Introduzione a Città. Politiche dello Spazio Urbano

Il seguente testo è un breve estratto dell’Introduzione al volume Iaph Città. Politiche dello Spazio Urbano, a cura di Chiara Belingardi e Federica Castelli. Per scaricare gratuitamente il volume clicca qui.

Crediamo che non esistano teorie prive di corpo, riflessioni nate dalla purezza dei concetti e che di solo pensiero si alimentano. Crediamo che le teorie, i pensieri, i libri e le pagine fitte fitte di appunti nascano da esperienze, incontri, incroci (a volte anche imprevisti), e che abbiano a che fare con la contingenza delle vite, la loro materialità, le loro imprevedibilità e necessità. Insomma, che abbiano a che fare con il corpo di ognuna e ognuno e tutto ciò che essi portano sulla scena. Così crediamo che nasca il pensiero: dagli incontri, dai conflitti, dagli scambi delle nostre soggettività incarnate.
Ma crediamo anche che questi incontri, così fertili e preziosi, non siano sempre e automaticamente portatori di un pensiero condiviso. Per questo, c’è bisogno di qualcos’altro.
Partiamo da noi due, Federica e Chiara. Sono le urgenze della politica che ci hanno fatto incontrare, che hanno fatto si che cominciassimo a lavorare insieme, a pensare insieme, a vederci sempre più spesso, la mattina presto, con la testa piene di idee. Sono state la politica e le domande che essa rivolge ogni giorno a entrambe, chiamando in causa direttamente i nostri corpi, la loro relazione con lo spazio urbano che ci circonda e le pratiche politiche che a esso si legano, che lo producono e riproducono. Entrambe abitiamo nello stesso quartiere, viviamo gli stessi luoghi. Non ci eravamo mai incontrate. Per trovarci, nelle vite come nel pensiero, è stata necessaria la politica.
Ma quale politica?
E quali domande, quali le urgenze che sentivamo (e tutt’ora sentiamo) come nostre?
Quando scriviamo politica, non stiamo ancora parlando di istituzioni, governi, ministeri; e nemmeno di leggi, decreti, diritti. Ci riferiamo a un piano più profondo, di cui il piano della rappresentanza e delle istituzioni è una possibile declinazione, ma che non lo esaurisce completamente. È il piano più quotidiano, più mobile e contingente, fatto dalle relazioni tra soggetti. Soggettività in relazione che pensano il mondo, provano a cambiarlo, si prendono cura di esso. È la politica di cui ci parla il femminismo. È la politica che si incarna ovunque, nei luoghi più imprevisti.
Abbiamo scelto la politica come chiave di lettura del fenomeno urbano. Questo non solo perché la politica è stato il nostro punto di incontro, ma per scardinare la logica che vede la costruzione dello spazio urbano come un’operazione asettica da affidare a tecnici, quando invece – e in questo senso femminismi hanno avuto un ruolo fondamentale – essa rivela una dimensione politica molto forte. Attraverso la costruzione degli spazi, delle geometrie e dei luoghi, attraverso la libertà e l’accessibilità dell’urbano, attraverso la cura, il dispiegamento delle possibilità e l’esercizio della seredipity, è possibile costruire una società più aperta e più giusta. Questa è una questione strettamente politica.
Il luogo in cui si siamo incontrate non è casuale. IAPH è nato come luogo in cui il pensiero non è mai stato inteso come coincidente con la professione accademica, ma è anzi un sapere che è politico, fatto di pratiche diverse e posture differenti. In questo senso, buona parte del lavoro che era stato fatto anche per il Focus Città dell’Annuario IAPH 2013-2014 raccoglieva esperienze di pratiche che sovvertono o reinventano l’abitare e il rapporto con lo spazio urbano sulla base di pratiche relazionali: esperienze che sanno parlare a tutti, uomini e donne, che non cancellano le genealogie mentre creano nuovi paradigmi.
