Author: sara-pierallini

  • Martha Palacio, Gloria Anzaldúa: Poscolonialidad y feminismo, Gedisa, Barcellona 2020.

    Martha Palacio, Gloria Anzaldúa: Poscolonialidad y feminismo, Gedisa, Barcellona 2020.

    La historia establece vencedores y vencidos y sus respectivos relatos se encarnan y transmiten generación tras generación estableciendo algunas verdades a cada lado y muchas justificaciones que pervierten el sentido de los hechos. La historia contiene una verdad que funciona para quienes ha sido vencido como resorte para la conciencia colectiva.
    “La storia stabilisce vincitori e vinti e le rispettive storie si incarnano e si trasmettono generazione dopo generazione stabilendo alcune verità a seconda della parte considerata e molte giustificazioni che pervertono il significato dei fatti. La storia contiene una verità che funziona, per coloro che sono stati sconfitti, come una spinta verso la coscienza collettiva”. (p. 23)

    Questo saggio, che è allo stesso tempo filosofia e poesia, diario e esperienza, parla della vita e dell’opera di Gloria Anzaldúa, filosofa no bianca*, lesbica, proveniente da un mondo di sconfitte, sconfitti e sconfittu. Questa è un’esperienza in cui l’autrice, Martha Palacio, si riconosce, tra ricordi descritti e relazioni create vivendo sempre al margine o, meglio, vivendo la frontiera, come direbbe lei stessa. In questo luogo abitato da chi non risponde alla norma, in questo luogo fuori dalla storia, spazio inaspettato di chi è stata colonizzata per il colore della pelle, per il genere, il sesso, per le proprie capacità fisiche e mentali, è dove si posizionano i vinti. Dove la tradizione orale prevale su quella scritta, dove nascono resistenze e si creano ponti che connettono lo spazio di frontiera con quello centrale che segue la razionalità del sistema dominante.

    Definirei la scrittura di questo testo come una scrittura creativa, emozionale e scientifica allo stesso tempo, in quanto parte dalla materia, dal corpo. L’autrice, come Gloria Anzaldúa, parte da sé, utilizzando quella che definisce la “la teoria incarnata” (p. 30) come una teoria che cerca di evidenziare il modo con cui si produce il corpo e il significato che a questo si assegna; ed è così che ciò che pensiamo, lo pensiamo con e a partire dalla carne.

    Il corpo, quindi, diventa la prima frontiera che incontriamo nel divenire delle nostre vite, una frontiera che è porosa e che ospita e si mescola con le contraddizioni di questo sistema rompendone i limiti che definiscono la norma, il normale.

    A partire da qui, dall’essere altro da, diventiamo consapevoli dell’esistenza della “ferita coloniale”, che contiene in sé la ferita primigenia, ossia «un trauma que te revela el desprecio de quien te llama otro» (p. 40), Questo male si converte in un trauma corporale, della carne, ossia in questa ferita che si fa materia.

    Martha palacio, nella seconda parte del libro, tratta la questione della lingua e dello spazio del discorso. Quí l’Altra vive una realtá differente, una realtá che riproduce le violenze di razza e di genere. Il bilinguismo, che trasforma le parole e l’accento della lingua parlata da chi nasce dalla “parte giusta”, fa della persona “straniera” una persona ibrida. L’accettazione, conseguente alla ferita coloniale, di cui soffre l’Altra, si trasforma in quello che Anzaldúa chiama “terrorismo linguistico”, attuato da noi stesse per prime quando neghiamo la nostra lingua, il nostro accento fino ad arrivare a trasformare questo terrore in un “terrorismo intimo”, ovvero, quando avviene che il rifiuto a noi stesse si aggrava fino alla negazione delle proprie radici e della propria identitá. Ma è proprio da qui, da questa ferita che diventa frattura, che si puó rompere con la legge del potere e il suo discorso, formando resistenze di soggetti altri, nati giá “rotti”, in quanto vivono e sono la frattura che aspetta di prendere coscienza di sé con la relazione che sovverte il prestabilito, la relazione che sta fuori dal discorso, non rappresentata. In questo luogo del TRA si fa necessario un nuovo linguaggio che nasce dalla “lingua bifida”.

    En el espacio del ENTRE que dejan las máscaras se crea la identidad: se reconocen las múltiples superficies que intersecan y su conexión entre ellas: el género, la raza, la clase y el status social. De allí emerge esta voz que demanda el reconocimiento del respeto y de la dignidad a pesar de encontrarse situada en «el lado incorrecto», el del Otro de la vida normal. “É nello spazio del TRA che si lasciano andare le maschere e si crea l’identità: si riconoscono le superfici multiple che si intersecano e le loro connessioni con il genere, la razza, la classe e lo stato sociale. É da qui che emerge la voce che domanda rispetto e dignità nonostante sia posizionata dalla «parte sbagliata», quella dell’Altro rispetto alla norma” (p. 74).

    Discorso, corpo e materia si mescolano in questo saggio, ma il punto di vista rimane quello della carne, una carne con la quale si pensa, si suda, si soffre; una carne in continua trasformazione. In questo libro, dove si parla del vivere la frontiera, si creano ponti che attraversano ferite e rotture, dove gli opposti possiedono limiti poco definiti e diventano “altro da”. Si genera un movimento che dalla frontiera va verso il centro, attraversando lo spazio in modo imprevisto, senza permesso, in quanto il corpo rimane sempre il corpo dell’Altra marginale anche nella relazione tra legale e illegale. Questo movimento parte prima dal rifiuto e dall’odio che il peso del fenotipo da nel definire le opzioni della vita dell’Altra, per poi arrivare a un secondo movimento che avviene verso le Altre organizzate di fronte e contro lo sfruttamento del lavoro. Si crea allora un nuovo spazio del discorso, un discorso segnato da una parte da resistenza e lotte, dall’altra parte rappresentato dalla riappropriazione dell’insulto, dalla riappropriazione della lingua bífida, dalla riappropriazione e la risignificazione dello spazio politico compreso quello del corpo. Nasce l’orgoglio della ferita.

    Il libro termina con un capitolo per me significativo, in linea con la scrittura del testo: «En primera persona: autohistoria». Qui si ricorda il partire da sé, ma anche il riconoscersi nell’esperienza dell’Altra, dando voce ai propri ricordi, a racconti e storie invisibilizzate dalla storia ufficiale.

    Frontiera, corpo ibrido, corpo mestizo e il vivere nel TRA, risalta il molteplice político che si vive con la carne e si scrive nella carne. La teoria incarnata, che dai limiti delineati dal potere genera un movimento di trasformazione, un transito che comincia, per Martha Palacio, con l’esperienza soggettiva del dolore (p. 118) e che passa per il riconoscimento e si fa pubblico per essere, successivamente, risignificato stabilendo così una posizione distinta, una prospettiva nuova da dove è possibile costruire un ponte verso una nuova realtá: «la de la conciencia de la nueva mestiza».

    Si evidenzia, quindi, l’importanza della scrittura in prima persona per il soggetto fuori dalla storia, che viene utilizzato come strumento per ridefinirsi, per creare una “auotostoria” che possa riscrivere la storia dei vinti.

    Un libro fantastico, che proietta in mondi immaginari-reali, inframondi, dove c’è speranza, desiderio, dove dal dolore della ferita nasce la rEsistenza fatta di corpo e di corpi e di nuove relazioni ibride. Un libro dove ogni capitolo della parte saggistica comincia con una poesia di Gloria Anzaldùa, filosofa no bianca, lesbica, proveniente dal mondo della classe lavoratrice.

