• Femminismo ed Esperienza Giuridica. Gli abstract dei singoli saggi (Edizioni Efesto, 2017), a cura di Anna Simone e Ilaria Boiano

    Femminismo ed Esperienza Giuridica. Gli abstract dei singoli saggi (Edizioni Efesto, 2017), a cura di Anna Simone e Ilaria Boiano

    Capitolo 1

    Diritto/diritti/giustizia e pensiero femminista: breve storia di un rapporto controverso

    di Anna Simone

     

    Abstract

    In questo articolo delineerò i tratti principali che hanno attraversato il rapporto controverso, complesso e stratificato tra diritto/diritti/giustizia e femminismo sia sotto il profilo più strettamente giuridico sia sotto il profilo più sociologico e filosofico. L’ipotesi di fondo, che caratterizza anche la specificità innovativa di un indispensabile nuovo approccio epistemico al rapporto stesso, si dipanerà provando ad andare oltre la dicotomia dentro/fuori il diritto, per ripensare il femminismo stesso come limite dell’approccio positivista e, al contempo, come matrice rigenerativa, esperenziale della stessa prassi giuridica.

    Parole chiave: Diritto, Diritti, Giustizia, Femminismo, Simbolico, Conflitti, Esperienza.

     

    In this article I will outline the main traits that have gone through the controversial, complex and stratified relationship between law/rights/justice and feminism, both from a strictly legal point of view and from a sociological and philosophical point of view. The basic hypothesis, which also characterizes the innovative specificity of an indispensable new epistemic approach to the relationship itself, will unravel trying to go beyond the dichotomy inside/outside the law, to rethink feminism itself as the limit of the positivist approach and, at the at the same time, as a regenerative, experiential matrix of the same legal practice.

    Key words: Law, Rights, Justice, Feminism, Symbolic, Conflicts, Experience.

     

    Capitolo 2

    Femminismo ed esperienza giuridica. A proposito del ritorno di una antica regula juris [1]

    di Silvia Niccolai

     

    Abstract

    Come mai una antica regula juris come il principio mater semper certa è avvertita come utile e importante dalle femministe italiane di oggi? E che cosa ci dice questo riguardo al rapporto tra femminismo italiano e diritto?  Il saggio si avventura tra queste domande cercando di proporre una via d’uscita dall’alternativa usurata fra formalismo e anti-formalismo, e recuperando il valore dell’esperienza giuridica.

    Parole chiave: Uguaglianza, Diritto, Femminismo

     

    Why is an ancient regula juris as the principle Mater semper certa felt today as an useful and important tool by many feminists in Italy? And what does this tell us about the relationship between Italian Feminism and Law? This essay ventures among these questions trying to propose a way out of the worn alternative between formalism and anti-formalism, and recovering the value of Law as Experience.

    Key words: Equality, Law, Feminism

            

    Capitolo 3

    La pratica femminista del processo penale come strategia di difesa dei diritti delle donne vittime di violenza maschile

    di Teresa Manente

     

    Abstract

    In questo saggio a partire dalla mia esperienza professionale di avvocata penalista specializzata nell’assistenza legale a favore delle donne vittime di violenza maschile, traccio un quadro dell’approccio, degli strumenti e degli obiettivi della pratica femminista del processo, con un approfondimento in tema di reato di maltrattamenti in famiglia e sulla funzione giuridico-politica dell’atto di costituzione di parte civile delle associazioni femministe nei processi penali.

    Parole chiave: Pratica Femminista Del Processo, Violenza Maschile contro le Donne, Violenza Domestica, Affidamento, Sorellanza

     

    In this essay, taking as starting point my professional experience as criminal lawyer specialised in legal assistance of women victims of male violence, I suggest a framework of approaches, tools and goals for a feminist practice of the criminal trial, with a focus on the crime of domestic violence and on the juridico-political function of the participation of feminist associations to the criminal trials as civil part.

    Key words: Feminist Practice of the Trial, Male Violence Against Women, Domestic Violence, Trust, Sisterhood

     

    Capitolo 4

    Femminismo giuridico tra pratica forense e teoria. Caso di studio: la violenza sessuale nei conflitti dinanzi alle corti regionali per i diritti umani

     di Ilaria Boiano

               

    Abstract

    Definita una prima traccia metodologica della critica femminista del diritto, in questo contributo si sondano le potenzialità del femminismo giuridico inteso come limite esterno del diritto positivo e del contenzioso a partire da casi decisi dalle corti regionali di tutela dei diritti umani (Corte EDU e Corte Interamericana) sul tema della violenza sessuale commessa nel corso di conflitti interni e internazionali. In chiusura si offre una prima riflessione sull’approccio femminista alla giustizia invocato dal Tribunale delle donne in Sarajevo, che trova sua fonte e regola a partire dall’esperienza e attraverso la convalidazione di quest’ultima come fonte primaria di sapere.