Il modo in cui abbiamo cominciato a pensare a questo volume discende pienamente da questa postura. Le donne non sono un oggetto di indagine specifico, ma soggetti creatori di saperi e di pratiche, di immaginari e pratiche istituzionali informali. Sono le voci che compongono questo percorso. Voci che si autodeterminano. Soggetti di pensiero e di pratiche. Questo volume, dunque, vuole essere un luogo di lavoro e di scambio tra donne sulle questioni di città e genere. In particolare, abbiamo cercato di confrontarci con alcune questioni specifiche. Innanzi tutto, la dimensione spaziale di genere, ossia ci siamo domandate come gli spazi, i luoghi e le geografie hanno influenza sulla condizione di vita delle donne nella città; la dimensione politica urbana: come le politiche istituzionali e informali urbane hanno una funzione liberatrice od opprimente sulle vite, in particolare per quello che riguarda la valorizzazione o l’esclusione delle differenze (di genere, etnia, orientamenti sessuali, età, biografia, etc.); abbiamo cercato di interrogare le pratiche e le azioni concrete delle donne all’interno degli spazi urbani liberati e autogestiti, o ancora da liberare e gestire assieme, così come abbiamo cercato l’interlocuzione con la dimensione professionale, con donne che praticano e pensano un diverso modo di declinare una professione e la conoscenza ad essa legata. Infine, vi è la questione della costruzione e ricostruzione di immaginari urbani alternativi a quelli della governance neoliberista, e che contrastino il continuo spossessamento (di spazi, tempi, relazioni) che essa agisce sulle vite agendo direttamente sullo spazio urbano che ci circonda: poiché tutte le questioni elencate sono condizionate da retoriche e da narrazioni, assume un ruolo chiave la costruzione di contronarrazioni che scardinino le oppressioni e le limitazioni; contronarrazioni provengono dai margini, dai luoghi dell’esclusione e dalle voci e dalle fantasie di chi non si accontenta delle logiche dominanti. Abbiamo cercato interlocuzioni, contributi e punti di vista di donne appartenenti a diverse geografie e condizioni, che guardino o agiscano sull’urbano come studiose, artiste, attiviste, professioniste o abitanti.
Il libro è diviso in tre sezioni: Agorà, che raccoglie contributi eterogenei sulla città; Strade, che raccoglie contributi e riflessioni sul tema chiave della Sicurezza; Incroci, spazio di sperimentazione e contaminazione, in cui vi si ritrovano riletture e commenti di testi fondamentali a partire da posizionamenti non previsti (dall’accademia, almeno). All’interno delle diverse sezioni trovano posto donne con posizionamenti diversi: abbiamo raccolto punti di vista di professioniste e lavoratrici; di studiose e teoriche sia di filosofia, sia di urbanistica; di donne appartenenti a movimenti e/o al mondo delle pratiche; di donne che lavorano con l’arte o che hanno a che fare con la costruzione di narrazioni. Ogni contributo incarna più di un aspetto: nessuna di queste donne, infatti, riesce a esaurirsi in un solo di questi posizionamenti ed è restia a farsi ingabbiare in diciture chiuse e delimitanti. Ogni donna che ha contribuito in questo volume non si esaurisce in un’etichetta, ma incarna in sé molti degli aspetti di cui sopra. Ogni autrice è portatrice di uno sguardo ampio, complesso e ricco di sfumature, impossibile da delimitare.

