• (per un) paesaggio tiroideo

    (per un) paesaggio tiroideo

    di Giorgia Frisardi

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    (per un) paesaggio tiroideo 
    in sickness and study 

    si possono impiegare 
    molti anni terrestri 
    per fare una muta 

    radicare zampe perpetue 
    ventose sensazionali 
    che poggino a bacio su cose storte 
    e camminino solo a forza di leva amorosa.

    Mediando continuo assalto e normata prossemica. 

    in sickness and study 

    Io malata mi adoro e mi aberro. 
    Io mostro incarnato 
    dolente, maculato. 
    Ho teso uno specchio di verdi ferite
    mi riflettono aliena 
    ma a un salto dal mondo 

    in sickness and study 

    Il tempo in cui la catastrofe è già avvenuta in cui ho girato capriola malferma 
    su gambe fragole mature e muffa 

    fine del corpo del ballo 
    fine del corpo del senso 
    fine del corpo che avevo scelto. 

    in sickness and study

    Poi un groviglio, un inciampo a scompiglio di virale ascesa nella città impietrita fine dei corpi possibili 
    fine di respiri accessibili 
    un incanto di Stato 
    ha investito e adornato 
    di carogne deviate 
    l’intero apparato. 

    in sickness and study 

    scrivo vorace, spezzata al torace
    scrivo cagna fremente 
    scavata stracciando magre tane 
    rifugi pneumatici che solo per svista figurano cose 
    Scrivo di netto 
    e chirurga all’abietto 

    tengo un sospiro 
    sulla punta del pube 
    in equilibrio precario 
    divaricato oblivio. 

    È un tormento di specie 
    disorientarsi sempre 
    rimedio donna e pesce
     
    e sangue e plasma 
    e clorofilla e luce 
    e un solo, piccolissimo appiglio in legno, 
    per restare a galla. 
    Ho scovato un rifugio 
    che è fuga, 
    finalmente.

  • Sarat Colling1, Animali in rivolta. Confini, resistenza e solidarietà umana, Trad. it. Les Bitches2  (a cura di), Mimesis ed., Milano-Udine 2017

    Sarat Colling1, Animali in rivolta. Confini, resistenza e solidarietà umana, Trad. it. Les Bitches2 (a cura di), Mimesis ed., Milano-Udine 2017

    La prima volta che ho tenuto in mano questo libro, che l’ho osservato, ero seduta sul tram che mi portava verso casa. Di solito non do troppa importanza agli animali non “da compagnia” che attraversano le strade e gli altri confini della città, ma quella volta ne ho apprezzato la presenza. La biodiversità che percorre le periferie, i sotterranei di una metropoli come Roma è rappresentata da specie scomode, poco desiderate e spesso confinate se non uccise (pantegane, scarafaggi, ma anche cani e gatti randagi). Esseri viventi, altri dall’umano, passano da luoghi cosiddetti degradati (rappresentano loro stessi il degrado) a luoghi centrali, formali, non senza suscitare lo sdegno e il rancore dei/lle garanti del perbenismo. Il parallelismo con la nostra specie mi è venuto spontaneo, mi bastava guardare i marciapiedi, guardare di fronte ai supermercati, per scorgere gli/le altre, quella povertà che può essere rappresentata dai/lle migranti, dai/lle senza tetto, da tutte quelle persone che vivono ai margini a stretto contatto con quella categoria di animali poco amata alla vista.
    Quando sono tornata a guardare il libro, le parole rivolta e resistenza, a questo punto mi sono sembrate più imponenti di tutte le altre. Che tipo di confini permettono di attraversare queste parole? Chi può agirle? (altro…)