    Parola chiave: Femminismo Giuridico, Diritto Internazionale, Violenza sessuale in situazioni di conflitto, Esperienza Giuridica, Giustizia Femminista

     

    In this essay I will suggest a first methodological trace of legal feminism and I will explore its potentialities as external limit of the law and litigation through the analysis of cases decided by the regional human rights courts (ECtHR and IACtHR) dealing with the issue of conflict-related sexual violence. In the end, I will offer a first picture of the feminist approach to justice invoked by the Women’s Court in Sarajevo, which identifies its source and rule with experience and through the validation of the latter as the primary source of knowledge.

     

    Key words: Legal feminism, International Law, Conflict-related Sexual Violence, Legal Experience, Feminist Justice

     

    Capitolo 5

    Umanità come percorso individuativo

    Diritto, esperienza, differenza

    di Angela Condello e Benedetta Rinaldi Ferri

     

    Abstract

    Il principio di uguaglianza presuppone i valori della dignità e dell’autonomia. L’autonomia implica che ciascuno sia in grado di determinare la propria esistenza attraverso una serie successiva di scelte tra diverse opzioni. Questo percorso è reso possibile dai diritti fondamentali che, se intesi come spazio di evoluzione, garantiscono spazi di autodeterminazione nei rapporti giuridici privati. A partire dall’analisi di due casi di discriminazione religiosa sul lavoro e delle sentenze della Corte di Giustizia europea, individuiamo un approccio interpretativo coerente con la logica di bilanciamento propria di questi diritti e delineiamo un quadro teorico utile a fare dei diritti universali non un esercizio di definizione, ma una possibilità di individuazione.

    Parole chiave: Autonomia, Diritti Fondamentali, Differenze, Differenza, Individuazione, Esperienza.

     

     

    The principle of equality presupposes the values of dignity and autonomy. Autonomy implies that everyone is able to determine his or her existence through a series of choices among different options. This path is enabled by fundamental rights which guarantee, when understood as a space of evolution, spaces of self-determination in private legal relations. The analysis starts from the exam of two cases of religious discrimination. By discussing the judgments of the European Court of Justice, we outline an interpretive approach consistent with the balancing logic of these rights and we build a theoretical framework that could be useful to transfomr universal rights into a possibility of individuation.

    Keywords: Autonomy, Fundamental Rights, Differences, Difference, Individuation, Experience.

     

    Capitolo 6

    La violenza economica sulle donne come paradigma della violenza conservatrice.

    Un punto di vista sulla sentenza di Cassazione n. 11504 del 10 maggio 2017, in tema di assegno divorzile

    di Chiara Colasurdo

     

    Abstract

    Intercettate le direttrici filosofiche e sociali della configurabilità di una violenza contro le donne anche in termini economici, e disvelato il panorama di una tendenza a conservare la subalternità cui le donne sono state storicamente relegate, il testo procede con una breve analisi del lavoro svolto dalle donne nell’ambito della produzione e della riproduzione sociale. Il contributo critica una recente sentenza di Cassazione che ha inteso mutare i criteri di determinazione del diritto all’assegno divorzile. Ci si interroga sulla conciliabilità di un diritto che trova nell’esperienza la propria fonte con il rendere giustizia attraverso le pronunce giurisdizionali utilizzando l’approccio decostruzionista del femminismo giuridico.

    Parole chiave: Femminismo Giuridico, Solidarietà Economica, Lavoro, Assegno Divorzile, Violenza Conservatrice, Giustizia Sociale, Esperienza Giuridica.

     

    Intercepted the philosophical and social guidelines about the configurability of economic violence against women and unveiled the panorama of a tendency to preserve the subalternity in which women have been historically relegated, the essay proceeds with a brief analysis of the women’s work in the field of production and social reproduction. The contribution criticizes a recent judgement of Italian Cassation Court that intended to change the criteria for determining the right to divorce allowance. Using the deconstructive approach of the legal feminism, it is questioned the compatibility of a right that is rooted in the experience with the possibility of doing justice through judicial pronouncements, using the legal feminism deconstructive approach.