Agorà

L’Agorà è lo spazio dell’incontro, del pensiero condiviso, dello scambio.

L’Agorà è metafora di un atteggiamento politico. È il luogo simbolo dell’incontro tra la città e la politica. È il luogo simbolo della polis. È l’apertura di uno spazio di relazione, in cui il pensiero dell’altra si incontra, si riconosce. A volte ci si entra in conflitto. Ma l’Agorà non è spazio di scontro, piuttosto è l’apertura che consente un conflitto non neutralizzante, fertile, che comporta movimenti e riconoscimenti.

L’Agorà è fatta di parole, parole che sono voci, parole che sono corpo. Parlare nell’Agorà significa mettersi in gioco tutte, aprirsi al dialogo e allo scambio, per un fine condiviso: pensare e cambiare l’esistente.

Per poter riflettere sulle urgenze che i nostri corpi, in quanto corpi di donne, sessuati e immersi in un contesto – quello urbano – in cui agiamo e che contemporaneamente agisce su di noi, abbiamo cercato di aprire uno spazio, il più ampio possibile, per incontrare le altre. Per incontrarne le parole, le riflessioni, in un gesto che pur essendo ancora tutto teorico, è già politico, dal momento che dispone all’apertura e cerca di porre le basi per uno scambio. Agorà cerca di porre le basi per una discussione che è ancora agli inizi, che in parte è ancora tutta da pensare. È il luogo di uno scambio libero, tra pensiero filosofico, urbanistico, posizionamento femminista; è il luogo in cui riconoscersi, parlarsi, incontrarsi e da cui infine partire: per attraversare la città, percorrerne le strade, scoprirne gli incroci.

Questa sezione raccoglie scritti eterogenei, fatti da posizionamenti, punti di vista e obiettivi differenti. Abbiamo voluto creare una polifonia. D’altronde nella piazza – e l’agorà è, prima di tutto, una piazza – l’entrata e la presa di parola non sono – o almeno non dovrebbero essere – circoscritte da un’unica sinfonia, da una voce unica e omogenea. Questa, il canto del luogo, dovrebbe piuttosto essere il risultato della somma di molte voci diverse e distanti, a volte dissonanti, e dell’influenza dell’una sull’altra. Le voci che abbiamo raccolto in questa sezione hanno lo scopo di declinare alcuni temi che hanno strettamente a che fare con lo spazio urbano e il genere (Belingardi; Poli), con uno sguardo filosofico sullo spazio e sull’urbano (Giardini; Castelli), in rapporto con i movimenti politici (Mayer; Belingardi, Caleo, Giardini, Pinto) e con la costruzione di immaginari attraverso cui riappropriarsi degli spazi (Decandia; Calderoni, Caleo).

Strade

Nel pensare un volume che raccogliesse gli sguardi delle donne sulla città, abbiamo deciso di dare una particolare attenzione al tema dell’uso dello spazio. Intendendo con “uso” la libera fruizione. Questa sezione si chiama Strade perché queste sono il tessuto connettivo della città, lo spazio con il più elevato numero di usi: sostare, camminare, attraversare, andare da una parte all’altra, passeggiare, vagare senza meta, ma anche fermarsi, contemplare, osservare il passaggio degli altri. Così esiste una grande verità di strade: ci sono strade di scorrimento e strade pedonali, strade commerciali, quelle rurali o quasi, strade nascoste …

Per ognuna di queste esistono un’infinità di usi e di possibilità.

Quasi per contrasto quindi i contenuti di questa sezione riguardano la Sicurezza, intesa come limitazione a queste infinite possibilità.

Da una parte è possibile declinare la sicurezza come un diritto di tutti gli abitanti e le abitanti della città, una condizione grazie alla quale è possibile aggirarsi sulle sue strade in autonomia, esercitando il proprio diritto alla libera fruizione dello spazio urbano.

Dall’altra parte – come più spesso avviene – questa condizione viene strumentalizzata e utilizzata non come garanzia ma come impedimento: per questioni di “sicurezza” alcune popolazioni urbane sono escluse. Queste sono le categorie deboli della città: persone escluse per motivi etnici, viste come una minaccia; persone, come le donne e i bambini, viste come soggetti da proteggere dentro le mura di una casa.

Di fatto la sicurezza, per come è declinata nelle retoriche mainstream diviene uno strumento non per garantire, ma per negare il diritto al libero uso dello spazio e di conseguenza del diritto alla città.

Occorrerebbe ripensare la questione in termini politici: per chi viene progettata la città? Quale declinazione di sicurezza garantirebbe l’effettivo benessere di tutte le popolazioni urbane, con un riguardo particolare per quelle deboli o viste come tali? Quali modalità di immaginazione, progettazione, appropriazione e manipolazione dello spazio si potrebbero aprire?

Questa sezione raccoglie voci di teoriche (Simone); professioniste (Moretti, Petrucci); di attiviste (Lucha y Siesta, a cura di Belingardi); di artiste (Medda).

