Federica Castelli – La piazza, le relazioni, i corpi

Federica Castelli – La piazza, le relazioni, i corpi

Il 2011 è stato un anno di rivolte, proteste, occupazioni. Un anno in cui il corpo è divenuto protagonista ed è stato centrale nella scena della politica di movimento. Corpi che occupano, corpi che corrono, corpi che resistono, corpi violenti. Manifestanti e forze dell’ordine, i corpi di entrambi hanno occupato il discorso mediatico, oscurando con la loro presenza corporea, fisica, visibile, quella che si può definire la “politica invisibile”, fatta attraverso le istituzioni, quella della rappresentanza, dei trattati, dei decreti, delle leggi. In tutto il mondo, dal Mediterraneo al Nord America, il dissenso ha trovato il modo di dirsi attraverso le piazze, attraverso i corpi che se ne fanno carico e diventano significanti delle lotte che rifiutano la rappresentanza e i modi e i metodi istituzionali della politica.
Corpi che resistono al freddo, alle intemperie, alle cariche; corpi che urlano, che si muovono, che dicono qualcosa con il loro semplice esserci; essi incarnano qualcosa di diverso, qualcosa che non coincide con la politica dei governi, e si pongono sulla scena come soggettività incarnate, come un tutt’uno di corpi e desiderio di politica altra.
Ma vi è anche un altro modo di entrare in rapporto con la politica. Instaurare una politica delle relazioni, fatta di scambi, che rifiuta la delega, l’agonismo, ma si muove su una dimensione diversa, quella della costruzione collettiva di una dimensione comune di esistenza, aldilà del diritto, delle leggi, del potere in politica. Questa è l’accezione che Hannah Arendt dà alla politica e sulla cui scorta le femministe hanno avviato, dagli anni Settanta in poi, le proprie pratiche politiche.
É una posizione che vede la politica come radicata nelle esistenze concrete, come realtà con-divisa in cui ogni soggettività accede alla dimensione comune dell’inter homine esse, schiudendosi al mondo comune, senza perdere la propria singolarità. É lo spazio dell’azione e della parola, dello scambio, dell’esposizione all’altro (esposizione anche corporea, anche conflittuale), in cui il voto, la delega, la rappresentanza, il personalismo perdono di valore. In questa politica fatta di relazioni, la libertà si costruisce attraverso le pratiche e l’azione in comune. É un agire libero, un partire da sé, dalle proprie urgenze, valorizzando la propria soggettività e collocandosi al di fuori della classica dicotomia su cui si struttura la politica tradizionale, quella delle categorie mezzi/fini. In questo modo, diviene possibile una politica di partecipazione e mobilitazione non abbandonata alla pura immediatezza, non svalutabile in essa. Ne nasce una politica che parte da sé, dai propri desideri, dalla propria esperienza (anche corporea); che valorizza la soggettività e che deborda e va oltre il concetto di politica di rappresentanza.
Come entra questa dimensione, impalpabile, invisibile, ma così concretamente legata alle esistenze delle singole identità che coinvolge, con la dimensione tutta corporea della piazza in rivolta? Come si passa dall’esperienza che il corpo fa del pensare in presenza, della politica delle relazioni a quella del corpo in piazza, esposto ai colpi , alla violenza, all’immediatezza dell’esperienza? La questione è delicata, e si focalizza sulle forme dell’agire, sui modi e i tempi in cui il corpo si trova ad agire nello spazio pubblico, nonché sulla questione dell’efficacia: quale forma di agire politico al di fuori delle istituzioni può dirsi efficace, e in che senso è possibile valutarne gli esiti?
La piazza è una realtà particolare, d’eccezione, in cui i corpi lottano costantemente non solo per far sentire la propria voce, ma anche contro il rischio di divenire massa e di essere strumentalizzati. Tale questione è particolarmente rilevante se il corpo in piazza è un corpo di donna. Rispetto alla politica delle relazioni, la piazza definisce un’esperienza completamente diversa. Segue logiche differenti, conosce l’imprevedibilità, lo scontro e la violenza; è una realtà diversa, che se viene lasciata all’immediatezza risulta impoverita.
La politica delle occupazioni, delle manifestazioni, dei corpi in piazza non sembrerebbe essere immediatamente il modo proprio della politica delle donne, come invece lo è la politica delle relazioni. Questo non toglie il fatto che essa possa pur sempre rimanere uno dei modi del darsi di queste relazioni politiche: esso non è solo l’espressione non-mediata di un’urgenza politica; a volte diviene la possibilità di prendere parola e agire nello spazio pubblico per quelle donne che non hanno esperienza della politica relazionale.  Pur non essendo forma propria della politica del femminismo, rappresenta comunque un suo possibile modo di darsi.
La voglia di esserci, la voglia di riempire le piazze, di manifestare il proprio desiderio di una politica differente attraverso il proprio corpo è una forma semplificata della politica, che però ha pur sempre un segno politico, ed è vero che tra la politica di relazione e il modo necessariamente diverso di vivere la piazza può stabilirsi uno scambio fertile.
Entrambe le dimensioni entrano in una dimensione di scambio e dialogo in cui ogni esperienza si pone come luogo di risignificazione dell’altra. La ricchezza corporea nutre la politica di relazione fatta lontano dalle piazze, così come la piazza riceve significato e senso, forza aldilà di un obiettivo e di un’urgenza contestuale, dalla politica fatta dalle relazioni. É infatti possibile riconfigurare l’esperienza della piazza con la forza e il significato attraverso la dimensione comune della politica di relazione, ed è vero che la piazza è anche un luogo di positiva contaminazione con gli altri percorsi politici. Nelle strade, ci si assume così la responsabilità di rendere intelligibili le proprie pratiche e il proprio agire politico (non solo con gli uomini ma anche tra le diverse generazioni di donne) così come è possibile vivificare l’esperienza della piazza portandovi in modo intellegibile la propria riflessione politica, superando così ogni distinzione tra mente e corpo.
È dunque in questa compenetrazione tra corpi e relazioni, che risiede la realtà della politica, così come inscritta nelle esistenze umane.
Corpi, relazioni; Visibile, invisibile. Indivisibili. Insieme, fanno la Politica.

 

Federica Castelli
Federica Castelli

Federica Castelli ha conseguito un Dottorato di ricerca presso l'Università di Modena e Reggio Emilia ed è assegnista di ricerca in Filosofia Politica presso l'Università Roma Tre. È stata visiting researcher presso l'EHESS e l'Université Paris (...) Maggiori informazioni