    Key words: Legal Feminism, Economic Solidarity, Work, Divorce Allowance, Conservative Violence, Social Justice, Legal Experience.

     

    Capitolo 7

    Vulnerabilitá, vittime e diritti

    di Chiara Federica Pedace

    Abstract

    Il concetto di vulnerabilità ha progressivamente assunto una rilevanza centrale, tanto nel dibattito filosofico-politico, quanto nel discorso giuridico. L’impulso derivante soprattutto dalla normativa sovranazionale alla tutela delle vittime di reato ha attribuito rilevanza giuridica a tale concetto, e contribuito allo sviluppo di una riflessione criminologica sulla posizione della vittima nello studio della devianza, tanto da determinare la nascita di una nuova disciplina quale la vittimologia. Il contributo si propone di analizzare la centralità assunta dalla vittima nel diritto penale e nel dibattito criminologico. Questa ricostruzione consentirà di illuminare il significato che la vulnerabilità assume nell’ambito della tutela delle vittime fornita dalla normativa e giurisprudenza interna e sovranazionale. Attraverso gli strumenti concettuali offerti dalla criminologia critica e dalla critica femminista al diritto, saranno evidenziate le criticità connesse all’uso di tale concetto sia nell’accezione utilizzata in ambito giurisprudenziale e legislativo che in quella fatta propria dalla vittimologia.

    Parole chiave: Vulnerabilità, Vittima, Vittimologia, Criminologia, Critica Femminista del Diritto

     

    The concept of vulnerability is beginning to take on significance both in philosophical debate and in legal field. The protection of victim of criminal offences provided by European law is giving legal form to this concept. These forms of protection, furthermore, are contributing to the development of criminological studies about the status of the victim. This stimulus has led to the birth of a new branch of criminology called victimology. The paper aims to examine the centrality of the victim in criminal law and in the criminological debate. This reconstruction makes it possible to explore the meaning of vulnerability in the field of the protection of victims provided by European and national law. Through conceptual tools offered by critical criminology and feminist critique, the paper highlights critical issues relating to the use of this concept both in legal framework and in victimology.

    Key words: Vulnerability, Victim, Victimology, Criminology, Feminist Critics of Law

     

    Capitolo 8

    «Non nel mio nome!» Sicurezza, sessismo e autodeterminazione nelle parole dei collettivi femministi contemporanei italiani

    di Caterina Peroni

     

    Abstract

    In questo contributo si analizzano i documenti femministi pubblicati sul sito «Controviolenzadonne.org» in occasione della manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne «Non nel mio nome» del Novembre 2007. Oggetto della critica femminista è la strumentalizzazione politico-mediatica in chiave securitaria della violenza di genere in Italia, avvenuta in seguito all’omicidio di Giovanna Reggiani nell’Ottobre 2007 per mano di un cittadino romeno, all’interno di un frame ancora profondamente sessista, patriarcale ed eteronormativo che, secondo le campagne analizzate, lede la libertà femminile. Dai comunicati proposti si analizzano le forme di autodeterminazione e di autonomia delle donne, proposti da questi collettivi e movimenti come unici strumenti utili per combattere la violenza di genere.

    Parole chiave: Violenza di Genere, Movimenti Femministi, Giovanna Reggiani, Frame Sicuritario, Norma Eterosessuale, Autodeterminazione

     

    This paper analyzes the feminist documents published on the website «Controviolenzadonne.org» for the national demonstration against male violence on women «Not in my name» of November 2007. The target of feminist criticism is the political-media exploitation of gender-based violence in Italy occurred after the murder of Giovanna Reggiani in October 2007 at the hands of a Romanian citizen, within a still deeply sexist, patriarchal and heteronormative frame that undermines women’s freedom. In the press releases, the feminist groups organizing the demonstration claim the self-determination and autonomy of women as the only useful tools to radically combat gender-based violence.

    Key words: Gender-Based Violence, Violence Against Women, Giovanna Reggiani, Security frame, Heterosexual Norm, Self Determination, Italian Feminist Movements.

     

     

     

    [1] Testo scritto a partire dalla Lectio Magistralis tenuta per inaugurare il modulo ‘Diritto/Diritti/Giustizia’ coordinato da Anna Simone, Ilaria Boiano, Angela Condello all’interno del Master in Studi e Politiche di Genere diretto dalla prof.ssa Federica Giardini, Università di Roma 3.

