Sputiamo su Hegel di Carla Lonzi – Torino, 14 giugno 2010

Il 14 giugno alle 18 presso il Circolo dei lettori, uno dei salotti pubblici torinesi divenuto un po’ il simbolo del rilancio culturale della città negli ultimi anni, si è tenuto un incontro dedicato a Carla Lonzi in occasione della ripubblicazione, a circa quarant’anni dall’edizione originale e a trenta dall’ultima edizione, di un documento fondamentale del pensiero femminista italiano e internazionale: Sputiamo su Hegel.
Come nel testo originario, il volume, edito dalla casa editrice milanese et al., contiene oltre agli scritti di Lonzi, Sputiamo su Hegel e La donna clitoridea e la donna vaginale, il Manifesto di Rivolta femminile, uno dei primi gruppi di autocoscienza italiani formatosi per iniziativa della stessa Lonzi. L’attuale volume contiene poi una postfazione della filosofa Maria Luisa Boccia, autrice tra l’altro della biografia di Lonzi l’Io in rivolta, che insieme alla storica Anna Bravo e a Laura Lepetit, già fondatrice della casa editrice La Tartaruga di Milano, sono state le protagoniste dell’incontro torinese. Il volume contiene infine un’appendice con la tavola delle corrispondenze tra le pagine dell’attuale edizione con quelle dell’originale.
Gli onori di casa spettano alla torinese Anna Bravo che apre l’incontro con il primo intervento. Dopo aver presentato brevemente il volume, la Bravo dichiara di aver conosciuto abbastanza tardi il testo di Lonzi . Mettendo poi in gioco uno sguardo insieme personale e da storica, si chiede perché Lonzi, nonostante l’importanza del suo pensiero per il femminismo italiano, sia rimasta relativamente poco conosciuta in Italia. In tale messa in ombra hanno giocato, secondo la storica, due fattori: l’identificazione di Lonzi con la visione stereotipata delle “cattive” femministe degli anni Settanta che è andata sempre più affermandosi in Italia negli ultimi decenni e, fattore meno evidente ma forse più potente, la peculiare libertà di spirito di Carla Lonzi.
A tal proposito, Bravo sottolinea il fatto che nel testo di Lonzi e di Rivolta femminile uno dei nodi centrali sia la necessità di sottoporre a critica non solo la visione patriarcale dei filosofi più rappresentativi della tradizione dominante e “borghese”, ma anche il conservatorismo essenziale, per quel che riguarda la questione del rapporto tra i sessi e della condizione femminile, di due prospettive che si presentano per altri versi rivoluzionarie: quelle del marxismo e della psicanalisi di Freud. E’ proprio per fedeltà alle più profonde istanze di liberazione che si esprimono nel ’68, che alcune correnti del marxismo-leninismo divenute egemoniche negli anni successivi rischiano di oscurare, che nel Manifesto o in Sputiamo su Hegel si pone in luce il carattere profondamente rivoluzionario del femminismo, definito in uno degli aforismi del Manifesto come “il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla società”. In un altro aforisma, poi, Bravo dichiara di aver riconosciuto l’intuizione fondamentale da cui ha preso le mosse la storia delle donne: “Consideriamo incompleta una storia che si è costituita sulle tracce non deperibili”, ricordando come uno dei modi per rendere invisibile l’agire e l’esperire delle donne sia stato l’ averne in qualche modo cancellato le tracce. Altra buona ragione per favorire lo scambio orale tra donne, lasciandone anche traccia scritta come nel Manifesto, che diveniva premessa per ritrovare le tracce di quell’agire e di quell’esperienza.
L’intervento successivo è quello di Maria Luisa Boccia che sposta il discorso sull’attualità ricordando come nel marzo del 2010 a Roma si sia tenuto un convegno dedicato al pensiero di Carla Lonzi. La questione da cui muove Boccia è quindi cosa di quel pensiero possa attrarre le giovani donne oggi. Più che nelle battaglie femministe degli anni Settanta, cui le giovani donne guardano con gratitudine ma come qualcosa di passato, Boccia ipotizza che ciò che può attrarre le donne più giovani sia il fatto che Lonzi affronta il cambiamento facendo spazio alla libertà delle soggettività. “Vivere da donne libere” cita uno dei passi del Diario di Lonzi Taci, anzi parla, che sarà la prossima pubblicazione degli scritti di Lonzi da parte di et al. Edizioni.
E’ questa affermazione della libertà femminile, di un pensare e vivere da donne prendendosi cura della propria vita come se fosse un’opera che può prospettare anche oggi un’alternativa alla condivisione e all’integrazione in una società pensata dagli uomini. Un’alternativa alla semplice richiesta della parità e/o della rivendicazione di diritti che non soddisfa fino in fondo il desiderio femminile di pensarsi da sé e di liberare il proprio desiderio dagli schemi approntati dalla divisione tradizionale dei ruoli sessuali e dal nesso di sessualità e procreazione.  Lonzi indica come il congedo dalla cultura patriarcale, o dall’imposizione del desiderio maschile, che in questi tempi sembrano rinnovarsi anche se con agenti e sotto vesti un po’ diverse da quelle tradizionali, si rende possibile attraverso “un esprimersi, un parlare e un nominare” che “è l’atto fondamentale della liberazione”. In tal senso, la pratica dell’autocoscienza, in forme e in contesti diversi da quelli degli anni ’70, può conoscere, e alcuni gruppi recentemente formatisi lo attestano, una rinnovata attualità tra le giovani donne.
L’ultimo intervento, di Laura Lepetit, è dedicato al racconto delle riunioni di Rivolta femminile, un gruppo di una decina di donne, cui Lepetit prese parte, nella casa di Carla Lonzi a Milano, prima in Via Verdi poi in Via Pontaccio. L’atmosfera degli incontri era intensa ma in qualche modo leggera, il desiderio di presa di parola si esprimeva in modo libero. Di Lonzi che rappresentava in qualche modo il perno dello scambio, Lepeit ricorda l’umorismo e il suo rifiuto di raffigurare in qualche modo nel gruppo un archetipo materno.
Su questo accenno torna uno dei pochi interventi dal pubblico, dovuti alla mancanza di tempo,  che pone la questione centrale per il femminismo della relazione e della gerarchia tra donne. Risponde Maria Luisa Boccia a sostegno della testimonianza di Lepetit. La centralità del riconoscimento tra donne, condizione fondamentale secondo Lonzi per l’uscita dal patriarcato e l’inaugurazione di una società nuova, include la possibilità del misconoscimento e del conflitto. Lonzi ad esempio lascia ad un certo punto il gruppo di Rivolta senza interrompere la relazione personale con le donne del gruppo.
Sicuramente tale questione, ripresa da un altro intervento dal pubblico in riferimento alla relazione tra donne e femministe di diverse generazioni, avrebbe necessitato di un tempo di riflessione più lungo. Credo personalmente che i testi di Lonzi offrano effettivamente contributi essenziali per riflettere su questo tema e su quello, diverso ma in qualche modo connesso, di come pensare quella  “messa in questione del potere” che sarebbe stato l’esito, secondo la passione utopica di Lonzi, del “porsi della donna”.
In ogni caso, sono convinta – e so che questa convinzione è condivisa da donne quarantenni come me, e da donne trentenni e ventenni con cui ho avuto modo di confrontarmi in questi anni all’università e non solo – che la nuova messa a disposizione dei testi di Carla Lonzi sia da salutare come un’iniziativa felice e di buon auspicio per una nuova presa di parola di cui mi pare ci sia ancora e diversamente bisogno.

Report di Eleonora Missana

 

Redazione

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