cambiamento.

    La persona è un organismo, un sistema complesso e delicato che si sviluppa nell’interazione con l’ambiente e con gli altri, in un’evoluzione che non ha un andamento regolare e né un ritmo uniforme.

    Ad esempio, il disordine che genera entropia in un sistema, è come il disordine “ambientale”[1] che provoca entropia nella mente, che a sua volta genera sintomi patologici o anche solo di disagio nella persona e nel suo organico sviluppo.

    Libertà, volontà, scelta e azione sono parole chiave, quando il pensiero si appassiona alla vita, quando si vuole seguire la propria bussola per crescere e progredire.

    Tutto intorno a noi, la natura, le cose, gli esseri umani ci possono fare da genitori o insegnanti, se con questi termini si intendono quelle persone che sanno sorvegliare, istruire, incoraggiare, ammonire…

    Ad esempio da bambini siamo “per natura” a casa nostra nel mondo, in particolare quando riconosciamo la disponibilità della natura a nutrirci e a istruirci, e il mondo ci invita a crescere e a partecipare. Tutti ricordiamo le meraviglie scoperte in mezzo alla terra, le domande che hanno suscitato in noi; i giochi inventati con ogni cosa che si trovava alla nostra portata di curiosi ricercatori. I suggerimenti che la natura ci ha dato, quando l’abbiamo osservata e ascoltata, per comprendere dal minuscolo del nostro microcosmo i segreti dell’universo.

    Ognuna ha il diritto a ribellarsi all’appiattimento, a cercare in sé il senso di ciò che fa, senza il condizionamento di una società che tende ad annullare differenze e a voler omologare tutto al pensiero dominante.

    Ognuna ha il diritto di ricercare il senso del proprio esser-ci, dell’essere al mondo insieme agli altri.

    Forse non tutti sentono il bisogno di autenticità, perché questo bisogno è stato sostituito da quello che il Potere e il Pensiero unico impongono. Ma, essere autentici significa essenzialmente essere in armonia con la propria interiorità, cosa che sta a ognuno e a ognuna percepire e sviluppare.

    Jaspers ci parla dell’esigenza incondizionata, quella che dà luogo ad azioni incondizionate nel campo dell’amore, nella lotta per realizzare compiti superiori, e la contrappone al senso di limitatezza, di condizionato e non ultimato che percepiamo rispetto alla stessa vita: vogliamo andare oltre ciò che sentiamo incompleto, limitato e quindi imperfetto.

    Questa esigenza riguarda anche l’aspirazione al trovarsi, al trovarci e ritrovarci in quello che facciamo. Se la sentiamo e l’ascoltiamo, è la forza che ci guida nel seguire i nostri desideri e le nostre aspirazioni, che ci fa essere e divenire la persona che siamo e che stiamo diventando, con tutte le sfaccettature e le note in bemolle che ci caratterizzano.

    [1] Dove per ambiente intendo l’insieme delle condizioni entro cui un soggetto vive ed è in relazione con il contesto.