    Dalla poesia alla prosa, dalla prosa al diario, dal diario al saggio filosofico, cosí Martha Palacio scrive di sé, vita connessa con la scrittura delle Altre utilizzando il filo connettore dell’arte.

    The moon eclipses the sun.
    La diosa lifts us.
    We don the feathered mantle
    and charge our fate (Anzaldúa, G. 1987, p. 99)1

    *Utilizzo qui il termine ’no bianco’ per riferirmi a tutte quelle soggettività razzializzate e che non per forza si definiscono con il colore ’nero’. Bianco/nero fa parte, a mio avviso, del binarismo ideologico del linguaggio neoliberale e coloniale che provoca una falsa opposizione e uno scontro che invisibilizza una molteplicitá di soggettivitá marginali e non.

    1 Poesia estratta dal libro di Martha Palacio, p. 81. “La luna eclissa il sole./ La dea ci eleva. / Vestite con manto piumato/ cambiamo il nostro destino”.

  • Claire Fontaine, Lo sciopero umano. E l’arte di creare la libertà, DeriveApprodi, Roma 2017

    Claire Fontaine, Lo sciopero umano. E l’arte di creare la libertà, DeriveApprodi, Roma 2017

    STRIKE (K. font V.II) (2005), White florescent tubes, blue gelatine, steel wall mounted or free-standing frame, movement detector and circuit-breaker. c. 650 x 170 x 150 cm.

    Sciopero umano.

    Basta con la produzione di cura!

    Sciopero.

    Stop allo sfruttamento sul lavoro e nelle case!

    Scioperiamo!

    Dalla costante produzione e mercificazione di noi stesse…

    Sciopero Umano, scrive il collettivo Claire Fontaine,

    Dalla riproduzione sociale, quel tipo di riproduzione capitalista che ci ha imprigionate nelle case, nelle relazioni normate e gerarchizzate, nell’amore, nelle nostre esistenze che anelano comunque al cambiamento.

    Lo sciopero umano è uno sciopero più generale dello sciopero generale che ha per fine la trasformazione delle relazioni sociali informali che sono alla base della dominazione (p. 38).

    Scioperiamo.

    Questo grido diventa testo, poesia, diviene appello accorato, consiglio, protesta scritta, lettera amicale.

    Ma come si agisce?

    Nel quotidiano possiamo desiderare e lottare per il cambiamento cercando la novità, quella novità che trasforma la pratica in un’agentività inaspettata, scioperando dalla norma. In questo presente che ci rende individui isolati, esperire nuove forme di relazioni sconfiggendo quell’estraneità che ci attanaglia, riproducendo continuamente categorie di inclusione-esclusione in uno scontro binario da interrompere, induce a una riforma delle nostre vite. Con l’incontro, l’interazione e l’auto-organizzazione potremmo sovvertire, nel locale, la macchina globale, la stessa che, attraverso l’utilizzo del biopotere, colonizza i nostri corpi facendoci sentire stranieri-estranei negli spazi che abitiamo.

    I saperi situati femministi, con le loro pratiche, hanno già iniziato a delineare forme di sciopero umano, attraversando luoghi, strade, piazze, riorganizzando la città e il quartiere, sia in momenti di protesta che in momenti di festa, collettivizzando il lavoro di cura e di riproduzione, condividendo i saperi dell’esperienza nel pubblico.

    Quali soggetti? (Chi protagonizza lo sciopero?)

    Fontaine riprende Agamben e parla di tutte noi come singolarità qualunque, come soggetti dello sciopero umano, egualmente amabili e temibili (p. 74). In questo libro possiamo leggerci tutte che, attraversate da differenti categorie imposte, siamo comunque sovversive e non importa essere proletarie, nere, persone liminali, comunque possiamo interrompere e irrompere in un cambiamento che sovverte l’attuale stato del potere. Non importa a quale tipo di privilegio siamo soggette, a quale gerarchia siamo assoggettate, l’importante è riconoscere e partire da quella posizione in cui ci troviamo, partire da noi per cambiare, dato che i privilegi non si annullano rinunciandovi (p. 111). Scegliere di agire un movimento che parte dai margini, instaurando alleanze nuove e costruendo nuovi spazi, nuovi linguaggi.

    Ci possiamo domandare dove possiamo attuare questa forma di ribellione e cambiamento. Nelle città? Certo. Nelle campagne? Ovunque, in forma diffusa. Non vi è luogo che non sia soggetto a trasformazione l’importante è partire da noi, prendere la vita come attività rivoluzionaria in un moto che sia dentro di noi e fuori da noi, in divenire. Fare della vita allo stesso tempo un’arma e un campo di battaglia è la particolarità di quel tipo di esistenza rivoluzionaria che Foucault chiamava “testimonianza attraverso la vita”, una militanza che prende forma di uno stile di esistenza (p. 212).

    I luoghi sono molti, sono tutti e comprendono anche i nostri corpi. Gli stessi corpi che si alienano nella totalizzazione del lavoro post-fordista che ci imprigiona in una miriade di dualismi contrastanti, in lotta con il tempo libero dalla produzione. Ma patriarcato e capitalismo, come fa notare il collettivo Claire Fontaine, ha messo tutto a lavoro, anche le emozioni che incarnate nei nostri corpi continuano a produrre e riprodurre forza lavoro.

    Il libro si compone di una raccolta di scritti che vanno dal 2005 al 2016, gli stili di scrittura sono plurimi e avvincenti. Parla di politica e parla di arte. Entrambi questi concetti cambiano forma durante l’opera stessa senza mai separarsi. L’arte si lega allo spazio pubblico e lo spazio pubblico appartiene già, spesso senza saperlo, all’arte (p. 125).

    Nuovi tipi di proteste, nuove performance, nuovi modi di stare in piazza, tutto descritto in differenti esempi, in racconti, in saggi.

    A questo punto la domanda può diventare: cosa si intende per arte?

    Il collettivo dà differenti risposte, si passa dall’Estetica relazionale di Nicolas Borriaud (p. 27), il quale vuole presentare le pratiche rivoluzionarie legate alle utopie di prossimità, ovvero alla trasformazione di alcuni momenti della nostra vita in piccoli momenti di liberazione dalla totalità omogenizzante neoliberale. Si passa, poi, a definire l’arte come uno spazio di defunzionalizzazione delle soggettività, le quali, estraneandosi da loro stesse possono vedere il mondo con lucidità. L’arte diventa dispositivo e al contempo critica dell’attuale società (p. 36). Il processo del divenire straniero è qui un atto rivoluzionario.

    Leggere questo libro porta ad attraversare differenti stati di emozione, apre nuovi interrogativi.

    …E scioperare diventa necessario.

    È possibile visitare il sito ufficiale del collettivo Claire Fontaine cliccando qui.

    Capitalism Kills (Love) (2008), Neon, framework, transformers, electronic sequencer and cables. 600 × 8000 × 500 mm Installation view at the Durham Miners Hall, Lumiere, Durham, UK 17–21 November 2011

     

  • Preciado a Roma – maggio 2018

    Preciado a Roma – maggio 2018

    di Sara Pierallini

     

    Paul B. Preciado, autore di Manifesto Contra-Sexual (2002), acclamato come “Il libretto rosso della teoria queer” e autore di Terrore anale (2018) è stato due giorni in Italia, a Roma. Questo report, sicuramente emozionale, porta con sé il mio tentativo di riprodurre due serate di dialoghi, criticità, dibattiti e amicizia passate in compagnia alle mie compagne del collettivo di autocoscienza.

     

    19/06/2018

    Basilica di Massenzio, Festival delle letterature. Luogo formale. Preciado legge: Un appartamento su Urano.