  • Marco Armiero, Teresa e le altre. Storie di donne nella terra dei fuochi, Jaca Book 2014

    Marco Armiero, Teresa e le altre. Storie di donne nella terra dei fuochi, Jaca Book 2014

    di Marta Scordino

    Teresa e le altre lottano contro la camorra, contro le devastazioni del territorio, contro uno Stato che non difende la salute pubblica e lottano per il riconoscimento delle loro rivendicazioni. Le organizzazioni camorriste, invece, da anni, hanno scelto il territorio di quella che storicamente veniva chiamata Campania felix, per le loro attività criminali, ritenendo le comunità presenti deboli, marginali, incapaci di difendersi, poiché gravate da un alto tasso di disoccupazione e mala gestione pubblica.

    In questo libro, grazie alle testimonianze raccolte e curate da Marco Armiero, emerge il contrario, emerge infatti, come le donne, in particolare, abbiano saputo avviare quel processo cha va dall’autopromozione individuale all’autodeterminazione collettiva e oltre a confutare la convinzione che quella comunità fosse priva della capacità di difendersi, in realtà, ne sfata anche un’altra, ben più diffusa e radicata, ovvero che le donne difficilmente riescano a solidarizzare tra loro.

    Le protagoniste si raccontano e ci consegnano storie di donne che non si sono adeguate a vivere in sistemi corrotti e malavitosi, donne che hanno difeso il proprio territorio e che hanno saputo introdurre quel salvifico granello di sabbia per bloccare, o almeno frenare, l’ingranaggio che porta malattia, paura, morte alla maggioranza della popolazione, e profitto e ricchezza ad una esigua minoranza. Consapevoli di quanto fosse difficile smantellarlo, non si sono arrese, hanno resistito e investito tutta la propria forza, la propria cultura e la propria determinazione per minarlo alle fondamenta. Alla paura hanno opposto solidarietà, alla rassegnazione fiducia e all’indifferenza impegno. Attraverso i racconti, le narratrici, ci introducono nelle loro vite e ci spiegano come ad un certo punto della loro esistenza si siano trovate ad un bivio: Tacere o partecipare? Hanno scelto di partecipare, spiegando che tacere, sarebbe stato dannoso per loro stesse, per la collettività e per le generazioni future, ricordando, come recitava un vecchio slogan, che “il personale è politico” e viceversa.

    Questo legame, questa interdipendenza tra la sfera privata e quella pubblica raramente le donne riescono ad ignorarli. Per tale motivo, in questa e molte altre lotte, le donne giocano un ruolo determinante perché portatrici di quella “conoscenza radicale” di cui parla Serenella Iovino, nell’ultima testimonianza, “che si assume la responsabilità etica del punto di osservazione” (p.151), e certamente perché portatrici di “bisogni radicali” il cui soddisfacimento è ineludibile e inderogabile.

    “I nostri figli, nati nelle province di Napoli e Caserta, sono destinati a vivere in media due anni in meno rispetto ai bambini di altre province italiane (dati Istat 2010). Ci pensi a quello che può succedere in due anni di vita, a quello che si fa in 730 giorni? Si ride, si gioisce, si piange, si soffre, si ama…si vive” (p.137).

    Novella Vitale, con queste parole, ci catapulta nella realtà campana, dove da anni ormai, proliferano patologie oncologiche e malformazioni congenite, a causa degli innumerevoli sversamenti illegali di rifiuti tossici effettuati, con la complicità delle istituzioni, dalle organizzazioni camorriste.