Incroci

L’operazione che abbiamo compiuto in Incroci è quella di creare uno spazio in cui scambiare, incrociare, restituire sguardi. Lo abbiamo pensato come luogo per una contaminazione fertile, per una fuoriuscita dai vincoli accademici che pongono staccionate non solo tra le discipline, ma anche tra i luoghi e i posizionamenti autorizzati o meno a parlare. Per questo in Incroci donne di movimento, filosofe, urbaniste, si incontrano incrociando i loro passi. Abbiamo chiesto loro di saltare ogni confine, mantenendosi intere nel salto. Il proprio posizionamento, teorico e di lotta, lungi dall’essere un di meno, un qualcosa che segna l’estraneità rispetto al tema, è anzi qualcosa che rende lo sguardo unico, incarnato e fuori da ogni retorica già data. Anche in questo caso le persone che hanno scritto i contributi e quelle che hanno scritto i libri (girato il film) non si esauriscono in una unica definizione. Quindi le forme di questi incroci sono molto varie. Abbiamo raccolto i punti di vista di filosofe che si sono misurate con testi di urbanistica (De Perini; Giardini), con film sulla violenza urbana (Serughetti), con romanzi (Angelucci); urbaniste che hanno letto testi di femministe (Belingardi; Perrone; Rossi); attiviste che hanno letto testi di urbanistica (Pinto; De Majo). Il risultato di questa messa alla prova sono testi originali e imprevisti, dalla forte carica politica.

 

La raccolta di tutti i pezzi che hanno compongono quest’opera è durata più di un anno. Vogliamo ringraziare tutte le autrici per il loro lavoro, la fiducia che ci hanno accordato, la pazienza con cui hanno atteso l’uscita. Vedere questo testo che prendeva forma mese dopo mese, confrontarsi sui pezzi da inserire, sull’ordine, sugli argomenti da toccare è stata una bella esperienza, soprattutto per il superamento degli steccati disciplinari, che ci ha permesso di trovare un linguaggio comune, rispettoso delle reciproche differenze.

Vogliamo soprattutto ringraziare Federica Giardini, che ha permesso il nostro incontro e ci ha più volte supportato, consigliato e seguito.

In alcuni momenti la vita ha preso il sopravvento su questo lavoro e abbiamo dovuto rinunciare ad alcuni contributi, che pure ci parevano importanti, ben sapendo che le autrici sarebbero state liete di dare il loro apporto. Anche noi abbiamo dovuto fare i conti con le nostre vite (precarie) che andavano avanti e arrivare in fondo è stato – in certi momenti – un atto di resistenza. L’abbiamo fatto perché non volevamo deludere chi ha contribuito alla buona riuscita e – soprattutto – perché crediamo di aver fatto un buon lavoro.

Sappiamo che questo libro non esaurisce l’argomento città e che siamo appena riuscite a fare emergere alcuni punti, nonostante la profondità e l’accuratezza dei contributi. Quello che abbiamo voluto restituire è – ancora una volta – la complessità del fenomeno urbano e delle differenze che lo abitano, così come le molte possibilità di lettura del mondo.

Speriamo con questo di aver costruito uno strumento utile di lavoro, un luogo di confronto da cui possano nascere altri momenti di dialogo. Sappiamo che il lavoro non si è esaurito qui e siamo consapevoli della necessità di organizzarsi e di continuare a scambiare incontri e punti di vista. Abbiamo il desiderio di continuare a farlo, attraverso le opportunità che si presenteranno lungo il cammino. Per ora abbiamo raggiunto questo risultato. Speriamo che i nostri lettori e le nostre lettrici possano apprezzarlo e trovarlo stimolante.

Federica Castelli
Federica Castelli

Federica Castelli ha conseguito un Dottorato di ricerca presso l'Università di Modena e Reggio Emilia ed è assegnista di ricerca in Filosofia Politica presso l'Università Roma Tre. È stata visiting researcher presso l'EHESS e l'Université Paris (...) Maggiori informazioni

Chiara Belingardi
Chiara Belingardi

Dottora di Ricerca in “Progettazione della Città, del Territorio e del Paesaggio” all'Università di Firenze, con una tesi dal titolo “Comunanze Urbane. Autogestione e cura dei luoghi” che ha conseguito il massimo dei voti. La tesi ha vinto (...) Maggiori informazioni