    Con molta ironia, Paul affronta il tema del transgenderismo, del binarismo di genere e del desiderio sessuale partendo da sé, come nella migliore tradizione femminista, diventando il protagonista indiscusso del suo racconto. Trascriverò qui gli appunti tratti dalla sua narrazione.

    Paul descrive un suo sogno, nella trama dei fili che si viene a creare ci espone le sue perplessità e problematizza alcuni concetti attuali dell’eteronormatività neoliberista.

    “[…]La mia vita onirica si è manifestata con la forza di un racconto di Ursula Leguin: ero in macchina e il mio autista era Dominique Fernández. Mi trovavo in un momento della mia vita in cui non sapevo da che parte del mondo vivere. Nel sogno ci trovavamo a guardare il cielo e, in particolare, i pianeti del sistema solare dove, su ognuno, avevo in affitto un appartamento. Chiaramente la mia situazione economica era insostenibile. Meno chiaro era il fatto che Dominique, nel mio sogno, fosse diventato un esperto in questioni immobiliari dell’universo extraterrestre. Probabilmente i suoi libri sul turismo esoterico mi avevano inspirato a trasformarlo nella sua professione.  Intento a guardare le stelle con me cominciò a spiegarmi:

    • Io sceglierei un appartamento su Marte, inoltre terrei l’appartamento sulla Terra e quello su Saturno, ma lascerei quello su Urano. È troppo lontano! –

    Non sono un esperto di astronomia e non conosco né la posizione, né la distanza dei differenti pianeti del sistema solare, ma consultando la pagina di Wikipedia noto con sorpresa che si tratta di uno dei pianeti più lontani dalla Terra, più di Nettuno e Plutone e dei pianeti nani come Cerere, Haumea, Makemake e Eris.

    Urano è stato il primo pianeta scoperto con l’aiuto di un telescopio otto anni prima della rivoluzione francese. Fu utilizzata una lente costruita dallo stesso astronomo e musicista che lo vide per la prima volta, osservandolo nel giardino di casa sua in via New King, n. 19, un 13 marzo. Il suo nome era Frederick William Herschel. Tuttavia, alla visione del pianeta, non sapeva se effettivamente si trattasse di un astro enorme o di una cometa senza coda. Lo chiamò Georgium Sidus, la stella di George, per consolare il Re dalla perdita delle colonie britanniche in America. L’Inghilterra aveva perso un continente ma, in compenso, aveva guadagnato un pianeta. Grazie a Urano, Herschel poté vivere di una pensione reale molto generosa, ma per colpa dello stesso pianeta dovette allontanarsi dalla musica per stabilizzarsi a palazzo, in modo tale che il sovrano potesse avere la certezza di non perdere anche la sua nuova conquista coloniale. Per colpa di Urano, si dice che l’astronomo impazzì dedicando tutto il resto della sua vita a costruire il telescopio più grande del XVIII Secolo. Morì a sessantaquattro anni, esattamente il tempo che impiega Urano per compiere un giro del Sole. Si dice che il telescopio fosse così grande che la famiglia lo utilizzò come refettorio per celebrare il suo funerale.

    I fisici contemporanei, con lenti più potenti di quella creata da William, descrivono Urano come un gigante gelato di ghiaccio, metano e ammoniaca. Si tratta del pianeta più freddo del sistema solare con venti che possono superare i 900 km/h. Di fatto non possiamo dire che le condizioni abitative di questo pianeta siano idilliache, devo infatti ammettere che Dominique aveva ragione, dovrei lasciare l’appartamento su Urano. Ma il sogno di Urano diventa per me come un virus nel cervello. Non solo voglio viverci, ma diventa, per me, il tetto solido del mondo, il limite della volta celeste, ciò a cui più anelo.

    In molti riti greci Urano è visto come il luogo degli Dei; il luogo lontano ed etereo che, seguendo la semantica del sogno, è dove gli dei avevano il loro appartamento. Nella mitologia greca questa narrazione diventa allo stesso tempo sia una storia fantascientifica che anticipa le tecnologie di riproduzione e di trasformazione del corpo apparse solo nel XX e nel XXI Secolo, sia una telenovela nella quale i personaggi si dilettano nell’agire una grande quantità di relazioni non normate, promiscue. Per esempio, viene narrato che Gaia finì con lo sposare suo figlio Urano e che dalla loro unione incestuosa e poco eterosessuale, nacque la prima generazione di Titani, Oceano, Coio, Creio, Iperione, Iapeto e Kronos. Urano è, quindi, allo stesso tempo, figlio della Terra e padre di tutti gli altri. Non è chiaro quale fosse il problema di Urano, ma ciò che è certo è che non è l’esempio di un buon padre, infatti Gaia convince i suoi figli a praticare su di lui un’operazione anticoncezionale definitiva. È possibile osservare questa scena rappresentata nel Palazzo Vecchio di Firenze, nel mezzo del soffitto della sala degli Elementi. Un’ opera di Giorgio Vasari, compiuta durante il XVI Secolo dove Crono castra il padre e dai genitali asportati di Urano nasce Afrodite, Dea dell’Amore. Ciò che comprendiamo dal susseguirsi di queste vicende mitologiche, è che l’amore nasce grazie alla disconnessione dei genitali dal corpo, da una esternalizzazione della potenza genitale.

    Questa concezione delle relazioni non eterosessuali appare citata anche nel Simposio di Platone, opera che inspirerà Karl Heinrich Ulrichs a coniare il termine uraniano nel 1864, per riferirsi agli amori, che egli stesso denomina, del terzo sesso. Per spiegare meglio le esistenti possibilità di desiderio sessuale e di genere, Ulrichs taglia in due la soggettività separando l’anima dal corpo e inventando una combinazione di anima e corpo che possa permettere a una persona di amarne un’altra in un modo differente da quello normato. La segmentazione anima-corpo riproduce, nell’ordine dell’esperienza, l’epistemologia binaria della differenza sessuale: ci sono solo due soluzioni, maschile o femminile.

    Gli uraniani non sono né malati, né criminali, ma anime femminili imprigionate dentro corpi maschili che si sentono attratte da anime maschili. All’epoca questa forma di amore poteva condurti alla forca e continua ad essere illegale in 34 paesi di cui 30 hanno la pena di morte come atto risolutivo di un amore altro e reso illegale; tra questi troviamo Nigeria, Pakistan, Iran e Qatar.

    Ulrichs non parlò da scienziato, ma in prima persona. Non disse “esistono persone uraniane” ma dichiarò di essere uraniano e lo affermò in latino nell’agosto del 1867, dopo essere stato condannato al carcere per aver scritto libri, successivamente dichiarati proibiti, davanti a un congresso di 500 giuristi e membri del parlamento tedesco. Insomma, davanti a un pubblico ideale!  Heinrich Ulrichs scrive nel suo diario che alcuni parlamentari entrarono nella sala dell’Odeon di Munich e cominciarono a gridare e a sbraitare contro di lui:

    • Chiudete la sessione! Chiudete la sessione!

    Annota anche, però che vi erano una o due voci che si ergevano per contrastare questo rumore assordante con un:

    • Lasciatelo parlare!

    Nel mezzo a questo caos alcuni parlamentari si fermarono ad ascoltarlo.

    Ulrichs fu uno dei primi uraniani europei ad affermare pubblicamente di voler avere un appartamento su Urano. Il primo infermo sessuale e criminale che prese la parola per denunciare la norma esistente. Difese il diritto a praticare la sodomia tra uomini.