    Le voci narranti iniziano a partecipare alla lotta collettiva per motivi differenti: per rabbia, per giustizia, per solidarietà, ma l’elemento che caratterizza tutte è il cambiamento che riscontrano durante il percorso, il cambiamento della percezione che hanno di loro stesse e della realtà circostante, che ora le fa sentire parte integrante di una comunità, che se vuole, può incidere sulla realtà. La battaglia in quelle terre è ancora in corso, ma quella che si è costruita è una coscienza collettiva che, in futuro, sarà difficile ignorare o raggirare e questa, già di per sé, è una vittoria. “La gente qui da noi” – scrive Paola Nugnes – “ha dovuto imparare la lotta dai vicini, Quarto ha imparato da Chiaiano e Chiaiano ha imparato da Pianura e prima Pianura aveva imparato da Serre, da Basso dell’Olmo etc.” (p.85). In virtù di questa invisibile cinghia di trasmissione della cultura della lotta e della giustizia, ogni tentativo illecito di riproporre altrove ciò che in un luogo aveva fallito, è stato ostacolato sempre con maggiore forza e maggiore consapevolezza. “Avevo ancora uno spirito legalitario” – scrive Gigliola Izzo – “che mi spingeva a pensare che non fosse giusto occupare le strade e creare disagio a persone che non hanno colpa. Per la verità, ancora adesso provo un po’ di ansia quando partecipo a questo tipo di iniziative, anche se il mio approccio attuale è molto diverso” (p.65). Inizialmente, gli interlocutori privilegiati, al fine di ottenere la bonifica del territorio o di bloccare nuove devastazioni, sono stati quelli istituzionali, ma, come racconta Izzo, senza successo: “le innumerevoli volte che gli accordi presi con il comune, con il commissario straordinario di governo all’emergenza rifiuti e con tutte le istituzioni sono stati disattesi hanno minato per sempre il mio rapporto di fiducia con le istituzioni” (p.69). Lo Stato, a fronte di richieste relative a diritti inalienabili come vita e salute, spesso non ha fatto altro che dispiegare tutte le forze militari a disposizione, lasciando alla cittadinanza un senso di sconfitta e di abbandono: “ad Acerra il 29 agosto 2004, quando su donne e bambini si abbatté la forza inaspettata e violenta delle forze dell’ordine, fu sconfitta innanzitutto la speranza” (p.76) racconta Nugnes.

    Nella guerra dei rifiuti, Teresa e le altre, alla narrazione che le voleva connotare come vittime inermi, nonostante il colpevole silenzio istituzionale e mediatico, hanno risposto con la partecipazione, l’informazione, la sensibilizzazione e la solidarietà, sempre con la responsabilità e l’entusiasmo di dover lottare, perché “la vittoria o la sconfitta nelle battaglie per la giustizia sono vittorie e sconfitte per tutti.” (p.127).

    “Raccontare è resistere” scrive Armiero, infatti, questa esperienza di lotta, grazie a “Teresa e le altre”, potrà essere divulgata e rimanere nella memoria collettiva, contribuendo alla lotta stessa. Inoltre, questo libro, poiché rappresenta anche un tesoro di possibili e molteplici identificazioni meriterebbe di essere letto nelle scuole, in quanto strumento di sovvertimento del modello femminile stereotipato e dominante.

     

     

     

     

     

     

     

    Mi chiamo Marta Scordino e dopo essermi laureata in sociologia, ho conseguito due master universitari su “immigrazione e diritto d’asilo” e su “pari opportunità, women’s studies e identità di genere”. Sono un’attivista politica e sindacale e coautrice del testo “Le tipologie contrattuali della legge 30 nella provincia di Roma” (2006).

  • Maria Pia Lessi – L’ira delle donne può costituire elemento di giustizia?

    Maria Pia Lessi – L’ira delle donne può costituire elemento di giustizia?

    Suggestioni da “Coefore e Eumenidi”  di D. Salvo con Piera Degli Esposti e Elisabetta Pozzi

     

    Ho in questi giorni assistito al teatro greco di Siracusa alla rappresentazione di Coefore-Eumenidi.

    Le due tragedie di Eschilo, dal 458 a.c., narrano, come e’ noto, la vicenda di Oreste che, per vendicare la morte del padre Agamennone, uccide la sua assassina, la madre Clitennestra , viene poi perseguitato dalle Erinni, e salvato da Atena che trasforma le Erinni in dee benevole, Eumenidi.

    Sapevo che in questi testi si legge il passaggio dalla società matriarcale, fondata sull’emotività femminile, allo stato di diritto, regolato dalla ragione e dalle regole patriarcali  attraverso l’istituzione , da parte di Atena del tribunale dell’Areopago.

    Lo spettacolo di Daniele Salvo e l’incontro con Piera degli Esposti ,Atena, e Elisabetta Pozzi, Clitennestra, mi hanno comunicato  una diversa energia e apertura.

    Daniele Salvo ha affermato “Atena..istituisce il primo tribunale della storia e sceglie come giudici i migliori tra i cittadini. Costoro nel nostro spettacolo saranno uomini e donne molto giovani: e’ una cosa da sottolineare in un paese in cui la gioventù è spesso considerata una colpa:Atena rappresenta la saggezza, la mediazione, la capacità di risolvere pacificamente i conflitti “.