    Il 6 maggio 1868, Karl-Maria Kertbeny, attivista e difensore dei diritti delle minoranze sessuali, inviò una lettera a Ulrichs dove usa per la prima volta la parola omosessuale per riferirsi agli uraniani. Nella lettera difendeva le pratiche sessuali tra persone dello stesso sesso, dicendo che erano tanto naturali come quelle eterosessuali, termine, anche questo, utilizzato per la prima volta nel testo suddetto. Per Kertbeny omosessualità e eterosessualità erano due forme naturali di amare, ma per i rappresentanti della legge e della medicina del XIX Secolo, l’omosessualità era codificata come infermità e criminalizzata. Non sto parlando di storia, infatti le nozioni omosessualità e eterosessualità si convertiranno presto in tecniche biopolitiche di gestione della sessualità e della riproduzione durante il XX Secolo. L’omosessualità sarà ritenuta un’infermità sessuale nei manuali psichiatrici occidentali fino al 1975.

    Credete di essere omosessuali o eterosessuali? Questa distinzione coglie l’identità umana?

    Permettetemi di dire che omosessualità e eterosessualità non esistono fuori da un’epistemologia binaria, coloniale e capitalista che privilegia le pratiche sessuali riproduttive al fine di una più efficace ed efficiente strategia di gestione (e controllo) della popolazione, della riproduzione della forza lavoro e della riproduzione dei/lle consumatori/trici. Ciò che si riproduce è capitalismo non è vita!

    Ma se omosessualità e eterosessualità non esistono, cosa siamo? Come amiamo? Immaginiamolo!

    Torno allora al mio sogno e capisco che la mia condizione trans è una nuova forma di essere uraniano, non sono uomo, non sono donna, non sono eterosessuale, non sono omosessuale e neanche bisessuale, sono un dissidente del sistema sesso-genere. Sono la molteplicità del cosmo racchiusa in un regime epistemologico e politico binario. Sono un uraniano ai confini del capitalismo tecno-scientifico.

    Mi è stato assegnato il genere femminile alla nascita, hanno detto che ero lesbica. Decisi di auto-somministrarmi dosi regolari di testosterone senza mai pensare di essere un uomo. Non ero transessuale e il testosterone non era la mia cura, semmai il contrario. Prima mi somministrai ormoni e dopo divenni transessuale. Ho accettato di definirmi transessuale e infermo mentalmente di modo tale che il sistema medico legale potesse riconoscermi come corpo vivo umano. Ho pagato con il mio corpo il nome che porto!

    Non ho la necessità che aveva Ulrichs di affermare che sono un’anima maschile dentro a un corpo femminile. Non ho anima, sono il cosmo e ho un appartamento su Urano. Senza dubbio è lontano dalla maggior parte delle regole, ma non così lontano da non poter essere raggiunto da ogni persona che voglia. Vi aspetto!”

     

    20/06/2018

     

    Tuba Bazar, Bazar erotico, luogo transfemminista, informale. Stavamo facendo aperitivo davanti al locale, sulla strada, e Preciado ne era visibilmente impressionato:

    È meraviglioso, questa è una forma di riappropriazione critica della strada ed è la prima volta in vita mia che posso fare una presentazione e vedere nello stesso istante i mondiali di calcio. Questo pure è quasi un atto di resistenza dato che voi siete qui a guardarmi, mentre il mondiale è proiettato dalla parte opposta.

    Durante la presentazione ci descrive in particolare due libri. Il primo è Manifesto Contra-Sessuale (Il Dito e la Luna 2002) e il secondo è Terrore anale, Appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale (Fandango, 2018). L’autore ci teneva molto a sottolineare come i suoi libri siano parte della sua vita e che inevitabilmente descrivono momenti e necessità di quel dato periodo di tempo in cui sono stati scritti. In particolare, Manifesto Contra-sessuale, il suo primo saggio, tagliente e inappropriato sia per l’editoria che per un contesto accademico, ha una storia di scelte politiche, scelte che alcuni chiamano impropriamente fortuna. Questa storia riguarda e ha riguardato le persone che hanno avuto la volontà di innescare il cambiamento, di entrare e proporre in contesti politico-culturali la propria teoria strampalata, azzardata, spaventosamente posizionata che ha messo in campo il gioco e un nuovo modo di vedere i corpi agenti. Una di queste persone che hanno circondato Paul B. Preciado era Guillaume Dustan editore di una collana di libri fuori dal normale e attivista, in Francia, il quale decise di pubblicare il suo libro. Per questa ragione, in un momento successivo, il filosofo deciderà di dedicargli Testo Tossico. Un altro importante contributo per la nascita di questo libro furono le conversazioni con Derrida, il professore con il quale Paul collaborava. In quel momento la loro ricerca si basava sulla conversione di S. Agostino da libidinoso a casto, pensata come fosse dovuta a un cambio di sesso. È stato da questa ricerca che con Derrida nacque l’idea di scrivere un manifesto la cui prima parte fosse dedicata all’analisi del dildo. Una piccola bomba a orologeria dentro alla semiotica del sesso.

    Manifesto Contra-sessuale vuole anche instaurare un dialogo tra il mondo accademico e il mondo dei movimenti politici per parlare, finalmente, di sessualità, riappropriandosi di un linguaggio e di pratiche in disuso o vietate, come per esempio l’utilizzo del dildo. Questa protuberanza, in realtà, non è da vedere come rappresentante dell’industria dei giochi sessuali, ma è, più propriamente, un’estenzione sintetica del sesso. Un dildo può essere, infatti, qualsiasi cosa, anche una persona, un oggetto, un libro, una qualsiasi tecnica. Come reinventare un nuovo linguaggio, una nuova pratica? Il filosofo vuole andare oltre:

    La grande domanda del manifesto, anche se a quel tempo non ne ero ancora del tutto cosciente, era se fosse stato possibile cambiare. Se non fosse possibile, l’attivismo politico non avrebbe senso dato che quest’ultimo si definisce come un progetto di trasformazione sociale. La domanda reale, l’unica domanda del Manifesto è se la rivoluzione, nel senso micro-politico e soggettivo del termine, sia possibile.

     

    L’ultimo libro, Terrore Anale (2018), è un piccolo saggio scritto come postfazione a una nuova edizione del libro “Desiderio Omosessuale” di Guy Hocquenghem (Roma, 1973) per i mercati francese e spagnolo. Il testo fu ispirato dalla rilettura di questo saggio e dall’attivismo politico degli anni settanta, quando la sessualità stava al centro delle pratiche politiche.

    Oggi vi è una necessità di tornare a quelle pratiche, ma con un ardore differente, creando un nuovo linguaggio, decolonizzando e derazzializzando i corpi per una rivoluzione sessuale, queer e transfemminista. Ma attenzione, Paul ci fa notare come questo tipo di pensieri non si possano posizionare a sinistra, o meglio, nel pensiero delle sinistre europee le quali hanno storicamente escluso, dai loro processi di cambiamento e di trasformazione politica, qualsiasi critica dei processi riproduttivi, allontanandosi dai femminismi, dalle rivendicazioni omosessuali e transessuali. Di conseguenza, queste nuove sinistre al potere, in ambito sessuale, sono conservatrici. Infatti, nel libro fa notare come le politiche pubbliche si siano evolute in un senso di castrazione. Preciado parla di persone dall’ano castrato e di corpi privati, privatizzati, oppressioni dovute a un connubio tra capitalismo e regime eterosessuale, patriarcale.

    Scrivere, raccontare e agire pratiche politiche sessuali, di corpi performativi anticonvenzionali, di riappropriazione e creazione di spazi pubblici, collettivi, può essere questo l’inizio di una rivoluzione, di una rivoluzione con la r minuscola, come dice Hocquenghem, perché sempre su scala locale. La scala delle marginalità che producono nuovi immaginari.