    Piera Degli Esposti, nei giorni precedenti le elezioni, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la sua immagine con l’armatura e lo scettro  dorato della dea, ha scritto:” Mancano pochi giorni alle elezioni. Afferra l’elmo della giustizia” e ha manifestato il desiderio forte di diffondere questo messaggio di forza e giustizia di donne.

    Subito ho pensato a Federica Giardini e a “Sensibili guerriere”,nato nel 2011 dallo studio e riflessione collettiva sulla forza, anche fisica, delle donne e , in questa prospettiva, condivido la suggestione che ho incontrato a Siracusa alla messa in scena della forza femminile (Atena,  Coefore, Erinni, Eumenidi) come creatrice di un mondo diverso, attraverso relazioni e saperi  che tengono conto dell’esperienza.

    Nello spettacolo, alla vertigine della musica e delle danze ,si aggiungono le parole di Peithò, la Persuasione, con cui Atena riesce a trasformare l’ira delle Erinni:

    Ho ottenuto il successo:

    legare spietate,

    possenti creature divine ad Atene.

    È loro campo fatale reggere

    l’universo umano: chi non ebbe mai caso

    d’incrociarle rabbiose, ignora

    la fonte dei colpi che devastano la vita.

    (Coe., 928-934)

    in benedizione che nutre e cura il mondo.

    perché venerazione e rispetto avrai abitando con me:

    e di questa terra grande le primizie ancora otterrai,

    come sacrifici per i figli e per i riti nuziali

    e sempre questo consiglio loderai.

    (Eumenidi 750-753).

    Nella scena finale giovani donne vestite di bianco, emanazione di Atena, che resta sullo sfondo, abbraccioano le Erinni nere e scarmigliate e si fondono in soggetti nuovi, avvolti da drappi rossi, mentre al centro della scena sta una giovane donna con un bambino in braccio.

    La nuova cultura supera la scure di Clitennestra, la violenza cieca che perpetua il dolore,  ma conserva in se’ , elemento costitutivo, l’ira delle Erinni, che restano indomite e insubordinate, espressione ineludibile della rabbia di chi ha subito oltraggio.

    L’esperienza con le donne che hanno subito violenza insegna che non può esserci giustizia se si nega la rabbia di chi ha subito oltraggio; per dare ascolto alle persone nella loro interezza, la giustizia tiene conto delle emozioni, anche violente. L’ira delle Erinni si trasforma in forza creativa, diversa dalla brutalità ,e attraverso la parola supera la legge del taglione e della vendetta per una giustizia riparativa, che ricostruisce relazione tra chi ha commesso e chi ha subito il torto .

    In questo senso più che di giudizio o perdono, la parola chiave della giustizia femminile è misericordia  (cfr. Fiorella Cagnoni “Scuola estiva della differenza” 2012) , che si pratica nella relazione e nella narrazione. La frequentazione della letteratura, osserva la filosofa Martha Nussbaum, stimola quella capacità di “pensiero posizionale cioè di immedesimazione nel prossimo che è innata in ogni essere umano e che è alla base dell’empatia: una capacità essenziale per poter raggiungere, o almeno perseguire, nel lavoro quotidiano del giurista, quel delicatissimo equilibrio tra apertura alla specificità e irripetibilità di ogni singolo caso concreto e necessaria applicazione di norme e categorie generali e astratte, che solo può consentire di dare veramente “a ciascuno il suo”.

    Infine, l’apertura alla narrazione delle vittime, ma anche dei perpetratori e l’impostazione dialogica che questa porta con sé è fondamentale in molte forme di alternative dispute resolution, e in primo luogo nella pratica della giustizia riparativa: un modello innovativo di soluzione dei conflitti che ha ispirato esperienze fondamentali come la Truth and Reconciliation Commission nel Sudafrica del dopo apartheid e che raccoglie il crescente interesse di vari legislatori nazionali e delle stesse Nazioni Unite.

     

    Se le tragedie di Eschilo hanno un indubbio connotato misogino (Atena, figlia di solo padre),  lo spettacolo di Siracusa e le sue interpreti hanno dato una rappresentazione aperta alla cultura delle donne, corpi e menti che danzano, una cultura che comprende, come elemento ineludibile, l’amore per le forze ctonie, figlie della notte, insieme alla terra feconda, ai saperi delle emozioni,alla vita.