     

    Una piccola bibliografia consigliata:

    vedi l’intervista di Rachele Borghi su iaph italia

    • Hocquenghem, G., El deseo Homosexual, Editorial Melusina, 2009
    • Preciado, P., Terrore anale, Appunti sui primi giorni della rivoluzione sessuale, Fandango Libri, Roma 2015
    • Preciado, P., Testo tossico, Sesso, droghe e biopolitiche nell’Era farmacopornografica, Fandango Libri, 2015
    • Preciado, P., Manifesto contra-sessuale, Il Dito e la Luna, 2002
    • Witting, M., Le guerrigliere, Lesbacche incolte, Bologna 1996
  • Stefania Arcara, Deborah Ardilli (a cura di), Valerie Solanas. Triologia SCUM. Tutti gli scritti, Morellini, Milano 2018

    Stefania Arcara, Deborah Ardilli (a cura di), Valerie Solanas. Triologia SCUM. Tutti gli scritti, Morellini, Milano 2018

    di Sara Pierallini

     

    Non c’è ragione umana che deponga a favore del denaro o del fatto che qualcuno lavori, al massimo, più di due o tre ore a settimana. Tutti i lavori non creativi (praticamente tutti quelli che vengono svolti oggi) avrebbero potuto essere automatizzati molto tempo fa, e in una società senza denaro ognuna potrebbe avere il meglio di tutto ciò che desidera. (p. 67) (altro…)

  • Sarat Colling1, Animali in rivolta. Confini, resistenza e solidarietà umana, Trad. it. Les Bitches2  (a cura di), Mimesis ed., Milano-Udine 2017

    Sarat Colling1, Animali in rivolta. Confini, resistenza e solidarietà umana, Trad. it. Les Bitches2 (a cura di), Mimesis ed., Milano-Udine 2017

    La prima volta che ho tenuto in mano questo libro, che l’ho osservato, ero seduta sul tram che mi portava verso casa. Di solito non do troppa importanza agli animali non “da compagnia” che attraversano le strade e gli altri confini della città, ma quella volta ne ho apprezzato la presenza. La biodiversità che percorre le periferie, i sotterranei di una metropoli come Roma è rappresentata da specie scomode, poco desiderate e spesso confinate se non uccise (pantegane, scarafaggi, ma anche cani e gatti randagi). Esseri viventi, altri dall’umano, passano da luoghi cosiddetti degradati (rappresentano loro stessi il degrado) a luoghi centrali, formali, non senza suscitare lo sdegno e il rancore dei/lle garanti del perbenismo. Il parallelismo con la nostra specie mi è venuto spontaneo, mi bastava guardare i marciapiedi, guardare di fronte ai supermercati, per scorgere gli/le altre, quella povertà che può essere rappresentata dai/lle migranti, dai/lle senza tetto, da tutte quelle persone che vivono ai margini a stretto contatto con quella categoria di animali poco amata alla vista.
    Quando sono tornata a guardare il libro, le parole rivolta e resistenza, a questo punto mi sono sembrate più imponenti di tutte le altre. Che tipo di confini permettono di attraversare queste parole? Chi può agirle? (altro…)

  • Report della presentazione del libro di Lorenzo Bernini, Le teorie queer. Un’introduzione, Mimesis ed, Sesto San Giovanni (MI) 2017

    Vorrei iniziare questo breve report parlando del luogo dove si è tenuta la presentazione perché luogo di attraversamento di saperi situati, saperi che non vogliono essere né innocenti, né neutrali. Lo stesso autore ha voluto prendere questa iniziativa, perché il suo libro, una mappatura delle teorie queer passate e attuali, è stato presentato in uno di quei luoghi dove la performatività di genere è considerata libera di esprimersi in ogni sua forma. Tuba Bazar lo ha ospitato e ha aperto un dialogo con le molteplici differenze degli spazi e dei corpi presenti in quella libreria/bazar erotico, che andavano dall’accademia ai movimenti, passando dalle singole soggettività. (altro…)

  • Bibliografia ragionata su economia e ecologia politica femministe

    I testi qui indicati sono suddivisi in tre gruppi di bibliografie, i cui contenuti sono indicati da tre parole chiave scelte con la volontà di spezzare la logica binaria del linguaggio patriarcale. La terza parola ha il ruolo di interrompere l’idea di alternatività e di esclusività offerto dallo schema dicotomico con cui viene strutturato il discorso. Questo metodo di suddivisione segue la proposta del gruppo di ricerca di economia/ecologia femminista (EcoPol) in Val Camonica: Natura| Cultura| Artificio,  Misura| Valore| Eccedenza,  Crisi| Conflitto| Alternativa. (altro…)

  • Cristina Morini

    cris.morini [at] gmail.com

     

    Cristina Morini è una giornalista e una ricercatrice indipendente. Si è laureata in scienze politiche all’Università di Milano e la sua attività di ricerca si concentra maggiormente sui temi relativi al genere e ai processi di trasformazione del lavoro. È stata direttora responsabile della rivista Quaderni di San Precario.

    Svolge inchieste e ricerca sociale, collabora con giornali e siti (Il Manifesto, Doppiozero, Alfabeta2, Carmilla online, Commonware, Opera Viva) ed è socia fondatrice dell’associazione Bin-Italia (Basic Income Network Italia). Fa parte della rete di ricerca analisi e discussione internazionale Effimera e coordina la redazione del blog connesso. Attualmente è parte del gruppo di ricerca europeo PIE News (Powerty Income Employement News), progetto Horizon 20/20 finanziato dalla Comunità europea oltre ad essere attiva nelle reti Euro MayDay a Milano e UniNomade.

    Insieme a quattro socie, ha dato vita al Centro Studi del Presente, centro di ricerca sociale con uno sguardo di genere

     

    Bibliografia dell’autrice

     

    Per amore o per forza. Femminilizzazione del lavoro e biopolitiche del corpo, Ombre Corte, Verona 2010

    Come ci illustra questo libro, l’attuale condizione delle donne può essere interpretata solo all’interno dell’insieme dei dispositivi di assoggettamento e di sfruttamento, di controllo e di espropriazione in atto, vale a dire nel quadro generale della razionalità politica che caratterizza la nostra epoca.

    La serve serve, DeriveApprodi, Roma 2001

    Le donne immigrate protagoniste di questo libro svelano la frustrazione del loro lavoro, i dolori e le sofferenze che subiscono quotidianamente.

    Le redazioni pericolose. Come fare la giornalista e vivere infelicemente, DeriveApprodi, Roma 2000 (con lo pseudonimo di Chiara Forti)

     

     

    Capitoli pubblicati in libri miscellanei

     

    Femminismo e neoliberismo. Italian Theory femminista e vite precarie, in Federico Zappino (a cura di), Il genere tra neoliberismo e neofondamentalismo, Ombre Corte, Verona 2016

    A partire da approcci teorici e politici distinti, i saggi raccolti in questo volume sostengono la tesi secondo cui la riflessione transfemminista e queer sul genere costituisca un punto di osservazione irrinunciabile per la comprensione delle razionalità con le quali opera oggi il potere.

    Autonomy, Free Labor and Passions as Devices of Creative Capitalism. Narratives from a Co-research in Journalism and the Editing Industry (con Emiliana Armano e Kristin Carls), in Giuseppe Cocco e Barbara Szaniecki (a cura di), Creative Capitalism, Multitudinous Creativity: Radicalities and Alterities, Lexington, New York, 2015

    Il libro contrappone il funzionamento normativo della creatività nel capitalismo contemporaneo con una pletora di alternative a pratiche creative radicali.

    Vignola P. (a cura di), Piccola enciclopedia precaria. Dai Quaderni di San Precario, Agenzia X Edizioni, Milano 2015

    La rivista i Quaderni di San Precario è nata alla fine del 2010 in contemporanea con il primo appuntamento degli Stati generali della precarietà, organizzato dal collettivo San Precario a Milano.

    Quel corpo sono io. Dal femminismo insegnamenti di resistenza al biopotere, in Ilaria Bussoni e Raffaella Perna (a cura di), Il gesto femminista. La rivolta delle donne nel corpo, nel lavoro, nell’arte, DeriveApprodi, Roma 2014

    A partire dalle molte fotografie del gesto delle mani congiunte a formare il sesso femminile, che hanno contribuito a formare l’iconografia e l’immaginario estetico del femminismo, il libro ripercorre in modo trasversale alcune esperienze di un movimento che si è configurato come la sfida più radicale alla cultura patriarcale delle società capitaliste.

    Precarietà. Della cattura biocapitalista delle vite (e della loro potenza) in F. Zappino, L. Coccoli, M. Trabacchini (a cura di), Genealogie del presente. Lessico politico per tempi interessanti, Ed.Mimesis, 2014

    Genealogie del presente intende riaprire lo spazio di un pensiero critico in grado di svelare la profondità semantica e ideologica delle parole del discorso politico, bucando la superficie della retorica ufficiale ed esasperando le sue aporie.

    Social Reproduction as a Paradigm of the Common. Reproduction Antagonism, Production Crisis, in O. Augustin, C. Ydesen (eds), Post-Crisis Perspectives, Peter Lang, Frankfurt-New York 2013, pp. 83-98

    Post crisis perspectives si riferisce agli scenari dopo una crisi, alle sue possibili opzioni per gestirle e all’importanza nel contestualizzarle.

    Tradimenti. Il conflitto sul lavoro come lotta biopolitica, in Federico Chicchi e Emanuele Leonardi (a cura di), Lavoro in frantumi. Condizione precaria, nuovi conflitti e regime neoliberista, Ombre Corte, Verona 2011

    Il volume propone in particolare una riflessione transdisciplinare sul modo in cui le diverse forme del lavoro si inscrivono nel nuovo processo di creazione del valore fondato, ormai in modo sempre più diretto, sull’intero tempo di vita e sulla cooperazione sociale.

    Il divenire infedele del lavoro. Necessità del reddito di esistenza ai tempi del divenire donna del lavoro, in AAVV, Reddito per tutti. Un’utopia concreta per l’era globale, Manifestolibri, Roma 2009

    Tra le macerie fumanti della società salariale, negli sconquassi di una crisi globale di civiltà, di fronte alla bancarotta conclamata delle politiche neoliberiste, la parola d’ordine del «reddito per tutti» rappresenta una via di fuga per la fondazione di un nuovo progetto sociale.

    El trabajo de Penelope: la encuesta, el trabajo cognitivo y la lecciòn biopolìtica del feminismo in AA.VV. Nociones comunes. Experiencias y enayos entre investigacion y militancia, Utiles, Madrid 2004

    Il proposito di questo libro è quello di indagare la ricerca militante e pratiche passate e future a partire dalle esperienze attuali e l’azione collettiva.

    Alla ricerca della libertà: donne e reddito di cittadinanza, in Aa.Vv, Tute Bianche. Disoccupazione di massa e reddito di cittadinanza, Derive Approdi, Roma 1999

    Questo libro raccoglie interventi, oltre che di militanti delle Tute bianche e di AC! (Agir ensemble contre le chômage), di studiosi italiani e francesi che da un decennio alimentano la ricerca teorica su un’alternativa finora troppo sbrigativamente tacciata di irrealismo utopistico.

    Lavoro autonomo e settore editoriale: la parabola di una professione in Sergio Bologna, Andrea Fumagalli (a cura di), Il lavoro autonomo di II° generazione, Feltrinelli, Milano 1997

    Tre saggi introduttivi che inquadrano il problema del lavoro non salariato all’interno del postfordismo; alcuni casi di studio (edilizia, editoria, artigianato, ecc.) e le fonti statistiche a disposizione.

     

    Articoli

     

    Il lavoro contemporaneo e il controllo sulla vita in AA.VV., Un reddito garantito ci vuole! Ma quale? Strumento di libertà o gestione delle povertà, Quaderni per il Reddito n.3, Bin Italia Network, 2016

    Precarious passion or passionate precariousness? (con Emiliana Armano e Kristin Carls), in Quand Passion et précarité se rencontrent dans les métiers du savoir, RS&A Recherches sociologiques et antropologiques, Volume XLV, neméro 2, 2014

    Stato d’eccezione. I giornalisti, la crisi e la precarizzazione del lavoro stabile, in E. Armano, A. Murgia (a cura di), Mappe della precarietà, Vol. I, Ed. Odoya, 2012, pp- 165-180

    Life Put to Work: Towards a Life Theory of Value (con A. Fumagalli), in Ephemera, volume 10, number 3/4, November, 2010

    Segmentation du travail cognitif et rente salariale (con A. Fumagalli), in Multitudes n. 32, 2008

    The feminization of labour in cognitive capitalism, in Feminist Review, vol. 87, 2007

     

     

    Elenco dei link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

     

    I dolori della classe disagiata, Doppiozero, 5 dicembre 2017

    Uberizzazione dell’economia, Doppiozero, 9 novembre 2017

    Settantasette, quarant’anni fa la rivoluzione “qui ed ora”, Sherwood Festival 2017, GlobalTVProject, 13 luglio 2017

    È già politica: le donne e la radicalità del desiderio, Il Manifesto, 5 aprile 2017

    Le ragioni di un giorno senza donne, Il Manifesto, 8 marzo 2017

    Immaginare il postcapitalismo, Doppiozero, 26 aprile 2016

    Coworking e millenials o delle rivoluzioni addomesticate, Doppiozero, 23 dicembre 2015

    Se freelance è donna, Doppiozero, 30 marzo 2015

    Il perturbante della sessualità, Alfabeta2, 12 marzo 2015

    Rompere l’incantesimo. Una lettura di Nancy Fraser, Commonware, 28 novembre 2014

    Femminismo e neoliberalismo, Alfabeta2, 12 ottobre 2014

    Genealogia e sfide del femminismo radicale – Dibattito con Silvia Federici, Commonware, 24 giugno 2014

    La norma biopolitica e il conflitto possibile, Commonware, 13 marzo 2014

    Video “Cartografia delle lotte”: Generi e generazioni, Commonware, 5 marzo 2014

    Il maternage delle istituzioni, Alfabeta2, 2 maggio 2013

    Papi e madonne, UniNomade, 18 marzo 2013

    Parola di donne, UniNomade, 18 gennaio 2013

    Il corpo delle donne non esiste, Carmilla, 12 dicembre 2012

    Lavorare la vita: attualità della riproduzione sociale, UniNomade, 29 giugno 2012

    La riforma del mercato del lavoro (sullo sfondo, The family e un poker di donne), UniNomade, 10 aprile 2012

    Riproduzione sociale, UniNomade, 3 marzo 2012

    Se il femminismo è un brand, Carmilla, 29 novembre 2011

    Un Fronte di liberazione onirica contro i Guardiani del destino, Carmilla, 12 aprile 2011

    Il lavoro non è un dono: lavoro editoriale e gratuità, Alfabeta2, 24 settembre 2010

     

     

    Link

     

    Pagina dedicata all’autrice in OperaViva

    Pagina dedicata all’autrice in EphemeraJournal

  • Carla Lonzi (1931-1982)

    Carla Lonzi, è stata una critica d’Arte esercitando questa professione fino al 1970 anno in cui si è avvicinata al femminismo, fondando, con altre, il gruppo Rivolta Femminile e una piccola casa editrice a esso collegato nella città di Roma.

    Promotrice del separatismo e della pratica dell’autocoscienza, insieme alle sue compagne ha pubblicato vari libri e saggi, tra cui il manifesto fondante di Rivolta Femminile.

    Il suo percorso da attivista femminista e scrittrice si è interrotto precocemente alla sola età di 51 anni a Milano.

     

    Bibliografia dell’autrice

     Rapporto tra la scena e le arti figurative dalla fine dell’Ottocento, (tesi di laurea) edita postuma da Olschki, Firenze 1995

    Armande sono io!, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1992
    In questo testo Lonzi va alla ricerca di situazioni, di rapporti tra donne e uomini che possano costituire dei precedenti storici.

     Scacco ragionato. Poesie dal ’58 al ’63, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1985
    È una raccolta di poesie composte negli anni 1958-1963. Sono gli anni in cui si distacca dalla famiglia e da Firenze.

    Vai pure, Dialogo con Pietro Consagra, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1980
    Si tratta di un lungo colloquio tra Carla Lonzi, esponente di Rivolta Femminile, gruppo storico del femminismo italiano, e il suo compagno Pietro Consagra, registrati, trascritti e infine pubblicati.

     Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978
    “Al diario sono stata spinta dalla necessità di presentarmi a me stessa motivata nel fare quello che faccio. E la motivazione che io stessa scopro via via con sempre maggiore convinzione, risale a un bisogno di conoscenza di me e degli altri di cui mi prendo tutta la responsabilità”.

    Autoritratto, De Donato editore, Bari 1969.
    Un testo composto dal libero montaggio di brani tratti da colloqui con quattordici artisti, registrati real time tra il 1962 e il 1969.

     

     

    Bibliografia di Rivolta Femminile

    Marta Lonzi, Francesca Garavini, Roma è da salvare, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1999

    Marta Lonzi, Diana. Una femminista a Buckingham Palace, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1998

    Marta Lonzi, Anna Jaquinta, Vita di Carla Lonzi, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1990

    Marta Lonzi, L’architetto fuori di sé, Scritti di Rivolta femminile, Milano 1982

    AA.VV,. La presenza dell’uomo nel femminismo, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978

    AA.VV., E’ già politica, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1977

    AA.VV., Sputiamo su Hegel, La donna clitoridea e la donna vaginale e altri scritti, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1974

     

     

    Bibliografia sull’autrice

     Giovanna Zapperi, Carla Lonzi, un’arte della vita, DeriveApprodi, Roma 2017

    Cristina Morini, La scelta di Carla, Effimera, 2017.

    Laura Iamurri, Un margine che sfugge. Carla Lonzi e l’arte in Italia 1955-1970, Quodlibet Studio, Macerata 2016

    Maria Luisa Boccia, Con Carla Lonzi. La mia vita è la mia opera, Ediesse, Roma 2014

    Lara Conte, Vinzia Fiorino, Vanessa Martini (a cura di), Carla Lonzi: la duplice radicalità, ETS, Pisa 2011

    Antonelli M., Calzolari S., Ti darei un bacio. Carla Lonzi il pensiero dell’esperienza, Tipografia Commerciale, Mantova 2011

    Marta Lonzi, Autenticità e progetto, Jaca Book, Milano 2006.

    Marisa Volpi, Carla Lonzi in Italiane: dagli anni Cinquanta ad oggi, a cura di E. Roccella e L. Scaraffia, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma 2003.

    Restaino Franco, Il femminismo: avanguardia filosofica di fine secolo. Carla Lonzi, in Piero Di Giovanni, Le avanguardie della filosofia italiana nel XX secolo, Franco Angeli, Milano 2003

    Luisa Muraro, Tommasi Wanda, Zamboni Chiara, Diotima. Approfittare dell’assenza. Punti di avvistamento sulla tradizione, Liguori, Napoli 2002

    Debora Spadaccini, Carla Lonzi, in Duemilauna donne che hanno fatto fatto l’Italia, a cura di Annarosa Buttarelli, Luisa Muraro, Liliana Rampello, Pratiche, Milano 2000

    Grazia Livi, Carla Lonzi. Il testimone, in Le lettere del mio nome, La Tartaruga, Milano, 1991.

    Maria Luisa Boccia, L’io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, La Tartaruga, Milano 1990.

     

     

    Elenco dei link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

     Rai-Storia, Movimento femminista con Elda Guerra di Massimo Gamba

    Maria Sole Goracci, Sputare sulla critica d’arte. Carla Lonzi e il soggetto imprevisto contro la dialettica, OperaViva, settembre 2016

    Io Femminile: Introduzione a Carla Lonzi (1) Scelte coartate e libertà di agire, Video 2015

    Primo incontro – Liberazione – Audio di Gaia Leiss su Carla Lonzi e Rivolta Femminile, IAPh-Italia, Roma 2015

    Opere di autrici – Carla Lonzi, Bibliografie Ragionate, IAPh-Italia 2015

    Elena Dalla Torre, Diari clitoridei: La donna clitoridea, l’autenticità femminile e l’allegoria fallica del femminismo radicale di Carla Lonzi, IAPh-Italia 2015

    Mara Montanaro, Carla Lonzi: Riconoscimento entre la philosophie et la vie, IAPh-Italia 2015

    Giovanna Zapperi, Carla Lonzi: critica d’arte e femminista. Note introduttive, UniNomade2.0, maggio 2013

    Giovanna Pezzuoli, Nel segno di Carla Lonzi e Simone Weil. Se il pensiero combacia con la vita, Corriere, 2013

    Spettacolo teatrale tratto dal libro di Carla Lonzi, Vai pure. Dialogo con Pietro Consagra, Milano, et al. / edizioni, 2011, con Irene Guadagnini e Lorenzo Ansaloni, drammaturgia e regia di Donatella Allegro, Scenografia di Thomas Vallini, Luci di Eva Bruno, Fotografie di Massimiliano Tornabene

    Maria Luisa Boccia, Carla Lonzi, il congedo dal patriarcato. Fare differenza, Cultura & Visioni, Il Manifesto, Roma 2010

    Ultimo appuntamento del ciclo de Le Imperdibili a Sassari. Con Annarosa Buttarelli, Emma Gobbato e Nadia Scanu 2010

    Convegno Taci, anzi parla. Carla Lonzi e l’arte del femminismo. Con Maria Luisa Boccia e Federica Giardini, Casa internazionale delle donne di Roma, si è svolto il 5-6-7 marzo 2010

    Convegno Taci anzi parla. Carla Lonzi e l’arte del femminismo. Casa Internazionale delle donne, Roma  5-7 marzo 2010

    Donatella Massara, Alzare il cielo, video di Gianna Mazzini su Carla Lonzi, 2002

    Maria Luisa Boccia, La costola di Eva, in “Il manifesto”, 22 novembre 2001

     

    Link

    Biografia dell’autrice di Rita Corsi per l’Enciclopedia delle Donne

    Biografia dell’autrice su Filosofico.net

    Biografia dell’autrice su Doppiozero

    Biografia di Rivolta Femminile su herstory

  • Melinda Cooper

    melinda.cooper[at]sydney.edu.au

     

    Nel 2001 Melinda Cooper si laurea presso l’università di Parigi VIII dove consegue anche il dottorato. Le aree della sua ricerca riguardano gli studi sulla finanza sociale, sull’economia biomedica e sul neoliberalismo. Attualmente è professoressa presso l’Academy of Social Sciences Australia e direttrice del Biopolitics of Science Research Network presso l’università di Sydney.

    Riveste il ruolo di editrice del Journal of Cultural Economy con Martijn Konings alla Stadford University Press book series Currencies: New Thinking for Financial Times.

     

     

    Bibliografia

     

    Family Values: Between Neoliberalism and the New Social Conservatism, Zone Books, New York 2017

    In questo libro l’autrice scava nella storia delle leggi americane mostrando come l’ethos liberale della responsabilità personale sia sempre stato sostenuto da un più ampio imperativo di responsabilità familiare.

     

    Waldby, C. (con), Biolavoro globale: Corpi e nuova manodopera, traduzione e cura di Angela Balzano di Clinical Labour. Tissue Donors and Research Subjects in the Global Bioeconomy, DeriveApprodi,  Bologna 2015

    Melinda Cooper e Catherine Waldby con questo libro mostrano come la bioeconomia si sia sviluppata a partire dalle capacità biologiche insite nei corpi stessi, e in particolare nei corpi delle donne.

     

    La vita come plusvalore: Biotechnologie e capitale al tempo del neoliberismo, traduzione italiana di Life as Surplus: Biotechnology and Capitalism in the Neoliberal Era, OmbreCorte, Verona 2013

    Indagando gli sviluppi delle tecnologie del DNA ricombinante del 1970, le politiche dell’amministrazione Bush sulla ricerca sulle cellule staminali, l’autrice fa risalire l’utopia del libero mercato alla crescita delle sue contraddizioni interne e alla privatizzazione delle scienze della vita.

     

     

    Capitoli in libri miscellanei

     

    Experimental postsocialism: The Chinese hospital as export zone and knowledge park, in David Bray, Elaine Jeffreys (Eds.), New Mentalities of Government in China, (pp. 159-181). Routledge Abingdon 2016

     

    Reproduktion neu denken. Leihmutterschaft zwischen Vertrag und Familie (Rethinking Reproduction – Between Contract and Family Law), in Melinda Cooper, Catherine Waldby, Felicita Reuschling, Susanne Schultz (Eds.), Sie nennen es Leben, wir nennen es Arbeit: Biotechnologie, Reproduktion und Familie im 21, Jahrhundert, (pp. 49-78), Edition Assemblage, Munster 2015

     

    The Law of the Household: Foucault, Neoliberalism and the Iranian Revolution, in Vanessa Lemm, Miguel Vatter (Eds.), The Government of Life: Foucault, Biopolitics and Neoliberalism, (pp. 29-58), Fordham University Press, New York 2014

     

    La crisis financiera de Heidegger. Acontecimiento, decision y emergencia en el Heidegger tardio, in Miguel Vatter and Miguel Ruiz Stull (Eds.), Politica y Acontecimiento (Policy and Event), (pp. 193-221), Fondo de Cultura Economica, Chile 2011

     

    Marx Beyond Marx, Marx Before Marx: Negri’s Lucretian Critique of the Hegelian Marx, in Pierre Lamarche, Max Rosenkrantz, David Sherman (Eds.), Reading Negri: Marxism in the Age of Empire, (pp. 127-147), Open Court Publishing Company, Chicago 2011

     

    The Silent Scream: Agamben, Deleuze and the Politics of the Unborn, in Rosi Braidotti, Claire Colebrook, Patrick Hanafin (Eds.), Deleuze and Law: Forensic Futures, (pp. 1-142), Palgrave Macmillan, Baskingstoke, UK 2009

     

    Monstrous Progeny: The Teratological Tradition in Science and Literature, in Christa Knellwolf and Jane Goodall (Eds.), Frankensteins Science: Experimentation and Discovery in Romantic Culture, 1780-1830, (pp. 87-98), Ashgate, Aldershot, UK 2008

     

     

    Articoli

     

    M., McFall, L. (con). Ten years after: it’s the economy and culture, stupid!. Journal of Cultural Economy (2017), 10(1), 1-7

     

    Waldby, C., (con), Authors’ Response to Reviews of Clinical Labor. Work, Employment and Society (2016), 30(6), 1044-1047

     

    Secular Stagnation: Fear of a Non-Reproductive Future, Postmodern Culture: an electronic journal of interdisciplinary criticism (2016), 27(1)

     

    In Vivo Economies: Temporalities of Life and Value, Journal of Cultural Economy (2015), 8(3), 257-259

     

    Resilience and Uninsured Risk, Resilience: International Policies, Practices and Discourses (2015), 3(2), 133-136

     

    Money and the Shadow Workforce: Rethinking Labor and Liquidity, S A Q: The South Atlantic Quarterly (2015), 114(2), 395-423

     

    Double Exposure – Sex Workers, Biomedical Prevention Trials, and the Dual Logic of Global Public Health, S & F Online (2013), 11(3), 1-11.

     

    The Pharmacology of Distributed Experiment – User-generated Drug Innovation, Body and Society (2012), 18(3-4), 18-43

    Workfare, Familyfare, Godfare: Transforming Contingency into Necessity, S A Q: The South Atlantic Quarterly (2012), 111(4), 643-661

     

    Waldby, C., (con), From reproductive work to regenerative labour: The female body and the stem cell industries, Feminist Theory (2010), 11(1), 3-22

     

    Mitropoulos, A. (con), The Household Frontier. Ephemera: theory and politics in organization (2009), 9(4), 363-368

     

    Waldby, C., (con), The Biopolitics of Reproduction: Post-Fordist Biotechnology and Women’s Clinical Labour. Australian Feminist Studies (2008), 23(55), 57-73

     

     

    Elenco dei link dove compaiono articoli, testi, interventi dell’autrice

     

    Articolo su Libcom.org, Living The Dream Amidst A Non-Binding Postal Survey On Same-Sex Marriage, ottobre 2017

     

    Intervista con Melinda Cooper: Interchange – In the Name of the Family: The Moral Uses of Welfare, WFBH Radio, Bloomington, Indiana, 19 settembre 2017

     

    All in the Family Debt, Boston Review, giugno 2017

     

    Intervista con MIT Press, Five Minutes with Melinda Cooper (Part 2), marzo 2017

     

    Intervista con MIT Press, Five Minutes with Melinda Cooper (Part 1), marzo 2017

     

    Intervista con Chuck Metz, This is Hell! live radio broadcast, Chicago 2017

     

    Federico Zappino, Sulla maternità surrogata, il lavoro culturale, dicembre 2015

     

    Paolo B. Vernaglione, La produzione della vita, alfabeta2, maggio 2015

     

    Angela Balzano, Biolavoro, Il corpo al lavoro, cheFare, febbraio 2015

     

    Angela Balzano intervista Melinda Cooper e Catherine Waldby, autrici di Biolavoro Globale. Corpi e nuova manodopera (DeriveApprodi, 2015)

     

    Surrogacy, drug trials and commercialising human bodies, The Sydney Morning Herald, 17 agosto 2014

     

    Tissue Culture Art – Relics, Living Dolls and Meat. Art in the Biotech Era, (pp. 154 – 162). Adelaide, Experimental Art Foundation, Australia 2008

     

    Ciclo di conferenze, Regenerative Life. In Sickness and in Health: Ethics-Power-Practice 2002

     

     

    Link

     

    Pagina dell’università personale della docente

     

    Standford University Press, Book series Currencies: New Thinking for Financial Times